Racconti — 11 mag ’10 17:38

“Mambo – Capitolo 3″ di Marianna Grillo

Nonostante l’accesa discussione tra i due ragazzi, Omero decise di rimanere al suo fianco in questa lotta, Serena dal canto suo non fece altro che accettare la situazione, un po’ perché vedeva Maty sorridere sempre, e un po’ perché sapeva che se fosse caduta lei come sempre era lì a prenderla al volo.
Serena era nel suo studio quando Maty ci entrò correndo
“OH SCUSA SERE SE NON HO BUSSATO”
“MALEDUCATA… MA PERCHE’ SEI DI CORSA?
“HO CHIESTO LA TESI…”
“DAVVERO? E COSA HAI IN MENTE?”
“MI DEVI AIUTARE HO INTENZIONE DI FARLA SULL’HIV, SULLE CAMPAGNE PER LA SENSIBILIZZAZIONE, VORREI PARLARE CON LE PERSONE CHE OLTRE A ME NE SOFFRONO… VORREI POTER VENIRE PER UN PO’ A LAVORARE CON TE SE POSSO”
“TE LA SENTI DAVVERO DI AFFRONTARE QUESTO ARGOMENTO?”
“LO CONOSCO PERFETTAMENTE, IN PIU’ VORREI DESCRIVERE ANCHE GLI ASPETTI PSICOLOGICI DELLA MIA ESPERIENZA, SE CI SONO DIFFERENZE CON QUELLA DI ALTRI”
“SE E’ QUELLO CHE VUOI, TI AIUTO”
Maty si mise a sedere di fronte a lei, da quanto tempo si conoscevano ormai? erano passati circa 4 anni da quando lei era entrata in quel consultorio e si erano scontrate e ora si stava per laureare, perché era grazie a Serena se aveva imparato di nuovo a credere
“GRAZIE”
Le tese la mano e si sorrisero
“DEVO ASSOLUTAMENTE PARLARNE CON OMERO”
“OK”
“ALLORA DA LUNEDI’ SI VIENE A LAVORO INSIEME”
“SVEGLIA PRESTO TI RACCOMANDO”
“SIGNORSI’, SIGNORE”
E scappò via così come era arrivata.
Adesso era lì ad un passo da un traguardo importante e lei c’era, le ritornarono in mente le parole del ragazzo al bar, già… perchè la aiutava, cosa la legava a lei?
Serena si trovava lì,in quello studio, tra quelle quattro mura grigie, ogni santo giorno, ricordava il preciso istante in cui aveva fatto quella scelta, e le ritornavano i brividi
“SERENA, TI CERCANO”
“ARRIVO”
A lavoro…
In libreria Maty telefonò all’amico
“OMERO…”
“MATY…”
E sbadigliò
“DORMIVI?”
“SBAVAVO SUI TASTI DEL PORTATILE, SONNECCHIAVO ASPETTANDO L’ILLUMINAZIONE PER IL PROSSIMO CAPITOLO”
“DAI SVEGLIA CHE C’E’ BISOGNO DI SOLDI… AH RICORDATENE… DOVRAI FARMI UN BEL REGALO”
“E PER COSA? IL TUO COMPLEANNO E’ TRA UN PO’”
“HO CHIESTO LA TESI… IL MESE PROSSIMO DO L’ULTIMO ESAME SPERO DI ARRIVARE A LAUREARMI ALLA SESSIONE ESTIVA”
“MA E’ FANTASTICO MATY CHE TEMA HAI SCELTO?”
“BEH QUELLO CHE CONOSCO MEGLIO SI CAPISCE!”
Omero ritrasse il respiro aveva capito
“PARLERAI ANCHE DI TE?”
“PROBABILMENTE… ANDRO’ PER UN PO’ A LAVORO CON SERENA E DOVREI PARLARE CON UN PO’ DI GENTE CHE HA AVUTO LA MIA STESSA ESPERIENZA PER CAPIRE COME L’HANNO VISSUTA…”
“E’ UN BELL’ARGOMENTO”
“NON POTEVO FARE ALTRIMENTI SONO PREPARATA…”
E sorrise
“MA COME FAI AD ESSERE COSI’?
Omero sospirò
“COSI’ COME?”
“COSI’ PRONTA, ALLEGRA, CI SCHERZI SU…”
“E COSA DOVREI FARE?”
“TU SEI CORAGGIOSA MATISSE”
“HO IMPARATO AD ESSERLO”
Era vero?
Omero impazziva per lei, adorava il suo modo di ridere, di divertirsi, di combattere quel demone che faceva guerra a quel corpicino.
