“Rischio Vesuvio, eruzione e countdown…” di MalKo

Dal web apprendiamo di un progetto di “piano particolareggiato d’intervento in caso di eruzione del Vesuvio”, che prevede di portare soccorso alla popolazione direttamente in zona rossa con eruzione in corso. La garanzia di sopravvivenza per i soccorritori sarebbe affidata in questo caso a un operatore remoto che farebbe scattare un countdown, quando la colonna eruttiva incomincerebbe a dare segni d’instabilità dinamica e la minaccia di colate piroclastiche diventerebbe una cosa piuttosto concreta: da quel momento in poi, gambe in spalla…

Gli interventi dell’azzardata strategia, sarebbero mirati a portare soccorso a eventuali ritardatari sottoposti, fin dall’inizio dell’eruzione, alla pioggia di bombe vulcaniche, proietti e ricaduta di prodotti piroclastici anche fini, in un contesto forse di terremoti e visibilità ridotta; tutte fenomenologie queste, che aumenterebbero progressivamente d’intensità, rendendo difficile il funzionamento dei motori, il transito e anche la respirazione umana.

Gli eventuali sprovveduti abitanti colti dall’eruzione e, quindi, da soccorrere, tenterebbero convulsamente di lasciare la zona rossa per quella gialla limitrofa in uno scenario praticamente apocalittico. Se l’eruzione dovesse manifestarsi di notte poi…

Chi ha ipotizzato questa singolare procedura operativa, forse ha tracciato mentalmente una certa similitudine tra l’occhio del ciclone e una stasi iniziale immediatamente post eruttiva, contraddistinta da una cristallizzazione della colonna eruttiva che “galleggerebbe” in aria per ore proiettando al suolo solo una grande ombra. Purtroppo, ahinoi, il pino vulcanico non è un albero…

Gli strateghi interventisti non è da escludere che  siano stati  influenzati nel senso dell’ottimismo dalle relazioni scientifiche che tracciano i possibili scenari  eruttivi di quella che potrebbe essere una futura eruzione del Vesuvio nel breve medio termine.

Forse lo spunto per una siffatta strategia potrebbe averlo fornito la monografia prodotta dal gruppo nazionale per la vulcanologia a proposito dello scenario eruttivo del Vesuvio: pubblicazione datata ottobre 1990.

Nel testo gli autori si pongono il dubbio così riassumibile: la prossima eruzione sarà del tipo 1906 o 1631? Nel primo caso, si legge:<< le fenomenologie attese consisterebbero in fontane di lava, lancio balistico di bombe e proietti, piccoli surges e colate di fango. Vi sarebbero almeno in parte, spazio e tempo per interventi atti alla salvaguardia della vita umana anche in corso d’eruzione ed il rischio sarebbe relativamente modesto anche se tutt’altro trascurabile. Assai più pericolosa sarebbe un’eruzione di tipo subpliniano: è questo l’evento massimo che si può attendere al Vesuvio a medio – breve termine, ed è rispetto ad esso che devono essere dimensionati per prudenza i piani d’emergenza tenendo presente che la rapidità e la violenza dei fenomeni attesi non lascerebbero probabilmente molte possibilità di interventi significativi in corso d’eruzione>>.

Nel 1998, l’aggiornamento dello “scenario eruttivo dell’eruzione massima attesa al Vesuvio”, relazione a cura dell’Università di Pisa, introduce di fatto la zona blu nella carta di pericolosità vulcanica. Nell’introduzione e per la parte che ci riguarda, si legge…<< un’eruzione inattesa o sottovalutata avrebbe oggi conseguenze pesantissime in termini di vite umane e di danni materiali, conseguenze certamente non mitigabili in  corso di emergenza>>.

Questa prima conclusione che non lascia dubbi sui margini di manovra in caso di eruzione, ci sembra in linea con una realtà zeppa comunque d’incognite. Occorrerebbero chiarimenti urgentissimi però, sul concetto di “inattesa”. E perché un gruppo dipartimentale come quello di Pisa ha messo come cartografia tematica una cartina dell’area vesuviana suddivisa in zone a differente pericolosità anche all’interno della zona rossa?

Il rischio Vesuvio è diventato un argomento quasi filosofico tra i vari ricercatori, tecnici e opinionisti, attraverso argomentazioni che passano sopra le teste dei vesuviani che, in assenza di segnali di pericolo, non degnano di molta attenzione l’argomento, affidandosi scaramanticamente a un fatalismo di comodo che li sollevi dalla responsabilità di affrontare il problema.

D’altra parte neanche tra gli esperti c’è un granché di dibattito, poiché sono quasi tutti allineati su posizioni salottiere di allarme, mitigate dalla lusinga di un piano d’emergenza Vesuvio che salverebbe, lo spot così dice, i seicentomila all’occorrenza. Ovviamente anche il piano d’emergenza Vesuvio rientrava tra le attività mediatiche di certi personaggi illustri quanto inquisiti.

Purtroppo, gira e rigira non c’è amuleto che possa riparare la popolazione da una possibile eruzione portatrice di nubi ardenti, che si riverserebbero dai versanti scoscesi del vulcano investendo gli abitati sottostanti che, e già dalle prime battute, dovrebbero immediatamente porsi il problema di ripararsi dalla ricaduta imponente di materiale piroclastico, non sempre modesto nelle dimensioni.

La scienza, e qui sono tutti concordi, non è in grado di dare indicazioni su quandoci sarà la prossima eruzione e quale potrà essere l’intensità eruttiva. Gli esperti però, hanno detto e sottoscritto che l’eruzione, semmai verrà (nel medio termine), non potrà eccedere in termini energetici quella del 1631 (sub pliniana). Se così fosse il problema potrebbe riguardare solo un milione di persone… Il dubbio permane quindi forte e su aspetti diversi, tra cui il tempo a disposizione per allontanarsi dal pericolo quando questi si manifesterà in modo inequivocabile. Ecco perché bisogna dare un significato al termine eruzione inattesa

Chi senza indugio ha pianificato un possibile intervento in zona rossa con eruzione in corso affidando la sicurezza di centinaia di uomini a un sistema wireless in un inferno di polvere e bombe col rischio della carbonizzazione sul collo, ha indubbiamente dalla sua un imperturbabile e imperdonabile ottimismo.

Intanto, in attesa che dai cassetti del Dipartimento della Protezione Civile salti  fuori il famoso piano d’emergenza Vesuvio, sarebbe opportuno che alcune puntualizzazioni a proposito degli scenari siano fatte dal competente Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.   Un impegno ovviamente a seguire quello più importante che ruota intorno allo stipendio del nuovo e dimissionario direttore INGV Giardini. Forse arrotonderà la cifra Domenico Giardini, gravando un po’ anche sull’Università della Sapienza, chiamata in ballo con scarso entusiasmo dalla politica: esattamente quella in abito scuro che parla di sacrifici economici duri e per tutti…

2 total comments on this postSubmit yours
  1. Ottimo articolo. Sarebbe pur ora che qualcuno desti le coscienze. Servono serie politiche di prevenzione…..altro che countdown!

  2. Da un lato il rischio vesuvio, dall’altro l’imminente probabilità di un forte terremoto al Sud Italia, come per dire cosa preferite?
    O per dirla da Napoletano “Scart’ frusc’ e pigl’ primer”.
    Chissà chi avrà sulla (sporca) coscienza la catastrofe che ne deriverà.

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