“L’appeso” di Enrico Proserpio

Jacob era arrivato nella cittadina qualche tempo prima, in una rara giornata di pioggia. Nella piccola piazza sterrata risaltava chiassosamente un’insegna. C’era scritto La Pistola Parlante. Sotto l’insegna si apriva una porta sgangherata da cui uscivano voci, urla e risate miste a bestemmie di ogni tipo. «Un saloon», aveva pensato Jacob. Era entrato e da lì non si era più mosso.
Un giorno d’estate, mentre il sole spaccava le pietre e impolverava le strade, un rumore d’allegria aveva colpito le sue orecchie. Nella piazza stava facendo il suo ingresso un colorato carro di puttane. «Carne fresca, Jacob!» Gli aveva detto Hermes, il proprietario del saloon. Le ragazze erano entrate cianciando spensieratamente, riempiendo l’aria di dolci profumi tanto inusuali in un postaccio lercio come quello. Tutti gli avventori si erano zittiti. Un cowboy, intento a mangiare un’abbondante pentola di fagioli, era restato immobile, col cucchiaio di legno sospeso a mezz’aria e la bocca aperta, piena di chili in poltiglia. Una delle ragazze, bella, bionda e boccolosa, con due tette sode e ballonzolanti e un culo da favola, gli si era avvicinata, gli aveva accarezzato il mento dolcemente, guardandolo con occhi da gatta, e gli aveva chiuso la bocca dicendo: «chiudi bello, sennò si fredda.» Il cowboy non aveva risposto. Tutti ridevano.
Tra le ragazze una era più taciturna. Era una giovane nera, dagli occhi profondi come la notte e le labbra carnose e sensuali. Era stata liberata da poco, appena finita la schiavitù. Non aveva nessuno e nessuno in questo sporco e vigliacco West le aveva dato una mano. Era stata assunta da un ricco commerciante come cameriera. Quel porco aveva tentato di violentarla. Non c’era riuscito, aveva un bel caratterino la piccola! L’aveva preso a calci e se ne era andata. «Meglio far la puttana, meglio farsi pagare che darla gratis a questi bianchi bastardi!» Aveva pensato lei. Eccola lì quindi, tra le sue compagne, vestita di fronzoli rossi e merletti, ad adescare poveri cowboy che non vedevano una femmina, non a due zampe almeno, da mesi!
Jacob l’aveva vista entrare, fiera e calda, con quello sguardo da animale selvaggio. Nessuno sapeva il suo nome. La chiamavano la nera e basta. Era rimasto folgorato. Da allora non aveva altro desiderio che accarezzare quei capelli, non sognava altro che quelle labbra, quelle braccia tornite nell’ebano, quei seni caldi come pece bruciante.
Era stato per mesi seduto tutti i giorni nel suo angolo, a rimuginare tra sé, a fottersi il fegato col pessimo whisky di Hermes, ad ascoltare la musica sempre uguale del pianoforte meccanico. «Cambia questa fottuta musica, Herm! Sei talmente pidocchio da non comprare neanche un altro rotolo per il piano!» Aveva sbottato una volta. Soffriva, Jacob, in silenzio. Soffriva e la guardava girare tra i tavoli. Non l’avrebbe mai pagata, si diceva, non avrebbe mai pagato la donna che gli stava facendo torcere le budella e strizzare il cuore. «Anche un bastardo fuorilegge come me ha dei sentimenti!» Si ripeteva continuamente tra i fumi dell’alcool.
La nera l’aveva notato. Si divertiva a vedere quanto avrebbe resistito. Credeva non avesse i soldi per comprare il suo amore, pensava fosse solo un maschio bianco e puzzolente in calore, come gli altri.
Una sera, una sera fresca d’autunno, il saloon era particolarmente pieno. Un contadino che aveva bevuto un po’ troppo mise le mani sotto la gonna della nera. Lei gli disse che certe cose non si fanno gratis. I saloon non sono posti adatti ai contadini. Non sanno come ci si comporta in società. L’uomo si alzò e la abbracciò violentemente, con tutta la rozzezza dei braccianti. Lei cercò di allontanarlo. Aveva il disgusto stampato in volto, la puzza di sudore e di letame che l’uomo aveva addosso la inondava. «Eddài, fatti toccare bella puttana negra!» Diceva il contadino ridendo sguaiatamente. Fu un istante. Un tuono coprì le risa, le voci, il pianoforte. L’uomo lasciò la ragazza e cadde a terra con gli occhi sgranati. Il sangue usciva copioso dal suo fianco, imbrattando le assi del pavimento. La pistola di Jacob fumava ancora.

