Racconti — 21 mag ’10 13:35

“Mambo – Capitolo 4″ di Marianna Grillo

Passò qualche mese, ma la tesi c’era, Maty stringeva il librone rilegato con le sue parole sudate, rimaneva attaccata alla parete e di fianco a lei la porta dello studio della professoressa di psicologia sociale, poteva farcela era ad un passo da quello che aveva sempre sognato, aiutare Serena al consultorio.
Bussò alla porta respirando a malapena
“AVANTI”
Entrò quasi sbirciando
“PERMESSO…”
La professoressa, donna con il viso incorniciato da una criniera di capelli corvini si scostò gli occhiali che rimasero appesi al collo da una catenina di corallo
“AH E’ LEI SIGNORINA CARITO… ENRTI PURE”
Era sempre stata una donna cordiale e questo la rassicurava, chiuse la porta e rimase impalata davanti a lei, la donna sorrise
“HA INTENZIONE DI SCAPPARE VIA DOPO CHE MI HA DATO LA TESI?”
“NO… NO”
Rispose sudando e si mise a sedere
“ALLORA COME E’ ANDATA?”
“MOLTO BENE…”
Doveva parlarle anche di lei, era per questo che era così nervosa
“MI FA PIACERE, QUINDI E’ STATA UNA BELLA ESPERIENZA IL CONSULTORIO”
Un dipinto alle spalle della professoressa richiamò la sua attenzione, raffigurava una donna con un vestito lilla e un cappello enorme rosa, come poteva non conoscere il tocco…
“QUEL QUADRO… E’ MOLTO BELLO”
“E’ DI SUO PADRE”
“COME FA A CONOSCERE MIO PADRE?”
La donna sorrise maliziosa,
“SIAMO STATI VECCHI AMICI”
Maty sperò che la donna avesse un buon ricordo di suo padre, ne valeva la sua tesi, sperava non si facesse giustizia su di lei
“UN BUON… RICORDO?”
“CERTO SIGNORINA NON SI PREOCCUPI…”
E respirò rilassata distendendosi sulla sedia
“E’ RIUSCITA A PARLARE CON MOLTE PERSONE?”
“SI, FORTUNATAMENTE E HO POTUTO METTERE A CONFRONTO MOLTE E SPERIENZE DIVERSE”
“MOLTO BENE”
“E HO INSERITO ANCHE LA MIA PROFESSORESSA”
La donna la guardò perplessa
“IN CHE SENSO?”
“HO L’AIDS ANCHE IO PROFESSORESSA”
La donna si portò una mano sulla bocca per la cosa inaspettata
“NON L’HO FATTO PER AVERE UN VOTO IN PIU’ O PER ATTIRARE COMPASSIONE NEI MIEI CONFRONTI, MI E’ SERVITO PER CAPIRE MOLTE COSE, E’ STATA UN AUTO ANALISI”
“E’ MOLTO CORAGGIOSO DA PARTE TUA”
“NELLA TESI LEGGERA’ I VARI MODI IN CUI LE PERSONE SONO STATE INFETTATE”
“VA BENE SIGNORINA CARITO, CORREGGERO’ LA TESI E LA CHIAMERO’ PER UN NUOVO CONSULTO”
“GRAZIE PROFESSORESSA”
Le due donne si sorrisero e si strinsero le mani, chiusa la porta la donna si girò a guardare il piccolo dipinto e pensò alla ragazza, non le aveva chiesto nulla, neanche in che modo era stata contagiata, l’aveva trattata come tutti i ragazzi del suo corso, limitandosi a leggere la tesi e a darle un peso obiettivo come aveva chiesto la ragazza.
Maty era un elemento molto valido, chi meglio di lei, che aveva vissuto sulla propria pelle un esperienza simile, avrebbe potuto lavorare in un consultorio, per aiutare la gente?
