Racconti — 1 ago ’09 19:14

“Il desiderio di Susanna” di Marisa Attanasio

C’era una volta la piccola Susanna. Era una bambina dolce e graziosa che amava giocare nel piccolo giardino dietro la sua casa. In particolare, era molto affezionata ad un grosso salice tra le cui fronde aveva stabilito il suo quartier generale.

Un giorno, purtroppo, il salice si ammalò e i suoi genitori, sebbene a malincuore, decisero di abbatterlo. La bambina protestò vivamente, non voleva assolutamente perdere il suo più caro amico ma la mamma e il papà sembravano determinati. La piccola era disperata e con il viso rigato dalle lacrime, prese la sua bici e scappò via. Giunta in riva al mare si nascose in una delle barche ormeggiate. Continuò a piangere finché non ebbe più lacrime, poi, accoccolata sul fondo della barca, sfinita dalla stanchezza, si addormentò.

Il tempo passò e quando Susanna, disturbata da uno spruzzo d’acqua si risvegliò, si accorse di essere a largo. Terrorizzata la piccola provò a gridare aiuto ma nessuno poteva sentirla.

gabbianoSolo un gabbiano accorse e si posò accanto a lei.

“Cosa ti è accaduto, piccina?”, le chiese con garbo.

Susanna rimase di stucco nel sentirlo parlare. “Com’è possibile!”, esclamò. “Un gabbiano parlante!”.

“Certo che parlo, non sono mica muto! C’è qualcosa che posso fare per te, piccola?”.

“Mi sono addormentata su questa barca e non so come adesso mi ritrovo qui”, piagnucolò Susanna.

“Oh, capisco. Ti preoccupi per la tua sorte!”, esclamò il gabbiano deluso. “Pensavo che fossi preoccupata per la nostra sorte e per quella del nostro mare!”.

“Perché dovrei preoccuparmi per il mare?”, domandò la bambina.

“I tuoi simili lo stanno distruggendo e con esso moriranno anche tutte le creature che lo affollano dentro e fuori. Osserva ciò che ci accade!”, disse il gabbiano e le mostrò le sue ali. Susanna vide le larghe macchie nere che imbrattavano il candido piumaggio dell’uccello.

“E’ il petrolio, il terribile veleno che sporca le nostre acque e soffoca tutti noi. Sono già migliaia le sue vittime, il nostro destino è segnato ormai. Nessuno ci aiuterà!”.

“Come vorrei potervi aiutare ma sono solo una bambina!”, esclamò Susanna.

“Certo che puoi aiutarci”, disse il gabbiano, indicando un punto all’orizzonte. Solo allora la piccola notò la sagoma di un’isola lontana.

“Laggiù troverai quel che cerchi. Il cristallo della speranza! Raggiungi quell’isola e trova la preziosa pietra. Solo così potrai salvare tutti noi!”. Con queste parole il gabbiano volò via.

*******

isolaSusanna rimase per un attimo confusa, osservò l’isola lontana e, animata da un’improvvisa energia, cominciò a remare. Quando finalmente raggiunse l’isola, era stremata. Riuscì a malapena a vedere due bambini che giocavano sulla spiaggia prima di gettarsi sulla sabbia priva di forze. I ragazzini la osservarono curiosi. Si avvicinarono a lei e, vedendola in difficoltà, corsero a prendere alcune noci di cocco per dissetarla.

Susanna si sentì subito sollevata e si rialzò. Avrebbe voluto ringraziare i due bambini, ma questi corsero via senza darle il tempo di aprire bocca.

La bambina, ritrovate le sue forze, prese ad esplorare l’isola alla ricerca del misterioso cristallo della speranza di cui le aveva parlato il gabbiano. Nel bel mezzo dell’intricata foresta in cui si era addentrata trovò una casupola.

Susanna bussò alla porta e una voce sommessa le rispose. “Entra, mia cara!”.

La piccola entrò e trovò, seduto su di una grossa poltrona, un vecchio dalla lunga barba e dalle folte sopracciglia candide come la neve.

“Finalmente sei arrivata, piccina mia. Ecco, prendi pure, sei la nostra unica speranza”. Le porse una piccola pietra levigata  e scintillante.

“E’ la gemma scarlatta. Prendila, ti indicherà il cammino. E’ il solo modo per salvare il nostro mare!”.