Quel gesto aveva fatto capire alla nera che su Jacob si sbagliava. Lui non aveva subito le conseguenze di quell’atto. Lo sparo aveva svegliato lo sceriffo che sonnecchiava nel suo ufficio, di fianco al saloon. Era entrato con un’espressione cupa stampata in viso, pronto ad arrestare qualcuno. Aveva guardato con un certo disinteresse il corpo del contadino e aveva chiesto chi fosse l’artefice di quel misfatto. «Io», aveva risposto Jacob. «La prossima volta che mi svegli ti sbatto in cella, Jacob» aveva detto lo sbirro, poi se ne era tornato a dormire. Il morto era un messicano e dei messicani non fregava niente a nessuno. Il becchino aveva posto fine alla cosa rimuovendo quel rifiuto umano dal pavimento.
Da quel giorno la nera si era concessa gratuitamente a Jacob. Si faceva pagare dagli altri, ma lui la possedeva da amante, non da cliente. Con lui la donna era passionale, piena di sentimento. Jacob non si era mai sentito così. Quella donna lo stava facendo impazzire. Aveva sempre ragione lei, sempre. Sapeva usare il suo corpo come arma, il suo sguardo come una pistola che spegneva la ragione di lui. Una donna così porta sciagura. Per mesi Jacob fu il giocattolo della nera, per mesi lo coccolò ottenendo tutto ciò che chiedeva. Per mesi Jacob aveva dato fondo ai suoi averi, accumulati in anni di oneste rapine, per comprarle gioielli e vestiti che lei a malapena guardava. Per mesi tutto era filato liscio. Un giorno però, un giorno di primavera, mentre il vento spazzava la piazza facendo vorticare la polvere e rotolare qualche arbusto sradicato, era arrivato lui.

Lui era un ragazzino biondo, con gli occhi d’un azzurro chiarissimo e malinconico, e un volto da angioletto. Quando arrivò, indossava un vestito nero troppo abbondante. La sua esile figura nuotava in quella giacca smisurata. In testa aveva un largo cappello anch’esso nero. Lo chiamavano Jack ma il suo vero nome era John, John Church. Cosa poteva fare un ragazzino di vent’anni con quell’aspetto, un nome da evangelista e un cognome del genere? Faceva il predicatore, ovviamente. Entrò nel saloon solo dopo essere passato in chiesa. Aveva un libro in mano. «Ehi, ragazzino, entrare qui senza pistola non è una cosa da fare se ci tieni alla pelle!» Gli aveva detto un cowboy ridendo a crepapelle. «La croce è la mia pistola, il Padre nostro che è nei cieli guida la mia mano e mi protegge» aveva risposto serio lui. «Vorrei un whisky, signore» disse poi a Hermes. «Ehi ragazzi, avete sentito? D’ora in poi portate più rispetto perché io sono un signore!» gridò Herm. Prese il whisky da dietro il bancone e lo servì al predicatore. «Senti ragazzo» gli disse, «se vuoi vivere qui devi essere meno… delicato. Qui di signori non ce ne sono. Ci sono solo cowboy, fuorilegge e puttane.»
Jack si era ambientato. Non aveva perso il suo atteggiamento da angioletto, ma aveva smesso di chiamare gli uomini signore. Da quando c’era lui, la chiesa si riempiva ogni domenica. Le donne andavano per vedere il bel faccino che sognavano per tutta la settimana. I mariti andavano per controllare che il sogno non diventasse realtà prima o dopo la messa. Gli altri andavano per sentirlo predicare. Perfino i fuorilegge più incalliti, bestemmiatori di professione e puttanieri per diletto, ascoltavano incantati. Per Dio! Era bravo quel ragazzo! Era il più strafottutamente bravo predicatore del West. Se parlava dell’Inferno a tutti sembrava di sentirne le fiamme bruciare la carne e i diavoli infilzar loro il culo col forcone. Se parlava del paradiso tutti sognavano i piaceri di lassù. Alle sue parole gli uomini si sentivano meglio che tra le cosce delle ragazze di Herm, le donne si immaginavano tra le braccia del predicatore.
Anche la nera subiva il fascino di Jack. Le piacevano i suoi occhi da ragazzo pulito, il suo cuore puro. Una donna così però non è capace di vivere da casta mogliettina. Era una baldracca di quelle vere, lo era dentro, per vocazione. Anche lei andava alla messa la domenica. Non entrava in chiesa; quelle come lei, peccatrici lussuriose, non potevano stare dentro. Si sedeva sotto la finestra per ascoltare la predica e sbirciare Jack. Jacob non se ne accorgeva. Lei a letto era sempre più fredda, il suo giocattolo cominciava ad annoiarla. Ne voleva uno nuovo. Lui non capiva, non voleva capire. Una sera la nera gli chiese di regalarle un vestito. Voleva un vestito da donna qualunque, uno di quelli che le massaie mettono per andare a far la spesa. Jacob non pensò al perché lei ne volesse uno. Non era più in grado di pensare, era completamente succube di quella donna. L’indomani comprò il vestito e glielo diede. Non immaginava che sarebbe stato lo strumento del tradimento.

