Nella piazzetta c’era un galantuomo che sembrava un nulla di buono, giacca stracciata e pantaloni consunti, disegnavano la sagoma di un combattente ormai vinto dagli anni e dalla vita.
Viso rugoso attraversato da rivoli di stanchezza, fronte sporgente ed aggrottata, due piccoli occhi incastonati in una ossuta orbita esploravano il largo di fronte.
Nessun chiavistello magico, ormai, avrebbe più potuto fargli sorridere il cuore e la mente. L’età, l’esperienza gli avevano insegnato molto e i suoi gesti lenti, meccanici, lasciavano intravedere che nessuna emozione sarebbe stata più in grado di sorprenderlo.
Aveva vissuto gli anni duri della guerra, aveva studiato le lettere e il diritto e la sua avida curiosità si era come assopita nel monotono circolo dell’esistenza. Seduto su una panca alla chiesetta rimuginava sul suo passato di soldato semplice prima e capitano d’artiglieria poi, agli encomi ricevuti e alle morti che aveva provocato.
La pipa che fumava dipingeva davanti ai suoi occhi nuvole in cui si muovevano come fantasmi gli anni della giovinezza, della forza, dell’energica passione per la vita.
Assorto in questi pensieri non riusciva a trovar più ragione della morte che cancellava tante vite con una facile mitragliata.
Forse meglio non pensarci, si diceva, parecchi compagni son divenuti folli in tal modo.
La guerra, pensava, era giusta solo nel momento in cui si combatteva, subito dopo si trasformava in un mostruoso delirio da cancellare se ciò fosse stato possibile. Si uccide per dovere si muore per disavventura. Vedeva come in un film allucinato gli uomini che mutavano in bestie che avevano sete di sangue del nemico, quegli stessi uomini che dopo brindavano alla vita ubriacandosi di vino e di morte.
Difendere la patria, massacrare il nemico, rivestirsi di onore e orgoglio, ricominciare a vivere: vivere dopo la morte. Esercizio
difficile se non impossibile. Fissava nel mentre il Cristo esposto fuori la chiesetta anche egli massacrato da altri uomini per altre ragioni, di giustizia, per ripristinare un certo ordine sociale, chissà!
Tutto ciò lo faceva rabbrividire e assalito da questi intricati dilemmi riaccese la pipa che nel frattempo si era spenta, ammutolita anche essa da tanto sgomento.
Decise di alzarsi e fare una passeggiata come era solito compiere a quell’ora del pomeriggio ed i suoi passi inconsciamente presero la direzione del cimitero.
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luigi
23 ott ’09
complimenti domenico
Anonimo
23 ott ’09
MOLTO PROFONDO, RACCHIUDE UN PASSATO TRAGICO X LE SUE VICENDE,IL TORNARE IN MENTE CERTI EVENTI SCONVOLGE SEMPRE IL FUTURO;VIVENDO MALE IL PRESENTE.NELLA MENTE SI RIPERQUOTONO SEMPRE DEI DILEMMI SE GIUSTO QUELLO CHE ABBIAMO COMPIUTO NEL PASSATO. MI PIACE NON SONO BRAVA NEL CRITICARE UN LAVORO DI ALTRUI, MI PIACE CHI NEL SUO PICCOLO RACCONTA STORIE DI VITA O SCRIVE QUALCHE POESIA X FAR SOGNARE CHI NON LO FA’ PIU’, O CHI NON RIESCE AD ESPRIMERE LE PROPRIE EMOZIONI.COMUNQUE CONTINUA RIESCI A TRASMETTERE LE MOLTEPLICE SENSAZIONI.
Anonimo
23 ott ’09
HAI RAGIONE DOMENICO NON HO SIGLATO IL COMMENTO ECCO PERCHE’ CHIEDI SE ERO ROSA? OK, HAI RAGIONE, SI LEGGERO’ALTRI TUOI RACCONTI, BUONA GIORNATA.
