Racconti — 1 ott ’09 22:40

“Il sergente Paul Moore” di Andrea “B-Ja” Bigiarini

Gli artificieri Jenkins e Hobbs erano riusciti a piazzare le cariche di dinamite scavando degli anfratti con le loro piccozze nelle parti non di Ferrite del piccolo tunnel.

Ferrite. Tutta la zona è un enorme, fottuto, compatto ammasso di Ferrite.

La Ferrite fa impazzire le bussole e strumenti. E’ come stare all’interno di un gigantesco magnete. Ma per noi del Quarto Reggimento Durham di Esplorazioni Sotterranee stare sottoterra e in condizioni di merda è una cosa naturale.

Ci chiamano “Le Talpe”, un po’ con rispetto, un po’ per prenderci in giro. Mappare, pattugliare e sigillare la fitta rete di camere e cunicoli sotterranei che collegano il New Mexico con lo Uthah è il nostro compito primario. Qualcuno ha delle allucinazioni, qualcuno si spara un colpo in testa dopo 15 giorni senza vedere un raggio di luce, qualcuno ancora urla al manicomio militare di Santa Fè in preda alle allucinazioni.

Stare nel buio per un lungo tempo non è facile. Far parte delle Talpe è ancora più difficile.
Siamo in guerra dal 1907 e puoi servire il tuo paese anche combattendo contro degli indiani Jicarilla a 500 metri sotto terra. E’ da tre anni che le tribù Jicarilla e Hopi della Alleanza dei Quattro Angoli cercano continuamente di attaccarci dietro le nostre linee usando questi oscuri, puzzolenti, umidi e infestati condotti che corrono sotto questo territorio da loro considerato sacro. Loro hanno solo un vantaggio, si sentono a casa. Credono che questa area sia il loro Mondo Sotterraneo, il luogo da cui 3113 anni fa i sopravvissuti di una delle quattro fine del mondo, furono portati alla luce dal loro Dio del Sottosuolo Masaùu. Gli indiani sono fantasiosi, noi delle Talpe solo fuori di testa.

“Ok cariche piazzate Sergente Moore” mi dice Jenkins mentre assieme all’altro artificiere si spostano in direzione del gruppo facendo segno di allontanarsi. “Ok, ricevuto Jankins. Vediamo adesso di trovare un punto dove mettersi al sicuro e non venire investiti dai detriti e assordati dal rumore”.

Effettuare una “demolizione sotterranea controllata”, come la chiamiamo in gergo, non è una cosa facile. Soprattutto in budello cieco a 547 metri sotto terra. E’ come stare in una botte tirarsi una granata dentro. Ma anche questo è un rischio che devi correre se vuoi fare parte delle talpe. Fare la fine del topo o della talpa.

Condotti, miglia e miglia di una fitta rete di cunicoli, gallerie, camere, laghi o budelli sotterranei. Questo cunicolo in particolare era considerato top-secret dal Governo degli Stati Uniti. Lo chiamano “Condotto PG-2K”. Il “PG” viene dalle iniziali di chi l’ha scoperto la prima volta, la Payer Geographic, una casa editrice specializzata in “Mappe e Guide per Avventurosi Avventurieri”, e il “2K” non lo so. Forse perché altre due missioni erano scomparse senza lasciare traccia. Anzi, una traccia l’avevano lasciata. In un saccapane accanto al corpo smangiucchiato e decomposto dell’esploratore di prima classe Perkins venne ritrovata una mappa con sopra una annotazione scritta a mano probabilmente dallo stesso prima di morire – “QUIVIRA” e poi un cerchio disegnato con una freccia sopra la mappa che indicava il cunicolo. Quivira, la Grande Quivira della leggenda.

La più preziosa delle Sette Città D’Oro. Sette città in cui sette vescovi spagnoli in fuga da Merida assediata dai Mori nel 1150 seppellirono tesori, oggetti e libri di valore immenso. Le Sette Città. Miraggio, trappola, chiamatelo come volete. Le stesse sette città che fecero muovere l’avventuriero spagnolo Fancisco de Coronado verso la metà del ‘500 senza esito per ricercare Cibola, una di queste città. Altre missioni, altri morti nel corso dei secoli per incorrere l’illusione di queste Sette Città e mettere le mani su un bottino da mille e una notte. Loro le cercavano sopra, noi le cerchiamo sotto.

“Sergente Moore che facciamo? Non vorrei si inumidisse la dinamite signore.” mi riporta alla realtà Hobbs che terminando di collegare i fili elettrici al detonatore mi fa vedere dove ha piazzato le cariche.