Il giorno seguente, dopo aver letto per tutta la notte la tesi della ragazza, la chiamò a casa
“PRONTO”
“BUONGIORNO, CERCO LA SIGNORINA CARITO”
“SONO IO”
“SIGNORINA SONO LA PROFESSORESSA PETRILLO”
“B… BUONGIORNO”
“QUANDO HA L’ULTIMO ESAME?”
“TRA UNA SETTIMANA…”
“SI SBRIGHI A DARLO SIGNORINA, LA SUA TESI HA BISOGNO DI ESSERE DISCUSSA E ASCOLTATA”
Maty scoppiò a piangere, c’era quasi, era ad un passo
L’esame di psicologia generale studiato fino a notte fonda, fu quasi una passeggiata, uscendo dall’aula iniziò a correre per tutte le scale, fino giù in cortile, poi si fermò di colpo, girando l’angolo, i polmoni si schiacciavano contro le sue costole cercando ossigeno, Maty si piegò in due dal dolore allo stomaco, non riusciva a respirare,si agitava guardando in alto, stava per perdere conoscenza, poi si specchiò in una vetrina poco più avanti e sul collo intravide una macchia nera, il sibilo in gola era più forte, intravide una fontana e si avvicinò con poche forze, l’acqua gelida le pizzicò il viso e sembrava riprendersi… ma quella macchia… come poteva nasconderla?
Corse a casa e spogliandosi nuda d’avanti allo specchio ne vide delle altre, cosa stava accadendo?
Non poteva peggiorare proprio ora che stava per laurerarsi, doveva stare meglio, forse lo stress per l’ultimo esame, le piccole infezioni sul corpo significava che le sue difese immunitarie stavano cedendo, oppure era lo stress… ma certo era lo stress, sarebbero passate dopo poco tempo.
Decise di non dire nulla ai ragazzi, e coprì i segni con del fondotinta, la sera avrebbero avuto un ospite speciale a cena e lei non poteva permettersi di rovinare tutto.
La sera, affacciati in terrazza a sorseggiare vino, aspettando Maty c’erano Serena e Omero
“TRA UN PO’ ARRIVA MATY CHISSA’ CHE SORPRESA DEVE FARCI…” fece Omero
“NON HO MAI VISTO MATY FELICE COME IN QUESTO PERIODO”
“CAVOLO SEMBRA IERI CHE STAVA PER DARE IL PENULTIMO ESAME E ORA GUARDA A GIUGNO SI LAUREA”
“COSI’ FINALMENTE AVRO’ UNA COLLABORATRICE AL CENTRO”
“LA FARAI VENIRE CON TE?”
“SI, IN QUESTO CASO ESSENDO IO LA COORDINATRICE, POSSO FARE QUELLO CHE VOGLIO”
“E VABBE’ MA NON VALE, SCUSA E’ UNA RACCOMANDATA”
“NO, MI INTERESSA, MATY E’ IN GAMBA”
“QUESTO E’ VERO”
Continuò Omero
“E’ DA TANTO TEMPO CHE VOLEVO DIRTI UNA COSA”
“COSA?”
si guardarono negli occhi e alla ragazza quell’espressione le mise paura, come tutte quelle volte che incrociava il suo sguardo
“HO CAPITO SAI, HO CAPITO COSA VOLEVI DIRE QUEL GIORNO AL BAR”
“E COSA VOLEVO DIRE?”
“CHE QUANDO AMI UNA PERSONA CHE E’ FRAGILE E CHE E’ STATA DELUSA DALLA VITA, FAI DI TUTTO PER CERCARE DI METTERLA ANCORA DI FRONTE A DELLE SCELTE CHE POSSONO SOLO MIGLIORARLA, PER FARLE AVERE DI NUOVO FIDUCIA IN SE STESSA”
“LE PERSONE HANNO DIRITTO AD UN’ ALTRA POSSIBILITA’ “
“E IO MI SONO GUADAGNATO UN’ ALTRA POSSIBILITA’?”
