Non so perché continuo ad ascoltare questo programma alle quattro di pomeriggio. La calda voce di Matteo mi stringe la gola.
Tornavamo dalla nostra breve vacanza e la strada del ritorno chissà perché era sempre più breve dell’andata. Dovevo sbrigarmi ad accarezzarti i capelli prima dell’ingresso in città e volevo guardarti il più a lungo possibile. Cambiavi la marcia con la mano sinistra per non lasciare la mia. I racconti di Matteo ci piacevano, si accavallavano con le nostre parole e i nostri pensieri. Mi è sempre piaciuta la tua voce bassa e convincente e mi piace sentire che è rimasta la stessa. Ti guardo mentre mi parli e non ci credo che siamo qui oggi, adesso. La città si avvicina, ti ascolto e il respiro si fa profondo. Non voglio lasciarti così presto, non ti lascerei mai, ma se te lo dico fa ancora più male. Matteo continua a parlare e non riesco più a seguirlo, so che devo andare e vorrei che proprio adesso ci fosse una pioggia tropicale, il vento degli uragani e la tempesta di sabbia del deserto che mi obbliga a restare qui per sempre. Invece questa strada è quasi vuota , le case con i muri scrostati, le finestre chiuse, le auto parcheggiate ordinatamente. E’ una strada che va in una sola direzione, sotto il sole di una primavera troppo calda ,oggi sembra già estate. ‘Non fare così’ mi dici ma lo sai che non ci riesco ad andarmene senza salutarti. Sei già con la testa altrove, ma continuo a cercare i tuoi occhi e stringere la tua mano. Matteo intanto insiste con i suoi racconti, ascolto la sua voce e guardo te, quello che eri, quello che sei e quello che siamo adesso. Stai guardando l’orologio del tuo iphone, ma non so se guardi l’ora o le mail o i messaggi, so solo che io guardo te. Cerco in tutti i modi di recuperare qualche minuto in più e le tue parole sono ormai solo raccomandazioni. Cerco le chiavi poi il telefono, il lucidalabbra e qualcosa d altro nella borsa, intanto ti dico che mi manchi anche se sono ancora accanto a te. Mentre tu mi rassicuri e mi guardi, mi dici che è tardi, che non posso darti un bacio, che siamo felici, che devo sentirti vicino, che ci sentiamo stasera, che ti aspetta un pomeriggio pieno, che non dobbiamo rischiare, che devo stare tranquilla, che ci sono solo io, che il cerchio si è chiuso, che sei stato bene, che ti aiuto, che ci sarai sempre, apro piano la porta dell’auto e senza voltarmi scendo. La strada è quella di prima, assolata e triste. Appena metto in moto la voce di Matteo invita il pubblico a chiamare per raccontare un ‘altra storia. Rientro a casa in sua compagnia e la mia città mi piace oggi anche se si soffoca. Mi lascio alle spalle un pomeriggio magico, ritagliato in un tempo senza ore. Lo rivivo nei pensieri mentre il tempo passa, veloce. Tengo stretto questi momenti perché non voglio perderli nella quotidianità della vita.
Il cielo che si apre mi accoglie triste.
Matteo saluta tutti e ci aspetta domani pomeriggio. Non so più dove sei ma io sono qui.





