Kurych Fasaki spostò i grandi rayban a goccia sulla fronte. Voleva osservare senza filtri e impedimenti il tessuto di quella gonna flirtare con il vento.
Era totalmente ipnotizzato da quel mare di pieghe perfette; dal vezzoso arricciarsi del tessuto che presagiva ogni passo. Si grattò una delle folte basette con il pollice, lentamente, quasi a voler sincronizzare quel tocco con le di lei falcate. Quella era una camminata imperiosa, l’incedere di chi non sbaglia profumo e ha fatto del mondo un comodo astuccio per le proprie esigenze. Se a questo aggiungiamo la cascata di mogano ribelle che fluttava una frazione di secondo oltre le sue spalle ad ogni passo, allora si poteva quasi annichilire di fronte alla perfezione. Intravedere quel senso remoto che tutti almeno una volta hanno inseguito fra le pagine di un libro o nelle parole di un amico. Lo stecchino che portava fra le labbra s’inclinò assecondando un accenno di sorriso. Che giornata portentosa sarebbe potuta diventare se fosse sceso da quella terrazza correndole incontro, vergognandosi un po’ della sua stazzonata camicia hawaiana. Lei si sarebbe fermata stupita, regalando alla strada un momento di gloria e magari avrebbe ricambiato il suo sorriso. Scrollò le spalle come a sbarazzarsi di un brivido importuno, poi s’inumidì l’indice della mano destra e controllò la direzione del vento. Incollò l’occhio al mirino telescopico del suo Browning silenziato 422 inquadrando alla perfezione il mar di mogano.
” Il lavoro è lavoro. ” si disse. E fece fuoco.










In carica...




















splendido! assolutamente perfetto, memorabile
Davvero bello… Complimenti! Scrivi ancora…
Stupendo!!!!!
Molto fluido, con un taglio quasi cinematografico! Mi è piaciuto molto, sembra una short story alla Tarantino
Bello! Potresti far diventare Fasaki il protagonista di una serie di storie. Ha la stoffa giusta! :)
Saper evocare immagini così nitide è un dono raro, abbine cura…
e tre!!! Anche codesto va in porta alla grande, segnando un gran gollone!!!!! ;) Hard-boiled vecchio stampo!!…
Creo che la missione primaria dello Scrivere sia lasciare qualcosa nell’animo del lettore. Un piccolo dono che si scioglie lentamente o esplode di colpo durante la lettura.
Il Tuo Racconto mi ha lasciato dentro una piccola vibrazione, una nota prolungata, che mi ha costretto a sorridere per un po’… Grazie!