Omero ammirava il lavoro di Serena, capì cosa volesse dire quel giorno al bar, Maty aveva talmente bruciato gran parte della sua esistenza in scelte sbagliate, che la sua migliore amica faceva di tutto per farle recuperare tempo.
Quell’insegnarle a darsi una possibilità, per il bene profondo che si prova per se stessi, era importante.
Lui ora voleva aiutare Serena, voleva essere per Maty un ulteriore spalla su cui appoggiarsi.
“TI AIUTO ANCHE IO… DOPOTUTTO MI SONO LAUREATO ANCHE IO”
“DAVVERO? E IN COSA?”
“FENOMENOLOGIA DEL FANCAZZISMO!”
E risero, quanto adorava sentirla ridere di cuore
“DAI MI PRENDI IN GIRO”
“MI SONO LAUREATO IN FILOSOFIA”
“DAI OMERO…”
“NON SEMBRA MA E’ COSI’”
Maty lo sentiva vicino, sembrava quasi di sentire il suo odore, terreno, amaro.
Omero sapeva e comprendeva benissimo i sentimenti della ragazza, ma non osava illuderla, si limitava a starle vicino, senza mai sfiorarla, non perché avesse paura della sua malattia, ma perché la paura per un gesto sbagliato, come una carezza prolungata o un bacio sulla guancia, dalle labbra umide, avrebbe spezzato quel cuore così gracile, si preoccupava che fosse lui il primo a non farle del male.
Spesso tornava a casa e apriva il portatile per continuare a scrivere il suo libro, ma non faceva altro che pensare alla giornata, a Matisse, a Serena, combattuto, ammalato e febbricitante, immaginava i loro tre corpi nudi e sudati in un letto di lenzuola candide di lino, ossessionato ormai a seguire questa missione, le vite delle due ragazze gli erano entrate talmente dentro che si sentiva perso, confuso, spizzato dai sentimenti così palpabili e energici.
Il senso di protezione nei confronti di Matisse, cosi limpida, pronta a spezzarsi in due da un momento all’altro, era smisurato, e si chiedeva se costruirle intorno muri di cinta alti e spessi sarebbe servito davvero a difenderla o le avrebbero soltanto impedito di vedere cosa c’era oltre.
Serena intanto apprezzava le dosi massicce di presenza del ragazzo, forse si era sbagliata, aveva imparato ad abituarsi a quell’intruso in casa sua, alle sorprese, alle sue risate, e vedeva che spesso Omero, chiedeva un gesto di approvazione, ma era troppo?
Non aveva ancora capito perché lui facesse tutto questo, se per Maty o per se stesso.
Sembrava così sincero, nei suoi timidi slanci di affetto nei confronti della ragazza, sempre misurati, si ritrovava a sorridere di lui, e della sua disarmante ingenuità, nascosta da quel lato così protettivo.
E Maty, lei cosa pensava?
Si limitava a vivere quell’esperienza, che faceva crescere la sua voglia di amare, in tutti i sensi.
Si ritrovava a fare finta di dormire, a volte, solo per rimanere di più attaccata al petto del ragazzo, che la teneva, quasi per la paura che in uno dei suoi sogni potesse cadere, e divenire irrecuperabile.
lo amava con devozione e ancora una volta capì in cuor suo di dipendere da qualcuno, da qualcosa.
All’inizio la prese come un fallimento, perché la dipendenza di qualunque specie sia, porta al martirio, alla distruzione, all’annullamento, poi si abituò a quei suoi sguardi cosi malinconici, persi nel vuoto, a quei suoi occhi grandi e verdi, e paradossalmente si sentì quasi al sicuro per quell’abbandono.
I giorni al consultorio erano lunghi e intensi, aveva apprezzato il lavoro di Serena da due angolazioni differenti, dall’esterno e sulla sua pelle, ma ce n’era una terza, quella dall’interno, Serena aiutava ogni singola persona si affacciasse alla sua porta e per qualsiasi tipo di avversione, la vide fasciare una donna sanguinante per le troppe botte prese dal marito, parlare con un tossico che le chiedeva dei soldi, la rabbia contro le autorità cieche nei confronti della gente dei quartieri bui e popolosi di Napoli.
Maty imparò ad amare la sua città attraverso gli occhi della sua migliore amica, e paradossalmente attraverso le radici marce della società, si sentiva appartenere a quella città visceralmente, un Vesuvio si scatenava in lei al solo sentire l’odore, i palpiti, la lingua incomprensibile di quei vicoli asfissianti.
