“Ci tenevo a ringraziarti ancora Bert. Per questa meravigliosa esperienza, per avermi sposata e aver trasformato la mia vita in un fallimento fumante che somiglia al cratere lasciato dalla caduta di un meteorite!” ringhiò Ramona Fuentes De La Vega passando in malo modo al marito un altro scatolone da accatastare contro la porta.
Bert Corrigan per ragioni di sopravvivenza mentale in quel momento aveva escluso l’audio, o meglio: il suo cervello era andato in blocco automatico delle funzioni, permettendogli d’eseguire soltanto le più elementari, tipo barricare una porta.
Fissò il volto che sbraitava a pochi centimetri dal suo; lasciò scorrere lo sguardo su quel trucco vistoso tendente al viola che gli ricordava le modelle londinesi degli anni sessanta, gli enormi occhiali da sole di Dior che le aggredivano più di metà del volto come una maschera da saldatore e quegli orecchini. Dio mio, realizzati da un disegno originale di Philip Starck: due salvagenti per nani cromati e dondolanti. Catturavano in modo snervante ogni luccichio del neon sopra le loro teste. “Mi stai ascoltando almeno? Sei tu che mi hai trascinata in quest’inferno, il minimo che potresti fare è starmi ad ascoltare!” ruggì la donna incrociando le braccia. La porta sembrava a posto.
Il distributore di merendine rovesciato era stata un’idea geniale, neanche l’incredibile Hulk avrebbe spostato quel contenitore di colesterolo. Bert diede ancora una scrollata agli estintori che aveva impilato in cima per accertarsi che reggessero ad un’eventuale carica, poi si ricollegò al sistema in modalità ”lite-livello inoltrato”. “Certo che ti ascolto, mi stavo solo assicurando che fossimo al sicuro qui dentro. Almeno possiamo resistere fino all’arrivo dei soccorsi. “Cercò di mantenere un tono privo d’ottave imbizzarrite, come se si trovasse di fronte ad un cane randagio che poteva fiutare il suo nervosismo ed azzannarlo alla gola da un momento all’altro. Ramona sollevò le lenti fumè sulla fronte e lo trafisse con un’occhiata di disgusto quasi solido: “Certo.
Perchè ora sei diventato anche un esperto di sopravvivenza urbana. Magari vuoi azzardare un pronostico sui tempi d’arrivo dei soccorsi!” sbuffò. “Mio marito, signori, l’uomo che ronfa davanti ai documentari ora ci salverà tutti. Mettevi in coda senza spingere.”
Bert Corrigan contemporaneamente sospirò e si maledisse per aver deciso di passare le feste in un modo diverso. Non sarebbe stato l’ennesimo natale sprofondato fra le sabbie mobili del divano in preda ad un conto alla rovescia mentale per calcolare l’atterraggio di quell’organismo alieno che rispondeva al nome di Carmencita Fuentes De La Vega, ovvero sua suocera. Nossignori, il viso gli si era illuminato come quello di un bambino quando gli era capitato fra le mani il depliant del nuovo padiglione di Disneyland in Florida. Avevano riprodotto fedelmente l’intera cittadina di Nazareth in ogni più piccolo dettaglio, popolandola di audioanimatroni dell’ultima generazione, quasi indistinguibili dagli esseri umani.
Aveva già deciso, ancor prima che il tocco suadente della carta patinata abbandonasse le sue dita. La parte peggiore era stata trascinare Ramona dalla sua parte, ma con una mirata allusione a svariate incursioni nelle boutiques della zona, aveva tramutato un granitico NO in un brontolio che poteva passare per un assenso.
Avevano goduto di tariffe straordinariamente basse. La tizia dell’agenzia gli aveva snocciolato tutte le opportunità dorate del pacchetto “Settimana Pilota”; praticamente il padiglione non era stato ancora inaugurato e la gestione del parco aveva deciso di farvi accedere un numero limitato di persone per testarla. Quindi: un’occasione nell’occasione, nessuna dannata coda di fronte ad ogni attrazione o branchi di cazzoni in bermuda e scottati dal sole che urlavano Beverly in giro, alla ricerca della loro figlia racchia con l’apparecchio.