Il giorno dopo lei era andata in chiesa. L’edificio era deserto, come tutti i martedì mattina. Il predicatore stava riordinando i suoi libri. Si accorse della donna. La riconobbe. Aveva attratto la sua attenzione nel saloon. Indossava il casto vestito che Jacob le aveva comprato. «Cosa posso fare per lei?» Le chiese. «Vorrei parlarle» disse lei con tono di struggente pentimento, «ho bisogno dell’aiuto di Nostro Signore.» Jack le credette. Era bravo a predicare ma non conosceva le donne, soprattutto quel tipo di donne. Era ingenuo e disarmato e lei ne approfittò. Cominciò a raccontargli il suo passato, narrando tutte le sue sofferenze che l’avevano spinta tra le mani del peccato. Gli chiese aiuto per cambiare vita, per diventare una brava ragazza di casa, magari con una famiglia. Arrivò a piangere per sembrare più credibile. Che grande attrice sapeva essere la nera! Non una parola di ciò che disse era vera, ma lui se le bevve in un sol sorso come fossero un bicchiere di ottima birra. Mentre lei parlava lui si commuoveva sempre più. La ragazza capì infine che era giunto il momento. Jack era nelle sue mani, doveva affondare il colpo. Singhiozzando, con ancora le lacrime agli occhi, lei si avvicinò, mostrando la grandezza del suo seno prominente e il languore delle sue labbra semiaperte, che lasciavano intravedere la lingua rosa e i denti bianchissimi. Lo abbracciò. Il predicatore non capì più nulla. Ricambiò l’abbraccio, la sollevò e la baciò appassionatamente con tutto il calore dei suoi vent’anni. Dentro di lui ci fu un’esplosione di sentimenti, il suo cuore batteva veloce come la macchina di un treno, il suo sesso era eretto come non era mai stato, la sua morale era annientata. La nera aveva fatto centro. Lui la prese, la gettò sul pavimento e la possedette lì, come un animale. E pensare che tutti lo avevano scambiato per un dolce cherubino! Anche la nera non si era aspettata un trionfo così rapido. Soprattutto non si aspettava una simile virile passione da parte di quel ragazzino.

