Wu-Wei.
La ‘Non Azione’ o semplicemente il Nulla, la massa a riposo da cui tutti noi veniamo o andiamo.
Mi sembra di essermi risvegliato da poco da questo vuoto, da quest’ assenza di presenza.
Da quanto tempo sto qui? Perché mi sento vibrare in quest’ aria leggera e stantia senza alcun tipo di sensazione? Per essere più preciso non ho esattamente neanche l’idea di che cosa siano le sensazioni ma provare qualcosa è forse una forma embrionale di quello che io accolgo come una sensazione.
Vedo una città sotto di me, posso leggere il suo nome “Sunset Valley” sul lato destro di questa strana mappa che sembra animata come in un video-game. Casine, stradine, macchinine e camioncini che sfrecciano attorno a piccoli edifici, una piccola spiaggia, un minuscolo mare con un delicato moto ondoso spumeggiante.
Un odore aspro di salsedine misto a fiori, un sapore acre in bocca. Una musica da supermercato chiuso da vent’anni che già conosco sta circolando insistente nelle mie orecchie. Già sentita. Già vissuta. Troppo familiare.
Sto precipitando.
Sto certamente precipitando mentre una scala di colori dal Bianco Titanio al Nero Puro passando con delicatezza da toni di giallo, verde, rosso e viola molto saturi mi colpisce gli occhi. Sento per la prima volta il mio sangue scorrere veloce e le mie tempie rimbombare ritmicamente.
Tutto inizia a roteare attorno a me e sono in caduta libera verso la città che adesso posso osservare nei suoi minimi particolari fino a leggere anche i nomi dei suoi edifici. Lo Stadio Memoriale Lama con la sua bianca cupola schiacciata suddivisa da dei portanti blu, la libreria Divisadero Bookstore con la sua sua elegante struttura di legno a due piani, L’Ospedale Memoriale Sacra Milza.
Ti faresti operare in un ospedale che si chiama con quel nome? Hei! Dove ti hanno operato? Sai ero degente alla Sacra Milza, birre fredde e infermiere calde …
Sacra Milza? Ma che nome del cazzo!
Adesso sto iniziando ad avere paura. Questi brividi che partono dalla nuca e arrivano fino alla spina dorsale mi confermano che ho veramente paura, molta paura.
Ho una sensazione di vuoto localizzata sotto le piante dei miei piedi e vertigini.
Una spirale turbinante si materializza attorno a me con le pareti fatte di sogno e incertezze. Bianche, eteree, compatte ma evanescenti. Sono attirato dentro questo vortice mentre continuo a cadere sempre più velocemente.
Una donna.
Tutto a d’un tratto mi appare il volto di una donna proiettata sulla superficie di questo irreale vortice dai tratti perfetti, dalla carnagione scura, forse abbronzata, bellissima, con i capelli neri liquidi, un viso rassicurante ma sensualmente materno. Dei labbri sobriamente carnosi e occhi marroni. che sanno di sofferenza interiore, di diversità incompresa, di silenzi e di profonda intelligenza.
- Sei l’amore mio, non aver paura Jack. Sistemerai tutto! – Mi ha detto questo?
Stava parlando a me quella dolce creatura carica di amore e di umana comprensione, agnello sacrificale di un mondo fatto di centri commerciali, offerte 3×2, macchine aziendali e buoni sconto?
Un lampo. Un bagliore fortissimo ed improvvisamente tutto questo si dissolve. Sono dritto sui miei piedi e sento le mie suole aderire perfettamente su un praticello umido tagliato di fresco. Un profumo di primavera sintetica mi invade violentemente le narici come se fosse la prima volta che stessi respirando.
Una casa di legno stile ‘Pre-Favolosa’. Un bidone delle immondizie di metallo ondulato pieno di residui vivi e gloriosi scarti di materiali stupidi diventati ormai obsoleti che decomponendosi stanno per assumere nuove forme più consone ed intelligenti.
Una cassetta delle lettere. La apro facendola cigolare. Una cassetta senza lettere. Lo sportello sbatte cadendo all’indietro emettendo un rumore metallico. Un nome stampato sopra – JACK HOLLIS -. Mi avvicino a osservare il nome. Cerco di ricordare. Rifletto.
Mi piace Jack Hollis. Ho sempre sognato di chiamarmi Jack Hollis. – Buonasera Jack! Buongiorno Signor Hollis – Mi sembra perfetto. Mi chiamo sicuramente Jack Hollis.
Non riesco ancora a capire se ho subito una nascita o una morte.
Ho letto da qualche parte che prima di morire ti passa davanti agli occhi tutta la tua vita. Io invece non ricordo niente. Niente parenti, niente affetti, nessun peccato sulla coscienza da espiare, incubo o paura. Nessuna immagine di me da piccolo mentre gioco con qualcuno. Nessuna immagine o profumo di una persona cara.
Ho la bocca che sa di plastica bruciacchiata come se avessi succhiato per tutta la vita un fusibile saltato. Ho un terribile mal di testa e la nausea. Ho voglia di vomitare.
“Trauma post-nascita”, non ricordo dove ho sentito questa parola, ma sicuramente sto vivendo uno shock e sento un vuoto immenso dentro di me.
Mi sento solo, escluso, rifiutato come i due Jolly estratti dal mazzo e riposti nella scatola prima di giocare a Poker. Una totale assenza di una qualsiasi forma di bene, tenerezza o affetto.
