“Cronaca di un pomeriggio magico” di Laura Frassetto

cronacaPer ringraziare mia suocera di avermi permesso di farle invaderle la casa dal mio nuovo cucciolo piscione e distruttore, accetto di farmi condurre quel pomeriggio dalla strega di fiducia della lora famiglia.

Con tutta evidenza ci tiene davvero, e non sono nelle condizioni di rifiutare: sono pronta al mio primo incontro ufficiale con il “rumore di sottofondo” preispanico che permea la vita dei messicani.
Dopo pranzo (quindi alle cinque e mezza) abbiamo acchiappato il mio minuscolo cucciolo chihuahua e siamo salite in macchina: mi ero fatta l’idea che fosse una sua vicina di casa, invece abitava abbastanza lontano. La macchina era il solito forno, e il perrito ansimava: gli ho detto di non preoccuparsi, che in poco tempo avremmo visto con ogni probabilità qualcosa di molto interessante. E’ un cagnetto curioso, e si è calmato. La señora Alicia mi dice che Joel la prende sempre in giro per questa storia della strega, che non ci crede assolutamente, e lo sapevo: però un paio d’anni fa, quando si trattava di decidere del suo futuro, se iscriversi al master o cercare lavoro dopo la laurea, l’aveva pregata di chiederlo alla veggente. Questo no, che non lo sapevo. Lo amo, il mio tesoro dalle cosce pelose.
La casa della strega è normale in modo quasi deludente; non ci sono scritte tipo “Casa de la Bruja” “Aqui hay rituales muy interesantes para una antropologa”, “Ven aca que te leggo el cigarro”. L’entrata si trova in soggiorno, e lì vediamo la ex strega (la mamma della strega attuale, che ha il cancro e sta per morire) che guarda la televisione con una niña. Chissà che palle vedere tutto il pomeriggio passare i clienti della figlia attraverso il suo soggiorno, penso.
Attraversiamo un corridoio pieno di bambini vocianti, e intravedo una stanzetta con un altare artigianale e tanti fiori. La strega sta facendo limpias, cioè il rituale di pulizia del proprio mondo interiore che secondo gli adepti di queste chiese spirituali è un rituale cattolico (sarei curiosissima di vedere il papa che si fa fare la limpia dalla strega di fiducia della señora Alicia). Fuori dalla stanzetta c’è una fila di sedie: wow, la sala d’attesa della strega! Sono già emozionata. La mamma di Joel mi lascia sedere in prima fila, dalla quale godo di una splendida visuale sui tre ragazzi che la strega sta limpiando. Avevo sentito dire che la pulizia dalle presenze negative normalmente avviene dentro ad un cerchio di fuoco tracciato sul pavimento con l’alcol, il che mi aveva un po’ inquietata: fortunatamente oggi la veggente va di fretta, e non ci sono fuochi nella sala.
Il primo cliente è un giovane sui vent’anni (nel senso che gliene darei sedici ma ho imparato che ai miei occhi i messicani sembrano più giovani di quel che in realtà sono). È vestito da ggiovane, cioè con jeans strappati, scarpe da ginnastica e t-shirt con qualche oscuro simbolo giovanile: è l’ultima persona al mondo che mi aspetterei di vedere da una strega, ma qui siamo in Messico, e l’ultima cosa che ti aspetti di vedere è all’ordine del giorno (passatemi una birra con ketchup e gamberetti, per favore).
Devo fare molta attenzione per capire lo spagnolo, e la voce cantilenante (credo voglia sembrare mistica) della veggente non mi aiuta. Inoltre, i suoi bambini schiamazzano forte e se ne fregano allegramente dei richiami della madre (ih ih, io gli affibbierei uno spirito guida più efficiente). Non capisco molto di questa prima limpia: un versaccio tipo di uno che tira su forte con il naso mi sveglia il cane, e decido che si tratta dei giochi dei bambini. Vedo che tocca il ragazzo con incensi, olii strani, rami di pino che poi lascia cadere, li scopa, li mette in un sacchetto e li da’ al ragazzo para llevar .
