“Viaggio verso l’anima” di Mariangela La Pastina

In  abiti eleganti, incravattati o sportivi passiamo la nostra esistenza a correre. Verso cosa? Credo che saperlo sarebbe almeno una consolazione. Ed, invece, non lo sappiamo; certo, pensiamo di saperlo e questo è sufficiente ad innescare il meccanismo a ripetizione, come trottole impazzite. Abbiamo perso l’interesse per il sole, per il silenzio, per la paura; abbiamo perso la gioia. Perché se ci fermassimo, scopriremmo che non sappiamo davvero dove andare o che non vogliamo più correre. E quella pace, all’improvviso, produrrebbe un rumore assordante in noi. E così continuiamo a correre, a rispettare le scadenze, ad alienarci nei libri, nella professione, a sentirci senza tempo da perdere. Il punto è: si può davvero perdere il tempo? Credo che, al più, si possa mal impiegarlo.

È vero, ciascuno è libero di decidere cosa è male e cosa non lo è e, dunque, come riempire adeguatamente le proprie giornate. Quello che propongo non è, quindi, di rivedere radicalmente i propri valori o le scelte. La sfida che lancio è di fermarsi, di interrompere lo stato di inerte movimento in cui versiamo. E di chiederci: perché sto correndo? Dove sto correndo? È una scelta coraggiosa e, vi avviso, probabilmente dolorosa; perché scoperchiare il proprio vaso di Pandora è difficilmente senza conseguenze. Superato però lo stato di malessere che inizialmente percepiremo, arriverà la gioia. Non istantaneamente, però: qualunque cammino, qualunque catarsi, richiedono del tempo, ma quello, in fondo, sappiamo che non manca. È per questo che la sfida è rivoluzionaria, perché non solo vi chiedo di fermarvi, ma anche di sprecare alcuni istanti del vostro prezioso tempo. Come se in realtà fosse nostro! Accettata anche questa provocazione, scoprirete di aver trascurato, per chissà quanto, la parte più vera di voi: l’anima. Cercatela, a lungo se necessario; quando inizierete a risentirla, la mente tornerà ai giochi dell’infanzia, ai segreti con gli amici, al primo bacio. Tornerete all’essenza del vostro io, alla semplicità dei momenti in cui non pensavate minimamente a correre (o, peggio, a scappare), dove ciò che contava era Qui ed Ora. Trovare questa meravigliosa parte di voi, che giace in un piccolo angolo, così pura, così al riparo dal resto, così vostra, sarà la miglior ricompensa alla corsa, “alle coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede.” (cfr.  tratto da “Ho sceso dandoti il braccio” di Eugenio Montale). Come il poeta, anche il mio viaggio dura tuttora; badate, ho parlato di viaggio, non di corsa: neanche io so a cosa approderò, quando e con chi, però ho maturato, ormai, la consapevolezza che ci si può fermare senza che il mondo crolli, senza penalità nella gara. Anzi, ci si deve fermare e richiudere nel proprio io. Quanto troverete nel silenzio, nelle domande profonde, in voi, sarà una tappa del viaggio.

2 total comments on this postSubmit yours
  1. Mi sono sentita a casa con i pensieri leggendoti stamattina..

  2. Mi ha fatto piacere leggere questo post e scoprire che non sono la sola.

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