Solo. Geneticamente solo. Ogni cellula del mio corpo è composta di atomi singoli che non si toccano, che non collidono mai e questa convinzione mi fa sentire ancora più in un avanzato stato di solitudine.
Perché non ricordo chi era la mia famiglia o mia madre o mio padre? Perché non so quando è il mio compleanno? Sono Scorpione, Bilancia … non so neanche perché sto dicendo queste cose.
Se questa è una nascita mi hanno fatto nascere senza il manuale di istruzioni per l’uso: “Capitolo Primo – Cosa fare appena nati: Trovate un rifugio comodo e accogliente …”
Casa, casa, casa. Ho delle chiavi in tasca ed il portachiavi indica Via Cammino della Ninfea numero 55. Controllo la via sul cartello per strada, controllo il numero civico sulla casa. Corrisponde, andiamo. Entro a buttare un occhio.
Mentre attraverso il vialetto d’ingresso vedo la mia immagine riflessa su una delle finestre di casa. A occhio e croce dovrei avere circa tra i trenta e i trentacinque anni, ho un viso con dei tratti regolari, dei capelli ordinati castani e una bella barba corta curata. Beh non sono poi così male …
Mi do una sistemata ai capelli e con la coda dell’occhio, mentre continuo a camminare, mi sembra di intravedere sopra la mia testa un prisma verde scintillante e roteante, ma non ci faccio molto caso. La vescica mi fa male e devo fare la pipì. Apro la porta di casa e cerco subito un cesso.
Tre figure eteree e trasparenti tipo fantasmi stanno giocando a passarsi come una palla la poltrona di casa mia mentre altri mobili roteano per aria. Sembrano tutti e tre fatti di luce al neon e tutti e tre di colori diversi. Sembrano divertirsi e quando si accorgono della mia presenza, la poltrona rimane sospesa a mezz’aria roteando lentamente.
I tre si voltano, mi fissano con l’aria stupita e densa di sufficienza come se avessero visto uno spettro, molto più fantasma di loro.
- Chi siete? – Dico alle tre figure. Nell’ordine si presentano come: Jorge Deppiesse, Davin Manolesta e Raniero Willoughby. Abbastanza cordiali. Molto defunti.
Jorge mi dice di essere morto in un incendio alcuni mesi fa quando sua moglie Kathleen sbagliò nell’accendere il forno per cucinare degli spaghetti.
Davin mi racconta invece di essere annegato nel laghetto di Crystal Springs mentre stava pescando, Raniero non parla della sua morte. Mi racconta invece di un fantomatico Mister Gnomo Misterioso che si aggira per le case dalle tre alle sei del mattino per portare scompiglio in città. Inoltre Raniero aggiunge che la mia casa è stata edificata sul loro cimitero. A chi servono più i morti quando chi li dovrebbe piangere sta sghignazzando da un’altra parte? E questo loro lo sanno molto bene.
- Che ci fate qui? – Chiedo sorpreso mentre la poltrona con un tonfo secco si riallinea perfettamente alla ‘Legge di Gravitazione Universale’ di Newton cadendo nel bel mezzo del piccolo salotto che puzza di rinchiuso e di fòrmica.
- Siamo morti e abbiamo pensato di infestare la tua casa. Tu, piuttosto, chi cazzo sei giovanotto? – Risponde Raniero.
- Non ne ho la benché minima idea ma credo di chiamarmi Jack Hollis e la casa che state occupando credo sia la mia! Vedete le chiavi? – Li sto fissando, sezionando e analizzando. Sto pensando al perché i loro corpi sono di colori così differenti.
Riesco a capire che forse questi colori vengono dal modo in cui sono morti. Jorge, morto bruciato, è di un rosso acceso. Davin è azzurro e genera dai suoi piedi delle pozze d’acqua che lentamente mi stanno infradiciando il salotto, quindi annegato L’ultimo, Raniero, ha il corpo color luce al neon viola. Luminoso come una insegna di un locale di spogliarelliste per soli uomini in un buio vicolo nascosto in città. Non so dargli una causa di morte ma me ne frego e continuo.
- Ok ragazzi. Grazie per la visita, adesso ve ne potete andare! – dico scocciato ai tre mentre sto iniziando a ispezionare la mia nuova o vecchia casa.
- Impossibile Jack! – Risponde Davin – Noi dobbiamo restare qui e cercare di disturbare la tua tranquillità facendo cose che fanno normalmente i fantasmi a casa degli stronzi come te!
- …. E poi non sappiamo dove andare, ci hanno assegnato a questo lotto! – Raniero è stizzito e anche il più cafone di tutti. Con le mie tende si sta asciugando i piedi bagnati dalle pozze generate da Davin.
Le Tre Teste di Cazzo cercano di incutermi timore facendo facce terrificanti e rumori paurosi da film dell’orrore di quinta categoria ma senza nessun risultato.
- Sapete fare qualcosa d’altro, tipo pulire, stirare o cucinare? – Chiedo ai tre fastidiosi.
- Niente di tutto questo fratello, siamo solo morti e non siamo certo qui per farti le pulizie! – Mi risponde Raniero con un tono molto seccato.
- Signor Hollis le vorrei ricordare che noi siamo dei defunti e siamo qui unicamente per arrecargli grandi fastidi e forti spaventi non per aiutarla nelle sue mansioni domestiche! – replica Jorge quello pelato facendo un passo avanti. Dall’impostazione della sua voce e dai modi sembra sicuramente il più colto e educato di tutti.
