“Vesuvio, Isola d’Ischia e Campi Flegrei: un trittico pericoloso…” di MalKo

Il terremoto è sicuramente una delle calamità naturali che temiamo di più per la sua capacità di rilasciare tantissima energia in un lasso di tempo molto breve. Un’energia che scuote “la terra sotto i piedi” con effetti che possono anche amplificarsi o mitigarsi in ragione della qualità dei suoli attraversati dalle onde sismiche.

Il terremoto come si sa, è un fenomeno assolutamente naturale e sinonimo di un pianeta in continua evoluzione, anche per quanto riguarda l’inanimata roccia che, pur non avendo nulla di organico, partecipa con i suoi cicli geologici a quegli equilibri globali che garantiscono vita e diversità biologica sulla Terra.

Il terremoto dicevamo scuote il suolo che a sua volta trasmette sommovimenti alle cose che su di esso poggiano. Vengono quindi sbatacchiate le case, ma anche le rocce instabili dai pendii (frane), e le masse d’acqua dai mari che possono in determinate condizioni dare origini ai famosi tsunami, cioè onde altissime che invadono la terraferma.

L’Italia, si legge in ogni dove, è una Penisola geologicamente parlando giovane, e per questo soggetta a un evidente dissesto idrogeologico. Le forze sotterranee invece, primordiali nel loro genere, inducono attraverso i movimenti del magma astenosferico, inusitate tensioni tra le zolle, che sono estesissime porzioni di litosfera che, ogni tanto, scivolano o si sovrappongono l’una all’altra o si scontrano, procurando sussulti in prossimità delle linee di contatto (faglie).

Noi conosciamo poco di quello che è racchiuso nel sottosuolo in una condizione estrema di temperature e pressioni, se non analiticamente attraverso l’esplorazione indiretta. La geologia ha quindi un bel daffare per giungere a conclusioni utili per la previsione dei terremoti: i risultati fin qui ottenuti sono incoraggianti ma non hanno ancora una utilità pratica. Dobbiamo quindi affermare e rilevare che per difenderci dai terremoti dobbiamo far capo, almeno per il momento, alla prevenzione piuttosto che alla previsione. Da questo punto di vista ci piacerebbe discutere su un nuovo modo di affrontare i temi della previsione tirando in ballo il termine proiezione che forse più si avvicina ai concetti offertici di recente da alcuni ricercatori. Un modo non per predire ed evacuare, ma per allertare ragionevolmente…

Operare nell’ambito della prevenzione significa incidere sui tre fattori cardini della sicurezza: UOMO, CASA, TERRITORIO.

L’uomo deve conoscere le regole di autoprotezione e il modo di comportarsi in situazioni difficili e di emergenza. Per casa s’intendono tutti quegli ambienti “confinati” dove per un qualsiasi motivo (riposo, lavoro, studio, relax) siamo chiamati a dimorarci (abitazione, ufficio, fabbrica, scuola ed altro). Le case devono essere costruite nei luoghi dove è possibile costruirle e devono essere adeguate strutturalmente ai rischi insiti nel territorio. Purtroppo, e lo abbiamo detto altre volte, “l’uomo bada più a quello che costruisce che al dove lo costruisce”. Una tendenza fortemente autodistruttiva: eppure con il telerilevamento spaziale e la aerofotogrammetria anche tramite “droni”, dovrebbe essere una bazzecola individuare gli abusi solo se ce ne fosse la volontà.

Il territorio invece è una porzione di area geografica fatta di strutture, infrastrutture e servizi, che contiene in termini fisici l’uomo e la casa. Generalmente i limiti di questa zona corrispondono con i confini comunali e provinciali. Questo spiega moltissimo perché la sicurezza, ma più in generale la qualità della vita, dipende innanzitutto dalla classe amministrativa locale prima ancora che da quella nazionale.

Nell’area vesuviana il rischio Vesuvio è altissimo perché la maggior parte degli amministratori dei diciotto comuni della zona rossa non lo ritiene un problema né tantomeno intende misurarsi con esso. Tutti snobbano il pericolo che il vulcano induce e rimandano la risoluzione a quelli che verranno dopo, perché affrontare la prevenzione in quell’area, significa affrontare problemi e problematiche affini anche a una consistente fetta d’illegalità che usa un atteggiamento coercitivo e arrogante sul territorio e sulle istituzioni amministrative a tratti compiacenti.

Governare una cittadina del vesuviano è veramente difficile. La sicurezza dovrebbe passare attraverso prassi di debellamento degli illeciti, degli abusi, della delinquenza, puntando a un’organizzazione del territorio onesta e competente, minimamente moderna e tanto ma tanto istituzionale.

Che cosa abbiamo invece? Amministratori che addirittura vogliono eliminare la zona rossa e se potessero, eliminerebbero anche il concetto stesso di rischio Vesuvio per tessere poi lodi al cemento, “l’oro grigio” che ripaga, rivaluta, ricicla e arricchisce… C’è anche chi è a favore dell’allargamento della zona rossa, ma con una rivisitazione al ribasso dei divieti e dei vincoli. Vesuvio, Isola d’Ischia e i Campi Flegrei. La provincia di Napoli ha un campionario vulcanico di assoluto rispetto, sia in termini di quantità sia di qualità dei distretti. Ischia racchiude pure un rischio sismico da tenere sempre in debita considerazione e che ci riconduce al terribile terremoto che distrusse il comune di Casamicciola nel 1883. L’evento causò oltre duemila morti. Allora ci fu una notevole differenza fra la magnitudo dell’evento e gli effetti (disastrosi) sui fabbricati dovuti a un ipocentro molto superficiale. La macro zonazione sismica dell’isola d’Ischia quindi, forse andrebbe arricchita e perfezionata da microzonazioni sismiche  almeno nei comuni di Casamicciola, Forio e Lacco Ameno. Non possiamo escludere che tale operazione sia già stata fatta dagli stessi comuni o dalla Regione Campania, che ha stilato da poco un bando per le sovvenzioni in tal senso con la pubblicazione online di gare con annesso elenco dei vincitori e dei vinti.

I Campi Flegrei invece sono teatro di una vistosa discrepanza tra zona rossa flegrea, deep drilling project, compiti istituzionali dell’ Osservatorio Vesuviano e destinazione d’uso dei suoli di Bagnoli Futura. Il tutto misto a un sindaco, De Magistris, che dovrebbe essere, e non abbiamo motivi per dubitarlo, un baluardo della legalità.

Per risolvere gli annosi problemi delle indecenze che insistono sulle zone rosse vulcaniche campane, riteniamo che debba essere nominato un mini pool di magistrati antiabusi edilizi in aree a rischio. Qualcosa di simile al pool antimafia, perché di similitudini ce ne sono veramente tante… Basterebbe il consenso dei ministri competenti e una ricognizione tra i dipendenti, a iniziare dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata che, ricadendo in piena zona rossa, dovrebbe conoscere il problema e le sfaccettature e le implicazioni che lo caratterizzano.

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