“Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. La ex Commissione Grandi Rischi si prepara per l’appello…” di MalKo

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Ci rendiamo perfettamente conto del disagio che provano alcuni ex appartenenti alla commissione grandi rischi, per la condanna subita dal Tribunale dell’Aquila con la motivazione di essere stati inefficaci e superficiali nell’analizzare la situazione sismica che caratterizzò nel 2009 i primi cento giorni del capoluogo abruzzese. Una leggerezza che ha riguardato anche il modus operandi dell’intero gruppo, con l’operativo Bernardo De Bernardinis particolarmente proteso e interessato alla conferenza stampa piuttosto che all’analisi sismica del momento. La sensazione era che stesse lì solo per ripetere ai giornalisti un copione scritto altrove e da altri.

Il giudice Marco Billi ha ritenuto che in assenza di rassicurazioni alcune delle 309 vittime del sisma che colpì L’Aquila il 6 aprile del 2009 si sarebbero potute salvare, semplicemente perché non avrebbero abbassato la guardia, mantenendo abitudini meno comode ma certamente più sicure…

Gli scienziati al momento della sentenza sono rimasti esterrefatti per una mazzata da sei anni di reclusione. Una quantità di pena che si affibbia generalmente ai malfattori, e non a conclamati accademici che fino a qualche attimo prima godevano di pubblica stima. Non che ora non ce l’abbiano…ma è un po’ diverso e dietro ad ogni sorriso potrebbe nascondersi un ipocrita.

Le intercettazioni telefoniche che sono state diffuse sul web e che vedono Bertolaso gran manovratore mediatico, suonano peggio della condanna, perché dimostrano il dato inequivocabile e deflagrante, che va ben al di là di un manipolo di uomini manipolati, che è quello di una scienza pron(t)a a soddisfare il volere di un potente. E il volere era di castigare malamente il cretino che seminava panico con le sue previsioni al radon, tra l’altro pure in un momento sbagliato per il frenetico daffare a cui era deputato l’indispettito maggiordomo d’Italia…

Il pubblico ministero Fabio Picuti nella sua arringa conclusiva ebbe a riconoscere ai sette accademici colpe e una buona dose di sfortuna. Il terremoto che arriva sei giorni dopo le rassicurazioni è stato tempestivo al massimo per gettare discredito sulla profezia del salutare scarico energetico dovuto alle continue scosse, che intanto non davano tregua agli abitanti e agli edifici sempre più lesionati… Tant’è che le uniche due squadre dei Vigili del Fuoco di servizio quella notte, furono colte per strada dal sisma nel mentre provvedevano a soddisfare le tante richieste d’intervento per verificare la statica di molti fabbricati. I fatti quindi, già da soli contraddicevano platealmente le rassicurazioni.

La corazzata informativa o disinformativa, a seconda dei punti di vista, si mise in moto subito e a favore dei cattedratici, sparando titoli cubitali non rispondenti alla verità processuale: <<la scienza condannata per non aver previsto il terremoto!>>. Così titolavano molti giornali, chiamando in causa nelle colonne di prima pagina concetti surreali ed equivalenze a proposito degli eretici, Galileo Galilei, l’inquisizione e gli inquisitori.

Tra poco si aprirà il processo d’appello all’ex commissione grandi rischi, e i professori: Barberi, Boschi, Calvi, De Bernardinis, Dolce, Eva e Selvaggi, ritorneranno sui banchi degli imputati per tentare di ribaltare la sentenza e probabilmente per differenziare i vari livelli di responsabilità personale. Il contorno mediatico si sta già compattando ed è pronto a innalzare il vessillo ideologico dell’innaturale processo a chi non ha previsto il terremoto. Un’avvisaglia ce l’ha già offerta la trasmissione Fuori Luogo (Rai1) del 29 luglio scorso, a cura dal geologo Mario Tozzi. Il noto conduttore si è distinto rinverdendo il concetto mediatico dell’attacco alla scienza, suscitando non poche indignazioni e il piccato disappunto delle madri delle vittime della casa dello studente, che parlano di macchina del fango già entrata in azione…

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Non sono pochi i giornalisti che si sono schierati contro la sentenza emessa dal giudice Marco Billi del Tribunale dell’Aquila. Alcuni anche autorevoli e appartenenti a testate giornalistiche scientifiche e di rilievo.

A propria difesa Enzo Boschi, Barberi e altri continuano a ripetere il concetto che a uccidere le persone sono le case che crollano. Il ragionamento è impeccabile quanto inutile. Se si viene chiamati a esprimere un parere su una situazione incalzante che sta stroncando la sopportabilità di una intera collettività accasata in vecchie abitazioni, l’analisi che dovevano fare i sette accademici era proprio sull’attualità e non su quello che bisognava fare prima e in termini di prevenzione antisismica.

Forzando un’equivalenza, se la commissione grandi rischi rassicura i vesuviani dicendo che le eruzioni si prevedono mesi prima e poi il Vesuvio scoppia improvvisamente, non c’è alcun livello di responsabilità se non quello di chi ha costruito in zona rossa?

Da tecnici scrivemmo dopo pochi giorni dal sisma che qualche decisione diversa e più garantista poteva adottarsi. Iniziative in tal senso le avrebbe potuto assumere il sindaco Massimo Cialente, in qualità di autorità locale di protezione civile, se avesse avuto dei saperi sulla gestione delle emergenze. Il sindaco però, esce incolume da questo processo, perché ha allarmato tanto e chi aveva il sapere si è poi espresso in sovraimpressione e nel senso delle rassicurazioni. Sembrerà strano, ma proprio la presenza dell’operativo  De Bernardinis ha messo processualmente al sicuro Cialente.

Al di là della querelle processuale che sarà ben gestita dal Tribunale dell’Aquila, novità potrebbero giungere da altre inchieste a tema e da qualche ulteriore audizione di importanti testi. La riapertura del processo riaccenderà clamori e malumori, ma il dato che più ci ha impressionato è quello dei media che in questo caso non sempre sono stati equidistanti dalla notizia.

Il nostro parere è che il processo alla grandi rischi non è stato di condanna ai geomanti… ma ai sodali sì.

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