Subito dopo tocca al suo fratellino: mi sono abituata alla cantilena e capisco qualcosa in più. Il ragazzino ha quattordici anni (glielo chiede, infatti secondo me avrebbe dovuto averne dodici), ha il gel sui capelli, è vestito ancora più da ggiovane dell’altro. Sembra essere pronto per la discoteca più che una limpia: eppure tiene gli occhi docilmente chiusi e, assurdamente, non sghignazza.
In compenso lo faccio io, quando mi rendo conto che tirare su con il naso è il modo della strega di evocare gli spiriti: ma mi ricompongo subito. Non oso immaginare cosa avrei fatto io, a quattordici anni, se mi avessero limpiata.
La strega gli spiega varie cose: fanno riferimento a problemi familiari di cui devono aver parlato in precedenza e non seguo bene la conversazione. Il ragazzo spesso annuisce quando gli dice cose tipo “ti fa male spesso l’ombelico?”, ma ho l’impressione che lo faccia per gentilezza. Eddai, a chi cavolo duole l’ombelico?
Commenta il carattere del ragazzino, parlano della sua grande sensibilità che lo porta a stati di tensione emotiva e gli dice di bersi una tisana di valeriana o cose analoghe per un paio di settimane. In pratica è una psicologa: una psicologa che usa litanie religiose di sua invenzione (o di sua madre), incensi, e tira su forte con il naso. Solo che una limpia costa due euro, non sessanta.
L’ultima persona prima di me è la sorella parte del terzetto: una ragazzina dall’aspetto liceale, cicciottella, dai bei capelli lisci neri. Scoppia a piangere durante il rituale; i tre hanno l’aria di avere un problema abbastanza grosso. Ho sentito la strega dire al più piccolo di non comportarsi assolutamente come i suoi genitori, quando un giorno avrà dei figli.
Lo spettacolo è finito, il cane è sempre in stato di coma profondo: è giunto il mio turno, sono curiosissima.
La bruja non mi ispira troppa simpatia: a volte sbadiglia mentre lavora, o si stiracchia i muscoli del collo facendo smorfie di dolore. Forse crede che questo le conferisca un’aria più distaccata dalla realtà, forse è solo maleducata: comunque tocca a me, e finalmente posso osservare l’altare per bene.
Con mio disappunto qualcuno vi ha disposto una bibbia, una collezione di statuette religiose, un Cristo stile surfista (biondo occhi azzurri, appunto come i messicani, come i nazareni), e un cestino con i modellini della Santa Muerte. In teoria, i cattolici dovrebbero essere molto contrari a questo culto: credevo fosse così, perché il film che mi ha fatto vedere Joel diceva così, e anche il Papa sulla Lonely Planet afferma lo stesso: mi rendo conto peró che forse la strega non concilia due culti inconciliabili per qualche becera teoria di marketing; potrebbe anche trattarsi di sincero sincretismo.
Vicino agli scheletrini sfarzosamente abbigliati, ci sono delle belle mele sode e rosse, e un bicchiere colmo d’acqua: sono le tradizionali offerte alla Niña Blanca. Meraviglia: questa ci crede sul serio, al suo Cristo Billabong e alla Santa Muerte.
Non ho idea di cosa mi abbia detto, ero intenta nelle mie speculazioni. Chiedo alla señora Alicia di tradurre (non che lei parli altre lingue oltre allo spagnolo, però non lo infarcisce di litanie mistiche e ho molte meno difficoltà ad affrontare il tutto).
Mi chiede di mettermi in piedi con gli occhi chiusi, mentre lei evoca gli spiriti: mi dice che potrei avvertire una vertigine, e di aprire gli occhi in questo caso. Io penso: tsk, tsk, e dopo qualche secondo sento la vertigine. Ci devo assolutamente provare a casa, è per via dello stare in piedi ad occhi chiusi, vero? Non per via degli spiriti. E comunque non apro gli occhi, cioè apro una fessurina che lei non può vedere.
La veggente continua, dicendomi che sono molto strana, e che lo ha capito da come ero seduta sulla panchina (come cavolo ero seduta? Ero convinta di essere seduta normalissimamente. Il problema è che la señora Alicia sorride comprensiva, e annuisce. ODDIO. Come diavolo ero seduta?). Aggiunge però che dalla mia aura si capisce che sono estremamente intelligente, che imparo in fretta, ma sono molto tormentata (per me potrebbe anche concludere qui, scendo solo un momento in strada a comprare delle mele).
