
http://www.flickr.com/photos/elvispayne/752412170/
…Un tuono. Spero che non vada via la luce.
Prima, un lampo aveva stracciato il cielo fino alla terra e adesso, un boato spaventoso ha fatto traballare tutti i vetri.
Piove da almeno un’ora e non accenna neppure a diminuire. E’ un temporale come Dio comanda. L’ultima pioggia era stata alla fine di giugno, un nubifragio che aveva causato anche qualche allagamento ma adesso, che sono tre mesi che non lo faceva, questo, pare un diluvio peggiore dell’ultimo… Vabbè…
Sotto al piatto capovolto, c’è una zuppa di ceci. Marisa l’aveva cucinata perché è una delle pietanze che prediligo. Ne ho assaggiata un po’, così, fredda, come l’ho dimenticata. Mi sono riempito un bicchiere di vino rosso, ho acceso una sigaretta, e sono tornato a riordinare questi fogli sparsi però, adesso, mi sento preso da un senso di profonda solitudine e fragile, a misurarmi con la nostalgia del tuo ricordo…
Rileggere quelle parole, che tanto tempo fa ti dedicai, mi rivela quanto fu grande l’amore con cui ti amai; non accadde mai più che ad altre feci simile dono e, ripetendole, rivivo ancora la nostra storia, così bella e così infelice…
Voglio guardarti spogliata, ondadimare.
Voglio accarezzare le tue spalle e baciare le tue ciglia,
voglio giocare coi tuoi capelli e scivolare lungo il tuo profilo.
Voglio sussurrare parole alle tue orecchie,
sentire il ritmo del tuo cuore ed inseguire il tuo respiro,
voglio annusarti, assaggiarti… e morsicarti piano…
Voglio attraversare la tua pelle, come morbida terra da esplorare,
e conquistare le tue colline per assaggiarne le delicate fragole…
e voglio le tue labbra, che così bene sanno farsi baciare e sanno baciare
Voglio sentire tra le mie dita, vertebre e muscoli tesi,
stancarmi tra battiti di cuore e linee di sudore,
unghia sulla mia schiena e sculacciare il tuo sedere…
Amo le tue mani, i tuoi piedi freddi, e quella sottile ruga sulla fronte…
Io… voglio essere stretto dalle tue gambe in un abbraccio
e abbandonarmi nel tuo cespuglio magico di peli…
…Tu ti nascondesti ed io ebbi paura di cercarti. Trascorsero parecchi giorni dopo quella sera e, dopo quella sera, tutto il mio mondo mi parve così inutile e lontano ed io… talmente dissonante.
Mi sentivo sospeso in un’esitazione ed era come se più nulla avesse un senso, importanza o motivo perché… si era acceso il ricordo della mia anima soffocata e dimenticata per troppo tempo dentro chissà quale tasca o cassetto… Era una di quelle che sa farti rimanere ragazzo per sempre, che ti fa credere che i sogni possono avverarsi, che sa farti emozionare e ridere e piangere anche per niente e, se tu lo vuoi, riesce anche a farti volare… mi ricordai di essa prima che la mia vita l’ammazzasse…
Era quello stesso soffio vitale che tu inconsapevole racchiudevi, ondadimare, ed io volevo respirare. Ecco perché in te, identificai la mia decifrazione.
Ma, se io annegavo tra dubbi e concetti, tu non eri tra più sereni mari…
Poi… composi il tuo numero.
- …Sono io. – …uno…due…tre…quattro…
- Ti aspettavo… -
- Come stai..? –
- Così… -
Tirai su un respiro per rafforzare l’animo…
- Ecco, io… penso che dovremmo parlare… – Attesi ancora, la fine di un breve silenzio.
