Liberamente ispirato alla canzone “A bunch of lonesome heroes” di Leonard Cohen
“Un pugno di eroi solitari e rissosi
Camminavano all’alba fumando”
“E così” disse Parker “adesso dobbiamo chiamarti Eroe. Complimenti.
Forse è la volta buona che tua madre potrà essere fiera di te.”
“Non sarò un eroe. Ma era quello che andava fatto. Per il nostro paese. Per le nostre famiglie” rispose laconico Harrison.
“Stronzate! Tu neanche te ne rendi conto. Quel briciolo di cuore che avevi l’hai finito di perdere a Camp Lejeune”.
“Vigliacco figlio di puttana. Cosa avresti fatto tu?”
“Non lo so…probabilmente la stessa cosa” disse Parker, spegnendo la sigaretta sotto il tacco del suo anfibio di cuoio.
“La notte era scura e densa attorno a loro
Ognuno a trasportare la propria croce”
“Ma tu come ti sei trovato in questa merda?” chiese Parker.
“Non lo so neanche io. Dopo cinque anni passati in compagnia delle anfetamine anziché in college non sai più perché cazzo ti comporti così. Non sai neanche COME ti comporti. Semplicemente non te ne rendi conto. Le cose stavano iniziando a migliorare, ma come al solito sono riuscito a fare un casino. Ero andato a prendere un Big Mac e una coca, l’idea era un panino e un film a casa mia. Ma quel fottuto stronzo di un negro non levava gli occhi da Jenny, e allora…Non lo so come sia andata di preciso, fatto sta che l’ho aspettato fuori al Mac. Ero andato all’allenamento di baseball prima, e avevo ancora la mazza in macchina. Gli ho rotto la schiena a forza di bastonate. L’adrenalina mi aveva annebbiato quel poco di lucidità che l’anfetamina mi aveva lasciato. Mi sono risvegliato in cella pieno di lividi, incredulo e indolenzito”.
Harrison soffiò il fumo verso l’alto, quasi a voler allontanare il ricordo di quel mattino.
“Tre anni con la condizionale”. “Tre fottuti anni a condividere 6 metri quadri con uno spacciatore frocio e un messicano che aveva ammazzato la moglie a botte”.
Espirò un’altra boccata di fumo, come a dissolvere in un gesto le docce fredde, i pestaggi dei secondini e le “attenzioni” degli altri carcerati.
“Poi sono uscito per buona condotta”. “A 22 anni, senza un lavoro né un cazzo di diploma. Cos’altro potevo fare?”
“e…” – sbuffo di fumo – “Tu invece che ci fai nei marines, Parker? Con quella faccia pulita che ti ritrovi ti vedrei meglio con in mano un aspersorio che un M16.”
“Mi piacerebbe raccontare la mia storia,
disse uno di loro così giovane e intrepido,
mi piacerebbe raccontare la mia storia,
prima di tramutarmi in oro”
“La mia storia è meno avventurosa della tua” rispose Parker. ”Forse hai ragione a darmi del vigliacco. La mia storia è la storia di tanti…” continuò, accendendo un’altra sigaretta nella nebbia di quella mattina mediorientale, “…un diploma a pieni voti, una brillante carriera universitaria davanti ad attendermi, e poi…” – i suoi lineamenti si indurirono, e sul suo volto poco più che adolescente si addensarono ombre di secoli di sofferenza – “…poi mia madre si è ammalata. Della più bastarda delle malattie. Mio padre era morto sul lavoro 3 anni prima, e i sudati risparmi di una vita sono serviti a malapena a pagarmi il college. L’assicurazione sanitaria non le sembrava una priorità rispetto al mio futuro”.
Harrison vide i suoi occhi inumidirsi di rabbia e rimpianto.
“Che scelta avevo?” continuò Parker mentre pensava al momento in cui, a poche ore dalla fine dell’addestramento, era atterrato a Baghdad “Lei ha lottato per darmi un futuro, e io ho intenzione di fare lo stesso”
“Ma nessuno lo stava davvero ascoltando.
Solo la notte, così scura, e densa, e verde.
Ma scommetto che è lì che vivono davvero gli eroi,
Lì dove io e te siamo solo passati”
“Ma alla fine cos’è successo davvero venerdì pomeriggio a Sadr City?” domandò Parker rompendo il silenzio gelido che era calato. “So solo che c’è stato un massacro, e adesso ti chiamano eroe”.
“L’inferno”, rispose Harrison. “Ancora non so come abbia fatto ad uscirne vivo”.
“Sei ragazzi del 12°reggimento aviotrasportato erano bloccati da giorni nel bel mezzo del quartiere sciita”. “Erano gli ultimi rimasti dello squadrone. Altri 9 erano stati fatti fuori dai cecchini arabi nei giorni precedenti”.
