“Deep Drilling Project ai Campi Flegrei e Marsili project nel tirreno” di Malko

I composti fermenti popolari che stanno accompagnando il famoso Deep Drilling Project nei Campi Flegrei, devono portarci a riflettere sui motivi per cui si è creato questo fronte del No alla trivellazione. Eppure la proposta scientifica riguarda nel concreto la possibilità di applicare strumenti di precisione nel sottosuolo calderico, capaci di cogliere ogni minima variazione dei parametri fisici e chimici del vulcano. Dovrebbe essere un vantaggio per le popolazioni, ovviamente in assenza di rischi provenienti dalla trivellazione e dal profondo. I pericoli in questo caso non sono palesi, ma più semplicemente prospettati da emeriti studiosi dei fenomeni vulcanici.

Quelli dell’INGV, con qualche eccezione, hanno un po’ taciuto sui risvolti che hanno caratterizzato alcune famose trivellazioni nel mondo. Altri invece, hanno parlato e illustrato quegli elementi di rischio insiti nelle perforazioni soprattutto in area vulcanica.

I fautori del deep drilling hanno argomentato la scelta dei Campi Flegrei come necessità legata alla mitigazione del rischio vulcanico; bisogna dire però, che inizialmente la grancassa era battuta prevalentemente sullo sfruttamento dell’energia geotermica.

La necessità di spingere la ricerca nell’individuazione di energie rinnovabili con il raggiungimento d’importanti traguardi entro il 2020, ha forse spinto l’INGV a entrare in azione sul terreno della geotermia industriale, assicurando un impegno scientifico alla società Eurobuilding S.p.a. che già nel 2005 avviò indagini e studi sul vulcano sottomarino Marsili, qualche anno fa assurto alle cronache prevalentemente per un’ipotesi catastrofica senza fondamento scientifico.

Importanti sinergie abbiamo detto, furono stabilite dalla società marchigiana oltre che con l’INGV con Enzo Boschi inserito nel comitato scientifico, anche con il CNR ISMAR di Bologna, e l’Università di Chieti e Bari.

Nel 2006 una crociera oceanografica sul vulcano sottomarino evidenziò la presenza all’interno dell’apparato del Marsili di flussi geotermici ad alto contenuto energetico. I vertici dell’Eurobuilding spa, quindi, hanno progettato con i partner istituzionali il primo pozzo geotermico al mondo da realizzare in ambiente sottomarino: si dovrà trivellare il fianco roccioso del monte vulcanico da una piattaforma semisommergibile.   Il Marsili Project prevede l’acquisizione di dati, la perforazione e quindi l’estrazione di energia dal fondo. Sarà il primo impianto geotermico offshore nell’area tirrenica o forse del mondo .

Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha rilasciato all’Eurobuillding nel Novembre del 2009, un permesso di ricerca esclusivo per fluidi geotermici nel tirreno meridionale .

Il progetto Deep Drilling Project ai Campi Flegrei invece, fu presentato dall’INGV a Poznan nel 2008, nell’ambito della conferenza mondiale sui cambiamenti climatici.  Enzo Boschi profferì: “… oltre alle più citate energie eoliche e solari, ci sono senz’altro anche quelle geotermiche che consistono nello sfruttamento del calore interno della Terra. Quello che ci proponiamo di fare è cogliere contemporaneamente due opportunità offerte dall’area dei Campi Flegrei: una migliore conoscenza del suo sistema di alimentazione magmatico e dell’interazione fra il magma e gli acquiferi profondi dell’apparato vulcanico, e uno sfruttamento pratico di una parte dell’energia in esso immagazzinata…”.

Nel 2010 sempre Enzo Boschi e a proposito del Marsili, precisò che il cedimento delle fragili pareti del vulcano subacqueo potrebbero muovere milioni di metri cubi di materiali che potrebbe generare un’onda anomala devastante.  Nell’occasione affermò:<< Il Marsili non solo è sommerso ma è privo di sonde pronte ad ascoltare le sue eventuali cattive intenzioni. Bisognerebbe installare una rete di sismometri attorno all’edificio vulcanico collegati a terra a un centro di sorveglianza. Ma tutto ciò è al di fuori di qualsiasi bilancio di spesa… Quello che serve – concluse Boschi – è un sistema continuo di monitoraggio per garantire attendibilità. Ma è costoso e complicato da realizzare. Di sicuro c’è, che in qualunque momento potrebbe accadere l’irreparabile e noi non lo possiamo stabilire>>.

Il gigantesco vulcano sommerso misconosciuto fino a qualche anno fa, improvvisamente diventa il braccio distruttivo della profezia Maya e contemporaneamente il più importante sito di energia rinnovabile del Pianeta…Da più parti si levarono voci un po’ critiche circa la necessità di pensare un po’ meno al Marsili e molto di più al Vesuvio a proposito di catastrofi e di eruzioni.

Il Deep Drilling Project ai Campi Flegrei, è stato approvato dal comitato internazionale nel 2009,  con dibattiti prevalentemente tra esperti del settore anche d’oltralpe . Non c’è dato di sapere se in quei consessi si siano sollevate voci dubitative a proposito degli indici di sicurezza per la popolazione.

