“Un pomeriggio di Maggio” di Anonimo

Quel pomeriggio di Maggio, lui la avvicinò con la solita speranza di riuscire a trovare le parole da dirle, quelle parole che teneva in serbo da tanto, e che mai aveva trovato il coraggio di pronunciare. Ma una frase lo fece riflettere, che lei gli disse candidamente: «Sai, io e lui abbiamo fatto l’amore». Rifletté attentamente su quelle parole chiedendosi cosa volesse dire davvero fare l’amore. Forse lei voleva dirgli che, con un rapporto fisico, aveva reso concreto il suo amore…ma non capiva come fosse possibile che una cosa così eterea si potesse trasformare in concreta. Ma lei lo diceva con convinzione, quindi aveva davvero fatto diventare corporeo l’amore…ma come?
No, doveva esserci qualche altra cosa. Meglio analizzare da capo quelle parole.
In un caldo pomeriggio di maggio, mentre la guardava con occhi sognanti e innamorati, ma allo stesso tempo tristi, lei gli disse «Sai, io e lui abbiamo fatto l’amore». Lei aveva reso concreto l’amore ed era felice; ma allora perché lui si sentiva triste, se lei, la sua amata, aveva provato una grande gioia? Forse la sua immaginazione non riusciva a comprendere per quale meravigliosa alchimia, l’amore potesse diventare reale, concreto, palpabile…eppure lei c’era riuscita.
I suoi occhi erano innamorati di lei…e si sforzava di capire come fare per trasformare anche lui il suo amore, voleva farlo diventare concreto…ma non capiva come un’unione fisica potesse realizzare ciò. Quel pomeriggio di Maggio, lui la continuò a fissare mentre si sforzava di capire come poter concretizzare l’amore e i suoi occhi continuavano a sognare che lei lo potesse amare, ma invano.
In quel caldo pomeriggio di Maggio, lei gli disse «Sai, io e lui abbiamo fatto l’amore» e il suo cuore fu come trafitto da una lama appuntita; dentro sentì un lampo improvviso, e poi un tuono fortissimo, che parte da un punto e si propaga dappertutto, disseminando tristezza. Si domandò come fosse possibile che, contemporaneamente alla gioia che lei aveva provato, lui potesse provare un dolore così grande.
Ma prima di quel pomeriggio di Maggio, lui aveva vissuto una battaglia dentro di sé, una battaglia tra il desiderio di dirle il suo amore e la sua razionalità che gli impediva di farlo.
Com’era possibile che il suo cuore potesse provare tutte queste cose contemporaneamente? Lui si sforzava di rendere razionali tutti i suoi sentimenti, di rendersi conto che era entrato in un baratro senza fine, in un amore non ricambiato. Il suo cuore, però, era impazzito, si lasciava trasportare solo dai sentimenti, e si rifiutava di seguire un comportamento razionale.
Nella sua vita, mai era stato travolto da una tempesta così lunga e forte, come quella che provava pensando a lei. Ma quella tempesta veniva fuori dal suo amore, e non riusciva a capire come l’amore potesse portarlo a versare delle lacrime così amare. Il suo cuore diventava calmo solo quando guardava i suoi occhi; gli sembravano due stelle luminose e calde e da quegli occhi lui cercava un segno di dolcezza. Ma cinicamente, lei usò il suo amore come si fa con uno straccio vecchio, usò il suo desiderio di sfiorare le sue labbra, in modo sadico e opportunista.
Sebbene lui si sforzasse di mettere a tacere i suoi sentimenti, il suo cuore era come una zattera in mezzo al mare in tempesta e non riusciva a riportarla a riva.
Lui si chiedeva come fosse possibile tutto ciò, quando pochi giorni prima era convinto che mai il suo cuore si sarebbe lasciato trasportare da un tale scombussolamento, credeva di essere un uomo tutto d’un pezzo, uno di quelli che non si lasciano scalfire, ma quegli occhi l’avevano incantato in un modo inspiegabile. Sentiva una cosa strana quando la vedeva, un forte battito nel petto, eppure non capiva il perché: era sempre stato convinto che il suo cuore fosse solo uno strumento banale, messo lì per pompare un po’ di liquidi qua e là…ma non era così.
Ma dopo quel pomeriggio di Maggio, l’unica cosa che gli restava era il rimbombo di quelle parole che sembravano un tuono improvviso, che si propagava senza sosta. E sentiva un pugnale che lo trafiggeva al cuore, una lama aguzza che faceva scorrere via il suo amore lentamente dopo che lei, in quel ridente pomeriggio di Maggio, gli aveva detto «Sai, io e lui abbiamo fatto l’amore».

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