- …Si. –
- Giulia… non so neppure da che parte cominciare… -
- Fabio, forse io… -
- No, aspetta… voglio prima dirti che… non era un gioco… -
- Fabio… -
- ASPETTA..! Non era un gioco perché io… io credo di amarti. –
Sembrò che si fosse spento il mondo per un momento e poi…
- Lo sapevo..! Lo sapevo che la mia vita si incasinava… ero tranquilla… ERO SERENA! …Il lavoro, il matrimonio, la casa…. CAZZO! …Arrivi tu… e mandi tutto all’aria…! –
Ascoltai i frammenti di un pianto.
- Giulia… stai piangendo..! –
- SI, CAZZO..! STO PIANGENDO..! –
- Lasciati parlare… -
- Mi hai mandato in confusione, lo capisci..!? –
- Ascoltami… solo un momento… Voglio parlarti… -
- Ma cosa devi dirmi..! Non c’è nulla che può farmi stare bene in questo momento… -
- …Ti ho pensato, ho riflettuto e… volevo dirti che mi dispiace… io non ho saputo frenare l’impulso di volerti baciare… Non avrei dovuto farlo, lo so, ma… quella sera… tu eri così bella ed io… così sconsiderato… Ecco, io ti chiedo di volermi perdonare… non accadrà mai più che io possa procurarti un imbarazzo. Per quanto riguarda il resto… è solo un mio problema… -
Ti sentii tirar su col naso…
- …Va bene…? – Ti chiesi ancora…
- …Non doveva accadere..! Sono stata male… non riesco neppure a guardare Enrico negli occhi… -
- …Mi spiace, ma non posso cancellare ciò che è accaduto… non voglio perderti… riesci a perdonarmi..? –
Qualche secondo per scegliere il tuo verdetto…
- …Va bene… – Lo dicesti con un filo di voce: …il tono di una concessione e, dentro al mio cuore… ficcata a forza, una spina…
Cercai di evitarti ma, in un modo o l’altro, il lavoro ci dava ugualmente modo di scontrarci e allora, non fu per niente facile far finta di non amarti e poi… e poi, io non ti ho mai detto che ti studiavo quando eri assorta, seguendo l’eco dei tuoi movimenti…
Passarono i giorni e dopo… i giorni divennero mesi. Pensai: forse non avevo più diritto all’amore e poi… avrei cominciato a non sapere più amare…
L’inverno di Milano non era mai stato così freddo. Io anestetizzai il tuo pensiero affogandomi di lavoro ma la sera, quando ero a casa, mi affliggeva spesso la malinconia e me ne andavo assieme a mille pensieri. Stavo cominciando a non metabolizzare più me stesso… e avvertivo la necessità di una metamorfosi.
Marta era diventata una straniera.
Era un incessante sgretolamento, quel nostro matrimonio, e i nostri cuori erano colmi di rancori, solidi come macigni… non riuscivo neppure a comprendere perché ci si ostinasse a sopportare l’agonia di quell’amore moribondo e allora, lo ripercorrevo alla ricerca dell’errore, dell’imprecisione, del difetto…
Forse era un amore acerbo, che ci aveva confuso nello sceglierci e poi, la vita aveva fatto il resto. Differenti strade, interessi, necessità diverse, e silenzi… ci avevano allontanato senza che ci accorgessimo fino a che, ogni cosa era adesso irreversibile. Le promesse non mantenute… per distrazione o negligenza, le cose non dette… per timore di manifestarsi, i desideri taciuti, le passioni frenate, i dispiaceri trattenuti, in nostri egoismi… Non cèra più nulla di tollerabile e il nostro letto non aveva storie da raccontare da tanto tempo. Si era perduto e spento per sempre quell’amore acerbo… ne avvertivo solo la nostalgia ma io, non potevo vivere solo di quello, eppure… una paura mi tratteneva e sconfiggeva il mio coraggio, e succedeva ogni volta che credevo di avere battuto ogni apprensione perché ogni volta, un nuovo esercito di doveri morali mi arrestava a quella vita.
