Aisha chiuse gli occhi e respirò profondamente. Sgombrò la mente dai pensieri quotidiani e lasciò che immagini senza tempo e senza spazio l’attraversassero disordinatamente. Vide un fiume scorrere lento e tutt’intorno alberi altissimi e fitti canneti; vide una bambina, i capelli arruffati e le ginocchia sbucciate; vide un falco planare alto nel cielo; poi, vide un uomo, sulla sua pelle d’avorio il sole disegnava curiosi arabeschi, aveva lo sguardo quieto, un sorriso banale, un viso ordinario. Le immagini si accavallarono turbinosamente fino ad oscurarsi. Riaprì gli occhi.
La notte era stata fredda e umida, aveva piovuto ininterrottamente e l’alba aveva rivelato altre nubi ancora più gonfie e grigie. I vetri della grande finestra riflettevano l’immagine di un ragazzino trasandato, l’immagine che aveva sempre voluto dare di sé. Capelli scuri, cortissimi e spettinati, occhi neri circondati dalle profonde occhiaie delle notti insonni, viso smunto e pallido. Il corpo nascosto in una T-shirt bianca di tre taglie più grande e in un pantalone largo e sformato. I piedi nudi.
Aisha odiava la sua nascente femminilità e cercava in tutti i modi di nasconderla. Vedeva le sue coetanee esibire orgogliosamente le prime forme ancora acerbe sotto abiti aderenti e sensuali e si odiava ancora di più. Prese a pugni le pareti fino a graffiarsi le nocche e poi scivolò stanca sul pavimento. Chiuse gli occhi di nuovo, ma la voce la ridestò.
- Sì, va bene. Non c’è proprio niente di male in lei!
Quella voce le tornava prepotentemente nelle orecchie, ruvida e melensa. Nei suoi occhi non riaffiorarono le lacrime, le aveva già finite da un pezzo. Una sola cosa le era rimasta: quella sensazione di debolezza e d’indolenza di fronte alla forza prepotente del destino. Chissà se a sua sorella aveva riservato un’esistenza migliore!
La porta si aprì di botto. Dietro una densa voluta di fumo, comparve di nuovo quel viso ordinario, quel sorriso banale, quello sguardo quieto.
La prima stella del mattino spuntò al di là delle spesse nubi. Aisha si alzò e si diresse verso la porta. Un nuovo giorno nasceva per lei.
A molti chilometri di distanza, un cagnolino trotterellava sul molo. Il suo fiato formava bianche nuvolette nell’aria fredda del primo mattino. Il suo zampettare e lo sciabordio del mare erano gli unici rumori che si udivano sul molo ancora deserto. Solo una bambina osservava i gabbiani volare silenziosi nel cielo grigio. Era seduta su una panchina con le braccia e le gambe raggomitolate in un vecchio maglione molto più grande di lei. I lunghi capelli scuri ondeggiavano al vento e ciocche disordinate le cadevano davanti agli occhi nerissimi.
Il cagnolino si fermò davanti alla panchina e l’annusò scodinzolando. La piccola lo accarezzò distrattamente e, insieme a lui, si avviò verso la strada con il suo carico di cianfrusaglie da mercanteggiare. Camminava senza mai distogliere lo sguardo dai gabbiani.
Un paio d’ali! Ecco cosa le sarebbe servito davvero.
In carica...




















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