“Hobbs. Metti al sicuro i due cartografi della Payer, non voglio che si faccia male qualcuno”risposi. Da qualche anno la Payer Geographic Society era riuscita a siglare un accordo con l’Esercito degli Stati Uniti. La Payer mandava i suoi specialisti, perlopiù cartografi, geometri e reporter ad accompagnare missioni esplorative, soprattutto ad Ovest del continente nord americano. L’Esercito prendeva delle sovvenzioni e talvolta riceveva, grazie alla Payer, dei nuovi e curiosi strumenti, soprattutto per uso bellico, provenienti dai laboratori Nazionali di Sandia. Le squadre d’assalto di trincea, i cosiddetti “Ogres”, gli Orchi, erano dotati di queste strane armi.
A dire il vero i Laboratori di Sandia li mandavano sul campo di battaglia dopo aver effettuato pochissimi test. Mi ricordo una volta di aver sentito raccontare una storia sul VI° Reggimento Ogres, sulla linea di combattimento a Sud del New Mexico, vicino alla frontiera imperiale, che stava impiegando il cosiddetto “Raggio della Morte” su delle postazioni della Fanteria Imperiale Mexica oltre Socorro, ex stato del New Mexico. Il Cannone a Raggi dopo aver colpito due torrette difensive a 30 kilometri di distanza di guardia sulla Striscia di Santa Fé esplose, decimando una quarantina di militari americani.

La cosa che mi fa sorridere della situazione di merda in cui si trovano gli Stati Uniti adesso è che seppure nel 1884 fu costruita questa enorme trincea lunga 1920 chilometri, da Albuquerque New Mexico fino alla baia di Matagorda in Texas, per fermare le ostilità tra U.S.A. E Impero Mexica ancora oggi dopo 26 anni le scaramucce, assalti e sabotaggi continuano. Soprattutto sabotaggi e atti terroristici da parte di quei fottuti integralisti Maya. Si chiamano con vari nomi che prendono in prestito dalla religione Imperiale Unificata Maya. “Ah-Puuch”, in onore del dio scarnificato della morte, “Bolon Tiku”, i Nove Signori della Morte, eccetera.

Questi gruppi sono formati soprattutto da figli e nipoti di ex-suddite americane che dopo l’invasione del Texas e del New Mexico vennero ripetutamente stuprate dagli imperiali e buttate in quelle che vengo chiamate “Chihuatas”, “Le Case dei Nuovi Sudditi”. Buttate lì in attesa del parto e poi uccise. I figli di questi stupri sistematici di massa allevati per odiare noi americani e sottoposti ad un lavaggio del cervello soprattutto religioso. I “Chits”, questi fili di puttana, sono i peggio. Bastardi con i capelli biondi e gli occhi azzurri ma con i tratti da indios centro-americani. Se la Spagna fosse riuscita a conquistare il centro-america nel ‘500 questo non sarebbe mai successo. Probabilmente adesso tutte le tribù Atzeche, Maya, Tlaxaclane sarebbero state nel corso degli anni sterminate. Al posto dei loro riti sanguinari una bella croce da baciare e da pregare magari nel silenzio di una chiesa.

Lo so che è pura fantasia, ma adesso non staremmo nella merda. Non ci troveremmo neanche nella situazione di fare un referendum per chiedere agli americani degli stati dell’Est se preferiscono rimanere in questi U.S.A. Decadenti oppure fare parte del Commonwealth e diventare sudditi di Edoardo VII°, Imperatore Britannico. La chiamano annessione. Io penso che i nostri politici stanno svendendo l’America all’Inghilterra in cambio di soldi e sicurezza. Soldi e sicurezza. Quello che cercano i deboli da sempre.

“Sergente, mi ha sentito? Siamo pronti alla detonazione.” È l’artificiere Hobbs che di nuovo mi riporta con i piedi sulla terra. “Ho sentito Hobbs. Sposta la squadra là” dico indicando una galleria a gomito sulla sinistra mentre affretto il passo e non voglio più pensare ad altro.
Sto controllando che tutti siano posizionati nel punto da me stabilito. Guardo Hobbs e penso che quel ragazzo è uno dei migliori esperti in demolizioni sotterranee controllate. Dico a tutti di infilarsi dei proiettili nell’orecchio per cercare di contenere il rumore dell’esplosione. Guardo Hobbs e gli dico che può far brillare le cariche quando vuole.

“3, 2, 1” scandisce Hobbs prima di girare l’innesco del detonatore. Prima del lampo bianco che ci accieca. Prima che l’inferno rutti sassi e pezzi di Ferrite dovunque. Prima che le mie orecchie si stacchino dalla testa per non volere udire il rumore di mille cannoni.
Siamo “Talpe” e i nostri timpani hanno una loro vita propria.

(c) 2009 Andrea “b-Ja” Bigiarini
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