Lei aveva avuto la fortuna di non prendere il metadone, era stata Serena a fare di tutto per impedirglielo, preferiva che lei prendesse medicinali ad ogni ora e per sempre, per le sue difese immunitarie
“PERCHE’ SUL METADONE HAI IMPEDITO CHE IO SCEGLIESSI?”
“PERCHE’ SE IO TI AVESSI DATO LA POSSIBILITA’ DI SCEGLIERE TU STARESTI ANCORA A BUCARTI, IL METADONE PORTA COMUNQUE DIPENDENZA”
Fu cruda, ma lì, in quell’ambiente, la sua migliore amica diventava così, non insensibile, Serena lavorava con una corazza, un elmo e uno scudo, che posava solo quando varcava la soglia di casa.
Maty imparò ad assaporare ogni aspetto di quel lavoro, c’era chi aveva reagito come lei e chi in modo differente, chi aveva avuto bisogno di un aiuto e chi c’era riuscito da solo.
Così lei rimaneva in un angolo dello studio della sua amica, a scrivere su un quaderno, sempre attenta, sempre pronta a qualsiasi domanda e risposta, organizzava il suo lavoro e la sera a casa lo sviluppava sul portatile che le aveva regalato Omero grazie ad un primo anticipo sul libro, dato grazie alla casa editrice.
L’acerbo e salato contatto con la realtà degli altri poteva essere ben diversa dalla sua spontanea volontà di vivere.
“TU INSEGNI A CHIUNQUE E NON SOLO A ME CHE SI DEVE SENTIRE IL BISOGNO DI VOLERSI BENE, DI AMARSI SOPRA OGNI COSA, SECONDO TE PERCHE’ NON TUTTI CI RIUSCIAMO?”
Chiese un giorno Maty a Serena prima che lei uscisse per il lavoro
“NON TUTTI ABBIAMO LA CAPACITA’ DI CAPIRE DETERMINATI AVVENIMENTI DELLA NOSTRA ESISTENZA DA SOLI, TALVOLTA E’ UN LIBRO, TALVOLTA UNA PERSONA CHE CI AMA, CHE CI APRE LA STRADA”
“TU COME HAI FATTO? PERCHE’ HAI SCELTO DI FARE QUESTO LAVORO?”
“PERCHE’ MI PIACE…”
E indossò la sua sciarpa e il suo cappotto
“SI, MA PERCHE’? QUANDO LO HAI CAPITO?”
La ragazza si fermò, chiuse gli occhi e si toccò la testa ,si girò verso Maty che rimaneva al buio con il monitor del portatile che le illuminava il viso,
“MIO FRATELLO…”
“COSA?”
“RICORDO IL CORPO DI MIO FRATELLO RIVERSO SUL LETTINO DELL’OBITORIO, IL BRACCIO GLI PENDEVA DA UN LATO, IO CHIESI A MIA MADRE PERCHE’ ERA COSI’ LIVIDO E FREDDO E LEI CON QUELL’ARIA DA ARISTOCRATICA DEL CAZZO… MI RISPOSE… TUO FRATELLO ERA UN DROGATO SERENA, LO SAPEVAMO TUTTI CHE SAREBBE FINITO COSI’… AVEVO SOLO 10 ANNI CAZZO”
Maty rimase col fiato bloccato in gola, Serena si accasciò sul divano e le cadde una lacrima dal occhio destro…
“E’ STATO LI’ CHE HO DECISO… QUANTO LO AMAVO NESSUNO LO HA MAI SAPUTO… POI I MIEI DIVORZIARONO E IO ANDAI A STARE DA MIA NONNA A POZZUOLI. NON RIESCO ANCORA A PERDONARLA, HO 30 ANNI E HO MIO FRATELLO ANCORA D’AVANTI AGLI OCCHI”
Maty corse da lei, e si inginocchiò ai suoi piedi
“PER QUESTO HAI SCELTO ME”
“SEI STATA TU A SCEGLIERE ME, TI SBAGLI, SEI TU CHE HAI DATO A ME LA POSSIBILITA’ DI AIUTARTI”
“PERCHE’ NON ME LO HAI MAI DETTO”
“PERCHE’ NON SONO ABITUATA A PARLARE DI ME, SONO GLI ALTRI CHE LO FANNO CON ME”
E sorrise amara
Matisse non aveva mai avuto idea di cosa significava per Serena, lei le ricordava la sua infanzia e con lei tutto il dolore per quella tremenda perdita, perché non aveva chiesto prima, perché era rimasta in silenzio tutto quel tempo, chi aveva veramente bisogno una dell’altra?

(CONTINUA)

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