Recensioni — 13 ott ’10 16:38

“Jane Austen, un’icona letteraria” di Elena Romanello

Chi è l’autrice più popolare del momento? Non Michela Murgia, vincitrice del Premio Campiello, non Joanne Harris, di cui continuano ad uscire man mano le ultime fatiche sempre e comunque con successo, non Patricia Cornwell, un must ormai per gli appassionati di thriller: la scrittrice più amata e popolare, che continua ad essere citata in libri e al cinema, è Jane Austen, morta nel 1817, che per prima si interrogò sull’amore, sui rapporti tra i sessi, sul ruolo della donna nella società, tra cuore e aspirazioni personali. Una donna in anticipo sui tempi, che non si sposò mai, che visse del suo lavoro di scrittrice, e che, oltre ad aver ispirato larga parte della letteratura al femminile d’intrattenimento contemporanea (la cosiddetta chick lit), ispira oggi con i suoi intrecci e la sua figura romanzi di svariato genere e tono, ma sempre incentrati sul suo mondo.
Una panoramica sulla produzione romanzesca ispirata a Jane Austen a questo punto si rende quasi doverosa, per orientarsi in mezzo ad una pubblicistica che cresce di anno in anno, o anche solo di stagione e stagione.
Il giallo risulta essere sempre un genere su cui scommettere, e ha incontrato Jane Austen per due fortunate serie di romanzi, editi in Italia da Tea. In una di queste si immagina che Darcy ed Elizabeth, gli interpreti di Orgoglio e pregiudizio, diventino una coppia di detective, pronti ad indagare sugli intrighi dell’alta società inglese dei primi dell’Ottocento, con anche elementi paranormali. Carrie Bebris ha dato vita ad una serie di fortunati romanzi incentrati su questi, dove non si sente la lesa maestà nel vedere i beniamini di una storia immortale in nuove vesti, e che nei titoli riecheggiano le opere di Jane: Orgoglio e preveggenza, Sospetto e sentimento, Le ombre di Pemberley e L’enigma di Mansfield Park sono i primi quattro titoli di una serie che promette di andare avanti per un po’, senza stanchezza ma con simpatia e brio.
Una Jane Austen diventata detective come una sorta di Jessica Fletcher ante litteram è al centro invece della serie di Stephanie Barron, in cui si ricostruiscono episodi inventati ma basati sulla vera vita dell’autrice, in cui si trova coinvolta in casi di spionaggio (non bisogna dimenticare che visse in quell’epoca cruciale che furono le guerre napoleoniche), di traffico illegale di merci e di delitti, nei luoghi che le furono cari, svelando anche cose come il suo mancato matrimonio e la sua scelta di dedicarsi alla scrittura.
Altro genere di grande richiamo è l’horror, e qui forse stona un po’ l’accostamento a Jane Austen, con titoli come Orgoglio e pregiudizio e zombie di Seth Grahame Smith, uscito per Fanucci, ossimoro tra mondi inconciliabili con risultati decisamente modesti (qualcuno sul web ha scritto che Federico Moccia avrebbe saputo fare di meglio), e Mr Darcy vampire di Amanda Grange, di nuovo per Tea, inevitabile tributo ad un genere che continua a piacere, sia pure con un profondo snaturamento della sua essenza. Ma allora, per rivivere le atmosfere dei romanzi della Austen in chiave horror meglio rivolgersi alla serie di Colleen Gleason della famiglia Gardella, sorta di Buffy nell’Inghilterra della Reggenza.
Sfrutta il tema dei viaggi nel tempo mescolandolo considerazioni sull’idealizzazione di un’epoca che aveva non pochi difetti invece Shopping con Jane Austen di Laurie Vera Rigler, storia di una fan di oggi di Jane che si ritrova catapultata nell’Inghilterra della Reggenza, scoprendo le cose poco carine che nei libri della sua autrice preferita non vengono fuori, come l’oppressione delle donne, la mancanza di acqua corrente per farsi un bel bagno con conseguente poca igiene personale e l’assenza di gabinetti moderni con annessi e connessi, come gli assorbenti.
Tornando a riletture più nel canone dell’autrice, merita una lettura la trilogia di Pamela Aidan, Per orgoglio o per amore, Tra dovere e desiderio e Quello che resta, sempre editi da Tea, che racconta una storia dal punto di vista di Darcy, raccontando anche antecedenti del suo incontro fatale con Elizabeth, un po’ come era stato fatto con Il mondo di Rhett di Donald Mc Caig con il protagonista di Via col vento.
Una Jane Austen più reale, simile a quella messa in scena in Becoming Jane risulta essere protagonista de Il diario perduto di Jane Austen di Syrie James, edito da Piemme, che racconta la sua storia, partendo da un diario apocrifo ritrovato in una polverosa soffitta (espediente che da Manzoni in poi funziona sempre), ma ricostruendo la vicenda umana e sentimentale dell’autrice su dati veri.
Jane Austen diventa invece punto di incontro tra culture diverse in una prospettiva di pace e cooperazione in Sognando Jane Austen a Baghdad, di Bee Rowlat e May Witwit, giornalista inglese la prima e professoressa irachena all’Università di Baghdad la seconda, che partendo dal loro amore comune per la letteratura inglese e l’immortale Jane, diventano amiche scambiandosi e-mail su una vita quotidiana dominata dalla guerra fino ad intraprendere insieme un progetto di vita. Una storia basata su fatti reali, molto intessante e non solo se si ama Jane Austen.
Chi ha amato e ama Jane Austen può quindi ritrovare la sua beniamina con i suoi personaggi in tante salse, anche contrastanti, ma acccativanti: il tutto senza dimenticare il piacere di leggere e rileggere i romanzi originali, da Orgoglio e pregiudizio ai meno noti L’abbazia di Northanger e Mansfield Park passando per Ragione e sentimento, Persuasione e Emma, per rivivere le emozioni in edizione originale. Poi le rivisitazioni o gli omaggi sono sempre graditi.

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