“Ma… come è possibile salvare il mare con questa pietra e quale deve essere il mio cammino?”, domandò confusa la bambina.

Ma il vecchio si limitò a fissarla con occhi speranzosi, chiuso in un profondo silenzio. Susanna comprese che non avrebbe ricevuto altre indicazioni e, stretta la gemma tra le mani, uscì. Proseguì lungo un sentiero che si apriva nel folto fogliame ma, ben presto, avvertì un gran freddo. Si fermò a raccogliere un po’ di legna per accendere un fuoco, ma non vide una profonda buca nascosta dai rami sparsi sul terreno. Atterrò bruscamente e la gemma scarlatta le scivolò dalle mani infilandosi in una fenditura.

Un rombo spaventoso echeggiò nella foresta e la terra tremò con violenza. Una buia caverna si aprì davanti a lei. Susanna era terrorizzata ma, nello stesso tempo, era curiosa di esplorare quel luogo così strano.

Si spinse nella cavità oscura e, poco più avanti, fu attratta da un intenso luccichio. Si chinò e il suo cuore ebbe un sussulto di gioia quando scorse in un angolo un meraviglioso cristallo scintillante.

“Finalmente sei arrivata!”, esclamò una voce dietro di lei. La bambina si voltò e incontrò due occhietti vivaci e sorridenti. Uno strano folletto con una lunga veste verde smeraldo e un buffo cappello a punta la osservava felice.

******

“Chi sei?”, gli domandò Susanna.

“Sono il folletto che custodisce il cristallo della speranza”, rispose lo strano personaggio.

“Sono lieto di vedere che c’è ancora qualcuno a cui sta a cuore la salute del nostro mare. Non tutti i cuori sono malvagi, allora!”.

“Cosa posso fare?”, domandò Susanna, indicando il cristallo.

“Prosegui il tuo cammino, troverai un piccolo incavo nella roccia. Infilaci il cristallo e affidati al tuo cuore”.

Il folletto svanì nel nulla prima ancora che Susanna potesse chiedergli altro.

Proseguì in quella profonda caverna, guidata dalla luce del cristallo e, finalmente, trovò l’incavo di cui le aveva parlato il folletto. Vi infilò la preziosa gemma e, con suo immenso stupore, si ritrovò in un luogo incantato.

fiumeVerdi colline si aprivano davanti a lei, ricche di prati fioriti. Racchiuso fra queste, un limpido fiumicello scorreva lento e sinuoso. Susanna si sedette sulla sponda e immerse i piedi nell’acqua, assaggiandone la piacevole frescura. Qualcosa emerse dall’acqua: una pergamena chiusa da un sigillo. Susanna la prese e l’aprì. Poche righe vi erano scritte:

“Se il cristallo in queste acque tornerà

la speranza si riaccenderà

e un tuo desiderio si avvererà!”.

Susanna ripensò subito al suo amato salice. Quanto le sarebbe piaciuto poterlo guarire! Anche la nostalgia della sua casa l’assalì e desiderò tornare dai suoi genitori. Ma un leggero sussurro le risuonò nelle orecchie: “Il nostro destino è segnato ormai. Nessuno ci aiuterà!”.

Così le aveva detto il gabbiano. La piccola allora non ebbe più dubbi e a voce alta espresse con sicurezza il suo desiderio.

“Desidero che tutte le acque del mare ritornino limpide e pulite e che tutte le creature che vivono dentro e fuori di esso possano finalmente vivere in pace!”.

Immerse il cristallo nel fiume e fu subito invasa da in intenso bagliore. Il gabbiano, i bambini che l’avevano dissetata, il vecchio della casupola e il folletto del cristallo la salutarono con gioia. Il mare poteva finalmente tornare a vivere!

La piccola Susanna si ritrovò misteriosamente sulla sua spiaggia, nella stessa barca in cui si era accoccolata. Corse a casa felice, desiderosa di riabbracciare la sua mamma e il suo papà che l’attendevano con ansia. Ma un’altra sorpresa l’aspettava: il suo salice, finalmente guarito, splendeva rigoglioso al sole.

(tratto da “I racconti di Madre Natura” di Marisa Attanasio

ed. I fiori di Campo, Pavia, 2006)

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