“Schermo bianco” di M. S.

Devi essere uno schermo bianco se vuoi riflettere le intenzioni dell’altro. Ti dici questo mentre entri nella casa accessoriata termoautonoma a cinque minuti dal campus, prezzo affare. Viviana è appena dietro di te e ti segue guardandosi intorno con fare brusco. È nervosa come sempre quando deve trattare con estranei. Incroci i suoi occhi, ti ci soffermi per un attimo, e hai la sensazione che entro pochi minuti sarete fuori di lì. Non è per via della casa, che sembra decente. È il tono di voce della tipa che vi ha aperto la porta. Senti che anche Viviana vorrebbe strozzarla, e ancora non sapete come si chiama.
Ti allunga una mano, Alice, piacere. Le stringi la mano e sei uno schermo bianco. Alice è forse una prossima coinquilina di Viviana, e in parte anche tua, immagini, mica robetta. Così Alice parla e tu sorridi. Le sorridi e sei uno schermo bianco. Lei vi presenta le altre due inquiline. Casa è grande, dice, insieme si starà bene. Loro abitano quella casa già da due anni e la trovano molto accogliente. Ti affacci a sbirciare la stanza libera ma Alice vi sbarra il passo. Prima di vedere la stanza è meglio parlare e chiarirsi su alcune cose fondamentali. Senti come un campanello d’allarme ma sei uno schermo bianco e le sorridi ancora. Alice parla e parla e tuo malgrado stai imparando ad assorbire la sua voce. Forse riuscirai ad abituarti al suo tono. Forse non la strozzerai. Chissà.
Alice vi porta in cucina e vi fa accomodare. Le altre due ragazze stanno mettendo su il caffé. I loro nomi ti sono scivolati inosservati, del resto si capisce subito che sono solo comparse, è Alice la protagonista, le altre due tutt’al più ancelle. Lei intrattiene te e Viviana con chiacchiere generiche in attesa del caffé, poi, di fronte alle tazzine, annuncia che ora affronterà le questioni che più le stanno a cuore. Il caffé è buono e caldo, tu vorresti fumare ma non ti azzardi, sei uno schermo bianco in cerca di un nido per te e Viviana. Alice ha l’aria di chi non conosce tabacco, e un’urgenza improvvisa di arrivare al punto. In questa casa ci sono poche regole, semplici e chiare, dice. Lei non è certo la padrona di casa, dice, ma per una serena convivenza è meglio intendersi subito sulle cose essenziali. Con la coda dell’occhio guardi Viviana e noti una smorfia in parte celata dagli occhiali scuri. Conosci bene quella smorfia su quelle labbra. Ami alla follia il sapore di quelle labbra. Il cuore sussulta per un attimo ma tu ora sei uno schermo bianco che ascolta quello che Alice ha da dire.
Alice e le altre fanno una vita tranquilla e ci tengono a continuare così. Credono in determinati valori e sono sicure che su questi valori ci si possa intendere facilmente. In questa casa si studia. Non si fuma, non si fanno feste, non si portano uomini. Che non fraintendano, loro sono tutte fidanzate. Ma hanno un grande rispetto per se stesse e per le compagne di casa e quindi non portano mai, per nessuna ragione, i propri ragazzi lì dentro. Fuori di casa poi non è affar loro quel che accade. In teoria. Ma in realtà loro non sopportano l’ipocrisia, e preferirebbero abitare con persone che condividono i loro valori sia dentro che fuori casa.
Divieto di fumo, feste, sesso. Devi essere uno schermo bianco se vuoi capire il cuore dell’altro. Tu e Viviana siete giusto reduci dalla festa nella casa di Claudio e amici. Viviana ha passato la seconda metà della festa in bagno, accasciata ai piedi della tazza, a vomitare i cocktail ingeriti nella prima metà. Capiva poco di quello che le accadeva intorno, ma insiste nel dire che qualcuno ha chiuso a chiave la porta e spento la luce per buoni dieci minuti. I risolini e gli ansimi accanto a lei erano appena udibili nel frastuono della musica e della sbornia, non saprebbe dire, forse Francesca e Andrea. Guardi Viviana, lei ti fa un cenno d’intesa e sorridete piano, senza cinismo o malizia. È un cenno d’intesa che sembra dire: fantastiche queste tipe! Ti accorgi che Alice si è fermata e allora ti concentri e le dai corda, sei di nuovo uno schermo bianco, con la curiosità di scoprire se ci sono altre regole della casa. Anche Viviana incoraggia Alice e lei riprende a parlare, prima cautamente, poi in maniera automatica, come se stesse recitando un rosario.