Per parecchi giorni lei andò alla chiesa. Jack si fece sempre negare. Non voleva più rivederla. Era straziato dal senso di colpa. Si sentiva un vigliacco e un delinquente per aver approfittato di una pecorella smarrita che chiedeva aiuto. Non aveva idea di quanto si sbagliasse! Non capiva che era stata lei ad approfittare di lui. Ripensava continuamente a quel che era successo. Non riusciva a capacitarsi del suo peccato, consumato, per di più, nella casa del Signore. Sapeva che doveva andarsene da quella città. Non poteva nascondersi per sempre. Qualcosa però lo tratteneva. Era il profumo della pelle di lei, il calore delle sue membra, l’umore tra le sue cosce. La pensava in continuazione, la desiderava ardentemente. Resistette quasi due settimane; poi non ce la fece più.
Andò al saloon e le parlò. Le disse di andare da lui il mattino dopo, l’avrebbe attesa sul retro della chiesa. Voleva chiederle scusa, voleva chiarire quel che era successo, così diceva lui. La nera sapeva benissimo che il motivo era un altro. Aveva un nuovo giocattolo ora. Poteva lasciare Jacob e divertirsi con Jack. Quella notte fece l’amore col cowboy e poi lo lasciò. «È finita» gli disse, «sono stufa di te. Ho un altro.»

Jacob era disperato. Non sapeva chi fosse l’uomo che gli aveva rubato la donna che amava, ma era deciso a scoprirlo. Seguì la nera e la vide entrare nella chiesa. «Cosa ci fa quella baldracca in chiesa?» si chiese il cowboy. Scivolò lungo la parete dell’edificio e spiò all’interno. La vide entrare dal retro. Si mosse e raggiunse il lato posteriore dell’edificio. C’era una finestrella lì. Jacob guardò attraverso di essa. Quel che vide lo lasciò incredulo. La nera era nel magazzino della chiesa, tra croci e libri sacri e quel piccolo predicatore figlio di un cane la stava spogliando. Ecco dunque chi era l’altro uomo. Jacob accarezzò la pistola, contemplando l’idea di freddarli all’istante. Non lo fece. Era pur sempre un luogo sacro quello. Inoltre voleva ammazzarlo in pubblico, l’avrebbe sfidato a duello in piazza. Tutti dovevano sapere da che razza di uomo ascoltavano le prediche. Jack parlava sempre dell’Inferno. Bene, ora ce l’avrebbe spedito lui!

Nella chiesa intanto i due amanti sfogavano tutta la loro passione. Non immaginavano di essere spiati. Quando ebbero finito si ricomposero e tornarono alle loro faccende. Nessuno doveva sapere del loro rapporto, per il momento. La nera tornò al saloon, si cambiò e scese a riprendere il suo lavoro. Non c’erano molti avventori al mattino. Lei si sedette ad un tavolo e si mise a giocare a un solitario. Aveva un sorriso spensierato sulle labbra. Aveva ottenuto quel che desiderava. Cominciava a piacerle quella vita. Non immaginava cosa sarebbe successo di lì a poco.
Jacob si era messo su una sedia fuori dal locale. Stava lì appoggiato alla parete del saloon con il cappello abbassato sugli occhi. Vedeva solo una sottile linea di orizzonte, abbastanza per scorgere il predicatore arrivare. Jack aveva l’abitudine di farsi un whisky prima di pranzo. Quel giorno sembrava in ritardo. «Poco importa» pensava Jacob, «ho tempo per aspettarlo.» Jack arrivò, alla fine. Aveva un’espressione diversa dal solito, più dura, più tesa. L’ombra del peccato era calata sul suo volto. Jacob si alzò, lentamente. Si mise in mezzo alla piazza a gambe larghe, sfiorando la pistola con la mano. La gente si dispose ai lati, in attesa. Il predicatore si fermò, impaurito. Capì subito cosa stava succedendo. «Jacob, ti prego! Non sono un cowboy, sono un uomo di Dio» disse. «Toglimi una curiosità, Jack. Tutti gli uomini di Dio si scopano le puttane in chiesa?» Rispose l’uomo, a voce alta in modo che tutti sentissero. Tra la gente corse un mormorio. La cosa si faceva interessante. La nera intanto aveva sentito il chiasso proveniente da fuori ed era uscita a vedere cosa stesse succedendo. Il sorriso le si era spento quando aveva capito. «Jacob, non fare pazzie, non è colpa sua!» Gridò lei. La gente la fissò. Adesso si sapeva anche chi era la puttana in questione. La tensione continuava ad aumentare. Jack volse lo sguardo. Alla sua sinistra c’era un viottolo stretto tra due case. Poteva fuggire di lì. Ci sarebbe riuscito, era più agile del cowboy. Doveva solo infilarcisi. Tentò la fuga, accennò uno scatto, ma fu dissuaso da un proiettile che sollevò la polvere mezzo metro davanti a lui. Jacob non era un pivellino, aveva intuito le sue intenzioni. «Herm» urlò, «dai al ragazzo un cinturone e una pistola.» Hermes obbedì. Certe cose non si fanno. Non si portano le baldracche nella casa del Signore. Nessuno l’avrebbe aiutato, questo Jack lo capiva. Tremando come una foglia, tra i mormorii della gente e le urla della nera, il ragazzo si strinse l’arma al fianco, slacciò la fondina e mise la mano sul cane della Colt. Un soffio di vento sollevò la polvere gettandola negli occhi di Jacob, distraendolo per un istante fatale. Jack sparò e colpì l’altro al ventre. Il cowboy cadde sulla terra riarsa. Non era ancora morto. Il predicatore lo raggiunse in lacrime. Non aveva mai sparato ad un uomo, non aveva mai ucciso. Prese Jacob tra le braccia. «Che io sia dannato, ragazzo, a quanto pare il Signore guida davvero la tua mano e anche il tuo piombo» disse il cowboy. «Dimmi, ci sono belle baldracche e pessimo whisky all’Inferno?»