Un “Ding-Dong” al campanello crea un break in quest’assurdo dialogo. Apro la porta spingendo le tre teste di cazzo dietro il battente per nasconderli da occhi indiscreti. Faccio segno con la mano di stare fermi e zitti e sgrano gli occhi in segno di minaccia.
- Jack Hollis suppongo? – Dice con la voce rauca da fumatrice incallita e poco femminile una donnona sui cinquanta, vestita con una tuta grigia di Jeans grigio a righine con macchie di unto sparse ovunque. Come faccio a sapere che è di Jeans grigio a righine? Non lo so. Mi accorgo di imparare e assimilare le cose mentre le vedo. Nomi, sapori, consistenza.
- Non so … – dico alla donnona/omone cercando di darmi un tono mentre cerco allo stesso momento di spingere le tre teste di cazzo dietro la porta vogliono vedere per forza con chi sto parlando.
- Sono Amanda Gerstein della Società Servizi di Sunset Valley, ripulisco le case da spiriti o presenze negative. Mi hanno detto che lei ha un problema signor Hollis: Tre fantasmi che hanno infestato la sua casa. E’ un’opzione casuale della sua venuta qui a Sunset Valley, poteva succedere come no! – Dice la donna ridacchiando mentre legge un foglio pre-stampato tenuto su da un porta ordini in metallo e simil-cartone.
Guardo i tre con gli occhi sgranati in un mix di minaccia e per-favore-non-fatevi-scoprire-grazie.
- Non credo Amanda … – rispondo timidamente mentre cerco di prendere il tempo necessario per trovare una risposta più credibile da darle.
- Signor Hollis si sente bene, la vedo leggermente confuso? – Mentre Amanda cerca di entrare, visibilmente preoccupata per il mio stato.
Blocco la porta con il piede sinistro. Sento il suo peso comprimere il mio piede.
- Non mi sento molto bene Amanda, ma la ringrazio. Non credo di avere bisogno dei suoi servizi, non ho visto ancora nessun fantasma da queste parti. Credo … – I tre iniziano a ridacchiare da dietro la porta facendo dei segni che recepisco come osceni. Mi potrebbe anche scappare da ridere.
- Dicono tutti così! – replica Amanda ridacchiando e rimettendo il porta-ordini con il pre-stampato mod. 229221 “Disinfestazione Fantasmi” nella sacca a tracolla della Società Servizi di Sunset Valley. Una macchina sfreccia sulla strada. Una nuvola osserva questa scena in un mattino assolato e mite. Il cielo azzurro sa di pulito. Ma nonostante tutto questo mi sento uno schifo e me ne frego della macchina, della nuvola e del cielo. Dettagli totalmente inutili e scontati forse generati da una mente in lenta decomposizione.
- Grazie Amanda, arrivederci. Sono stato felice di aver fatto la sua conoscenza. – Cerco di richiudere la porta ma adesso Amanda la spinge con la sua grossa mano per cercare di introdurre la sua faccia in casa mia. Il mio peso blocca ancora la porta.
- Ok Signor Hollis ho capito, io vado, mi saluti Jorge, Devin e Raniero appena li vede. Alla Società Servizi hanno i tabulati delle loro apparizioni. Sa, è una cosa casuale ma abbastanza programmata, lo consideri una specie di benvenuto qui a Sunset Valley! – Mi dice Amanda abbandonando l’idea di entrare in casa mia. Poi si ferma nel vialetto, si volta e riprende ridacchiando – Vuole un consiglio Hollis? -
- Che consiglio? – Rispondo balbettando mentre Davin continua a generare pozze d’acqua nel mio salotto.
- Se li tolga di casa quei tre. Portano solo scompiglio e fanno più casino di cento scimmie in una teiera! – Mi dice con tono saccente Amanda asciugandosi il sudore con la manica della tuta dopo essersi tolta il berretto sudato mostrando i suoi capelli grassi, appiccicosi e bisunti.
- Per l’amor di Dio Amanda basta, la prego! – Adesso sento la vescica che mi sta scoppiando. Devo trovare subito un cesso o mi metto a pisciare in giardino.
- Ecco. Bravo! Fa molto bene Hollis a ingraziarsi l’amore del suo Dio! – Mi risponde Amanda con un tono da maestrina. – Sembra che ultimamente qui a Sunset Valley succedano cose molto strane che hanno molto l’aspetto di un “Intervento Divino Bizzarro e Continuato”. Gente che improvvisamente lascia il nucleo familiare senza una ragione, famiglie intere sostituite da un giorno all’altro, quartieri che scompaiono. Stia attento Hollis, questo è un mondo strano e pericoloso e lei c’è dentro fino al collo. – E voltando il suo grasso culo se ne va per il vialetto del giardino canticchiando una canzone che parla di fantasmi e di una casa distrutta.
Prima di sbattergli la porta in faccia gli urlo che farò tesoro del suo consiglio ma che se non pisciavo sarei diventato violento, molto violento.
Ho l’umore sotto le suole, in pratica dalla parte opposta del pianeta, se questo è pur sempre un luogo su un qualsiasi fottuto pianeta. La mia convinzione di avere un prisma che sta roteando sulla testa è amplificato dalla fissazione/certezza che il prisma cambi di colore secondo il mio stato fisico/umorale, ma queste fisse vengono solo ai grandi depressi come me. Prima il riflesso del prisma sulla finestra mi sembrava verde e rotante. Ero forse contento?
Corro in bagno mentre i tre fastidiosi mi seguono in silenzio. Eccolo! Lo vedo! Mi guardo allo specchio e vedo il prisma allungato e brillante che rotea sulla mia testa, ma adesso è giallo-senape tendente al mango.