In questa casa si studia. Tutte le distrazioni devono quindi essere eliminate. In caso di necessità si può ospitare qualcuno, ovviamente, ma la decisione va presa tutte insieme. Loro si organizzano così. Se è prevista una visita, una mamma, una zia, una sorella, due settimane prima si riuniscono e ne discutono, e insieme decidono se si può fare oppure no. Se una di loro sente che non è il caso di ospitare qualcuno in quel momento, allora è meglio evitare. Il rispetto in casa prima di tutto. Del resto questa casa non è un albergo né un porto.
Devi essere uno schermo bianco se vuoi capire la rigidità dell’altro. La festa ha ricevuto la visita della polizia alle due e mezza, quando la temperatura della serata era prossima all’acme. Qualche vicino insonne doveva aver deciso di aver sopportato anche troppo. La polizia si era affacciata all’uscio di casa e non aveva avuto il coraggio di entrare, centocinquanta persone stavano ballando e bevendo e urlando e dappertutto c’era odore di corpi, di fumo, di alcool, di inevitabile. Claudio era quasi inciampato nei poliziotti mentre trascinava a braccia sul pianerottolo Maurizio, svenuto per i miscugli. Il boato della festa aveva annullato lo scampanellio e ora inghiottiva le parole degli agenti nel portone. Claudio era totalmente fatto ma era stato attento a rassicurare i tipi, è solo una festa di compleanno, gli ha detto, ora tagliamo la torta e poi tutti vanno via. Solo un minuto e stacchiamo la musica, e trascinava Maurizio sul pavimento riportandolo in casa. Avevi dato una mano a Claudio con Maurizio e due ore dopo, a festa esaurita, l’avevi aiutato ad allestire da dormire per quelli che proprio non ce la facevano ad arrivare fino a casa. Alla fine nessuno aveva dormito ed eravate rimasti fino alle 7 a continuare a bere e raccontarvi storie e ridere, poi la colazione al bar, poi a casa a dormire un po’, appuntamento dopo un paio d’ore con Viviana per accompagnarla a vedere una casa.
Questa casa. Alice si è fermata di nuovo e ti guarda dritto negli occhi. Ti concentri. La guardi e sai che ora lei si sta specchiando in uno schermo bianco. Di nuovo la imbocchi, facendo eco alle sue parole. Mentalmente le stai annotando tutte, una dopo l’altra, cercando di fissarle per poterle riprendere con Viviana più tardi. Pregusti già il racconto a Claudio e a tutti gli altri.
Il rosario riprende, lento e ipnotico. Sembrano frasi rodate, dette chissà quante volte, concetti pesati e soppesati. Sono parole che hanno un fascino strano, inconsueto. In questa casa tutte si fidano l’una dell’altra, dice Alice, e non hanno nulla da nascondere. Per questa ragione non ci sono chiavi a nessuna porta, non ci sono chiavi per le stanze e non ci sono chiavi per i due bagni. Se la porta del bagno è chiusa vuol dire che il bagno è occupato. Quindi non c’è bisogno della chiave. Se la porta di una stanza è chiusa vuol dire che chi sta dentro sta studiando o dormendo. Nessuno vorrà disturbare, quindi non c’è bisogno della chiave. Che anzi potrebbe essere un impiccio in caso di emergenze.