Uhm Uhm. Razionalizziamo. Probabilmente ho la faccia di una intelligente e tormentata, no? Probabilmente tutte le persone si percepiscono come intelligenti e tormentate, e per questo la sera si distraggono con le telenovele. Non c’è nulla di sovrannaturale in tutto questo. E poi non imparo in fretta, faccio finta: sono come l’Annunziata della Guzzanti, conosco quattro lingue e non ne parlo nessuna.
Mi dice che presto avrò un bambino. Cosa? Cioè… lo scorso mese ho rischiato, ma poi le mestruazioni mi sono arrivate puntualissime (e se non fossero state vere mestruazioni? E se me le fossi sognate?). Sgrano gli occhi (si è rassegnata al fatto che non sono capace di tenerli chiusi, ho troppe cose da guardare): gli dico che non voglio nessun bambino, non nell’immediato futuro. Non è che si è confusa con il perro, señora veggente? Lo tratto un po’ come un figlio. Dice che se non lo voglio dovrò fare moltissima attenzione, perché è previsto prestissimo, ha ha.
Va beh… sono una donna in età fertile, ovvio che ha parlato di bambini in arrivo. Mettiamolo nella casella “cose pittoresche capitatemi oggi” (sto pensando di appendere il blister della pillola allo specchio. Così non dovrebbe essere possibile dimenticarsene, no? E l’allarme sul cellulare di Joel, anche).
Continuiamo, parliamo della mia salute: non può azzeccare che sono asmatica, nel caso lo facesse telefonerei immediatamente al Cicap per riscuotere quel premio milionario. Per fortuna dice che il mio punto debole sono le gambe (in perfetta forma): sostiene che ho molta ritenzione idrica, è sicura che mi piaccia molto il sale. La mamma di Joel nega convinta (infatti per i loro standard io mangio in modo assolutamente insipido); la veggente continua a dire che devo essere piena di cellulite, che toccandomi le cosce dovrebbe rimanere l’impronta del dito. OOOH, strega, callate! Non è vero! Ho un po’ di cellulite, ma non resta l’impronta di nessun dito sulle MIE cosce! Pensa alla tua panza, antipatica. Alicia dice che ho las piernas di Miss Universo, e io fingo di non capire.
Non ho nessuna intenzione di negarlo.
La stregaccia continua ad esaminare le mie gambe e i miei piedi, che la ossessionano: dice che ho i reumatismi, e la guardo come se fosse una pazza. I reumatismi? Voglio dire, non ho ancora compiuto ventiquattro anni. Fossi anche la maggiore candidata della terra ai dolori reumatici, è statisticamente molto difficile che ne soffra sin d’ora.
Sostiene che ho l’abitudine di camminare scalza (conferma da parte di Alicia), e dice che questo peggiora la situazione (solo che io non ho i reumatismi). La mamma di Joel gli racconta anche la mia più grande aberrazione: la sera, quando vado a dormire, mi metto un panetto di ghiaccio sui piedi (abitudine che ho preso qui: le estremità di sera mi diventano caldissime, senza ghiaccio non riesco ad addormentarmi). Dice che non amo le scarpe (non è che non le ami, le adoro: ma quando mi trovo nei paraggi del tropico del Cancro tendo a preferire le infradito di plastica), e che anche questa è una cosa muy mala, perché sono destinata a rompermi l’osso sotto l’alluce, quello che sporge.
Uccellaccio del malaugurio, tsk. Io le scarpe con quaranta gradi non le metto.
La veggente decide che è ora di parlare della mia famiglia: oh, quante cose vede!
Comincia a dire che ho una conoscente, che mi somiglia di carattere, però è più bassa e più scura di pelle/capelli, che mi invidia moltissimo e che io risento della sua invidia (sempre a livello di energie soprannaturali, eh. Aura contro Aura). Boh, potrebbe anche essere, le conoscenti matte non mi mancano. Dice che mi invidia perché ho viaggiato e per le cose che faccio (quali cose? non faccio niente), e anche per la posizione economica della mia famiglia (ah ah, qui ti sbagli, stregaccia. L’ amica cui pensavo è molto più ricca di noi).
