Pensieri — 3 lug ’10 09:21

“Sei tu il mio profeta” di Camillo Sanguedolce

Quanti sono adesso? duemila anni? direi più che sufficienti per una religione importante, come è stato il vostro Cristianesimo, giunto qui, ormai, alla fine del suo ciclo – anche se non scomparirà, ne sono certo, e resterà nella memoria. Nella memoria culturale e nell’intimo di quella individuale, tramandata nel sangue da generazione in generazione. Come del resto è stato per il politeismo dell’Olimpo sulle cui ceneri s’è innalzato questo Cristianesimo: chi è che non sa chi siano Giove e Giunone, e Venere, Marte, Apollo… Se ne sono persi i dettagli della conoscenza, il senso del sacro e della devozione, ma nei cuori e nella fantasia di ognuno di voi quegli Dei ancora sopravvivono. E la loro religione? anche quella è durata qualche millennio, come le altre in altre parti del mondo… ma è stata qui sostituita perché, divenuta strumento di potere nelle mani del clero non parlava più al cuore di voi esseri umani che alla fine facevate i vostri sacrifici e bruciavate i vostri incensi solo per fede nell’abitudine.

Molti sono morti per difendere il vecchio credo, perché tanti hanno terrore del nuovo che avanza, come tanti sono morti per testimoniare la nuova fede in cui già riponevano ogni speranza. E di nuovo, a distanza di qualche migliaio d’anni, nulla cambia, e si continua a morire per difendere i vecchi Dei o per imporre i nuovi. Allora, il politeismo, quello che venne definito pagano, cedette il passo a un Messaggio nuovo e deflagrante: c’era “vita dopo la morte”, e questo portava nuova speranza, nuova energia alla vita terrena che, benché difficoltosa e derelitta, aveva un’aspettativa di riscatto, se non sulla terra – nell’aldilà, almeno. Un messaggio d’una potenza dirompente, capace di scardinare ogni ordine costituito, da quello più intimo – il nucleo familiare – a quello più ampio: l’organizzazione sociale, lo stato, le fondamenta del potere costituito.

Ma poiché il cuore di voi esseri umani – anche se non di tutti – è sempre narcotizzato dal potere, è su quel fronte che spendete tutte le vostre risorse: energia e fantasia. E qualsiasi religione, anche se scende dall’Alto o proviene dal Profondo, diventa, necessariamente, esercizio di pochi individui, anch’essi non immuni dalla brama di potere. Finché arriva un nuovo Profeta a metterli davanti al loro specchio. Ma un nuovo Profeta non nasce dal nulla: anch’egli o anch’ella vive della vostra vita e si porta nel sangue i germi di tutti i pensieri passati. Egli, o Ella, ha solo un nuovo potere di sintesi per parlare al cuore di ognuno di voi, e solo accidentalmente si chiamerà Abramo, Gesù, Buddha o Maometto, per restare fra quelli più noti nelle vostre terre.

L’Ebraismo persevera e sopravvive perché ha fatto della sua arcaicità il proprio culto: resta e sarà sempre in attesa di un profeta che non verrà, è questo il loro culto: un Dio nascosto dietro molti veli e divieti che aspetta di svelarsi nelle parole di un profeta che, se mai venisse o se mai tornasse, ancora una volta non sarebbe creduto perché credergli significherebbe svelare questo Dio geloso e mandare per strada e sul lastrico tutti i suoi rabbini.

Anche l’Islam durerà per molto molto ancora perché, radicato anch’esso su pochi principi arcaici si autodifende in un cortocircuito che brucia ogni Parola Nuova e si impone ai vostri cuori più col timore d’infrangere i divieti che con la comprensione e la compassione – che sono il seme di ogni religione. E in questo suo perenne cortocircuito gira ancora armato come ai primordi imponendosi agli altri con lo stesso spirito bellicoso di una tribù beduina che va all’attacco dell’ennesimo accampamento di infedeli: laddove vige la falsa regola “chi non è con me è contro di me”.

Il Cristianesimo, invece, con tutte le sue differenti espressioni in cui si è suddiviso, sta per concludersi perché è debole e permeabile rispetto all’arcaicità egocentrica dell’Ebraismo e all’arcaicità invasiva dell’Islamismo: si è puntellato su fragili dogmi che non hanno nulla di divino per difendere – non la religione – ma il potere del clero. Su sciocche beghe e dispute più ideologiche che teologiche ha poi permesso scissioni e distinguo da cui non è nato nulla di veramente rivoluzionario: perché il vero pensiero religioso è sempre rivoluzionario. Esso, oggi, più che essere consapevole di Sé e del proprio Ruolo, si mostra molto più consapevole e condiscendente con ciò che esso non è, e che non sa, e che non è più: una religione che dava speranza e che ha inventato la parola Misericordia. Ed è invecchiato, facendosi obsoleto, perché azzerando la moltitudine degli Dei Antichi aveva dato un solo sogno, lo stesso sogno, a tutti – salvo poi tradire questo sogno, che era la sua missione, la religione.

Così, oggi, voi esseri umani, battezzati per abitudine, sposati in chiesa per spettacolo, fedeli per convenienza e praticanti all’occorrenza, cercate nuovi respiri nel Buddhismo – che si perpetua nel mondo e nel tempo perché davvero misericordioso – o tentate le false vie del Cattolicesimo minore e settario, o cadete nelle trappole dei falsi profeti che vi tolgono i soldi per svendervi l’anima… perché tutti siete in attesa che Qualcosa ritorni: ma non un nuovo profeta, che ormai ne avete visti troppi anche in televisione, quanto un’altra Idea di Speranza, perché l’idea che il Paradiso è la per tutti (ma solo a costo di grandi sacrifici) è andata.

E’ tempo di rimettere al centro del mondo l’Individuo, con tutti i suoi limiti ma anche le sue fantastiche possibilità personali, la sua fantasia, le sue contraddizioni, le sue debolezze… perché ogni Individuo è fatto di tanti umori, di tante ore, di tanti giorni e di tanti anni, e per ognuno dei suoi istanti di vita deve potersi riconoscere, sempre, con dignità, sacro a Sé Stesso, a Chi ama e a Chi lo ama: che il Bene e il Male (fatti i dovuti distinguo culturali) sono perenni nello spazio e nel tempo, sono nel cuore di Ognuno di Voi che nell’intimo ascolto di Sé li sa sempre distinguere e riconoscere… e chi non ha questa vocazione all’ascolto si affidi sempre agli officianti che vuole, sacerdoti medici o ciarlatani, ma riprenda a coltivare la sua preziosa Individualità, benché senza egoismo, e Ognuno, attraverso questa mia parola, sarà Profeta per Se Stesso: credetemi, sono pronto a tornare.

Un tempo mi chiamavate Zeus oppure Giove, prima ancora Urano, oggi chiamatemi come preferite… Non è il nome che mi definisce, che la mia non è una religione di parole e suoni, ma è un culto di nuova Libertà di Espressione: mi chiamo Camillo attraverso quest’individuo cui detto il mio pensiero – ma ora che avete letto fino in fondo, se vorrete, avrò il Nome di Ognuno di Voi.

Camillo Sanguedolce © tutti i diritti riservati
http://camillosanguedolce.wordpress.com/

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