“Il Sannio – Matese è una zona di terremoti storicamente anche violenti: intervista al Prof. Girolamo Milano” di MalKo

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Il 29 dicembre del 2013, alle ore 18:08, una scossa di terremoto di Magnitudo 5.0 con ipocentro a 10,5 Km. di profondità, fa tremare la zona appenninica del massiccio del Matese con un’intensità tale da essere avvertita distintamente in un vasto comprensorio comprendente più regioni. In molte città tra cui Caserta, Napoli e Benevento, la popolazione ha vissuto momenti di panico, anche se non si contano particolari danni.  Gli edifici molto vecchi hanno presentato qualche fessurazione e si conta una sola vittima colta da malore. Il sisma ha avuto indubbiamente un suo percepibile vigore, ma fortunatamente è durato pochissimo, non più di una quindicina di interminabili secondi. Il terremoto è stato preceduto da un evento di magnitudo 2.7, seguito poi, da numerose repliche a bassa intensità.

Il 30 dicembre 2013 a circa 24 ore di distanza dalla scossa più intensa, si sono contati 141 eventi, di cui sei con Magnitudo superiore al 3 grado della scala Richter. Il 20 gennaio 2014 alle ore 07:12 poi, si è registrato sempre nella zona del Matese un nuovo evento sismico di Magnitudo 4.2.

Il Prof. Girolamo Milano, geofisico dell’INGV – Osservatorio Vesuviano, in una pubblicazione a carattere divulgativo per la protezione civile, scrisse che: l’elevato numero di terremoti storici con Intensità maggiore del 10° grado della scala Mercalli (MCS), e l’assenza di recenti terremoti a elevata energia così come il lungo periodo di quiescenza che si registra dal 1805, rende la fascia della dorsale appenninica comprendente il Sannio e il Matese, un’area a elevato rischio sismico.

Professor Milano, quali notizie sulla sismicità storica di quest’area?

Il tratto di dorsale appenninica che si estende dall’Abruzzo alla Basilicata, in cui è inclusa l’area del Sannio-Matese, con le città di Benevento, Campobasso e Isernia, è una delle zone sismiche più attive d’Italia. Storicamente quest’area è stata più volte interessata da eventi distruttivi, con intensità Mercalli superiore al 10° grado, intervallati da periodi di relativa quiescenza che, in qualche caso, hanno superato i duecento anni. Terremoti devastanti si ebbero nel 1456, 1688, 1702, 1732 e 1805. Nell’area si sono verificati anche sequenze e sciami sismici a bassa energia, come quelli che caratterizzarono gli anni 1885, 1903, 1905, 1984, 1990, 1992, 1997-98 e poi nel 2001.

Fra i terremoti storici molto distruttivi avvenuti nel Sannio – Matese sono da menzionare tre eventi. Il terremoto del 1456, detto del napoletano, per la vastità del territorio interessato e per gli effetti stimabili nell’ 11° grado della scala Mercalli. Si contarono ingenti danni negli abitati di Isernia e Campobasso ma anche nella città di Napoli. Pure il sisma del 1688, con epicentro a Cerreto Sannita il cui abitato fu completamente distrutto, ha avuto Intensità stimabile nell’11°grado della scala Mercalli. Lo scuotimento del suolo provocò ingenti danni lungo tutto il versante Sud-Ovest del massiccio del Matese.

Il terzo evento considerevole si ebbe nel 1805, con Intensità del 10° grado Mercalli ed epicentro localizzato a ridosso delle falde orientali del Massiccio del Matese in prossimità di Baranello. Questo sisma distrusse quasi completamente l’abitato di Boiano.

Quali notizie, invece, sulla sismicità attuale?

La sismicità dell’area negli ultimi venti anni, rilevata con le stazioni della Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), è caratterizzata da terremoti di bassa Magnitudo, generalmente inferiore a 2.5, che solo occasionalmente hanno superato il livello strumentale e sono stati quindi avvertiti dalle popolazioni stanziate in prossimità dell’epicentro.

Gli epicentri di questi terremoti sono distribuiti lungo l’Appennino con piccole concentrazioni intorno al Matese, nell’area ubicata a Nord-Est di Benevento e in quella delle Mainarde. La profondità di questi eventi non supera generalmente i 15 Km. A questa sismicità si aggiungono tre sequenze sismiche di bassa energia avvenute nel 1990, nel 1997-98 e nel 2001. La sequenza sismica del 1990 ha interessato l’area nei pressi del Comune di Pescosannita. Durante il periodo Aprile/Luglio 1990, furono annotati circa 1000 terremoti, ma solo 18 con Magnitudo maggiore di 3.0. L’evento più energetico fu registrato il 22 Aprile alle 09:45 locale ed ebbe una Magnitudo di 3.7. La sequenza sismica del 1997-98, innescatasi a seguito di un terremoto di Magnitudo 4.1 verificatosi alle ore 00:10 del 20 marzo 1997, ha interessato un’area di circa 140 Km2 ubicata tra i Comuni diMorcone, Sepino e Sassinoro. In 15 mesi sono stati registrati circa 4000 eventi sismici ma solo una quarantina di essi sono stati percepiti dalla popolazione residente. La sequenza sismica del 2001, invece, si è verificata in una ristretta area di circa 40 km2 ubicata a Nord-Est di Isernia compresa tra i Comuni diPescheSessano del Molise e Miranda.  Furono registrati circa 1000 terremoti ma solo una trentina di eventi superò la Magnitudo di 2.5. Questa zona, comunque, già nel 1986 fu interessata da uno sciame sismico di bassa magnitudo a testimonianza del fatto che i terremoti e le sequenze sismiche avvengono generalmente nelle stesse zone.