John Church se ne era andato subito, prendendosi il cavallo di Jacob e la nera. Nessuno aveva obiettato. Lo sceriffo non aveva fatto nulla. Dopotutto, Jacob se l’era cercata ed era stato ucciso in un regolare duello. La città era sprofondata nuovamente nella monotonia.
Se ne erano andati al galoppo, mentre la gente li guardava in silenzio sparire all’orizzonte.

Se ci fermassimo qui sarebbe un bel finale, romantico e sdolcinato al punto giusto, uno di quelli che fanno piangere le femmine. Be’, la storia non è ancora finita. Non siamo nella vecchia Europa qui, non siamo intelligentoni con la pancia gonfia e il culo al caldo come quelli. Nel West non c’è romanticismo, non c’è pietà. Potrei dirvi che Jack e la nera si sistemarono e misero su famiglia, con tanti bei bimbi vocianti. Forse sareste contenti e andreste a letto col sorriso. Non andò così. Fuggirono per due lunghi giorni senza fermarsi, scappando verso Ovest sotto il sole implacabile. Speravano in una nuova esistenza, volevano raggiungere una città dove nessuno sapesse chi erano. Correvano verso l’infinito West.
Si accorsero ben presto che non avevano denaro con sé. Possedevano solo i loro vestiti ormai laceri e la pistola che Herm gli aveva dato. Il problema andava affrontato subito. Erano stanchi, sporchi e affamati. La nera aveva i nervi a pezzi, piangeva e urlava. Jack era tenuto sveglio solo dal senso di colpa. Non sapeva come fare. Quella situazione era per lui del tutto nuova. Fino a pochi giorni prima non avrebbe mai creduto di poter finire così. Era un ragazzo debole. I deboli però possono essere pericolosi, a volte. La sua fede era crollata, l’ira di Dio incombeva su di lui come una montagna pronta a franare. Non gli interessava più nulla. Si sentiva in qualche modo libero di fare quel che voleva. Aveva ucciso un uomo, era destinato alle fiamme eterne di quell’Inferno che così bene sapeva descrivere. Un peccato in più o in meno non avrebbe cambiato la situazione. Era agitato, nervoso, e i nervi tesi non vanno d’accordo con le pallottole e le pistole. Le fanno parlare troppo facilmente.