Afferma che possiedo delle nonne o delle parenti femmine dalla grande spiritualità, che pregano molto per me. Uhm sì, in effetti sì. Cioè, sulla grande spiritualità non mi pronuncio, ma di pregare, pregano. Sostiene che la mia famiglia sarebbe andata incontro a grandi catastrofi, senza la protezione delle loro preghiere. Dice che i miei genitori vanno d’accordo tra loro, ma avrebbero avuto grandissimi problemi se non fossero stati protetti da queste preghiere. Bueno, mia nonna andrà in visibilio.
Poi mi chiede se c’è un gioiello che si tramanda nella mia famiglia dalla parte femminile: ad esempio una nonna che l’ha passato a mia mamma, che poi l’ha passato a me… dice che lo vede con chiarezza. Non sono sicura di aver capito. Joya, chiedo, vuol dire gioiello? Si si, una collana, un bracciale, un anello… un anello…
Calma. Magari è un’usanza tipicissima messicana tramandarsi i gioielli da madre a figlia. Magari non esiste una donna messicana che non possieda un anello di famiglia… come il mio anello per gli esami: era di una prozia, poi è passato a mia madre, che l’ha passato a me in uno dei miei periodi di disastri scolastici. È una fascia dorata, con delle stelline, e porta inciso il nome della mia prozia sul lato interiore. Mi è sempre piaciuto molto, e in effetti mi ha portato fortuna.
Mele. Devo comprare delle mele. Sono un po’ emozionata. Non solo come antropologa fallita, anche come essere umano. Ho quasi la tentazione di chiederle qualcosa, ma poi ritorno in me. L’altare kitsh nel mio salotto, non ce lo voglio.
E comunque tutte le donne hanno ereditato un gioiello, no?
Mi chiede quanto tempo mi fermerò in Messico. Ho il biglietto prenotato per luglio, anche se in effetti non sono sicura di quanto mi fermerò. Lei scuote la testa, dice che ci sarà un’emergenza e che rientrerò prima. Che? Ma insomma, signora veggente, le tenga per lei le cose brutte! Già ci convivo, con la paranoia delle emergenze… Per fortuna, pare che succederà qualcosa a me, non alla mia famiglia, dice per consolarmi.
Certo, non devo stare troppo tranquilla: un uomo alto, con gli occhi chiari e i baffi, mio parente stretto (ehm, ad esempio mio padre) ha un problema al cuore. Deve farsi controllare assolutamente, anche se non capisce bene se si tratta del cuore fisico o del cuore – centro – dei sentimenti (potrebbe avere un infarto alla vista della figlia che si è comprata un cane, realizzando il suo incubo domestico, unendo così il cuore fisico a quello psicologico). Va beh, lo riferirò alla mamma che è medico, così stabilirá il da farsi. Quella ipertesa è lei, tra l’altro.
Mi chiede se i miei genitori hanno in progetto di venire presto in Messico… sostiene che li vede qui, pronto . Dico di no, che mi piacerebbe molto, ma non hanno dei veri progetti (a meno che non siano costretti a venire a causa della mia emergenza, glom. Un pezzo di piede rotto è un’emergenza? È sufficiente?).
E va bene… señora strega, che ne pensa, mi iscriverò al master o smetterò di studiare? Studierò ancora per altri quattro anni. Buono a sapersi, mi metto comoda allora.
Finisce di limpiarmi, spargendomi olii sui capelli freschi di shampoo (sigh) e tracciandomi varie croci sulla pelle (insiste sulle gambe, ho una mezza idea di pestarla).
Abbiamo finito, mi chiede i due euro, elargisce vari consigli alla mamma di Joel riguardo alcuni rituali che sono tenuta a compiere. Devo mettere sui piedi, per raffreddarli, una pomata a base di arnica (ma io al ghiaccio serale non rinunceró). Aggiunge altre cose pittoresche ma difficili da capire: tanto so che la señora Alicia mi farà trovare l’arnica e i limoni da spalmare sul pavimento (frammenti che ho captato) casualmente sul tavolo, insieme alla colazione.
Le chiedo se il cane godrà di buona salute, lei mi dice solo: oooh, vedo che lo castrerai, perché? Noiosa. Ma starà bene? E comincia a chiacchierare un po’ con la mamma di Joel.
Io scollego l’udito e comincio a sognare.
(tratto dal mio romanzo “Il paese dei filosofi con gli stivali”, in uscita con Altromondo Editore)

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