Devi essere uno schermo bianco se vuoi capire il delirio dell’altro. Tu sei uno schermo bianco ma non puoi fare a meno di chiederti cosa viene incluso fra le emergenze. Ti chiedi se tu e Viviana ve le vedrete piombare in stanza mentre state facendo l’amore. Certo questo sarebbe divertente! Sicuramente vedrebbero qualcosa di inaspettato, se hai inquadrato bene le tipe! Ti ritornano in mente le risate di sollievo quando l’avete scampata per un pelo col padre di Viviana. Un bacio, poi un altro, poi un altro, poi non c’erano più i vestiti, dovevate andare per negozi ma come non approfittare della casa vuota, poi la casa all’improvviso non era più vuota ed eccovi lì tutte intente a guardare un film, ma come, stavate per uscire, si, ma ha vinto la pigrizia, il padre di Viviana che vi guardava un po’ accigliato, chissà se si sentiva l’odore del vostro amore. Guardi Viviana e pensi che deve star pensando la stessa cosa perché ha le guance colorate da un lieve rossore. Ora sta fissando il pavimento e dal suo sguardo capisci che non vuol sapere altro. In effetti anche tu ne hai abbastanza. Vuoi un nido, non un campo da battaglia. Guardi Alice che ti guarda tranquilla e sei ancora uno schermo bianco, le dici due o tre parole, sai già di piacerle. Un altro paio di minuti, tu e Viviana fingete di vedere la stanza e discutere i costi, poi siete fuori di lì.

Caro Diario,
Sento che Viviana è la persona giusta per noi. È venuta oggi a vedere la casa accompagnata dalla sua amica Daniela. Due ragazze a modo, ci siamo trovate subito benissimo. Tutte le altre oche dei giorni scorsi hanno sempre avuto da ridire sulle nostre regole. Soprattutto sulla più importante di tutte, quella di non portare uomini in casa. Anche oggi ero pronta a dare battaglia ma Viviana è rimasta impassibile, anzi mi ha detto che le sembrava una regola condivisibile, e Daniela annuiva. Per un attimo mi è sembrato che mi prendessero in giro e quindi ho chiesto loro se fossero fidanzate, e subito mi hanno risposto di sì. Lì ho capito che eravamo davvero sulla stessa lunghezza d’onda! Caro Diario, tu mi conosci, se ho una qualità, è quella di saper subito inquadrare le persone. L’unica che mi ha deluso finora è stata Stefania. Quella svergognata. Aveva giurato di condividere i nostri valori e le nostre regole, e invece ha distrutto le nostre vite per nove benedetti mesi. Non aveva il coraggio di tornare a casa, diceva. Non sapeva come era potuto accadere, diceva. Io sono convinta che lo sapesse benissimo. Ma di quello che non ha avuto vergogna di fare dovrà rendere conto, prima o poi. E non solo a noi. E pensare che io le avevo dato tutta la mia fiducia, e solo per essere ripagata così! Le persone sono maligne e disoneste, questa è la verità. Per questo è meglio mettere tutto in chiaro fin dall’inizio. Così abbiamo potuto scartare subito le stupide oche che erano venute a vederla nei giorni scorsi. Volevano le chiavi della stanza, dicevano. Volevano che nessuno si intrufolasse negli affari loro, dicevano. Certo. Per poi finire come Stefania. Assolutamente no. La fiducia prima di tutto. Le chiavi stanno benissimo dove stanno, nascoste nel mio beauty. E in questa casa tutti possono e devono farsi gli affari propri, ma solo fino a quando non vanno a distruggere le vite degli altri. Stefania con noi ha continuato a negare il suo stato fino al settimo mese. Diceva che era una nostra impressione. Questa è stata la ricompensa per la fiducia che avevamo riposto in lei! Sono stati mesi terribili, non sapevamo più con che mostro abitavamo. È stato un sollievo riuscire a mandarla via di casa. Ma non voglio più parlare di questa storia. Oggi, infatti, ho avuto un’ottima premonizione. Ho sentito come se con Viviana e Daniela ci conoscessimo da sempre. Quasi non c’era bisogno di spiegare le cose, sembravano sapere già tutto. E poi eravamo d’accordo su tutto. Mio caro Diario, sento che stavolta ci siamo davvero! Viviana verrà ad abitare con noi e credo che frequenteremo molto anche Daniela, mi sono sembrate legate come sorelle. Saremo tutte quante come sorelle! Sento che con loro potremo costruire un rapporto di fiducia e rispetto. Domani mattina passeranno per portarci i soldi della doppia mensilità di caparra. Si vede che sono brave ragazze. Non hanno neanche sospettato che la padrona di casa ha chiesto una sola mensilità, l’altra rimane nel mio beauty casomai volessero fare le furbe. Buonanotte,
Alice

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  1. Favoloso!

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