Recensioni — 6 dic ’09 21:33

“Dorian Gray in salsa Horror” di Elena Romanello

Oscar Wilde continua ad essere uno degli autori più amati e in un’epoca in cui l’eterna giovinezza e il non pagare mai le conseguenze delle proprie azioni sono per molti una filosofia assoluta di vita non c’è da stupirsi che Il ritratto di Dorian Gray continui ad affascinare.
Preannunciato da un trailer che ha fatto credere ad alcuni giovanissimi di trovarsi di fronte ad un emulo di Twilight, è arrivata nelle sale cinematografiche la nuova versione del capolavoro e unico romanzo scritto da Oscar Wilde, targata Gran Bretagna, con alcune concessioni al genere horror in una storia che comunque già di sua veniva considerata tra i migliori romanzi gotici e fantastici.
Oliver Parker ci immerge in una società vittoriana abbastanza lontana dagli stereotipi di austerità, in cui alla fine si può fare tutto basta non dirlo, e in cui il giovane Dorian, plagiato dal nobile Henry Wotton, si lascia trascinare in una girandola di vizi, dopo aver pronunciato il desiderio di fronte al suo ritratto appena fatto di rimanere per sempre come è raffigurato lì. Spinta alla morte la giovane e dolce Sybill, Dorian partirà poi per altri lidi, da cui tornerà dopo vent’anni, trovando i suoi antichi compagni di vizi ormai vecchi, mentre lui è rimasto sempre uguale. Nemmeno l’amore (inventato nel film) di Emily, la figlia di Henry, protofemminista e suffragetta, potrà salvarlo.
Scenografia e costumi, con tanto di cambio di epoca, dagli ultimi decenni dell’Ottocento delle carrozze e crinoline ai primi del Novecento con auto e luce elettrica, sono sontuosi ma non leccati, la discesa nel mondo di Dorian soddisferà gli amanti dei period movie inglesi e se qualche effetto speciale non dispiacerà ai giovani amanti dell’horror, l’insieme si rivela senz’altro di un certo fascino, complice anche l’insolita colonna sonora tra il metal e il gothic di Charlie Mole.
Il protagonista Ben Barnes, non biondo con i boccoli e gli occhi azzurri come l’originale, è comunque completamente surclassato da Colin Firth, un Henry Wotton satanico e sarcastico, lontano dai protagonisti romantici di Bridget Jones e Love actually, e ancora più affascinante e perde punti anche nel confronto con Ben Chaplin, il pittore Basil Hallward, artefice suo malgrado di tutto. Tra le donne, di contorno ma non oggetti senz’anima, non male il terzetto di attempate in cerca di soddisfazione ai loro desideri composto da Caroline Goodall, Fiona Shaw (lontana mille miglia dalla madre isterica di Black Dahlia e anche dalla perfida zia di Harry Potter) e dalla rediviva Maryam D’Abo e gli impossibili amori Rachel Hurd-Wood, angelica Sybil emblema del perduto amore, e Rebecca Hall, l’inventata, energica e moderna Emily Wotton.

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1 Commento

  • Trattasi di una delle più grandi STRONZATE che sia mai stata realizzata. Sconsiglio caldamente di andare al cinema, di affittarlo e di vederlo per caso quando lo trasmetteranno in TV. SPAZZATURA

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