“Terremoto: a fronte degli sciami sismici occorre cautela…” di MalKo

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Da un po’ di tempo la nostra Penisola in alcuni punti,dal Pollino alla Toscana, è interessata da sciami sismici non particolarmente intensi ma frequenti. I sussulti litosferici, spesso avvertiti dalla popolazione, non inducono certo alla tranquillità, specialmente dopo la triste esperienza del terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009, che sopraggiunse vigoroso dopo mesi di scosse a bassa magnitudo. Ovviamente non è detto che ciò possa accadere sempre.

In una situazione di questo tipo comunque, appare coerente attenersi alle regole della prevenzione poiché non è possibile affidarsi alla previsione del terremoto che non è ancora un argomento suffragato da certezze scientifiche previsionali. Infatti, nessuno può distribuire in questo campo predizioni,  ma solo dei forse che si ricollegano a delle probabilità storiche e statistiche: ce ne rendiamo conto. I forse sono poco utili per una salvaguardia a carattere previsionale.  Un limite che non è nostrano ma della scienza mondiale che ha oggettive difficoltà a indagare nelle inaccessibili profondità terrestri che si differenziano per strati  dinamici dalle molteplici e variabili caratteristiche chimiche e fisiche.

La prassi in termini preventivi parte dall’analisi logica del fenomeno sismico che si sviluppa e si ripete sovente nelle stesse zone geografiche. Il suolo in caso di sisma è scosso e con esso tutto ciò che sopra vi è appoggiato o conficcato. Gli scossoni si ripercuotono quindi sui fabbricati e sui mobili e sulle suppellettili con danni anche gravi alle persone in caso di cedimento delle murature e dei solai. Il terremoto in alcuni casi induce frane e  qualche volta onde anomale se il sisma è di forte intensità  e  avviene  in mare.

Difendersi dal terremoto significa innanzitutto costruire su terreni che non amplificano le oscillazioni litosferiche; dopodiché bisogna costruire o rendere il fabbricato strutturalmente antisismico: la nostra ingegneria da questo punto di vista è all’avanguardia. Occorre poi fissare mobili e arredi in modo che non possano rovesciarsi o essere sbalzati via pericolosamente verso gli astanti.

Il buio accentua il panico e rende tutto più difficile: le lampade d’emergenza sulla porta d’ingresso e nella tromba delle scale sono fondamentali per gestire l’evacuazione post terremoto in orario notturno.

Nelle case un po’ più vecchie si potrebbero mettere i letti negli angoli dei muri, in particolare nei periodi di crisi sismica, perché il centro del solaio e quello dei tompagni sono generalmente e strutturalmente più vulnerabili. La stanza da letto può essere spostata di sana pianta magari nella parte più nuova del fabbricato quando questi strutturalmente è un manufatto misto (muratura e cemento armato). Bisognerebbe poi valutare alternative diverse se ancora si dimora in case molto vecchie coi tetti “spingenti”.

Occorrerebbe inoltre evitare di chiudere le porte delle stanze da letto perché la parte fissa potrebbe deformarsi a causa delle sollecitazioni sismiche e bloccare il battente. Bisogna poi tenere liberi i corridoi dai materiali che possono in qualche modo intralciare la fuga, anche se quest’ultima dovrebbe essere evitata durante la scossa, specialmente se si abita ai piani alti. La sera prima di andare a letto chiudete la chiave di arresto del gas metano o della bombola GPL. Ricordiamo che spesso gli eventi sismici sono all’origine di pericolosi incendi che possono cagionare danni anche maggiori del terremoto.

Abbiamo più volte detto che l’automobile è un primo riparo d’emergenza , una sorta di mini modulo abitativo che occorre però, tenere lontano dai fabbricati. Durante i periodi di crisi sismica, nel cofano del veicolo conservate qualche bottiglia d’acqua, una torcia elettrica, una coperta, fazzolettini igienici e medicinali di prima necessità. Non lasciate poi il serbatoio del carburante a riserva ma tenetelo pieno all’incirca per la metà.

In caso di terremoto, chi abita ai piani alti è inutile che si affanni a fuggire, perché nel mentre discende le scale gli scuotimenti sono al loro apice e potrebbero indurre rovinose cadute. Appena fuori dal portone poi, i fuggitivi potrebbero essere investiti da vetri, calcinacci, antenne, cornicioni e comignoli. Conviene allora, come prassi di auto protezione, ripararsi sotto archi o dove le travi s’incastrano ai pilastri. Oppure ficcarsi sotto un robusto tavolo, meglio ancora se è posto in un angolo e non al centro del solaio. Il terremoto lo ricordiamo, per quanto terribilmente devastante dura generalmente poche decine di secondi.