Alba Torrisi
23 ott ’09
L’apparenza di un essere umano non si misura da ciò che indossa o dalle rughe che segnano il tempo trascorso. L’apparenza è la possibilità di far vedere, anche attraverso l’atto di fumare la pipa, la fatica di superare i ricordi di una guerra combattuta all’insegna di alti ideali. La guerra rende nemici gli uomini. La guerra inganna l’orgoglio di essere uomini e induce poi alla riflessione, al pentimento, al rimpianto. E se non si ha la forza di riparare e perdonare il prorio vissuto nel tiepido silenzio della coscienza si rimane confusi, infelici, soli, come il soldato gentiluomo, nell’ultimo sforzo di raggiungere il traguardo della propria fine.
Elisa Cordovani
23 ott ’09
Sei uno straordinario poeta e un bravissimo narratore, questo racconto oltre a sottolineare l’assurdita’ della guerra e le ferite che lascia nella societa’, fa riflettere su come il passato,secondo che passato e’,condizioni fortemente il futuro….che dire ancora? complimenti Domenico!!!!!
enza
23 ott ’09
La descrizione minuziosa è come una fotografia e si respira il profumo del tabacco. La nostalgia per l’età e il vigore giovanile, l’ ineffabile passar del tempo, la riflessione sulla vita e la sua fragilità…tutto poeticamente raccontato…Grazie e complimenti fratellone!!!!
Helenia
23 ott ’09
Storia di vita speciale per gente normale…
Grazie Domenico *
angelo
23 ott ’09
Quello che mi piace è il trattare in maniera “leggera” un argomento drammatico come quello della guerra e soprattutto dei suoi spettri…Paradossalmete, è ancora più interessante in quello che non dice piuttosto che in quel che dice…in altre parole, mi piace pensare a questo breve racconto come a una promessa…
marta
24 ott ’09
Grazie per questo robusto racconto,
Un tema realistico e storicamente plausibile, non facile da affrontare senza cadere nel luccichio, o nella grulla bolsaggine della retorica, complimenti!
Buona giornata, Marta
Loretta Marcon
24 ott ’09
Caro Domenico, premetto che non sono un critico letterario e perciò posso solo dirti le mie impressioni, e le emozioni che ho provato leggendo il tuo racconto. Ciò che ho notato, prima di tutto, sono le contrapposizioni interessanti che hai usato (galantuomo-nulla di buono; lettere-diritto; encomi-morti; uomini-bestie). Poi il senso del poetico che è latente lungo tutto lo scritto (bellissima l’immagine della pipa che dipinge nuvole…). La prima parte, forse a mio parere più filosofica, con quel “monotono circolo dell’esistenza” mi ha richiamato Leopardi con la sua distinzione vita/esistenza e ha confermato ancora una volta questa intuizione magistrale. Di nuovo torna “la pipa” personaggio anch’essa in questa pagina che richiama meditazioni sul senso della vita e di nuovo è affascinante l’immagine.
Complimenti caro Domenico, con poche righe hai saputo trasmettere davvero molto.
Sabrina Longari
25 ott ’09
Domenico, complimenti per questo racconto..mi è molto piaciuto.Hai un modo fluido ed incisivo di rendere le immagini, tanto che a me è sembrato, ad un certo punto, di essere nel racconto in prima persona..La storia di un uomo che tanto ha vissuto e visto..bello!mi ha colpito anche quel velo di malinconia che si cela dietro le parole che però non escludono la speranza..una malinconia che fa riflettere..spero di leggere ancora i tuoi scritti..vale la pena!!
Gennaro
27 ott ’09
Intenso. Le immagini colorano tutto, un quadro meraviglioso. Lo vedo il “galantuomo” in ogni suo movimento, in ogni sua espressione, anche quello non descritto, anche quella non detta. Ogni parola è lì per una ragione, tutto studiato, tutto atto a generare gli effetti che l’autore desidera. Il lettore non può far altro che seguirlo per una strada segnata, ma che sembra, grazie alla capacità di riuscire a farlo sentire libero, una via non obbligata: il desiderio di scoprire. Il lettore non lo sa, ma rimane attanagliato dal desiderio di conoscere e capire il perchè, il tempo, il luogo, i pensieri, anche di una sola persona, protagonista di un racconto breve. Davvero mirabile. Non un’epopea che tiene in attesa, non migliaia di uomini in moto, non mille passioni, ma l’uomo solo unico, un povero Cristo, che muove il dubbio che li comprende tutti: la vita, la morte, l’inutilità della guerra, della lotta, della sopraffazione.