- Verde tutto ok. Giallo umore schifoso. Rosso hai un problema cocco! – Mi dice con una punta di cinismo Raniero indicando con il suo dito trasparente il prisma che brilla e gira sopra la mia testa mentre mi avvicino allo specchio.
- Prova a lavarti o fare la pipì oppure fatti un sonno. Qualcosa in te non funziona bene fratello! Il prisma rappresenta il tuo umore – mi dice sogghignando Davin mentre, per darsi un tono, si controlla quelle che un tempo furono le sue unghie.
Sposto la testa repentinamente e velocemente continuando a guardarmi nello specchio da vari punti di vista sperando che il prisma si stacchi dal mio asse ma senza nessun risultato. Il prisma è sempre lì, bello dritto e appiccicato alla mia testa.
- Qui funziona così. E’ tutto un bisogno da soddisfare, siamo in pieno consumismo emotivo ed emozionale. Una Desiderio-Crazia! – Adesso Jorge si mette a sedere sul cesso e continua – Vedi Jack, prima che pensi che tutto questo sia un sogno ti dico che in realtà questa tua realtà non è del tutto reale. – Jorge cerca nuovamente di sistemarsi a sedere sul cesso e riprende – Conosci il paradosso del gatto di Schroedinger? -
- Si – rispondo – … Il gatto in una scatola di piombo con due ciotole che può essere, secondo dell’osservatore, sia vivo che morto contemporaneamente fino a che non venga aperta la scatola. Il paradosso lo conosco, ma non so che cos’è un gatto. – rispondo e ripenso ancora alla mia nuova facoltà di imparare il significato delle cose solamente guardandole. -
- Questa però è una bella cazzata Jorge! – Esclama Raniero – Come ti sembra possibile innanzitutto mettere un gatto in una scatola di piombo e pensare che possa rimanere vivo?
- Effettivamente Raniero ha ragione! – Aggiunge Devin – Dai Jorge!-
- L’essere morti non vi autorizza anche a essere ignoranti! – Urla Jorge visibilmente incazzate – Non dovete pensare al fatto in se stesso, quanto all’essenza stessa del paradosso: due situazioni, vivo o morto. Fino a che non aprite la scatola, il gatto può essere per voi contemporaneamente sia vivo sia morto! Non parliamo di probabilità, parliamo di Caos e di stati contrapposti di realtà. -
- E quindi? – Chiedo a Jorge mentre cerco inutilmente di afferrarlo per toglierlo dal cesso affondando le mie mani nella sua non-materia.
Raniero mi si pianta con sua faccia a pochi millimetri dalla mia. Il suo fiato sa di balena decomposta schiacciata in una pressa di cioccolato.
- Testina – mi dice guardandomi negli occhi – Il professore ti sta dicendo che tu sei il gatto che la tua realtà è la scatola di piombo e che potresti essere sia reale sia irreale allo stesso tempo. -
Inizio a frugare nervosamente nelle tasche dei miei pantaloni mentre una nausea, causata dal trattenere la mia orina, fa la sua comparsa. Jack mi chiede che cosa sto facendo. Gli rispondo che sto cercando il numero di Amanda Gerstein, mentre inizio visibilmente a sudare dal nervosismo. Dico alle tre teste di cazzo che li voglio tutti e tre fuori dalle palle in meno di due minuti e che tutta la situazione, oltre ad essere grottesca, paradossale e irreale è diventata per me dannatamente fastidiosa. Il prisma rotante sulla mia testa adesso stava diventando rosso rubino a confermare le mie teorie.
- Dai Jack … stavamo solo cercando di aiutarti! – Mi dice Jorge con tono dispiaciuto porgendomi la mano in segno di pace.
Prisma rosso. Adesso mi hanno fatto veramente incazzare tutti e tutto!
- Ragazzi le regole sono queste: – mi metto a urlare roteando minacciosamente davanti alle loro facce sia il mio telefono cellulare sia il biglietto da visita di Amanda Gerstein e continuo.
- A) Fate finta che sono uno di voi e non trattatemi come uno stupido vivente. Forse potrei essere morto anch’io B) Quando questo coso che ho sopra la testa è di un colore diverso dal verde lasciatemi stare. C) Quando il coso è verde non vi voglio vedere attorno a me e tanto meno in casa. Siamo d’accordo? -
- Ok Jack – mi dicono in coro le tre teste di cazzo visibilmente con la coda tra le gambe mentre un’ennesima pozza di acqua è generata da Davin nel mio salotto. Gli faccio segno a tutti e tre di andarsene e di ritornare nelle loro tombe. Avevo visto tre lapidi di marmo in giardino appena mi sono materializzato qui ma mi chiedevo a chi servissero. Una casa costruita su un cimitero. Bella idea!
I tre finalmente escono.
Io nell’ordine e in sequenza:
Bagno (Usa WC) faccio una pisciata interminabile.
(Pulisci) pulisco il water in un eccesso di ordine inconsapevole.
(Fai doccia) della durata di dieci minuti con acqua molto calda e profumo di sandalo nel vapore e finalmente in camera usando l’azione (Dormi).
Chiudo gli occhi e forse sogno qualcosa nella più totale inconsapevolezza di essermi materializzato in ‘The Sims’, un video-game, un simulatore di vita.
Basterebbe avere solamente una vita da giocare…
© 2009 Andrea “B-Ja” Bigiarini – All rights reserved.