Serena sorrise
“DIREI DI SI”
sorrisero timidamente, Omero si avvicinò a lei e le baciò la guancia, ma quando i loro occhi si incrociarono di nuovo, fu troppo tardi perché il gesto superò questa volta il buon senso, le labbra di entrambi si incontrarono in un lungo bacio, stretti in un abbraccio le loro lingue si avvolsero e allora Omero sentì che sapore aveva Serena, si sentivano smarriti uno nella bocca dell’altro, la lingua del ragazzo scivolava sotto il palato di Serena, come a scavare per trovare un segreto, quando si staccarono, la ragazza aveva gli occhi chiusi, quasi addormentata in un sonno, un sogno, era solo un sogno, ma quando li riaprì vide il ragazzo confuso toccarsi le labbra
“SERENA”
sussurrò lui, e lei prendendo di petto l’ inconfondibile verità
“NON DIREMO NULLA A MATY”
”SCUSA!
“PROMETTIMELO OMERO”
il ragazzo teneva la testa tra le mani
“COSA ABBIAMO FATTO DI MALE?”
“UN GRANDE ERRORE”
Serena si scostò velocemente, lasciando il ragazzo da solo, poi corse in bagno, Omero la seguì
“COSA ABBIAMO FATTO DI MALE?”ripetè
“MA ALLORA NON CAPISCI?MATY TI AMA CAZZO,LEI TI AMA IO NON POSSO FARLE QUESTO!NOI NON POSSIAMO FARLE QUESTO!”
“ CI SIAMO BACIATI ED E’ STATO FANTASTICO, VORRESTI DIRMI CHE SARESTI CAPACE DI SOFFOCARE UN SENTIMENTO PUR DI FARE DEL BENE A LEI?”
“MA QUALE SENTIMENTO OMERO?IO NON PROVO NULLA PER TE E’ STATA UNA CAZZATA!”
il ragazzo si grattò la testa e sorrise sarcastico
“BRAVA SERENA,ALLORA NON HO CAPITO NIENTE”
e le chiuse la porta del bagno.
Dopo essersi sciacquata il viso, non riusciva neanche a guardarsi allo specchio e iniziò a piangere, perché lo aveva fatto?
Perché non si erano fermati?
Avrebbe ancora avuto il coraggio di guardare Maty negli occhi?
Era sempre stata quella che aveva avuto tutto sotto controllo, la sua vita e quella di Maty, ma di fronte ad Omero, perdeva la stabilità, e si ritrovava sempre con la guardia scoperta, quella sera ancora di più, un po’ il vino, un po’ la felicità per il traguardo dell’amica, l’avevano letteralmente resa vulnerabile.
Quello che sentiva nei confronti di Omero sarebbe rimasto con lei, perché amava Matisse più di chiunque altra cosa al mondo, lei era la sua migliore amica, era la sua famiglia, era la prova palese che era riuscita a mantenere quello che aveva giurato a 10 anni a suo fratello sul quel lettino di acciaio.
Non poteva davvero scoprirsi, Maty valeva più di qualunque altro.
Intanto anche Omero pensava, forse non amava Serena, ma si sentiva sicuramente ed estremamente legato a lei, ed era stato preso come da un impulso senza freno, un argine rotto con violenza, invece per Maty era diverso, la mancanza di coraggio nello sfiorarla, la sua premura nel difenderla, gli avevano fatto perdere di vista i suoi sentimenti.
Dipendevano completatamene da Maty, drogati dal senso di adorazione nei confronti della delicata Matisse.
Il suono del citofono fece sobbalzare entrambi i ragazzi, Omero aprì il portoncino e la porta di casa, Serena uscì dal bagno, non sembrava avesse pianto, forse perché ormai aveva imparato a nasconderlo da tempo.
