Pensieri — 24 dic ’09 11:00

“Riflessioni on line: Ho dimenticato la password” di Paola Testaferrata

Avere un indirizzo e-mail mi è sembrato subito facile ed anche necessario. Me n’era stato assegnato già uno dall’azienda presso cui lavoro. Utile, soprattutto, per visionare il cedolino dello stipendio, appena giunge a darmi dolci notizie, poi durante l’attesa del lieto evento ed, infine, per riguardarlo con nostalgia quando lo stipendio è volato via. Devo ricordare, però, la password.
Mi sono sentita più moderna quando mia figlia mi ha creato un collegamento su Messenger.
Lei stessa mi ha assegnato una password ed un indirizzo; tra l’altro non “punto.it”, ma “punto.de”.
Era in Germania in quel periodo. Mi sento così “europea”! Quante emoticon ci sono!! Anche sonore. Come mi diverto!
Ho mostrato la mia autonomia quando ho compiuto l’altro passo, quello su Skype e con la web ho potuto sorridere e fare mille smorfie ai gemellini di sette mesi. Ultimi nati in famiglia. Ma ho inserito la password ?
Posso controllare la situazione dei miei studi universitari in Studenti on line sul sito della mia cara , vecchia Università. E’ tutto scritto: esami, voti, pagamento tasse. Si ricordano ancora di me?
E se dimentico la password ? Mi cancelleranno? Per loro non esisterò più? Nooooooooo. Mi invieranno un’altra password al mio indirizzo e-mail. Ma per entrare lì, non devo dimenticare la password.
Come una ladra, entro anche di notte nella mia banca, ma mi è stato consigliato di cambiare spesso la password, per evitare che qualcuno la scopra e mi prosciughi il conto.
Ne ho cambiate tante che prima di trovare quella giusta faccio tanti sforzi e tanti“giochi” di memoria che a confronto il sudoko è una barzelletta.
Con giovanile entusiasmo ho osato registrarmi in ben tre siti: due letterari ed uno militare.
Tanto per non cambiare: altre password ! Per i due siti letterari è facile capire la motivazione: mi piace scrivere, ma per quello “militare”? Non ci arrivereste mai! Ve lo confido.
Cercando su Google (Ah, come mi sento In) il nome di un caro zio, Ammiraglio della Marina Mercantile, che durante la guerra è stato sui sommergibili, ho trovato su un sito sue notizie, ma per visitare il sito ed entrare nel forum ho dovuto registrami. E l’ho fatto. Forse con l’ingenuità di chi, però, non è stupida, mi sono registrata con lo stesso nickname dei due siti letterari. Ho navigato, chattato nel forum. Ho letto, persino, lo stato di famiglia di mio zio. Ho ritrovato i miei cugini.
Ho scritto una mail al moderatore, che ho scoperto essere un fan del mio caro zio ammiraglio defunto. Certo, mi è sembrato un po’ strano quando ho letto gli auguri di Natale che mi sono giunti dai moderatori di questo sito di marinai e di rappresentanti della Marina, che immagino molto muscolosi, aitanti e maschi: “Le auguriamo Buon Natale, Comandante Favolamagica”.
Chissà quante risate si sono fatti! Ma tanto non mi conoscono! Vi avevo detto che nelle tre registrazioni avevo dato lo stesso nickname!
Ora, la tendenza di tanti è registrarsi su facebook. Lo ha fatto anche mio marito. Ecco, entro nel mondo di facebook con la sua password, che non devo assolutamente dimenticare. Trovo tanti volti: figli, nipoti, alunni e cognati. Partendo dal suo semplice elenco di trenta amici, mi trovo nella pagina di mia figlia; leggo il suo profilo. Trovo i suoi trecento amici. Curiosa, sfoglio quelle pagine, clicco su alcune di quelle foto sorridenti di una gioventù lucida e patinata. Mi assale un po’ di tristezza. Sono veramente tutti così felici? Ma la gente si sta “autoschedando”? Tutti gli schedati di facebook mostrano le loro foto. Finalmente, posso vedere quelle di Natale, che mia figlia ha già inserito a mia insaputa in un album. Ma se io non avessi voluto apparire al mondo di facebook con quel maglione e così spettinata? Le ordino di levare quelle foto. Rifiuto totale. Già critico facebook e mi ritrovo davanti anche la faccia sorridente di mio figlio che si è appena registrato e chiede di essere inserito nell’elenco degli amici. Accetto e gli ricordo che la cena è quasi pronta.
Al telegiornale, facebook fa già notizia. Il giornalista afferma che molti genitori si registrano per controllare le amicizie dei figli. Ma, cari genitori, ora che i figli lo sanno, ne sono ben contenti, perché vi fanno controllare quello che loro decidono che dobbiate visionare e sapere. L’elenco dei loro “amici” è rassicurante. Dopo la vostra supervisione, scoprite che sono tutti bravi ragazzi, alcuni sono anche figli dei vostri amici. Che bravo figliolo avete! Ora che potete tenere tutto sotto controllo, siete più soddisfatti e sereni. Non c’è motivo di preoccuparsi se vostro figlio torna a casa un po’ strano e si chiude in camera. Ma poi ne esce per andare in giardino. Ha lasciato il suo computer acceso. E’ la pagina della sua posta. Posta arrivata: quanti siti di viaggi. Posta inviata: “x mario”. L’amico che non c’è più.
Il ragazzo è in giardino. Lo chiamate. E’ sera. Fa freddo. “Ti ammali”.
Velocemente aprite la mail e leggete, rileggete. Tornate alla pagina iniziale. Lui è ancora in giardino.
Nel buio.
Ecco quello che potrebbe accadere, cari genitori.
Voi lo raggiungete in giardino, senza neanche coprirvi. E’ Gennaio. Fa freddo.
Volete parlare con lui, ma qual è la password ? Da tempo l’avete dimenticata e mentre state lì, fermi, intenti a ricordarle tutte, il ragazzo è immobile sotto il cono di luce della luna. Guarda in alto, in cielo. In quello stesso cielo infinito in cui Leopardi si sentiva dolcemente naufragare.
E mentre il mondo naviga su internet, c’è ancora un cielo che accoglie paternamente tutti quei giovani naufraghi ai quali non siamo stati capaci di lanciare un salvagente, lasciandoli soli mentre il titanico mondo sprofondava lentamente negli abissi.
Ecco le mie ultime riflessioni. Devo inviarle al giornale. Vado nella mia casella di posta elettronica.
E se un giorno dimenticassi tutte le password ?
Starei guardando il cielo.

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