“Campi Flegrei: stato di attenzione vulcanica?” di Malko

Nei Campi Flegrei il livello di allerta vulcanica dovrebbe essere passato al gradino di attenzione. Dovrebbe essere così perché l’Osservatorio Vesuviano tramite il Direttore Marcello Martini, ha prodotto un comunicato in cui si afferma che Le reti di monitoraggio dei Campi Flegrei hanno registrato nell’ultimo periodo «variazioni significative dei parametri sismici, geochimici e di deformazione del suolo rispetto ai livelli ordinariamente registrati.».

Al livello di attenzione vulcanica dovrebbe quindi corrispondere parimenti una fase operativa a carico dei comuni della zona rossa. Napoli in primis con i quartieri di Soccavo, Pianura, Bagnoli e Fuorigrotta. E poi i comuni di Quarto e Pozzuoli; e ancora Bacoli, Quarto, Marano e Monte di Procida.

La fase di attenzione non rappresenta in se una situazione d’immediato pericolo, ma serve all’autorità scientifica per acuire la sorveglianza strumentale e diretta della zona, dando poi una “sveglia” ai comuni a rischio. Questi devono principalmente e preventivamente verificare  l’organizzazione locale, procedendo a una lettura critica del piano d’emergenza comunale e di quello di evacuazione, prendendo in esame tutto ciò che potrebbe nell’attualità favorirlo od ostacolarlo nell’applicazione.

I sindaci in questi frangenti e in ragione di precisi disposti legislativi, hanno l’onere dell’informazione corretta e puntuale su quello che accade, presumibilmente attraverso comunicati giornalieri.

Ogni istituzione presente sul territorio flegreo dovrebbe, nella “fase gialla” rodare la sua struttura operativa nell’evenienza che ci sia un incremento dei parametri di pericolo. Anche gli ospedali hanno compito di verifica, perché nei momenti di crisi rappresentano una priorità interventistica.

L’Osservatorio Vesuviano per il ruolo che occupa, forse avrebbe dovuto utilizzare nel comunicato un linguaggio tecnico operativo immediatamente adeguato, dichiarando, dopo la segnalazione della variazione significativa dei parametri geochimici e fisici nell’area flegrea, lo stato di attenzione vulcanica.

E’ un po’ riduttivo parlare di attenzione scientifica (un termine generico) senza divulgare un corrispettivo operativo. I cittadini devono sapere che alla fase di allerta vulcanica corrisponde una pari fase operativa definita gialla che riguarda i comuni. Certamente l’assenza di un piano d’emergenza per l’area flegrea pesa come un macigno, creando forti imbarazzi alla parte tecnico politica chiamata in causa dall’allerta e da recenti polemiche connesse alla perforazione profonda calderica.

Premesso che l’istituzione più vicina ai cittadini è il comune, le municipalità che caratterizzano la caldera flegrea, dovrebbero in questa fase instaurare a livello comunale il C.O.C. (Comitato Operativo Comunale) con un servizio telefonico informativo dedicato al rischio sismico e vulcanico 24 ore su 24 con operatore. I funzionari comunali invece, dovrebbero alternarsi nel presidiare il COC, osservando turni di guardia o di reperibilità immediata.

Tutte le attività comunali vanno tarate secondo i livelli di allerta che possono variare col tempo o mantenersi tali per mesi o anni.

Ovviamente la fase di attenzione può introdurre quella di preallarme ma anche retrocedere di nuovo al livello base. Nessun pericolo immediato quindi, ma occorre seguire appunto con attenzione gli eventi tutti naturali intracalderici tenendo in debito conto sia i prodromi passati (innalzamento del suolo valutato in metri) ma anche l’imprevedibilità della natura che potrebbe avere nelle sue fenomenologie andamenti diversi dal solito.

Domani, 26 novembre 2012, inizieranno dei corsi di formazione per i comuni e gli operatori di protezione civile dell’area flegrea. Un’attività formativa, si legge, fortemente voluta dal dipartimento della protezione civile, dalla regione Campania e dall’Osservatorio Vesuviano.

Questi corsi dicono, nascono dall’esigenza di formare coloro che dovranno partecipare all’elaborazione dei piani d’emergenza o che potrebbero all’occorrenza gestire una possibile evacuazione.

A questo punto bisognerebbe incrementare pure le attività del Deep Drilling Project (CFDDP), per avere, come promesso, uno strumento innovativo di previsione, e attendere poi le decisioni dei comitati promotori dei corsi (Dipartimento Protezione Civile, Regione, Comuni)su quelle che saranno le iniziative di prevenzione che imprescindibilmente e indiscutibilmente bisognerà mettere in campo.

Siamo sicuri che in questo contesto un sindaco flegreo prima di concedere una licenza edilizia con una fase di attenzione in atto ci penserà tantissimo sopra. Forse bisognerebbe, a proposito della prevenzione, varare qualche vincolo edilizio nell’area flegrea alla stregua di quello già esistente (legge regionale 21/2003) nel vesuviano, altrimenti nessuna istituzione sarà credibile e le attività di formazione e pianificazione potrebbero connotarsi più come iniziative di facciata che di reale tutela dei cittadini.

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