I due ragazzi si guardarono furtivamente, fino a quando un uomo dalla lunga barba rossa e uno strano sombrero sul capo entrò dalla porta
“BUONASERA A TUTTI”
disse urlando e aprendo le braccia
“BABBO, CI SONO SOLO SERENA E OMERO”
fece Maty entrando con al collo una ghirlanda di fiori e tre valigie, Omero scoppiò a ridere, quell’uomo era così particolare.
L’uomo si diresse verso Serena e facendo un inchino le baciò la mano, quando vide Omero gli strinse forte la mano e gli diede una pacca sulla spalla
“EHI RAGAZZO TI CHIAMI COME IL GRANDE POETA GRECO, COMPLIMENTI”
“NON FARCI CASO OMERO “
continuò Maty
“AH CASA DOLCE CASA…”
“BABBO NON E’ CASA TUA QUESTA E’ DI SERENA RICORDI?”
“AH SI… E’ VERO”
disse mettendosi a sedere sul grande divano
“MA COSA HAI AL COLLO?”
chiese Omero continuando a sorridere
“UNO DEI SOLITI SOUVENIR DI MIO PADRE, TIENI”
e lo mise al collo del ragazzo
“SEI CARINO…”
disse prendendolo in giro e baciandogli la guancia, quanti baci quella sera…
“STASERA CUCINO IO, SE PERMETTETE RAGAZZI, SI CENA MESSICANO”
“NON SARA’ UN PO’ PESANTE BABBO?”
“NOOOO, HO BISOGNO DI MOLTE CIPOLLE E FAGIOLI”
“ECCO APPUNTO”
fece Maty grattandosi la testa
“LE CIPOLLE CI SONO, PER I FAGIOLI….”
“E COSA ASPETTATE! ANDATE A COMPRARLI INTANTO IO E IL MIO AMICO OMERO PREPARIAMO LA SALSA…”
Mario, il padre di Maty, oltre ad avere una lunga barba rossa, aveva pochi capelli sul capo, ma lunghi dietro e legati con un elastico, il colore della sua pelle non era come quello di sua figlia, era scuro per i lunghi viaggi in giro per il mondo, era vestito con una grossa camicia rossa con disegni floreali, dei pantaloni e calzini blu, dentro a sandali di cuoio da francescano, si muoveva come un elefante e odorava di acqua di colonia, un uomo decisamente esuberante, e Omero ne fu subito rapito, per come parlava, per come gesticolava.
Le ragazze scesero per andare al supermarket più vicino, Serena stranamente non riusciva a parlarle, davanti ai suoi occhi riusciva a vedere, come dei flash, la lingua di Omero nella sua bocca
“BELLA SOPRPESA VERO?”
“AH, COSA?!”
“MA CHE HAI SERE?”
“NULLA SONO STANCA”
“DICEVO DI MIO PADRE, UNA BELLA SORPRESA!”
“TRA QUANTO RIPARTE?”
“RIMANE FINO A GIUGNO ALLA TESI, NON E’ UN PROBLEMA VERO?”
E come dirle di no? Anche se Serena odiava quell’uomo
“QUANTO TI HA CERCATO QUESTA VOLTA?!”
il sorriso di Maty si spense
“POCO…”
“QUANTO?”
“2000 EURO”
“MATY 2000 EURO?! CAZZO! COME FAI A DARGLIELI!”
“E’ MIO PADRE SERENA”
“COME FA A SPENDERE TUTTI I SOLDI CHE GUADAGNA?!”
“VIAGGIA”
“AH, CREDI ANCORA A QUESTA BARZELLETTA”
“HO QUALCOSA DA PARTE POSSO DARGLIELI”
“FAI COME VUOI”
“MA COSA TI PRENDE SERE?”
la ragazza si toccò la tempia destra
“HAI RAGIONE SCUSA ANCHE IO AVREI FATTO LA STESSA COSA! E’ CHE HO UN GRAN MAL DI TESTA”
“SICURO?”