Nelle scuole gli scolari si allenano all’evacuazione dell’edificio due volte all’anno. Più spesso dovrebbero esercitarsi pure ad assumere una posizione di protezione a fronte degli eventi sismici ponendosi carponi sotto il banco. In verità ci sono allievi così grossi che la panca si solleva da terra gravandogli sulla schiena. In questo caso è preferibile indirizzare i discenti  più “robusti” negli angoli dell’aula (un’alternativa valida per tutti), invitandoli ad addossarsi lì dove le murature s’incrociano.

Il cellulare a portata di mano, carico e magari con torcia incorporata, è un elemento anch’esso  importantissimo per essere soccorsi anche in una situazione difficile.

Una regola in caso di crisi sismiche prolungate, è il monitoraggio continuo di fessure e deformazioni che eventualmente potrebbero incominciare a evidenziarsi sul fabbricato. Qualche riferimento segnato a matita e per i più esperti un vetrino cementato trasversalmente ai due lati delle fessure profonde sul muro, potrebbe aiutare a capire la vulnerabilità dinamica e statica dell’edificio a ogni scossa. Oltre certi limiti però, o nel dubbio interpretativo, chiedere immediatamente una verifica ai Vigili del Fuoco è la scelta giusta da fare.

Anche se non sempre è possibile, in caso di crisi simica sarebbe opportuno non lasciare gli anziani da soli, soprattutto se dimorano in case molto vecchie e lontane dal centro abitato.

Pure in chiesa il parroco dovrebbe avvisare i fedeli su alcune norme di comportamento da tenere in caso di terremoto durante la funzione. Portarsi immediatamente a ridosso dei muri portanti o negli angoli è sempre la manovra giusta.
Anche nei luoghi sacri è opportuno verificare la buona apertura delle porte e la stabilità di oggetti sacri posti in alto.  I parroci, ma molto probabilmente già lo fanno, dovrebbero  ricordare a tutti i fedeli che il terremoto non è un castigo di Dio, ma solo il sintomo di una fondamentale vitalità dello straordinario  corpo celeste su cui viviamo spostandoci nello spazio.

Il terremoto, contrariamente alle eruzioni vulcaniche, non presenta generalmente la necessità di evacuare la zona. Infatti, potremmo trovare un posto sicuro a poca distanza dalle case, purché a cielo aperto e lontano da tralicci e cavi dell’alta tensione. L’area di raccolta però, non deve essere ubicata a ridosso di scarpate e pendii per il rischio di frane e smottamenti.

I comuni classificati ad alta sismicità dovrebbero avere una struttura locale di protezione civile consistente innanzitutto in un’organizzazione interna che operi già in tempo di pace, nel campo della previsione, prevenzione e primo soccorso in caso di necessità. Generalmente al verificarsi di un sisma o comunque quando i sussulti litosferici continuano da qualche tempo, a livello comunale dovrebbe insediarsi il Centro Operativo Comunale (COC), che è una sorta di consesso operativo locale. Il COM (Centro Operativo Misto) invece, è sempre un comitato comunale allargato alle istituzioni competenti, collegato in questo caso al CCS (Centro Coordinamento Soccorsi) insediato in Prefettura.
Il Sindaco è la massima autorità in tema di coordinamento dei soccorsi e dell’informazione corretta e puntuale da dare ai cittadini. Nel caso in cui gli eventi sismici dovessero ripetersi con frequenza (anche a bassa magnitudo), a livello comunale bisognerebbe assicurare un servizio telefonico con numero verde  a risposta con operatore 24 ore su 24. Le persone particolarmente sensibili allo stress da pericolo, devono avere la possibilità, durante le crisi sismiche,di essere alloggiate in luoghi  sicuri e protetti.

Molti comuni lasciano alle organizzazioni di volontariato le competenze della protezione civile, ma da molti punti di vista non è corretto perché alcune funzioni non possono essere delegate a terzi, perché richiedono un preciso ruolo e un coordinamento sicuramente istituzionale. Il comune deve aggregare allora le forze dei volontari assumendo comunque  la direzione degli interventi.

Il comune ha l’obbligo di approntare il piano d’emergenza che nelle zone classificate a rischio sismico si traduce nell’individuazione di aree sicure e possibilmente dotate di impianti tecnologici come acqua, luce e scarico fognario in loco.

I comuni dovrebbero altresì realizzare delle elisuperfici da utilizzare in emergenza, senza per questo indicare metodicamente i campi sportivi come area atterraggio elicotteri, soprattutto se non sono ricoperti di erba.

Abbiamo racchiuso in quest’articolo in modo sintetico piccole regole che aiutano a convivere in zone soggette a crisi sismiche. Purtroppo i terremoti non si escludono e non si prevedono: bisognerà allora avere pazienza e attendere che la litosfera in quel punto raggiunga un suo naturale equilibrio geologico…

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