La capacità di sintesi è formidabile.
La sintesi regala l’attenzione del lettore. Il miglior regalo per uno scrittore!
vg
26 nov ’09
sono attraversato da mille domande, hai suscitato delle belle emezioni e dei bei ricordi, se questo è il compito di una storia bravo bravo bravo. spero di leggere ancora tuoi scritti
domenico
11 dic ’09
*Ciao Domenico!!!
leggo con enorme gioa i commenti di sapienti penne,che in parte descrivono i tuoi io,la profondità del tuo narrare gli eventi di quel filo spinato & di quel galantuomo,che sembrava un nulla di buono,quella giacca stracciata sopra pantaloni consunti che disegnavano la sagoma di un combattente.
Non aggiungo altro,ripeterei molte delle cose già espresse,non farò analisi,ancora meno critiche,non ho gli strumenti per tale azzardo
Per volontà della musica che ringrazzzzio,ho avuto il privilegio di conoscere la tua poetica il tuo scrivere che abbraccia quelle”ANIME CONTRO ANIME”quei “GIORNI STRANI” che poi così strani non lo sono stati mai,forse tutto si spiega nell’impotenza di reaggire alla pochezza che gravita sulle tempie & gli occhi,complici un pò tutti.
Ecco Domenico due parole per esprimerti il mio sentire & ringrazzzziarti per le forti emozzzzzzzzioni che reagala il tuo narrare*
Roby da Torino
28 dic ’09
bravo, bravo, complimenti, sintetico e concreto, spero di leggere altri scritti tuoi!
miki
28 dic ’09
le parole leggi e la puzza di guerra t’assale, e nell’inconscio del cuore, sintravede lo stato sociale. noi di candido affetto ci scansiamo dall’uomo valore,che alla patria ha donato il suo cuore.incuranti dell’oro passato, che di stato ne ha tutto lonore……….complimenti hai scritto un capolavoro.
Martina
2 gen ’10
Leggendo questo scritto ho avuto come l’impressione di trovarmi seduta, in silenzio, a poca distanza da quest’uomo. E’ come se fossi spettatrice di questa scena, vicina a tal punto da poter rivolgergli la parola. E’ una bella sensazione: avere come l’illusione di far parte di quella piazzetta.
I movimenti lenti e stanchi riverberano la stanchezza dell’anima.
Complimenti.
Martina
4 gen ’10
Ciao Domenico, ho letto il messaggio che mi hai lasciato sul blog, ne hai uno anche tu per caso?
Domenico Setola
4 gen ’10
Ciao Martina, io non ho un blog……………se vuoi sono su Facebook e questa è la mia e-mail………dom1312@alice.it
Saluti, Domenico
Giovanni
20 gen ’10
Sinceramente non comprendo tutto questo entusiasmo. Dietro una buona forma (che mi pare il presupposto base per chi abbia ambizioni letterarie) intravedo contenuti tuttaltro che innovativi. Il messaggio che passa, piuttosto banale se mi è concesso, è che la guerra segna le anime, cambia le persone, il loro modo di percepire gli eventi nonchè i valori.
Tutto maledettamente vero, ma anche tremendamente lapalissiano.
Alla prossima
G
antonella
23 gen ’10
veramente bravo domenico
luigi mi ha fatto leggere solo ora
ti auguro di riuscire a realizzare i tuoi sogni
ciao
a presto
la piccola federica
23 gen ’10
il mio papà luigi mi ha detto che la prima volta che l’ha letta gli ha tanto ricordato vostro nonno.
…il viso rugoso…la fronte sporgente….il sorriso mancante…gli anni della guerra…
grazie domenico
ti mando un grrrrrande bacio