“SICURO”
“NON IMPORTA, E POI SONO CONTENTA SAI, CHE LUI SIA QUI PER CONOSCERE OMERO”
disse sorridendo
“LO SONO ANCHE IO”
le due ragazze si abbracciarono, anche se Serena aveva un gran nodo alla gola.
Tornarono a casa con i fagioli e dalla cucina proveniva un odore nauseante di cipolle
“MATY TUO PADRE MI STA INSEGNANDO A FARE UN SUGO CHE HA PROVATO IN MESSICO”
“SI, MA DOPO NON PROVARE A BACIARMI”
la ragazza baciò suo padre divertita
“TUO PADRE E’ UN OTTIMO CUOCO PICCOLA MIA”
disse Mario assaporando il sugo
“PORTATO I FAGIOLI?”
“SONO QUI CHEF!”
urlò Serena
“BRAVE RAGAZZE! MATISSE APPARECCHIA LA TAVOLA E METTI SU LA MIA MUSICA PREFERITA”
“AGLI ORDINI BABBO”
Matisse… Omero credeva fosse l’unico a chiamarla così!
Maty adorava suo padre, perché le riusciva a trasmettere tanta allegria, mise su il disco del suo mambo italiano e così tutti e quattro iniziarono a cantare e a ballare, Maty, Sere e Omero abbracciati e Mario con pentola e mestolo tra le mani.
Era una serata magnifica, fu una delle cose che pensò Maty, a tavola non facevano altro che ridere dei racconti di Mario
“HO TROVATO NUOVI COLORI, COLORI CALDI, COME LE PARETI DI UNA CASA, COME QUELLI DI UNA TERRA PROMESSA, MISCHIATI A COLORI GELIDI DEL NORD E POI NUOVE ISPIRAZIONI, NEI PALMI DELLE MANI DI UNA DONNA INDIANA, NEGLI OCCHI DI UN BAMBINO”
quando parlava della sua arte calava il silenzio e gli occhietti vispi e azzurri dell’uomo non finivano di brillare
“TI HO PORTATO UN QUADRO MATISSE PUOI APPENDERLO”
l’uomo si dileguò nell’ombra del salotto e poi ritornò con una tela, il quadro raffigurava un campo di girasoli al tramonto
“E’ FANTASTICO PAPA’!”
“I GIRASOLI SONO I FIORI PREFERITI DI MIA FIGLIA”
Maty abbracciò l’uomo e chiuse gli occhi spensieratamente assaporando l’odore di suo padre e gli baciò le labbra.
Guardare Mario ad una certa distanza, e Maty ancorarsi alle sue spalle, quell’uomo così grande e grosso avrebbe potuto aiutare, anni prima,sua figlia, pensò Serena, si amavano, sanguignamente, aldilà degli errori fatti.
“ALLORA RAGAZZO MATISSE MI HA DETTO CHE SEI UNO SCRITTORE”
La ragazza tossì facendo rumore, i due ragazzi si voltarono verso di lei che sonnecchiava accanto a suo padre sul divano.
Da quanto non faceva le analisi? pensò Serena, il giorno dopo l’avrebbe portata al centro per farle.
Omero guardò Serena, si scambiarono lo sguardo, era la prima volta che lo facevano in tutta la serata.
“SI SCRIVO, STO LAVORANDO AD UN LIBRO”
“E DI COSA SCRIVI?”
“UN ROMANZO..”
“E DI CHE PARLA?”
“IO SONO UN ROMANTICO, MA CERCO DI NON SCENDERE NEL BANALE… PARLA D’AMORE”
“NON SI E’ MAI BANALI FIGLIOLO QUANDO SI PARLA D’AMORE”
“PER IL MIO EDITORE SI”
“SPERO VADA BENE”
“BABBO, OMERO AVRA’ SUCCESSO”
“MATY E’ TROPPO BUONA”
“MATISSE AMA, E NON HA IL SENSO DI GIUDIZIO”
Fece l’uomo guardando sua figlia
“HAI DETTO UNA COSA SANTISSIMA MARIO QUANDO MATY AMA NON HA IL SENSO DEL GIUDIZIO”
Fece sarcastica Serena
Mario sapeva benissimo che Serena non provava simpatia per lui, gli dava la colpa per tutto il male che aveva provato sua figlia, in quegli anni di assenza.