Mi lasciai trascinare dagli eventi e dalle stagioni ma in qualche modo riuscii a nasconderti in fondo al cuore e li, tu vivevi come l’illusione di un miraggio. Poi, mi cintai di una solitudine infinita e mi allontanai da tutti…
Forse, in quel tempo, io non mi accorsi di certe flebili emozioni, forse non ti capii oppure io non volli farlo ma ti odiai… ti odiai perché tu lasciasti che io ti smarrissi. Chissà perché destini e amori non si incrociano quasi mai…
Era il 1990… si, fu allora che presi l’abitudine di registrare ogni mio pensiero sui fogli di un quaderno e scrivere era terapeutico. Scoprii che i dolori dell’anima li assorbiva ogni parola che buttavo giù e, più scrivevo, più si diradavano i disordini della mente.
La notte mi pacava. Scrivevo per ore e dormivo poco ma tutto ciò mi beneficava.
Marta mi guardava e tentennava il capo. Io diventavo sempre più irraggiungibile, in un processo lento e inesorabile che non mi avrebbe riportato indietro.
Questa necessità di riflessione mi isolava ma, lo starmene da solo, mi faceva stare bene.
La sera, me ne andavo spesso a girovagare per le vie di Milano così, senza una meta precisa, oppure mi rifugiavo dentro un pub per uno o due bicchieri di vino rosso.
Appagavo il bisogno di ripercorrermi a ritroso, ed era un riprendermi cose che avevo lasciato…
Non ti cercai più, ma chissà perché sei stata tu a farlo…
Risposi al telefono ed ascoltai la tua voce così inattesa.
- …Fabio..? Sono Giulia… come stai…? –
Ecco, io credo di avere desiderato che… che non fossi tu…
- …Sto bene …non so cosa dire, è passato tanto tempo… sono sorpreso, ecco. -
- Volevo vederti… è tanto che non pranziamo insieme. Sei libero? -
Mille pensieri si inseguirono così veloci da non riuscire a decifrarne uno…
- Va bene… Si, certo… -
- Perfetto, vieni a prendermi diciamo… un quarto all’una…? -
- D’accordo … -
- Ok, ti aspetto. -
- Va bene… allora, a dopo… -
- A dopo, ciao… – E mettesti giù.
Quando al di là del traffico e la gente vidi te, mi ricordai di un vento caldo d’inverno e ti chiamai col nome che per te io mi inventai…
- Ciao ondadimare… – Tu accennasti un sorriso breve e ti avvicinasti perché sfiorassi con due baci le tue guance. Poi ci allontanammo in auto.
…Eravamo nel tuo ufficio quando, tra cento cose da fare e la musica di una radio lontana, tu danzasti per me che te lo chiesi come uno scherzo e invece, rimasi li a guardarti… e i movimenti morbidi e lenti di una danza, ti fecero sembrare fatta d’acqua… Fu la prima volta che io ti chiamai ondadimare…
Mi distraeva un’ansia… Ebbi timore che tu mutassi forma o chissà cos’altro sarebbe potuto accadere e, mentre guidavo, cercavo di strappare le parole al tuo sguardo…
- …Come stai? – Mi chiedesti, per tagliare un disagio…
- Sto bene, e tu? –
- Sto bene… –
- …E’ tanto… che non si stava più insieme… -
- Già. –
- …Portami dove si mangiano gli spaghetti… -
…Fu bello riaverti accanto, non succedeva da mesi.
Mi ricordo tutto e mi chiedo… come ho potuto nasconderti per così tanti anni..!
Un soffio, dallo spiraglio del finestrino, disordinava i tuoi capelli, e gli occhi… due schegge d’ambra annegate…
…Era uno di quei tavolini piccoli, rotondi, apparecchiati per due.
Quelli con al centro un vasetto e tre o quattro margherite dentro, e i tovaglioli come una rosa sbocciata sopra un piatto bianco tra il coltello e la forchetta e poi noi… a cercare di sfuggire lo sguardo dell’altro mentre il mondo chissà dov’era…
- ….Cosa vuoi dirmi..? – Ti chiesi a bruciapelo.
