“Terrae Motus” di MalKo

Dal mese di gennaio 2009, recita la recente cronaca, in terra d’Abruzzo sono molte le scosse telluriche avvertite continuamente dalla popolazione. Col tempo pare crescano d’intensità. C’è ovviamente allarme fra i residenti, perché in alcuni palazzi s’incominciano a notare crepe e distacchi d’intonaco. Il sindaco dell’Aquila cerca e chiede risposte istituzionali. Il 31 marzo 2009 la commissione grandi rischi, organo fondamentale del Dipartimento della Protezione Civile, si reca nel capoluogo abruzzese per dare un’interpretazione agli eventi tettonici in atto. L’occasione verrà anche utilizzata per smontare la previsione di un ricercatore locale (Giuliani), che annuncia di lì a poco un terremoto devastante.
Questa commissione di esperti il 31 marzo termina i lavori con un sostanziale invito alla calma, perché, si legge nel rapporto finale, …  non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento…
Sulla scorta di quest’affermazione viene dato del sonoro cretino a chi  semina paura inutilmente, e parte la denuncia per procurato allarme contro il povero Giuliani.
Il 6 aprile 2009 una violenta scossa di terremoto porta morte e distruzione. Il patrimonio edilizio si dimostra “fragile”, tanto nella città dell’Aquila che nelle zone limitrofe.
In alcune puntate televisive di anno zero è stato tentato in una certa misura di operare una disamina dei fatti legati al prima e al dopo terremoto per individuare principalmente responsabilità nel “mancato allarme”. Polemiche, infatti, ce ne sono state tantissime.  Ci ha girato molto intorno Santoro, ma senza centrare il problema. Almeno questa è stata la nostra sensazione. Poi sono stati bravissimi gli ospiti, politici e istituzionali, a smarcarsi gridando che non era il momento delle critiche ma quello del dolore. Parole magiche per stroncare le polemiche sul nascere e che anche nei giorni successivi all’evento hanno contraddistinto la premessa all’informazione da parte di molti intervistati.

Che cos’è la commissione grandi rischi? Sul sito del Dipartimento della Protezione Civile si legge: … rinnovata nella composizione, nel ruolo e nel funzionamento la Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi. Si tratta della più importante struttura scientifica di riferimento per il Dipartimento della Protezione Civile.  La Nuova Commissione è composta da ventuno fra scienziati ed esperti scelti in un panorama italiano di risorse scientifiche eccellenti e in grado di assicurare livelli massimi di competenza nei maggiori settori di rischio  per il nostro Paese.
In un articolo pubblicato sul corriere della sera del 18 aprile 2009, si legge che i tecnici della protezione civile avevano individuato in seno ad uno studio mirato, un certo numero di edifici sicuramente vulnerabili a una sollecitazione sismica intensa. Alcuni di questi palazzi sono poi effettivamente crollati nel capoluogo abruzzese. Che dire… Probabilmente il dogma ripetuto di continuo dagli esperti… il terremoto non si può prevedere… è tronco. Quest’affermazione così come detta induce un’interpretazione monodirezionale. La frase completa per dare pienezza interpretativa a un pensiero che racchiude in se anche i limiti della conoscenza scientifica, doveva essere : il terremoto non si può prevedere, ma neanche  si può  escludere. Ecco. Quindi, quali elementi avevano  tra le mani le autorità scientifiche, tecniche e politiche? L’impossibilità di decifrare il fenomeno sismico; l’impossibilità di prevedere o di escludere scosse a forte magnitudo;   l’analisi di vulnerabilità di molti edifici (2005); segnalazione di danni in alcuni fabbricati;  l’apprensione della gente; i timori del sindaco.
Con questi elementi a disposizione, forse si poteva assumere una qualche decisione di maggiore tutela. Ma, probabilmente, siamo condizionati dal senno del poi…  Vorremmo solo escludere che  nessuno  ha rassicurato per distinguersi.

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