“Jack Hollis” di Andrea “B-Ja” Bigiarini
La ‘Non Azione’ o semplicemente il Nulla, la massa a riposo da cui tutti noi veniamo o andiamo.
Mi sembra di essermi risvegliato da poco da questo vuoto, da quest’ assenza di presenza.
Da quanto tempo sto qui? Perché mi sento vibrare in quest’ aria leggera e stantia senza alcun tipo di sensazione? Per essere più preciso non ho esattamente neanche l’idea di che cosa siano le sensazioni ma provare qualcosa è forse una forma embrionale di quello che io accolgo come una sensazione.
Vedo una città sotto di me, posso leggere il suo nome “Sunset Valley” sul lato destro di questa strana mappa che sembra animata come in un video-game. Casine, stradine, macchinine e camioncini che sfrecciano attorno a piccoli edifici, una piccola spiaggia, un minuscolo mare con un delicato moto ondoso spumeggiante.
Un odore aspro di salsedine misto a fiori, un sapore acre in bocca. Una musica da supermercato chiuso da vent’anni che già conosco sta circolando insistente nelle mie orecchie. Già sentita. Già vissuta. Troppo familiare.
Sto precipitando.
Sto certamente precipitando mentre una scala di colori dal Bianco Titanio al Nero Puro passando con delicatezza da toni di giallo, verde, rosso e viola molto saturi mi colpisce gli occhi. Sento per la prima volta il mio sangue scorrere veloce e le mie tempie rimbombare ritmicamente.
Tutto inizia a roteare attorno a me e sono in caduta libera verso la città che adesso posso osservare nei suoi minimi particolari fino a leggere anche i nomi dei suoi edifici. Lo Stadio Memoriale Lama con la sua bianca cupola schiacciata suddivisa da dei portanti blu, la libreria Divisadero Bookstore con la sua sua elegante struttura di legno a due piani, L’Ospedale Memoriale Sacra Milza.
Ti faresti operare in un ospedale che si chiama con quel nome? Hei! Dove ti hanno operato? Sai ero degente alla Sacra Milza, birre fredde e infermiere calde …
Sacra Milza? Ma che nome del cazzo!
Adesso sto iniziando ad avere paura. Questi brividi che partono dalla nuca e arrivano fino alla spina dorsale mi confermano che ho veramente paura, molta paura.
Ho una sensazione di vuoto localizzata sotto le piante dei miei piedi e vertigini.
Una spirale turbinante si materializza attorno a me con le pareti fatte di sogno e incertezze. Bianche, eteree, compatte ma evanescenti. Sono attirato dentro questo vortice mentre continuo a cadere sempre più velocemente.
Una donna.
Tutto a d’un tratto mi appare il volto di una donna proiettata sulla superficie di questo irreale vortice dai tratti perfetti, dalla carnagione scura, forse abbronzata, bellissima, con i capelli neri liquidi, un viso rassicurante ma sensualmente materno. Dei labbri sobriamente carnosi e occhi marroni. che sanno di sofferenza interiore, di diversità incompresa, di silenzi e di profonda intelligenza.
- Sei l’amore mio, non aver paura Jack. Sistemerai tutto! – Mi ha detto questo?
Stava parlando a me quella dolce creatura carica di amore e di umana comprensione, agnello sacrificale di un mondo fatto di centri commerciali, offerte 3×2, macchine aziendali e buoni sconto?
Un lampo. Un bagliore fortissimo ed improvvisamente tutto questo si dissolve. Sono dritto sui miei piedi e sento le mie suole aderire perfettamente su un praticello umido tagliato di fresco. Un profumo di primavera sintetica mi invade violentemente le narici come se fosse la prima volta che stessi respirando.
Una casa di legno stile ‘Pre-Favolosa’. Un bidone delle immondizie di metallo ondulato pieno di residui vivi e gloriosi scarti di materiali stupidi diventati ormai obsoleti che decomponendosi stanno per assumere nuove forme più consone ed intelligenti.
Una cassetta delle lettere. La apro facendola cigolare. Una cassetta senza lettere. Lo sportello sbatte cadendo all’indietro emettendo un rumore metallico. Un nome stampato sopra – JACK HOLLIS -. Mi avvicino a osservare il nome. Cerco di ricordare. Rifletto.
Mi piace Jack Hollis. Ho sempre sognato di chiamarmi Jack Hollis. – Buonasera Jack! Buongiorno Signor Hollis – Mi sembra perfetto. Mi chiamo sicuramente Jack Hollis.
Non riesco ancora a capire se ho subito una nascita o una morte.
Ho letto da qualche parte che prima di morire ti passa davanti agli occhi tutta la tua vita. Io invece non ricordo niente. Niente parenti, niente affetti, nessun peccato sulla coscienza da espiare, incubo o paura. Nessuna immagine di me da piccolo mentre gioco con qualcuno. Nessuna immagine o profumo di una persona cara.
Ho la bocca che sa di plastica bruciacchiata come se avessi succhiato per tutta la vita un fusibile saltato. Ho un terribile mal di testa e la nausea. Ho voglia di vomitare.
“Trauma post-nascita”, non ricordo dove ho sentito questa parola, ma sicuramente sto vivendo uno shock e sento un vuoto immenso dentro di me.
Mi sento solo, escluso, rifiutato come i due Jolly estratti dal mazzo e riposti nella scatola prima di giocare a Poker. Una totale assenza di una qualsiasi forma di bene, tenerezza o affetto.