Il Prof. Benedetto De Vivo dell’Università Federico II di Napoli ha espresso tutte le sue contrarietà sul progetto di perforazione profonda. Il sindaco Rosa Russo Iervolino, sentite le discordanze sui rischi, operò una sintesi decisionale molto ferma dettata forse anche dalla sua precedente esperienza di Ministro dell’Interno. Infatti sentenziò: <<la perforazione deve attendere il parere vincolante del Dipartimento della protezione civile. >>.

Su richiesta municipale al Dipartimento fu indetta una riunione nell’ottobre del 2010, per esaminare nei dettagli il progetto di perforazione profonda coordinato dal Prof. G. De Natale. La risposta finale fu abbastanza chiara e così riassumibile: Il progetto che prevede l’attività di trivellazione ai Campi Flegrei, <<…non è tra quelli che vede coinvolto il Dipartimento della Protezione Civile, e la società Bagnoli Futura, il cui Comune di Napoli detiene la maggioranza, ha già sottoscritto un accordo che autorizza le attività relative al progetto.>>.

Ovviamente nel momento in cui il dipartimento della protezione civile se ne lavò le mani, la palla ripassò tutta al sindaco Iervolino che, nella sua veste di autorità locale in tema di sicurezza pubblica, pronunciò un secco No alle trivelle.

Con le elezioni del 2011 e il passaggio di mano tra primi cittadini a favore di Luigi De Magistris, ex magistrato, i termini della questione si sono rovesciati. I promotori del deep drilling project sono tornati alla carica. La perforazione ha preso quindi corpo e vigore e oggi ha raggiunto i duecento  metri di profondità.  Il responsabile del progetto CFDDP, Prof. De Natale, ha chiarito che entro il mese di ottobre 2012 si porrà fine alla trivellazione dei primi cinquecento metri cui seguirà una pausa di riflessione per l’analisi dei dati fin lì raccolti per pianificare il proseguimento a quote chilometriche del pozzo che deve essere debitamente e diversamente autorizzato.

Il quartiere di Bagnoli così come quelli vicini con l’aggiunta di alcuni comuni limitrofi, ricade territorialmente direttamente nella caldera flegrea,  delimitata verso sud dalla collina di Posillipo.  Trattandosi di uno dei dieci vulcani più pericolosi del mondo non c’è da stare allegri.  Esattamente alla stregua di chi vive all’ombra del Vesuvio o negli alvei fluviali o sui pendii franosi.

I promotori del deep drilling parlano molto spesso di mitigazione del rischio vulcanico attraverso sensori capaci di allertare un sistema di protezione civile che nei Campi Flegrei come al Vesuvio e come ormai sanno tutti non c’è.

La mitigazione del rischio vulcanico non può essere racchiusa solo nei sensori ubicati in profondità, di cui ancora non palesiamo durata ed efficacia,  ma in tanti altri aspetti della sicurezza, come ad esempio la stesura dei piani d’emergenza e di evacuazione, identificabili  come strumenti di difesa attiva, che diventerebbero operativi allo scattare dell’allarme e su decisione politica non locale.

C’è quindi bisogno di  pianificare uno sviluppo sostenibile anche su lungo termine, che tenga in debito conto le realtà territoriali comprensive sì di risorse, ma anche di rischi naturali. Così come c’è bisogno di istituzioni sane e competenti capaci di suggerire con fermezza alla politica in tutte le sue diramazioni nazionali regionali e locali, le scelte possibili che possono essere anche,udite udite,  di inevitabile rinuncia.

Scrive Le Science, che è più facile carpire segnali eruttivi da uno strato vulcano ma non da una caldera come quella flegrea che risiede in buona parte sott’acqua. Con le caldere, si legge, siamo fortunati se abbiamo un preavviso eruttivo di qualche giorno o ore.

L’autorità che ha presentato il progetto di perforazione profondo presso il Comune di Napoli, oltre a richiedere il permesso per il deep drilling avrebbe dovuto mettere nero su bianco e con la stessa veemenza, che è una vera ipocrisia continuare a costruire in senso residenziale all’interno di un vulcano.

Quelli del deep drilling per fronteggiare le polemiche hanno indossato recentemente la stella di sceriffo del dipartimento della protezione civile per gli aspetti vulcanici e sismici in Campania. C’è da presumere quindi, che avranno bacchettato duramente il presidente della Regione, Caldoro, che ha appena firmato un decreto (Taglialatela) per attenuare i disposti e gli effetti della legge regionale 21/2003 sull’inedificabilità assoluta in zona rossa.

Avranno pure rappresentato ai sindaci del vesuviano e dell’area flegrea l’assurdità di ammonticchiare ulteriormente attraverso condoni e piani casa , genti alle genti sui vulcani dormienti che racchiudono in sé una pericolosità  notoriamente esplosiva.