Samuel Morrison era un mormone. Aveva una bella famiglia, una moglie giovane e carina, virtuosa e gran lavoratrice. Gli aveva dato due figli maschi e aspettava il terzo. Vivevano nella convinzione che gli uomini fossero buoni, che il Signore li proteggesse nella sua immensa misericordia. Erano persone oneste, il che li rendeva qualcosa di raro nel West, quasi più del whisky decente. Samuel non avrebbe mai fatto male a una mosca, era abituato a subire ogni cosa porgendo l’altra guancia. Coltivava il suo podere con solerzia e ne ricavava buoni risultati. Penserete che fosse un uomo baciato dalla buona sorte. No, Samuel Morrison e la sua famiglia erano, quel giorno, le persone più sfortunate del mondo. Erano in viaggio con la loro carovana per raggiungere un’altra comunità di mormoni dove si festeggiava un matrimonio. Il loro carro era rimasto indietro. Sulla loro strada incontrarono Jack.

Jack e la nera videro il carro arrivare da lontano. Sollevava una gran nuvola di polvere. Si guardarono e si intesero senza parlare. Erano disperati e decisi a tutto. Salirono a cavallo e si diressero verso il carro. Avevano intenzione di farsi consegnare cibo e denaro. Affiancarono la famiglia e la fecero fermare puntando la pistola contro la donna. Jack la teneva sotto tiro mentre la nera si faceva consegnare tutto da Samuel. Il ragazzo era teso, la sua mano stringeva nervosamente la pistola. La donna si mosse di scatto. Jack, vedendo quel movimento fulmineo, pensò che lei volesse cercare di disarmarlo. Reagì subito sparando. Il proiettile le fracassò il cranio facendo schizzare il sangue sul marito. Samuel urlò, perdendo il controllo. Un altro sparo e anche lui cadde. I bambini piangevano disperatamente. Jack e la nera presero tutto ciò che potevano traspor-tare e se ne andarono abbandonando i due infanti al loro destino.
Fecero molti altri colpi come quello. Affiancavano i viandanti solitari, li uccidevano e rubavano tutto. Scoprirono presto che quell’attività era eccitante e redditizia. La notte lui la spogliava, la sbatteva per terra, dietro i cespugli, e la accarezzava con la canna della pistola mentre la possedeva. Lei si passava i dollari appena rapinati fra le mani, contandoli con avidità. Già, l’avidità. Brutto difetto, sapete? Loro ci caddero in pieno. Volevano sempre di più. Il verde dei dollari sa essere ipnotico, più lo vedi e più lo vorresti vedere. Avevano fatto la prima rapina per fame e avevano continuato diventando temuti fuorilegge. Quando si esagera però si comincia a dar fastidio a qualcuno. E quando questo qualcuno è la persona sbagliata…

Nel loro girovagare giunsero a K♦♦♦ City. Era una cittadina abbastanza ricca, con una bella banca. Purtroppo per loro, quella era la zona di Danny Lamb. Lamb era un bastardo rapinatore di banche e treni conosciuto e temuto in tutto il West e forse anche oltre. Col tempo e a suon di pallottole si era costruito una fama e una banda agguerrita. Non tollerava che gli si schiacciassero i piedi.
Jack si sentiva ormai un grande bandito, uno con le palle. Non si rendeva conto di essere solo una mosca da schiacciare in confronto a Lamb. Lui e la nera decisero di rapinare la banca.
Ci andarono di buon mattino, quando ancora il denaro del giorno prima non era stato ritirato dal corriere. Entrarono puntando la pistola contro l’impiegato, si fecero aprire la cassaforte e portarono via tutto. Facile, troppo facile.
Nel giro di poco tempo Danny lo venne a sapere. Le voci corrono veloci, soprattutto se a sentirle sono le orecchie di un fuorilegge. Lamb stava bevendo in un saloon quando glielo dissero. Gettò il bicchiere a terra e richiamò i suoi uomini. Dovevano prendere quei due prima della legge. Bisognava punirli severamente perché tutti capissero chi comandava lì. Batterono ogni pista, raccolsero informazioni, ascoltarono ogni sussurro. Il West può sembrare deserto, ma se ti chiami Danny Lamb tutti ti dicono ciò che vuoi sapere senza discutere. Anche le rocce e i cactus parlano senza obiettare se si trovano davanti il demonio incarnato. In men che non si dica trovarono le tracce dei fuggitivi. Si erano accampati dietro una roccia che li riparava dal vento e da sguardi indiscreti. Sarebbe stato un buon nascondiglio, se gli occhi che li cercavano non fossero stati quelli di Danny. Al loro risveglio si trovarono circondati dagli uomini della banda.