“Di loro non fotteva niente a nessuno, erano solo delle teste calde che avevano deciso di giocare alla guerra. Ma giovedì sera il generale Thompson ci ha detto di tenerci pronti per il mattino successivo. Ordini dall’alto. Volevano che la TV potesse riprendere, anziché altre 6 bare coperte dalla bandiera a stelle e strisce, un gruppo di eroici soldati pronti a dare la vita per non lasciare i commilitoni indietro.”
“Spegni la tua sigaretta, amore mio.
Siamo rimasti soli troppo a lungo.
E adesso alcuni di noi sono troppo stanchi
Per sentire che cos’è che hai fatto
Di così sbagliato”
“E così è stato”, disse Harrison aggrottando le sopracciglia. “Ci avevano detto che sarebbe stato rapido e indolore. Che quei fottuti musulmani avrebbero passato il Venerdì chiusi nelle moschee a pregare.”. “Il piano”, continuò, “era di approfittare della preghiera pomeridiana per attraversare la città con due blindati APC e un manipolo di fanti di supporto, arrivare al palazzo ormai distrutto in cui erano intrappolati i nostri, e riportarli a casa sani e salvi per la gioia di mogli, parenti, e soprattutto dello zio Sam.”.
“Ovviamente…” – e qui Harrison infilò una pausa d’effetto che avrebbe fatto invidia al miglior Bogart – “le cose non andarono così. Proprio no.”.
“Erano le 10 del mattino, e il sole era già così caldo che a confronto l’Arizona è un frigorifero. Seriamente, Parker, non sopportavo più tutta quella merda, il sudore mischiato alla sabbia che arriva in raffiche pungenti dal deserto. Non vedevo l’ora di finire rapidamente la missione per prendere un paio d’ore di permesso, bere qualche Gin Tonic e magari vedere una puttana. E invece niente, stavamo lì a farci arrostire dal sole per recuperare quattro teste di cazzo texane che avevano scambiato la guerra per un videogioco. Stavamo percorrendo il viale Al Mansur, hai presente, proprio nel punto in cui il viadotto fa una gobba…”.
Parker aveva presente. Ricordava la tensione delle missioni di pattugliamento su quella strada. Gli facevano venire in mente i canyon in cui, nei film western che vedeva da piccolo, gli indiani assaltavano le diligenze. Un budello bruciato dal sole.
“Insomma, da dietro il dosso spunta fuori questo furgoncino imbottito di esplosivo, che si porta all’inferno l’APC che apriva il convoglio e una buona metà dei fanti di scorta”.
“All’inferno”…”Si, Parker, l’inferno. Di quello che è successo nei minuti – lunghi come ore – successivi ho solo ricordi sfocati. Fotogrammi dipinti con colori caldi.”.
“Eravamo esposti su quel cazzo di viadotto, e sul tetto di un palazzo lì vicino spuntavano musulmani col volto coperto armati di Kalashnikov e RPG.”. “Una tempesta di fuoco, Parker. Ancora oggi non trovo le parole per descriverlo. Non penso che il nostro vocabolario contenga le parole giuste…Qualunque parola mi venga in mente è troppo poco per descrivere l’angoscia e il terrore che mi hanno preso alle budella mentre i miei compagni cadevano uno dopo l’altro”.
Parker lo seguiva come incantato, nell’espressione negli occhi del commilitone poteva vedere il riflesso delle fiamme e il vuoto della morte.
“Non so come,” continuò Harrison, “ma in mezzo a quel casino ho trovato la lucidità per ripararmi tra i rottami dell’APC, trovare la radio, e mantenere la posizione fino all’arrivo dei rinforzi.
Quando sono arrivati i nostri, avevo già indicato le coordinate del palazzo all’artiglieria, che in meno di un minuto l’ha trasformato in un cratere fumante. La strada era ormai libera quando sono arrivati elicotteri, blindati e ovviamente le telecamere dei giornalisti embedded. I miei “eroici” gesti sono stati ripresi in mondovisione. Un bel colpo per la nostra propaganda.”
Harrison si interruppe, lo sguardo fisso su un punto oltre l’orizzonte da cui ormai il sole stava occhieggiando, crudele come solo in Iraq sa essere.
“Il resto lo sai, Parker…anche se non credo che in televisione se ne parlerà” – si fermò, non sapendo con che parole spiegare la verità. Scelse le più dirette, come un gesto deciso per strappare un dente marcio – “Quel palazzo…era una scuola elementare.”
“Canto questo per i grilli
Canto questo per i soldati
Canto questo per i vostri figli
E per tutti quelli che non hanno bisogno di me”
In carica...




















Segui Hyde Park su . . .