Solo. Geneticamente solo. Ogni cellula del mio corpo è composta di atomi singoli che non si toccano, che non collidono mai e questa convinzione mi fa sentire ancora più in un avanzato stato di solitudine.
Perché non ricordo chi era la mia famiglia o mia madre o mio padre? Perché non so quando è il mio compleanno? Sono Scorpione, Bilancia … non so neanche perché sto dicendo queste cose.
Se questa è una nascita mi hanno fatto nascere senza il manuale di istruzioni per l’uso: “Capitolo Primo – Cosa fare appena nati: Trovate un rifugio comodo e accogliente …”
Casa, casa, casa. Ho delle chiavi in tasca ed il portachiavi indica Via Cammino della Ninfea numero 55. Controllo la via sul cartello per strada, controllo il numero civico sulla casa. Corrisponde, andiamo. Entro a buttare un occhio.
Mentre attraverso il vialetto d’ingresso vedo la mia immagine riflessa su una delle finestre di casa. A occhio e croce dovrei avere circa tra i trenta e i trentacinque anni, ho un viso con dei tratti regolari, dei capelli ordinati castani e una bella barba corta curata. Beh non sono poi così male …
Mi do una sistemata ai capelli e con la coda dell’occhio, mentre continuo a camminare, mi sembra di intravedere sopra la mia testa un prisma verde scintillante e roteante, ma non ci faccio molto caso. La vescica mi fa male e devo fare la pipì. Apro la porta di casa e cerco subito un cesso.
Tre figure eteree e trasparenti tipo fantasmi stanno giocando a passarsi come una palla la poltrona di casa mia mentre altri mobili roteano per aria. Sembrano tutti e tre fatti di luce al neon e tutti e tre di colori diversi. Sembrano divertirsi e quando si accorgono della mia presenza, la poltrona rimane sospesa a mezz’aria roteando lentamente.
I tre si voltano, mi fissano con l’aria stupita e densa di sufficienza come se avessero visto uno spettro, molto più fantasma di loro.
- Chi siete? – Dico alle tre figure. Nell’ordine si presentano come: Jorge Deppiesse, Davin Manolesta e Raniero Willoughby. Abbastanza cordiali. Molto defunti.
Jorge mi dice di essere morto in un incendio alcuni mesi fa quando sua moglie Kathleen sbagliò nell’accendere il forno per cucinare degli spaghetti.
Davin mi racconta invece di essere annegato nel laghetto di Crystal Springs mentre stava pescando, Raniero non parla della sua morte. Mi racconta invece di un fantomatico Mister Gnomo Misterioso che si aggira per le case dalle tre alle sei del mattino per portare scompiglio in città. Inoltre Raniero aggiunge che la mia casa è stata edificata sul loro cimitero. A chi servono più i morti quando chi li dovrebbe piangere sta sghignazzando da un’altra parte? E questo loro lo sanno molto bene.
- Che ci fate qui? – Chiedo sorpreso mentre la poltrona con un tonfo secco si riallinea perfettamente alla ‘Legge di Gravitazione Universale’ di Newton cadendo nel bel mezzo del piccolo salotto che puzza di rinchiuso e di fòrmica.
- Siamo morti e abbiamo pensato di infestare la tua casa. Tu, piuttosto, chi cazzo sei giovanotto? – Risponde Raniero.
- Non ne ho la benché minima idea ma credo di chiamarmi Jack Hollis e la casa che state occupando credo sia la mia! Vedete le chiavi? – Li sto fissando, sezionando e analizzando. Sto pensando al perché i loro corpi sono di colori così differenti.
Riesco a capire che forse questi colori vengono dal modo in cui sono morti. Jorge, morto bruciato, è di un rosso acceso. Davin è azzurro e genera dai suoi piedi delle pozze d’acqua che lentamente mi stanno infradiciando il salotto, quindi annegato L’ultimo, Raniero, ha il corpo color luce al neon viola. Luminoso come una insegna di un locale di spogliarelliste per soli uomini in un buio vicolo nascosto in città. Non so dargli una causa di morte ma me ne frego e continuo.
- Ok ragazzi. Grazie per la visita, adesso ve ne potete andare! – dico scocciato ai tre mentre sto iniziando a ispezionare la mia nuova o vecchia casa.
- Impossibile Jack! – Risponde Davin – Noi dobbiamo restare qui e cercare di disturbare la tua tranquillità facendo cose che fanno normalmente i fantasmi a casa degli stronzi come te!
- …. E poi non sappiamo dove andare, ci hanno assegnato a questo lotto! – Raniero è stizzito e anche il più cafone di tutti. Con le mie tende si sta asciugando i piedi bagnati dalle pozze generate da Davin.
Le Tre Teste di Cazzo cercano di incutermi timore facendo facce terrificanti e rumori paurosi da film dell’orrore di quinta categoria ma senza nessun risultato.
- Sapete fare qualcosa d’altro, tipo pulire, stirare o cucinare? – Chiedo ai tre fastidiosi.
- Niente di tutto questo fratello, siamo solo morti e non siamo certo qui per farti le pulizie! – Mi risponde Raniero con un tono molto seccato.
- Signor Hollis le vorrei ricordare che noi siamo dei defunti e siamo qui unicamente per arrecargli grandi fastidi e forti spaventi non per aiutarla nelle sue mansioni domestiche! – replica Jorge quello pelato facendo un passo avanti. Dall’impostazione della sua voce e dai modi sembra sicuramente il più colto e educato di tutti.