La serata terminò, Omero tornò a casa, ripensando continuamente al bacio, al sapore della ragazza, respirava leggero, camminava da solo lungo la strada che dava sul mare e si sentiva stanco, il suo racconto stava per finire, Maty stava per laurearsi, cosa sarebbe successo domani? Maty, Serena avrebbero fatto ancora parte di lui?
C’era dentro fino al collo, non riusciva più a fare a meno di loro, del loro odore, delle loro risate, degli occhi di Maty, non erano più tristi come un tempo, forse sì, forse c’era riuscito, era stato anche merito suo, se la ragazza riusciva a ridere spensierata, sorrise mentre gli venivano in mente le battute della serata, il cuore gli scoppiava nel petto, si allentò il collo della felpa, e respirò l’aria di mare, chiudendo gli occhi gli scivolarono avanti, gli occhi di sua madre, le mani dure e ruvide di suo padre, l’alito di fumo di suo zio, non aveva né fratelli né sorelle, i suoi genitori non li vedeva da tempo, la sua famiglia ora erano Serena e Matisse, riaprì gli occhi umidi e corse verso casa.
Mario si addormentò esausto sul divano, Serena dopo aver lavato i piatti da sola e in silenzio, andò in camera sua e comprimendo il viso contro il cuscino, cercava di bloccare il suo pianto, come aveva potuto fare questo proprio alla sua Maty?
Per tutta la serata aveva cercato di far finta di niente, come per dimenticare quello che era accaduto, Maty era innamorata di Omero, si era sempre fatta una promessa, non avrebbe mai fatto del male alla sua migliore amica,ma l’essere umano è pieno di debolezze, per quanto lei potesse dimostrare di essere capace di controllarle, quella sera si sentì comunque vulnerabile e felice, tra le lacrime, si ritrovò a sorridere, stava pensando al bacio, alle labbra di Omero alla sua timida delicatezza, non sarebbe mai più successo e sapeva che anche il ragazzo non avrebbe mai raccontato di quella sera a Maty, era il suo segreto, il loro segreto.
Il giorno seguente a colazione Omero portò i cornetti caldi, entrò in camera di Maty e la svegliò
“BUONGIORNO DORMIGLIONA”
“CHE PALLE OMERO… SEI CADUTO DAL LETTO?”
“VERAMENTE NON HO DORMITO, HO SCRITTO TUTTA LA NOTTE”
“CHE PALLE!!”
“DAI SVEGLIA! HO PORTATO I CORNETTI”
“DEVO TIRARMI IL SANGUE”
“DEVE TIRARLO SERENA?”
“SI”
“ALLORA DAI CHE DOPO MANGIAMO”
“SONO AL CIOCCOLATO?”
“SI… BIANCO”
Risero, mentre la ragazza era ancora sotto le coperte, ma prima di alzarsi dal letto della ragazza…
“POSSO DIRTI UNA COSA?”
“SI”
“CREDEVO DI ESSERE L’UNICO A CHIAMARTI CON IL TUO NOME PER INTERO”
“NO, NON SEI L’UNICO ANCHE ALTRI MI CHIAMANO COSì”
sorrise, si rannicchiò accanto al ragazzo che la strinse a se e la coprì con un lembo della coperta
“LO FACEVA ANCHE EWAN”
sospirò
“EWAN, LO PENSI ANCORA?”
uno scorcio di gelosia gli macchiò le guance di rosso, ma nessuno se ne accorse visto che erano al buio
“PENSO AL MALE CHE MI HA FATTO A QUELLA MIA VOLONTA’ DI DISTRUGGERMI, E’ STATO UN PERIODO PIENO DI ERRORI E NON MI VA DI RICORDARE…”
un lungo silenzio dove entrambi si persero
“TUO PADRE E’ ECCEZIONALE”
“LO SO, E’ STATO IL PRIMO UOMO A FARMI CONFONDERE L’AMORE E L’ODIO”
“MA TU LO AMI”
“NON SEMPRE, CREDIMI”
“E CHI SONO GLI ALTRI UOMINI?”
