In principio ci sono una serie di romanzi thriller scritti dall’autrice Kathy Reics, con protagonista l’antropologa Temperance Brennan, sulla cinquantina, divorziata da tempo con una figlia ormai adulta che sta per conto suo, che collabora con la polizia statunitense e canadese per la sua ottima conoscenza delle ossa, fondamentale per risolvere casi estremi di omicidio.
Ma in principio ci sono anche le indagini scientifiche di CSI , telefilm che ha rivoluzionato il genere poliziesco, mettendo al centro di tutto l’importanza e l’incontestabilità delle prove, ma anche il rapporto tra due detective di sesso opposto introdotto da X-Files, in cui i due sono attratti ma non consumano e sono in contrasto tra di loro.
Bones deriva da queste premesse, presentando un lui e una lei affiatati ma distanti, in contrasto ma complementari come l’agente dell’FBI Seeley Booth e la dottoressa Temperance Brennan, un’indagine basata su prove scientifiche e l’idea di fondo tratta dai romanzi di Kathy Reics. Ma in realtà, le carte poi vengono mescolate e le cose sono ben diverse da quello che si può pensare.
I romanzi della Reics sono solo un vago pretesto di ispirazione, perché in realtà la dottoressa Brennan dei telefilm è una trentenne mai stata sposata, dedita alla carriera come antropologa e come autrice di romanzi gialli, con una storia familiare tormentata alle spalle tra padre ecoterrorista, madre morta misteriosamente e fratello con guai con la giustizia. L’agente Booth è un’invenzione del telefilm, un ex cecchino dell’esercito, divorziato con un figlio e con un approccio meno rigido della collega. Nessuna trama degli episodi si è ispirata in qualche modo ai libri, editi nel nostro Paese da Rizzoli con una cadenza abbastanza regolare, e nella serie tv ci sono anche altri personaggi originali, come i colleghi di Brennan, il paranoico Jack Hodgins, il genietto Zack Addy e l’esuberante tecnica di computer Angela Montenegro.
Rispetto a CSI Bones ha toni molto più brillanti, si ride di più malgrado ci siano premesse e vicende terrificanti, i casi a volte sono più paradossali, i personaggi sono meno statiti e più dinamici. E anche se Mulder e Scully non possono non venire in mente vedendo Booth e Brennan, i due protagonisti di Bones sono comunque diversi, forse più spensierati e meno tormentati, più affini ma anche più distanti. La Temperance di Emily Deschanel ha qualcosa di Dana Scully ma è anche meno accomodante e diplomatica, il Booth di David Boreanaz (già Angel, vampiro innamorato di Buffy nella serie omonima) è meno paranoico di Mulder o nasconde forse meglio i fantasmi del suo passato.
Senz’altro Bones piace e piacerà a chi ama o ha amato Csi, X-Files e i romanzi della Reics, ma può potenzialmente piacere anche a chi ama la commedia brillante, l’humour nero, i drammi familiari, i sentimenti, perché contiene tutti questi elementi, oltre ad un’indagine che parte dalle ossa, l’ultima cosa che rimane di un essere umano. Ed è un peccato che nel nostro Paese una serie come questa non sia riuscita ad ottenere il successo che merita, per colpa anche di una collocazione su un canale poco propenso ad attirare l’attenzione dei fan delle nuove serie made in Usa come Rete 4. Se il sabato sera è risultato invece vincente per Rai due con Senza traccia prima e Cold case, Rete 4 non riesce ad attirare più di tanto pubblico con le indagini di Booth e Brennan, un pubblico che spesso arriva per il passaparola su Internet più che per reale interesse e conoscenza della serie, molto diversa da quelle normalmente proposte dalla rete.










In carica...



















Non è propriamente il mio genere! Però la recensione è scritta molto bene…
Valentina