Guardavi, muta, le tue dita che si torturavano, unghia contro unghia.
Gesù, com’eri bella… e come avrei voluto baciarti…! Invece, ti osservavo ed ascoltavo il mio batticuore…
- ….Cosa vuoi dirmi, Giulia..? – Ripetei… e la tua voce, fu solo un filo…
- …Non so da che parte cominciare… -
- Io e te..? -
- Si, noi due… -
- Ok, parlane… -
Ti mordesti il labbro e sollevasti lo sguardo.
- Ripenso molto a quella sera… a quello… a quello che è accaduto… -
- Ti avevo chiesto un perdono… -
Inspirasti aria e coraggio e mirasti dritta i miei occhi.
- … Credo che… forse non ne avevi bisogno… Ed io… per mille volte ti ho baciato ancora dentro ogni sogno… -
- Giulia…-
- Non dire nulla, ti prego… – Frugasti nella tua borsetta… – …Dove cazzo…? –
…Non ne avevi… Usasti il tovagliolo per asciugarti gli occhi umidi, attenta a non sbavare il trucco ed io, mi resi conto di quanto amassi sempre ogni tuo gesto… poi, inseguii ancora la tua voce assieme ai miei pensieri…
- …Mi manchi… mi manca ogni cosa di te… Rileggo le parole che mi dedicavi… e conservo quelle mie poesie come un bene prezioso… mi mancano le nostre pause pranzo, le tue rose improvvise, le tue attenzioni… e quando mi chiamavi ondadimare… Sento la tua assenza, così prepotente e forte perché io… io ti amo… -
Volli sfiorare la tua mano, ma tu la indietreggiasti.
- Fabio, io non voglio perderti… ho bisogno che tu esista nella mia vita ma… è tutto così difficile… ed è un amore clandestino dove c’è scritto “disastro” da tutte le parti… -
- …Giulia, non seminare rimpianti per quando sarai vecchia… Prendi questo amore… prendilo adesso, prendilo prima che finisca oppure tu appassisca… -
- Ho un marito, e tu una moglie… è un amore impossibile, ti prego… rimaniamo amici… -
Cercai il tuo sguardo, bagnato da due lacrime… tirasti su col naso e rilasciasti il tuo respiro come in una resa in attesa di indulgenza…
Un cameriere si era avvicinato a chiederci cosa si era scelto dal menu. Lo pregai di far di testa sua e di portarci vino rosso.
- …No. Non posso vivere un amore a metà… ha il sapore di un delitto. -
- …Non riesco ad essere razionale. Hai combinato un casino, dovevi lasciarmi perdere, non scrivermi tutte quelle cose. Non dovevi giocare con me… -
- Giocare..? Che cazzo dici..? -
- Eravamo amici e questo dovevamo rimanere! -
- Siamo entrambi nascosti dietro matrimoni che ci annullano… -
- Il tuo forse. Io ero felice… -
- Eri felice..! -
- Sono felice! – Ma ti erano infedeli gli occhi fragili e brillanti.
- Bugiarda..! Ma non potrai impedirti di amarmi. -
- Io voglio essere fedele ad Enrico… non volevo un amore in eccesso..! -
- Parli come se avessi pianificato la tua vita, i sentimenti, tutto.. ma vivi un ruolo che non ti si addice e, il destino di una esistenza pallida ti ucciderà… -
- Tu sei pazzo ! – Volevi solo ingannare te stessa…
- Non capisco proprio perchè mi hai cercato… – Eri vinta, battuta, inerme…
Il cameriere tornò con due risotti e vino rosso e ci lasciò in una cascata di silenzio.
- Ti ho cercata tutta una vita, ondadimare, lasciati amare… -
Io avvicinai ancora una volta la mia mano alla tua e tu ti lasciasti prendere…
Dentro quella tua mano c’era un addio, c’era una rassegnazione, una rinuncia, e la sentenza di una condanna per entrambi…
CONTINUA
In carica...



















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