“BEH… EWAN…”
“POI?”
“TU!”
“MA COSA DICI?!”
fece il ragazzo sorridendo
“E‘ VERO OMERO”
Omero deglutì quasi paralizzato
“OMERO”
“SI?!”
“SCHERZO, RESPIRA, MA GUARDA! MICA CREDEVI CHE MI FOSSI INNAMORATA DI TE?!!”
Maty iniziò a ridere e il ragazzo anche
“LO SAPEVO…”
“PER UN ATTIMO NON HAI RESPIRATO”
“NON E’ VERO!”
“SI TREMAVI…”
“FINGEVO…”
“SI, SI PROPRIO COSI’”
i due ragazzi risero ancora, c’erano volte che Omero avrebbe voluto passare con lei giornate intere stesi sul suo letto, su quella coperta, a chiacchierare e a ridere…
Da dietro la porta, Mario sorrise lacrimando un po’, era da tempo che non sentiva sorridere sua figlia col cuore.
Serena entrò in camera, superando Mario
“DAI MATY TI TIRO IL SANGUE..”
“OK”
“DA PICCOLA AVEVI COSI’ PAURA DEGLI…”
Fece suo padre alzando la serranda, nella stanza calò il silenzio… Serena scuoteva la testa e preparava la siringa, Omero si sentì a disagio
“…COSA PAPA’ DEGLI AGHI?”
Maty sorrise tirandosi dietro le orecchie i capelli e alzandosi le maniche del pigiama, c’erano i segni di tanti buchi, conosceva suo padre non lo faceva con cattiveria
“DA GRANDE POI MI SONO ABITUATA”
Serena guardò la sua migliore amica e sorrise, quella era Maty, la ragazza che aveva imparato ad amare così tanto la vita, da permettersi anche la presunzione di scherzare sul suo passato.
“SCUSA BAMBINA MIA… DAVVERO IO…”
“NON IMPORTA BABBO…”
Serena si accorse della macchia sul collo di Maty e anche Omero lo fece, i due si scambiarono una veloce occhiata
“DA QUANTO CE L’HAI QUELLO?” fece Serena
“COSA?”
E volontariamente si coprì il collo
“SI PROPRIO QUELLO…”
“ME NE SONO ACCORTA IERI”
“COME TI SENTI?”
“STO BENE SERE… DAVVERO?”
Era così bello vederla così che mentì a se stessa
“OK VEDIAMO UN PO’ GLI ESAMI COSA DICONO”
“E’ LEI IL CAPO E’ PIU’ GRANDE DI ME”
Fece Maty ridendo, le sfilò l’ago dal baraccio e mise via la siringa in una borsa
“OK CORRO VADO AL CENTRO”
Si baciarono le labbra e andò via.
Gli esami purtroppo non erano dei migliori i linfociti diminuivano sempre di più nonostante le medicine, c’era sicuramente un‘ infezione in corso.
Come aveva potuto illudersi così, Maty aveva bisogno di più attenzioni, doveva ricordare se prendeva tutte le medicine, e poi questa tesi… doveva essere più attenta, la sua migliore amica non poteva aggravarsi di colpo, lei non poteva permettere questa ingenuità.
Giugno arrivò e con lui il caldo e, fortunatamente, il sole. Quello che serviva a Maty per riprendersi un po’, Serena le era stata attaccata seguendo ogni suo passo e dagli ultimi esami sembrava migliorata, le macchie erano scomparse dal corpo e aveva preso colorito e poi arrivò anche il giorno della tesi.
