“Deep Drilling ai Campi Flegrei e non solo… Parola d’ordine trivellare!” di MalKo

I Campi Flegrei sono una vasta area calderica che comprende anche mare e suoli prospiciente e ricadenti nella città metropolitana di Napoli, attraverso alcune zone come Bagnoli che è un popoloso quartiere partenopeo.

Proprio sui suoli dell’ex area industriale (ILVA) di Bagnoli, superficie quasi totalmente di proprietà del comune di Napoli, è in corso d’opera una perforazione finanziata da un comitato scientifico internazionale. Il progetto, maggiormente noto come Campi Flegrei Deep Drilling Project (CFDDP), prevede in un primo tempo la realizzazione di un pozzo pilota che raggiungerà i 500 metri di profondità. Sulla scorta dei dati raccolti nella prima fase, gli autori del piano  perforativo pianificheranno poi la successiva trivellazione chilometrica (3500 mt.) che sarà effettuata verso il fondo in direzione dell’apice dei movimenti bradisismici  mediamente recenti. Lo scalpello rotante ha raggiunto ad oggi quota meno duecento metri dal piano campagna carotando forse tufo.

Questo progetto vede in campo alcune organizzazioni internazionali e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), rappresentato localmente dall’Osservatorio Vesuviano, cui compete il coordinamento delle varie fasi della trivellazione attraverso il lavoro e l’opera scientifica del Prof. Giuseppe De Natale.

Nel 2010 il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino si oppose a tale trapanatura   consentita invece dall’attuale giunta retta da Luigi De Magistris, che ha ritenuto i rischi insiti in un’attività di prospezione meccanica profonda in area calderica accettabili nonostante la promiscuità con il centro abitato.

Il catalogo mondiale riportante episodi pericolosi causati dalle perforazioni, certamente non è ricco ma neanche vuoto. Sussistono quindi dubbi non suffragati da elementi di prova, che la trivellazione profonda cui facciamo riferimento, possa essere in qualche misura pericolosa a livello zonale.

Il sottosuolo flegreo interfaccia e non a moltissimi chilometri di profondità il magma. Per precauzione (che è anche un principio), da più parti si sono levati inviti a non sollecitare con una trivella questi suoli caldi pregni di fluidi surriscaldati. Questo non significa che trapanando ci si attende la spaccatura della sfera terrestre in due parti o la super eruzione o il big one di tipo californiano, ma molto più semplicemente bisogna tenere in debito conto il fatto tutt’altro trascurabile che anche un falso allarme potrebbe cagionare in un centro abitato grande apprensione.

Il responsabile del progetto ha assicurato che non sussistono pericoli dal profondo ma solo quelli ordinari di cantiere e non ci sono rischi per gli abitanti. Ovviamente la quantificazione del rischio per la popolazione e la sua accettabilità, non sono di competenza del De Natale ma dell’autorità locale di protezione civile, ovvero del sindaco De Magistris, che in qualche nota conferma momentaneamente l’assenza di pericoli.

E’ appena il caso di ricordare che il processo che si svolge all’Aquila a proposito del famoso terremoto che nel 2009 causò molte vittime per una previsione indebitamente rassicurante,  pur non servendo a riportare in vita i caduti dell’infausto connubio “approssimazione scientifica e politica”, aiuterà certamente a chiarire le molte responsabilità in tema di sicurezza a carico di chi indossa una fascia tricolore.

Il dipartimento della protezione civile sui rischi che eventualmente possono scaturire dalla trivellazione in area calderica, lì a Bagnoli, esprime un convinto ottimismo circa l’assenza di pericoli sulla prima tranche dei lavori tarati a cinquecento metri.

Il capo dipartimento, il sobrio Prefetto Gabrielli,  ha precisato che:<< sulla base delle dettagliate informazioni tecnico scientifiche fino ad oggi fornite dall’INGVOV quale centro di competenza dello stesso dipartimento in materia di valutazione del rischio sismico e vulcanico, non si ritiene che la perforazione possa avere implicazioni di pericolosità in termini di protezione civile e che non sussistono gli estremi per interpellare la commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi: cosa quest’ultima che andrebbe fatta, ove se ne ravvisasse la necessità, dal sindaco quale autorità locale di protezione civile>>.

Quindi, gli autorevoli e istituzionali segnali che ci giungono  vanno tutti nel senso delle rassicurazioni, anche se ci sembrano sostanzialmente basati più che altro sul limite dei cinquecento metri e non su presupposti scientifici di totale tranquillità se si andrà oltre la prima quota presa in esame.

Quella dei cinquecento metri ci sembra una distanza salomonica…. Utile per accontentare quasi tutti… anche se, politicamente parlando, uno stop al trapano  mezzo chilometro  sotto terra, farebbe sorgere comunque dubbi sulla reale portata del progetto che ne uscirebbe particolarmente sminuito. Non ci resta che attendere allora, ma su questa faccenda siamo sicuri che si scriverà e si dirà ancora molto. Specialmente se sarà pubblicato online una sorta di diario dello scavo, magari settimanale.

Intanto annotiamo che è in auge l’energia geotermica e la ricerca viscerale di idrocarburi in mare e in terra. Siamo a corto di dollari, euro e di energia. L’eolico e il solare vanno bene ma non benissimo perché le celle al silicio ancora non sostituiscono una buona lattina di benzina e le torri eoliche devastano il panorama.

Dalla Sicilia intanto incominciano a crearsi comitati contro le trivellazioni in mare. Operazioni queste già oggetto di concessioni governative rilasciate a pioggia, tra cui si annovera anche quella che interessa la perforazione a scopo geotermico del vulcano Marsili, notoriamente altura sottomarina dai fianchi fragili posta sui fondali del Tirreno meridionale.

Le perforazioni sono giudicate dai siciliani, sindaci in testa, troppo pericolose per la stentata economia del mezzogiorno legata alla pesca e al turismo: sull’isola si punta sull’oro blu piuttosto che su quello nero che porterebbe vantaggi solo alle grandi ditte lasciando ai locali solo le eventuali conseguenze di un possibile inquinamento.

In Trinacria la gente si mobilita serrando le file intono al motto << u mari nun si spirtusa>>. Da noi invece, è in voga la formula <<non sfruculiate il vulcano>>. Due frasi appena diverse ma che hanno giustappunto una comune connotazione…

Submit your comment

Please enter your name

Your name is required

Please enter a valid email address

An email address is required

Please enter your message

Hyde Park © 2017 All Rights Reserved

http://www.rivistahydepark.org

Theme by Marco Savarese

Powered by Marco Savarese