
Da qualche giorno Guido Bertolaso ha una grana in più da arginare. E’ stata diffusa l’intercettazione telefonica in cui l’ex capo della protezione civile il 30 marzo 2009, pochi giorni prima del rovinoso terremoto del 6 aprile 2009, “istruisce” l’assessore regionale dell’Abruzzo, Daniela Stati, sull’operazione mediatica che bisognava inscenare il giorno dopo per zittire gli imbecilli, e rassicurare così un po’ di aquilani troppo ansiosi a causa della terra che gli ballava continuamente sotto i piedi.
Che cosa dice il condottiero mediatico? << “Io non vengo – riferendosi alla famosa riunione della commissione grandi rischi del 31 marzo 2009 – ma vengono Zamberletti, Barberi, Boschi, quindi i massimi luminari del terremoto in Italia… Li faccio venire all’Aquila o da te o in prefettura… è più un’operazione mediatica, hai capito? Loro che sono i massimi esperti di terremoto diranno: è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio, perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male, hai capito?” Ora parla con De Bernardinis, decidete dove fare questa riunione domani, poi fatelo sapere che ci sarà questa riunione che non è perché siamo spaventati e preoccupati ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente e invece che parlare io e te facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia…“>>.
Che Bertolaso fosse un potente puparo lo s’immaginava. Non s’immaginava però, che i pupi fossero tanti ancorché emeriti cattedratici e tecnici che si sono prestati alla indecorosa sceneggiata. Col senno del poi, vien da pensare che se la situazione di dubbio geologico avesse riguardato in qualche modo eventuali prodromi eruttivi del Vesuvio, forse sarebbe cambiato nelle dichiarazioni finali solo il vino: invece del Montepulciano si sarebbe consigliato ai vesuviani di starsene in casa a bere un buon bicchiere di Lacryma Christi che, come sapete, è un eccellente vitigno che attecchisce sulla terra vulcanica.
La nostra rivista ha il piccolo merito di aver intuito da subito come andarono le cose lì all’Aquila. Infatti, pochi giorni dopo il terremoto del 6 aprile 2009 che causò oltre trecento morti, pubblicammo l’articolo Terrae Motus, e a seguire altri fino a quello del 14 giugno 2011 dal titolo “La commissione grandi rischi e l’inutile adunata del 31 marzo all’Aquila…” Un titolo che sintetizza quello che oggi si scopre, non sappiamo con quanta meraviglia, attraverso le intercettazioni telefoniche.
D’altra parte Bertolaso ha ragione quando dice che erano lì per fare un piacere, perché non c’era emergenza conclamata e,quindi, necessità d’intervento del dipartimento della protezione civile attraverso i suoi organismi come la commissione grandi rischi. Anche questo punto lo accenniamo, a onor del vero, nell’articolo del 16 settembre 2011 dal titolo “20 settembre 2011 – Terremoto dell‘Aquila: processo a un sistema?
Quello che stanno facendo i Pubblici Ministeri dell’Aquila, Rossini, Picuti, Gargarella, Billi ed altri, è molto importante. Non si dimentichi che dietro questa faccenda c’è un esposto al presidente della repubblica firmato da migliaia di scienziati che sicuramente rimarranno interdetti e spiazzati dalle novità giudiziarie, così come quei giornalisti che a testa bassa hanno delegittimato, attraverso la derisione e il paradosso il lavoro della procura dell’Aquila.
Manca ancora un nome importante all’elenco degli inquisiti. Uno che forse poteva fermare la tragica farsa. Aspettiamo… Intanto c’è qualcun altro che si è guadagnato speriamo vivamente a torto il tapiro d’oro: Giuseppe Zamberletti.