Jack si svegliò al freddo tocco della canna del fucile di Danny. «Ben svegliato, bimbo» gli disse lui. «Hai fatto una cosa molto brutta, sai? Hai rapinato la mia banca! Se mi dici dove sono i soldi vi ammazzo rapidamente, altrimenti tu e la vacca negra soffrirete a lungo.» La nera era terrorizzata. Un energumeno grosso e puzzolente le teneva la bocca tappata con una mano e indagava in punti più oscuri con l’altra, tra le risate generali. Jack decise di fare l’uomo. Pensava che le minacce fossero solo un bluff, che se avesse parlato sarebbe stata la fine.
Fu un errore. A Lamb non piaceva bluffare, era sempre dannatamente serio. Nelle vicinanze della roccia c’era un albero. Era secco, morto da parecchio ormai. Il suo tronco contorto e forte era buono solo come tana per le serpi. O da usare come forca. Il ragazzo fu portato là. Uno dei cowboy, fischiettando allegramente, legò una fune robusta ad un ramo e tirò con forza per essere sicuro che tenesse. Gli strapparono la camicia, gli legarono le mani dietro la schiena e lo appesero per un piede, a testa in giù. Nel frattempo, Danny aveva messo gli occhi sulla nera. La prese con calma per un braccio, le tolse tutti i vestiti di dosso e la violentò. Lei lo lasciò fare senza aprir bocca. Il terrore la faceva tacere. Jack assistette a tutto dimenandosi impotente, inveendo contro quegli uomini e minacciandoli. Suonava ridicolo. Dopo che Lamb ebbe fatto i suoi porci comodi, gli altri lo imitarono uno dopo l’altro. Quando ebbero finito venne il turno di Jack. Volevano farlo parlare. Ad ogni suo rifiuto una sonora scudisciata gli rigava la pelle bianca. La rabbia lo fece resistere per più di un’ora.
Alla fine cantò come un usignolo. Disse dove aveva nascosto i soldi e come trovarli. «Mi hai fatto perdere tempo, ragazzo. Non ti meriti un proiettile» disse Danny. Prese il coltello dalla cintura e glielo infilò nella carne più volte, lentamente, rigirandolo con sadico piacere. Jack urlava di dolore come un maiale al macello. Le ferite erano gravi, ma non letali. Lamb era il più maledettamente bravo carnefice mai esistito. Il ragazzo gridava, piangeva e chiedeva perdono a Dio. Dicono non sia mai troppo tardi per chiedere perdono dei propri peccati. Non so se sia vero ma una cosa è certa: Jack li pagò cari, molto cari.
Li abbandonarono lì, tra le rocce aride. Si presero tutto, il cavallo, i vestiti, l’acqua. La nera non riusciva a reggersi in piedi. Cercò di strisciare verso l’albero per tirar giù Jack, ma lo sforzo le procurava i crampi e i sassi le tagliavano la pelle. Jack aveva ormai raggiunto il creatore. Dal suo corpo colava ancora il sangue delle ferite. Lei voleva slegarlo, dargli una sepoltura in qualche modo, evitare che corvi e coyote pasteggiassero col suo corpo. L’aveva amato, dopotutto. Non ce la fece. Li trovarono più di un mese dopo. Erano a terra, dilaniati dagli animali selvatici e arrostiti dal sole. Una gamba pendeva ancora dal ramo.

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  1. Bello! Bravo!

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