Maty, Mario e i ragazzi rimanevano fuori in attesa del suo turno, suo padre rimaneva seduto a guardarla, poi le prese le braccia e non poté non fermarsi a guardarle i solchi violacei
“SONO IO LA COLPA DI TUTTO QUESTO?”
“NO BABBO LA COLPA E’ SOLO MIA”
come poteva avere, la sua bambina, tanta compassione per lui?
L’aveva sempre lasciata da sola, in città diverse nel mondo, senza nessuno che la seguisse, Maty gli accarezzò il viso
“MI DISPIACE SE TI HO FATTO DEL MALE, PERDONAMI”
“HO CAPITO TANTE COSE, LA STRADA CHE AVEVO SCELTO DI IMBOCCARE, L’HO ATTRAVERSATA, IO HO SCELTO DI FARMI DEL MALE”
“NON C’ERA NESSUNO AD INDIRIZZARTI PICCOLA MATISSE”
“QUESTO NON MI GIUSTIFICA BABBO, MA ORA STO BENE”
e sorrise tra le lacrime
“TI AMO BAMBINA MIA,PERDONAMI”
“BABBO SMETTILA”
“SE NON CI FOSSE STATA SERENA”
e lo abbracciò forte.
Amava il suo odore, il suo corpo possente e quelle mani delicate, amava suo padre e sì, lo perdonava, il male che si era fatta dipendeva dalle sue assenze, ma quella che aveva scelto di procurarsi dolore era stata lei.
Discusse la tesi, e fu applaudita per il suo coraggio, tutti erano rimasti ad ascoltarla, e anche se non ebbe il massimo dei voti, perlomeno era finita.
Fuori tra baci, foto con i compagni di corso, da lontano intravide, dietro ad una colonna… Ewan, il suo corpo sussultò e si raffreddò, chiuse gli occhi e li riaprì, non c’era nessuno, forse era stato un altro che gli assomigliava.
La sera festeggiarono con una cena preparata da Mario estenuante e pesante, fatta di cipolle, fagioli, mais, carne a volontà e vino rosso, Serena guardava un po’ brilla quell’uomo così grosso e vivace e nel profondo sì sentì legata anche a lui, dopotutto provavano la stessa cosa per la stessa persona.
Dopo due giorni i ragazzi lo accompagnarono all’aeroporto, aveva un volo per Madrid
“SERENA TI AFFIDO MIA FIGLIA”
“E’ IN OTTIME MANI MARIO”
l’uomo abbracciò la ragazza
“E TU OMERO, LO SAI QUANTO TI VUOLE BENE LA MIA BAMBINA”
“BABBO!”
“ANCHE IO LE VOGLIO BENE”
“CONTINUA A FARLA RIDERE COL CUORE”
“TE LO PROMETTO”
“E TU PICCOLINA, RICORDA CHE TUO PADRE PORTA SEMPRE QUI IL TUO SORRISO”
la ragazza sorrise facendo uscire una lacrima, Mario fece il gesto di catturare il suo sorriso e lo portò sul cuore, poi le sussurrò qualcosa all’orecchio e Maty rise, si baciarono le labbra e pian piano l’uomo si allontanò tra la folla, fino a scomparire
“IO DEVO PROPRIO ANDARE RAGAZZI, SCAPPO”
fece Serena correndo via
“COME AL SOLITO SERE”
“SONO IN RITARDO”
“SEMPRE DI CORSA”
fece Maty
“COSA TI HA DETTO TUO PADRE ALL’ORECCHIO?”
chiese Omero, la ragazza sorrise
“EHI MAMBO, MAMBO ITALIANO…”
Il ragazzo rise e continuò a canticchiare con lei quella canzone, che Maty gli aveva obbligato ad imparare a memoria, era assurdo pensare che in quella sua vitalità esisteva un male incurabile.

(CONTINUA)

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