“Spero davvero si sbrighino a tirarci fuori di qui o diventerò duecento chili!” esclamò sua moglie afferrando un altro Twix dalla macchinetta sfasciata. Lui annuì continuando ad inseguire il filo delle sue riflessioni. In effetti Nazareth era stupenda e ferveva dell’attività febbrile di una cittadina dell’epoca: il fabbro si dava da fare a battere sbarre di metallo incandescente, il fornaio controllava la cottura di grosse forme di pane nel forno di terracotta e gruppi di bambini correvano in giro inseguendo tra una risata e l’altra animali da cortile.
Tutto molto rurale e magico, fino a che qualcosa era andato storto. Un turista giapponese si era avvicinato ad una coppia di centurioni intenti a pattugliare la piazza centrale del mercato e proprio mentre stava per fotografarli, una vistosa fiammata si era alzata dalla nuca di uno dei due, dopodichè, fluido come un colpo di vento si era voltato e aveva infilzato l’orientale da parte a parte. Da quel momento Bert non aveva avuto più un’idea chiara della situazione, ma aveva azzardato l’ipotesi che gli audioanimatroni fossero collegati in serie ad un server primario o qualche altra diavoleria del genere. Erano usciti di testa uno dopo l’altro.
Il fabbro aveva schiantato un bambino di una decina d’anni contro una parete con un colpo di maglio; una lavandaia strangolava con i panni bagnati chiunque scappasse in direzione del fiume. Bert si era guardato intorno, aveva addocchiato un distributore di chewing gum a colonnina, lo aveva afferrato e brandendolo come una mazza aveva cercato di portare Ramona al coperto. Così Nazareth si era trasformata in Tel Aviv. Urla disperate si sollevavano da ogni angolo ed un denso fumo nero segnalava un principio d’incendio dalla zona delle toilettes per signore. Aveva appena mandato al tappeto un mendicante cieco che lo aveva attaccato lanciandogli monete come fossero stellette ninjia quando intravide la porta rossa. C’era scritto sopra Edificio 108-Manutenzione e dava su di una piccola costruzione senza finestre che aveva l’aria robusta di un bunker. Corse come non gli capitava dai tempi del liceo, trascinando sua moglie che berciava simile ad un’anatra colpita da ictus; aspirando avidamente l’aria a boccate, quasi a morsi e percependo lo strazio di un corpo che concepiva ormai l’attività fisica solo per interposta persona. Si liberò del distributore di gomme sulla tempia di un pastore che lo centrò ad una spalla con il tipico bastone. Finalmente furono dentro. Il suono secco del metallo che si richiudeva fu più dolce di un applauso. Bert tornò al presente. Qualcuno lo stava strattonando per la manica.
“Lo senti anche tu?…” sussurrava Ramona con gli occhi che quasi le schizzavano dalle orbite. Per qualche istante fu tentato di risponderle che l’unico suono che udiva era quello del suo culo che aumentava inesorabilmente di taglia dentro quel completo da 600 dollari, ma poi si bloccò. Con il mento sollevato come un cane da caccia. Qualcosa strisciava; non c’erano dubbi che quello fosse proprio il fruscio di un corpo che si sposta furtivo. Anzi, probabilmente di più corpi. Scandagliò la piccola stanza della manutenzione alla ricerca di una spiegazione: l’ingresso restava sbarrato dalla loro barricata e in giro non c’era traccia di aperture da cui… Sollevò del tutto la testa con uno scatto che gli procurò una fitta di dolore alla base del collo teso. Il Condotto di depurazione dell’aria arrivava anche lì dentro, ora che lo fissava il rumore gli sembrò che aumentasse. “Che succede Bert?…Ho paura!” farfugliò sua moglie avvicinandoglisi.” Bert Corrigan sentì la rassegnazione ricoprirlo, del tutto simile ad una vecchia coperta. “Sono nel condotto, stanno arrivando.”
