“Un mondo nuovo” di Davide Zanardi

All’inizio le sembrò di scivolare…era come se qualcosa la stesse chiamando.
Sentì il suo corpo e le sembrò che non fosse una cosa sua.
In quel momento era solo un nucleo fievole di coscienza appena accennata.
Cominciò ad avere una sensazione che non era fisica ne mentale.
Le sembrò di ricordare che avrebbe dovuto avere un corpo, una forma fisica adagiata in qualche luogo indefinito, in un posto che non conosceva e del quale non aveva consapevolezza.
Qualcosa si agitò in un angolo di quella  cosa che piano piano stava prendendo forma e che doveva essere, o almeno così le parve, la sua mente.
Sentì uno spasmo.
Quasi un dolore.
Quel nucleo di pensiero fece un balzo in avanti e si ingrandì…come se fosse stato un fiore che, dopo millenni di oscurità, avesse visto un piccola luce e fosse balzato verso di essa per aggrapparvisi…
Ad un tratto arrivò la consapevolezza di essere appoggiata su qualcosa di rigido e polveroso, ma la sensazione assomigliava più ad un ricordo che a qualcosa di fisico.
La sua mente ebbe un altro strappo e immediatamente comprese di esistere come un corpo fisico con una forma precisa.
Capì di essere in possesso di arti, testa, organi…anche se per ora queste parole non avevano alcun senso per lei.
Così rimase per un po’, ad esplorare queste sensazioni ed a fare una specie di mappa di ciò che le sembrava di essere fisicamente.
Mentre una parte primitiva della sua mente cominciava a ricordare delle sensazioni che chiamava freddo, caldo, umido, buio, luce, un lampo esplose nella sua coscienza e si rese conto di avere un’urgenza molto pressante, quasi vitale, anche se non riusciva a ricordare cosa fosse.
Si rese conto di poter muovere alcune parti del suo corpo.
Era ancora cieca, ma capì che era stesa supina a terra.
Sentiva i suoi arti affondare leggermente nel terreno morbido se provava ad esercitare un po’ di pressione.
Ad un tratto una frase le si presentò alla mente.
Sul momento non capì cosa significasse, poi il senso di urgenza ritornò ed iniziò ad aumentare in modo esponenziale.
Questo le causò un senso di ansia indicibile senza che ancora capisse a cosa fosse dovuto.
Poi quella frase che aveva sentito cominciò ad avere un senso.
I miei figli…ed ebbe un sussulto, quasi doloroso.
Un attimo di buio e senti il suo pensiero ripeterle: I MIEI FIGLI !
Sentì immediatamente che il suo corpo avevo ripreso a funzionare al massimo, anche se non riusciva ancora a controllarlo.
La prima cosa fisica che percepì fu una fame tremenda, come se non avesse più mangiato da chissà quanto tempo.
Aprì lentamente gli occhi, ormai conscia di chi fosse e di cosa dovesse fare.
Non vedeva nulla.
Tutto era buio.
Ma era certa di avere gli occhi aperti.
Semplicemente non c’era luce.
In lontananza vide una debole luminescenza.
Si avviò lentamente verso di essa…uscì all’aperto e guardò il mondo in cui era arrivata.
Un mondo nuovo, ricordò, che lei aveva raggiunto per colonizzarlo.
Ora tutto era chiaro.
Il suo era stato un lungo letargo.
Raggiunse la sala buia dove si era svegliata, fini di mangiare ciò che restava del suo compagno e, con due delle sue sei zampe accarezzò il grappolo di uova che aveva attaccato con la saliva ad una parete della grotta e guardandolo con amorevoli occhi sfaccettati disse: figli miei, un mondo nuovo ci aspetta.
E’ ora di nascere…



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