Pensieri — 20 gen ’10 16:06

“Semplici constatazioni di una ragazza su uno sport chiamato “Calcio”” di Emilia Sensale

Il termine “Calcio” indica chimicamente uno dei tanti elementi della Tavola Periodica ed in ambito sportivo un gioco, durante il quale si fronteggiano ad ogni turno due squadre, costituite ciascuna da undici atleti (i “calciatori”, per l’appunto) addestrati da un allenatore ed amministrate da un presidente (nonché da vari collaboratori di quest’ultimo, quali il Direttore Generale ed il Direttore Sportivo). Le squadre possono avere per nome la città di provenienza dei “tifosi”, ossia dei loro sostenitori (ad esempio: Napoli, Roma…), oppure appellativi dalla genesi fantasiosa o legata ad un evento storico, come la coesione di due formazioni preesistenti (Juventus, Sampdoria…). Sono supportate economicamente dagli sponsors (in altre parole da ditte che, attraverso l’uso della pubblicità, offrono anche il vestiario adatto al gioco e del colore caratterizzante la squadra), inoltre abitualmente giocano di domenica verso le 15.00, tranne quando festività o fenomeni atmosferici non permettono di svolgere tranquillamente la partita nel luogo predefinito (lo stadio), anche se saltuariamente il loro turno di gioco è affrettato al sabato sera (l’anticipo) oppure rimandato alla domenica sera o nei primi giorni della settimana successiva (il posticipo). Il torneo durante il quale le squadre giocano ordinatamente si chiama “campionato” ed il più conosciuto ha per protagoniste le squadre italiane, ma non mancano le competizioni nelle quali gareggiano formazioni che rappresentano le popolazioni estere. Essendo un gioco, il calcio è caratterizzato da alcune regole, come il cosiddetto “fuorigioco” e il rigore (vi è anche la possibilità di sostituire un giocatore, magari infortunato, usufruendo di un altro sportivo fino a quel momento in riposo su una panchina) e da uno scopo: dieci degli atleti summenzionati, che rivestono un preciso ruolo nella squadra d’appartenenza ed occupano in campo una particolare postazione, devono rincorrere e proteggere un pallone per scagliarlo in un’area delimitata da una rete, sempre se l’undicesimo atleta (il portiere) non riesca a deviare il lancio. Diversamente, il pallone “gonfia la rete”: tale azione si chiama “goal” e segna un punto alla squadra che lo ha effettuato.

Un recente sondaggio ha dimostrato che tale sport ha nel tempo incuriosito un discreto gruppo di donne nel mondo che hanno materializzato il loro interesse formando squadre, ma il calcio resta, agonisticamente parlando, il gioco maggiormente seguito dagli uomini (i tornei propagandati nelle svariate emittenti televisive e radiofoniche hanno per protagonisti indiscussi gli individui maschili). A volte, la passione degli uomini per il calcio diviene sovente incubo per molte mogli/fidanzate/parenti che disperatamente notano che i propri mariti/fidanzati/familiari sistematicamente preferiscono unirsi ai cori dei tifosi allo stadio anziché trascorrere lo stesso tempo in loro compagnia. L’allontanamento dovuto a tale attività fisica provoca solitamente da parte del genere femminile un forte sentimento di gelosia, che si manifesta in svariati modi: alcune sono tolleranti per affetto e/o per abitudine, altre invece combattono per ottenere più attenzione (spesso senza successo), altre ancora nutrono inevitabilmente nei confronti del calcio una vera e propria ripugnanza.

Le suddette osservazioni sono semplicemente le mere constatazioni di una ragazza che si è interessata recentemente al gioco del calcio… per amore. Quando si frequenta affettuosamente una persona, infatti, è naturale scoprire le dedizioni del partner (la curiosità verso ciò che l’altro adora aumenta d’intensità nel momento in cui è altrettanto grande il sentimento del legame); il calcio è una passione consueta. Se un’appartenente al genere femminile, che non si è mai appassionata a tale sport né nutre per esso una forte avversione, venisse esortata a seguire una competizione, commenterebbe lo scopo dell’agone con naturale indifferenza, domandandosi quale fascino eserciti sugli uomini la visione di una ventina di forsennati che corrono dietro ad una sfera con l’unico proposito di scagliarla in una rete. Un grande sentimento, tuttavia, può offrire una predisposizione alla tolleranza che permette all’innamorata di ricercare informazioni sullo sport in questione: tale studio riesce anche ad accendere la curiosità dell’indagatrice e addirittura ad entusiasmarla, fino a scovarla tra i tifosi, pronta anch’ella a giudicare l’uomo che impone in campo le regole: l’arbitro, in altre parole.

Bisogna ricordare, in conclusione, che il calcio è, appunto, un gioco: in quanto tale, il suo fine è divertire chi lo segue e, dove possibile, appassionare le persone. Negli anni, siffatto sport è stato vittima e carnefice di scandali, ma soprattutto è stato un modo per manifestare una violenza capace di recare verso le persone danni, spesso indelebili… come la morte. E non bisogna essere una donna o un uomo, ma semplicemente un essere umano, per capire che la violenza non ha mai giustificazione.

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