Un “Ding-Dong” al campanello crea un break in quest’assurdo dialogo. Apro la porta spingendo le tre teste di cazzo dietro il battente per nasconderli da occhi indiscreti. Faccio segno con la mano di stare fermi e zitti e sgrano gli occhi in segno di minaccia.
- Jack Hollis suppongo? – Dice con la voce rauca da fumatrice incallita e poco femminile una donnona sui cinquanta, vestita con una tuta grigia di Jeans grigio a righine con macchie di unto sparse ovunque. Come faccio a sapere che è di Jeans grigio a righine? Non lo so. Mi accorgo di imparare e assimilare le cose mentre le vedo. Nomi, sapori, consistenza.
- Non so … – dico alla donnona/omone cercando di darmi un tono mentre cerco allo stesso momento di spingere le tre teste di cazzo dietro la porta vogliono vedere per forza con chi sto parlando.
- Sono Amanda Gerstein della Società Servizi di Sunset Valley, ripulisco le case da spiriti o presenze negative. Mi hanno detto che lei ha un problema signor Hollis: Tre fantasmi che hanno infestato la sua casa. E’ un’opzione casuale della sua venuta qui a Sunset Valley, poteva succedere come no! – Dice la donna ridacchiando mentre legge un foglio pre-stampato tenuto su da un porta ordini in metallo e simil-cartone.
Guardo i tre con gli occhi sgranati in un mix di minaccia e per-favore-non-fatevi-scoprire-grazie.
- Non credo Amanda … – rispondo timidamente mentre cerco di prendere il tempo necessario per trovare una risposta più credibile da darle.
- Signor Hollis si sente bene, la vedo leggermente confuso? – Mentre Amanda cerca di entrare, visibilmente preoccupata per il mio stato.
Blocco la porta con il piede sinistro. Sento il suo peso comprimere il mio piede.
- Non mi sento molto bene Amanda, ma la ringrazio. Non credo di avere bisogno dei suoi servizi, non ho visto ancora nessun fantasma da queste parti. Credo … – I tre iniziano a ridacchiare da dietro la porta facendo dei segni che recepisco come osceni. Mi potrebbe anche scappare da ridere.
- Dicono tutti così! – replica Amanda ridacchiando e rimettendo il porta-ordini con il pre-stampato mod. 229221 “Disinfestazione Fantasmi” nella sacca a tracolla della Società Servizi di Sunset Valley. Una macchina sfreccia sulla strada. Una nuvola osserva questa scena in un mattino assolato e mite. Il cielo azzurro sa di pulito. Ma nonostante tutto questo mi sento uno schifo e me ne frego della macchina, della nuvola e del cielo. Dettagli totalmente inutili e scontati forse generati da una mente in lenta decomposizione.
- Grazie Amanda, arrivederci. Sono stato felice di aver fatto la sua conoscenza. – Cerco di richiudere la porta ma adesso Amanda la spinge con la sua grossa mano per cercare di introdurre la sua faccia in casa mia. Il mio peso blocca ancora la porta.
- Ok Signor Hollis ho capito, io vado, mi saluti Jorge, Devin e Raniero appena li vede. Alla Società Servizi hanno i tabulati delle loro apparizioni. Sa, è una cosa casuale ma abbastanza programmata, lo consideri una specie di benvenuto qui a Sunset Valley! – Mi dice Amanda abbandonando l’idea di entrare in casa mia. Poi si ferma nel vialetto, si volta e riprende ridacchiando – Vuole un consiglio Hollis? -
- Che consiglio? – Rispondo balbettando mentre Davin continua a generare pozze d’acqua nel mio salotto.
- Se li tolga di casa quei tre. Portano solo scompiglio e fanno più casino di cento scimmie in una teiera! – Mi dice con tono saccente Amanda asciugandosi il sudore con la manica della tuta dopo essersi tolta il berretto sudato mostrando i suoi capelli grassi, appiccicosi e bisunti.
- Per l’amor di Dio Amanda basta, la prego! – Adesso sento la vescica che mi sta scoppiando. Devo trovare subito un cesso o mi metto a pisciare in giardino.
- Ecco. Bravo! Fa molto bene Hollis a ingraziarsi l’amore del suo Dio! – Mi risponde Amanda con un tono da maestrina. – Sembra che ultimamente qui a Sunset Valley succedano cose molto strane che hanno molto l’aspetto di un “Intervento Divino Bizzarro e Continuato”. Gente che improvvisamente lascia il nucleo familiare senza una ragione, famiglie intere sostituite da un giorno all’altro, quartieri che scompaiono. Stia attento Hollis, questo è un mondo strano e pericoloso e lei c’è dentro fino al collo. – E voltando il suo grasso culo se ne va per il vialetto del giardino canticchiando una canzone che parla di fantasmi e di una casa distrutta.
Prima di sbattergli la porta in faccia gli urlo che farò tesoro del suo consiglio ma che se non pisciavo sarei diventato violento, molto violento.
Ho l’umore sotto le suole, in pratica dalla parte opposta del pianeta, se questo è pur sempre un luogo su un qualsiasi fottuto pianeta. La mia convinzione di avere un prisma che sta roteando sulla testa è amplificato dalla fissazione/certezza che il prisma cambi di colore secondo il mio stato fisico/umorale, ma queste fisse vengono solo ai grandi depressi come me. Prima il riflesso del prisma sulla finestra mi sembrava verde e rotante. Ero forse contento?
Corro in bagno mentre i tre fastidiosi mi seguono in silenzio. Eccolo! Lo vedo! Mi guardo allo specchio e vedo il prisma allungato e brillante che rotea sulla mia testa, ma adesso è giallo-senape tendente al mango.
