“Mara” di Maria Tosa

mara

Mara danza sotto la pioggia, danza scalza, senza curarsi di chi passando la osserva.
Balla da sola in mezzo alla piazza.
Balla per tutti gli amori che ha avuto e per quelli che non avrà mai.
Volteggia su note che risuonano nella sua mente.
Esala ansimi di disperazione nel delirante vorticare intorno al nulla.
Negli occhi le immagini di un tempo. Fotogrammi rubati ai ricordi.
Si rivede nel grande teatro accanto ad un uomo con polsini d’oro e abito scuro.
Chiude gli occhi per scacciare quel volto e  danza sotto la pioggia con il vestito inzuppato.   Con il freddo che le sale da dentro.
Risente il tintinnio dei bracciali  indossati quella sera, ripensa all’abito di velluto rosso.
Scuote i capelli bagnati, gira su se stessa, gira, gira , gira…
Gira ancora.
Mara balla e vorrebbe scappare. Fuggire lontano  a cercare quella che era.
L’acqua le entra negli occhi.
Le gocce le rotolano sulle guance, ma nessuno sa che sta piangendo.
— Sta piovendo e forse lei è pazza — pensa qualcuno.
— Magari lo fossi davvero — pensa Mara.

2 total comments on this postSubmit yours
  1. Quante volte avremmo voluto poter “danzare sotto la pioggia?”
    E non parlo di quel piacere effimero che ne ricavano i bambini, quando lo fanno. O di queella sensazione di libertà che può derivare da un gesto simile. Parlo della disperazione che ognuno di noi porta dentro. Di quel vissuto che logora i pensieri, che graffia l’anima e che l’autrice ha ben saputo descrivere nel raccontare una Mara che ci rappresenta un po’ tutti. Anche se a volte, è difficile ammetterlo. Complimenti Maria e grazie.

  2. Cara mi kiamo quasi come te e hai scritto un bel poema proprio come me. Vorrei conoscerti sarai mia parente?

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