Ramona Fuentes De La Vega scattò in piedi, uno stizzito ed elegante meccanismo a molla che strinse i pugni fino a tramutarli in due grumi violacei: “Ma è impossibile! Quel tubo è troppo stretto per degli adulti.” In risposta alla sua replica dal condotto si sollevò una nenia lieve cantata da voci sicuramente acerbe. Bert la riconobbe subito, era il salmo di benvenuto che i bambini cantavano all’ingresso di Nazareth e che li aveva fatti sciogliere in un principio di commozione. Si avvicinò alla moglie e le passò l’ascia dell’attrezzatura antincendio, poi afferrò la gamba di un tavolo rovesciato, la spezzò e ne saggiò l’efficacia facendola roteare un paio di volte nell’aria. “Auguri tesoro. Farai un figurone nella pagina della cronaca locale con quel completo…” gli scappò quasi un risolino ma lo schianto della grata d’aerazione coprì ogni altro suono.










In carica...




















Un esperimento interessante, soprattutto per quanto concerne l’anteposizione del sacro, dell’innocenza dei bambini a quella che è l’azione che poi compiono, c’è un che del racconto di zombie o di Alien, in particolar modo del secondo capitolo, quello di James Cameron per intenderci – ma le maggiori analogie si trovano con: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_mondo_dei_robot
A presto, Francesco.
Acc… Ti becco anche in territorio quasi horror,risoluto e disinvolto. Bello, mi ricorda in qualche modo la rustica vena pulp di Joe Lansdale! Palese e riuscitissimo l’omaggio alla pellicola interpretata dal grande Yul Brinner, in cui faceva la parte di un cowboy robot che braccava una coppia di turisti in cerca di forti emozioni.
Non mollare!!!! ;)
Sono lieto che il mio omaggio ad una pellicola che ritengo eccezionale nel suo messaggio apocalittico, precursore dei vari t-800 e altra mercanzia di Skynet, sia stato colto!
Per Francesco: i due titoli che hai citato, Zombi e Alien, fanno assolutamete parte del mio ” humus creativo ” che affonda le proprie radici in una ribollente poltiglia di cultuta pop, touchè! ;) Grazie a tutti quelli che hanno la bontà di leggermi e di spendere un minuto del loro te mpo per commentare il mio lavoro, permettendomi così d’ampliare il mio punto di vista.
Mi è piaciuto. Bella l’atmosfera e accattivante lo stile.
Fluido ed efficace. Ti strappa un sorrisetto ma nel frattempo ti tiene sulla corda. Bel meccanismo!
Ma alla fine si salvano o vengono trucidati dai pargoli robotizzati??? Che ansia, ma che bello!!! :)
Personalmente ci vedo anche un po’ del Philip Dick di “Rapporti di minoranza ed altri racconti” in particolar modo per quanto riguarda il racconto Modello 2 (da cui è stato tratto il film screamers: urla dallo spazio).
Ah dimenticavo la parte più importante del commento: complimenti.
Il paragone dell’arrivo della suocera ad un atterraggio alieno rappresenta veramente la ciliegina sulla torta.
Anche l’inserimento di una situazione di ordinaria “follia” (rapporto moglie-marito, scelta condivisa della meta delle vacanze) in una di straordinaria “follia” (la rivolta degli automi in un parco a tema: ma come diavolo ti è venuto in mente? E’ veramente geniale!!!) credo sia un esperimento ben riuscito.
Bravo.
Perfetto. Ti vien voglia d’arrivar lì a menar le mani per aiutare Bert e lasciare Ramona nel suo costoso brodo a base di esaurimento e Chanel… Bello!