- Verde tutto ok. Giallo umore schifoso. Rosso hai un problema cocco! – Mi dice con una punta di cinismo Raniero indicando con il suo dito trasparente il prisma che brilla e gira sopra la mia testa mentre mi avvicino allo specchio.
- Prova a lavarti o fare la pipì oppure fatti un sonno. Qualcosa in te non funziona bene fratello! Il prisma rappresenta il tuo umore – mi dice sogghignando Davin mentre, per darsi un tono, si controlla quelle che un tempo furono le sue unghie.
Sposto la testa repentinamente e velocemente continuando a guardarmi nello specchio da vari punti di vista sperando che il prisma si stacchi dal mio asse ma senza nessun risultato. Il prisma è sempre lì, bello dritto e appiccicato alla mia testa.
- Qui funziona così. E’ tutto un bisogno da soddisfare, siamo in pieno consumismo emotivo ed emozionale. Una Desiderio-Crazia! – Adesso Jorge si mette a sedere sul cesso e continua – Vedi Jack, prima che pensi che tutto questo sia un sogno ti dico che in realtà questa tua realtà non è del tutto reale. – Jorge cerca nuovamente di sistemarsi a sedere sul cesso e riprende – Conosci il paradosso del gatto di Schroedinger? -
- Si – rispondo – … Il gatto in una scatola di piombo con due ciotole che può essere, secondo dell’osservatore, sia vivo che morto contemporaneamente fino a che non venga aperta la scatola. Il paradosso lo conosco, ma non so che cos’è un gatto. – rispondo e ripenso ancora alla mia nuova facoltà di imparare il significato delle cose solamente guardandole. -
- Questa però è una bella cazzata Jorge! – Esclama Raniero – Come ti sembra possibile innanzitutto mettere un gatto in una scatola di piombo e pensare che possa rimanere vivo?
- Effettivamente Raniero ha ragione! – Aggiunge Devin – Dai Jorge!-
- L’essere morti non vi autorizza anche a essere ignoranti! – Urla Jorge visibilmente incazzate – Non dovete pensare al fatto in se stesso, quanto all’essenza stessa del paradosso: due situazioni, vivo o morto. Fino a che non aprite la scatola, il gatto può essere per voi contemporaneamente sia vivo sia morto! Non parliamo di probabilità, parliamo di Caos e di stati contrapposti di realtà. -
- E quindi? – Chiedo a Jorge mentre cerco inutilmente di afferrarlo per toglierlo dal cesso affondando le mie mani nella sua non-materia.
Raniero mi si pianta con sua faccia a pochi millimetri dalla mia. Il suo fiato sa di balena decomposta schiacciata in una pressa di cioccolato.
- Testina – mi dice guardandomi negli occhi – Il professore ti sta dicendo che tu sei il gatto che la tua realtà è la scatola di piombo e che potresti essere sia reale sia irreale allo stesso tempo. -
Inizio a frugare nervosamente nelle tasche dei miei pantaloni mentre una nausea, causata dal trattenere la mia orina, fa la sua comparsa. Jack mi chiede che cosa sto facendo. Gli rispondo che sto cercando il numero di Amanda Gerstein, mentre inizio visibilmente a sudare dal nervosismo. Dico alle tre teste di cazzo che li voglio tutti e tre fuori dalle palle in meno di due minuti e che tutta la situazione, oltre ad essere grottesca, paradossale e irreale è diventata per me dannatamente fastidiosa. Il prisma rotante sulla mia testa adesso stava diventando rosso rubino a confermare le mie teorie.
- Dai Jack … stavamo solo cercando di aiutarti! – Mi dice Jorge con tono dispiaciuto porgendomi la mano in segno di pace.
Prisma rosso. Adesso mi hanno fatto veramente incazzare tutti e tutto!
- Ragazzi le regole sono queste: – mi metto a urlare roteando minacciosamente davanti alle loro facce sia il mio telefono cellulare sia il biglietto da visita di Amanda Gerstein e continuo.
- A) Fate finta che sono uno di voi e non trattatemi come uno stupido vivente. Forse potrei essere morto anch’io B) Quando questo coso che ho sopra la testa è di un colore diverso dal verde lasciatemi stare. C) Quando il coso è verde non vi voglio vedere attorno a me e tanto meno in casa. Siamo d’accordo? -
- Ok Jack – mi dicono in coro le tre teste di cazzo visibilmente con la coda tra le gambe mentre un’ennesima pozza di acqua è generata da Davin nel mio salotto. Gli faccio segno a tutti e tre di andarsene e di ritornare nelle loro tombe. Avevo visto tre lapidi di marmo in giardino appena mi sono materializzato qui ma mi chiedevo a chi servissero. Una casa costruita su un cimitero. Bella idea!
I tre finalmente escono.
Io nell’ordine e in sequenza:
Bagno (Usa WC) faccio una pisciata interminabile.
(Pulisci) pulisco il water in un eccesso di ordine inconsapevole.
(Fai doccia) della durata di dieci minuti con acqua molto calda e profumo di sandalo nel vapore e finalmente in camera usando l’azione (Dormi).
Chiudo gli occhi e forse sogno qualcosa nella più totale inconsapevolezza di essermi materializzato in ‘The Sims’, un video-game, un simulatore di vita.
Basterebbe avere solamente una vita da giocare…
© 2009 Andrea “B-Ja” Bigiarini – All rights reserved.
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