Lo studio della micro-sismicità e delle sequenze sismiche del Sannio-Matese, così come lo studio della micro-sismicità di altre aree sismogeniche italiane in cui storicamente sono avvenuti terremoti molto distruttivi, consente di identificare le faglie sismogeniche attive e può fornire utili informazioni per la comprensione del meccanismo di rottura delle stesse. Questi risultati, insieme con altri provenienti dalle diverse discipline geofisiche e geologiche, rivestono un ruolo molto importante per la stima del rischio sismico di una specifica area.

Professor Milano, la catena appenninica centro meridionale è frutto di quali processi geodinamici?

L’evoluzione geodinamica della catena Appenninica è abbastanza complessa e articolata con trasformazioni che si sono succedute nel corso di milioni di anni. Essa è fortemente controllata dal generale meccanismo del moto relativo delle zolle litosferiche che vede la zolla Africana “spingere” verso Nord quella Euro-Asiatica. Attualmente, l’Appennino centro-meridionale è interessato da un processo deformativo caratterizzato da una estensione in direzione Nord-Est Sud-Ovest. Cercando di descrivere il fenomeno in modo molto semplice, è come se l’area tirrenica si stesse allontanando dall’area adriatica provocando una sorta di «stiramento» della catena Appenninica in direzione Nord-Est Sud-Ovest.

I recenti eventi sismici che hanno interessato la zona del Matese come devono essere interpretati?

Gli eventi sismici che hanno da poco interessato il versante meridionale del Matese, sono da correlare ai processi geodinamici in atto nell’Appennino. I terremoti che accadono nell’area centro-meridionale italiana sono il risultato come detto dell’intero processo di “stiramento” che interessa l’Appennino. Se si osserva la distribuzione spaziale dei terremoti storici avvenuti in Italia, si nota che i terremoti più forti sono concentrati lungo la fascia Alpina e Appenninica. I terremoti con Intensità maggiore dell’ 8° grado Mercalli (MCS) si sono verificati prevalentemente lungo l’Appennino Centro-Meridionale. Questi terremoti, come pure quelli di bassa Magnitudo o le sequenze sismiche di bassa energia, si concentrano prevalentemente in determinate zone definite aree sismogeniche, che hanno la particolarità di accumulare stress causato dal meccanismo di estensione che caratterizza l’Appennino: una di queste aree è proprio quella del Sannio-Matese.

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Perché questi terremoti localizzati nel massiccio del Matese scuotono con un certo vigore anche la zona del napoletano? E’ un’impressione dettata dall’elevato numero di abitanti o esistono motivi geologici di risonanza? 

L’avvertibilità di un terremoto a diversi chilometri di distanza dall’area epicentrale dipende da molti fattori. Tra questi devono ritenersi particolarmente significativi la Magnitudo dell’evento, la profondità ipocentrale, le caratteristiche fisiche delle rocce che costituiscono la crosta terrestre e il meccanismo di fatturazione delle rocce stesse. Il terremoto del 29 dicembre 2013 è stato avvertito nell’area napoletana per il meccanismo di rottura della faglia che ha fatto sì che l’energia, rilasciata sotto forma di onde elastiche, si sia propagata prevalentemente verso Sud.

Premesso che i terremoti sono imprevedibili, sostanzialmente le popolazioni del Sannio- Matese come possono difendersi dal pericolo sismico?

Il terremoto è un fenomeno naturale endogeno e allo stato attuale delle conoscenze assolutamente non prevedibile. Più che difendersi dal pericolo terremoto si deve piuttosto imparare a conviverci, se si dimora, considerando l’attuale classificazione, in una zona a rischio sismico.

I danni che si riscontrano in Italia per i terremoti di Magnitudo maggiore di 5.0sono causati dal crollo dei fabbricati, o parte di essi, appartenenti a un’edilizia datata, non adeguata alle norme vigenti e spesso anche fatiscente e priva di manutenzione ordinaria.

In una zona ad alto rischio sismico allora, il rafforzamento strutturale e la corrente manutenzione dei fabbricati esistenti, così come la realizzazione delle nuove costruzioni nel rispetto delle norme antisismiche,nonché l’osservanza di semplici regole comportamentali, rappresentano le misure fondamentali su cui basare i nostri sistemi di sicurezza.

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Al Professor Girolamo Milano vadano i ringraziamenti della redazione e dei nostri lettori per l’importante illustrazione fornita sula storia degli eventi sismici che hanno caratterizzato nel tempo l’area del Matese.

 
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