Sicuramente poi, avranno fatto notare, che anche la più stupida delle eruzioni distruggerà un bel po’ di case sul Vesuvio, perché il vulcano campano non ha le dimensioni e le distanze dell’Etna. Avranno detto pure che non ci sono neanche le condizioni per deviare la lava, laddove fosse possibile, perché la corona di base del Vesuvio è interamente urbanizzata e non si può salvare, legge alla mano, un abitato a scapito di un altro. Avranno pure fatto notare che nei Campi Flegrei la situazione è ancora più complessa e il pericolo può essere ancora più subdolo: può venire dagli abissi marini, ed è imponderabile nella sua intensità…

I politici, generalizzando, sono contentissimi quando la scienza propone di mettere sensori di allarme, così possono continuare a urbanizzare le zone a rischio perché c’è la sirena… Se la situazione dovesse precipitare, la colpa poi è della scienza, incapace di prevedere e non della politica che ha affollato le aree a rischio vulcanico.

Si ha la sensazione che la perforazione dei Campi Flegrei sia stata presentata come operazione di mitigazione, ma in realtà abbia scopi ben più precisi e pratici legati all’approccio tecnologico e scientifico ai fluidi critici ad alta temperatura e pressione posti nel profondo della Terra.

Nessuna industria geotermica dovrebbe sorgere su di un vulcano esplosivo ubicato in una metropoli affollata come quella partenopea, col bradisismo che potrebbe minare gli impianti, l’acqua salata le turbine, i terremoti la tranquillità della zona, e le eruzione l’intero panorama.

Ci rendiamo conto dell’importanza che rivestono gli studi e gli esperimenti per accedere alle energie rinnovabili, e l’INGV fa bene a scendere in campo in un settore strategico per la Nazione. Bisogna individuare però, situazioni geologicamente parlando un po’ più tranquille di una caldera sede di un possibile supervulcano, con fluidi e magma che tra l’altro deformano la superficie già in tempo di pace… Occorrerebbe qualcosa di simile a Larderello in Toscana: soffioni caldissimi  in un paesino  in parte di proprietà dell’ENEL, che conta  850 abitanti .

In una Terra di terremoti e sollevamenti misurabili a metri, il problema non è captare la microscossa sismica o il micromillimetro, bensì se le scosse sono prodromi e se il sollevamento è inarrestabile…

4 total comments on this postSubmit yours
  1. I Romani, e prima di loro i Sofisti Greci, avevano già ben chiaro che la Retorica poteva sostenere dinanzi ad un pubblico poco accorto qualunque ipotesi, anche palesemente assurda; bastava cambiare leggermente qualche parola o il senso di essa. Ci volle Socrate per mettere fine all’anarchia delle parole dei sofisti di strada.
    Questo articolo sembra sensato e ponderato, ma esprime concetti e conclusioni sostanzialmente errati. Il Dipartimento di Protezione Civile, interrogato da Iervolino, non se ne lavò le mani. Semplicemente, cercò, in maniera efficace, di superare il ‘vizio di forma’ sostanziale che l’assurda richiesta di Iervolino conteneva: l’INGV è infatti componente della Protezione Civile, e l’Osservatorio Vesuviano è proprio l’organismo scientifico deputato alla valutazione e mitigazione dei rischi sismico e vulcanico di Vesuvio, Campi Flegrei ed Ischia. Quindi, chiedere alla Protezione Civile se le attività dell’INGV comportassero rischi di terremoti o eruzioni nei Campi Flegrei era una specie di ‘paradosso’ linguistico, che denotava o una sottile malizia o un’abissale ignoranza dell’ex-sindaco. Nella sua risposta, il Dipartimento NON POTEVA affermare una cosa che era di competenza dell’INGV, quindi semplicemente affermò che l’INGV aveva evidenziato la sicurezza del Progetto; dopodichè, dicendo che il Dipartimento non era coinvolto nel Progetto, intendeva dire che esso NON ERA finanziato, come diversi progetti INGV, direttamente dal Dipartimento. Infatti, è finanziato da un Organismo Internazionale, lontano mille miglia dalle beghe ‘scientifiche’ Italiane. Per quanto riguarda poi i commenti sulla geotermia e le rinnovabili, fanno sorridere: la geotermia si fa nelle aree vulcaniche, quasi esclusivamente. Larderello e l’Amiata sono aree vulcaniche; negli USA, il primo impianto è stato installato a Yellowstone, una caldera simile ma molto più grande e pericolosa dei Campi Flegrei. Il vero problema è un’altro: è possibile fare una geotermia sostenibile in aree fortemente urbanizzate? La risposta è si, e direi anche che, in aree vulcaniche, la geotermia è l’unica attività economica sicuramente da incoraggiare, perchè connaturata alla natura dell’area. Chiaramente, non con la logica della geotermia di un secolo fa, ossia grandi impianti concentrati ed emissioni in aria; oggi la geotermia si può fare con piccoli impianti diffusi sul territorio, e con emissioni assolutamente nulle, tramite la reiniezione totale del fluido geotermico. Inoltre, proprio nelle aree vulcaniche ‘calde’ la geotermia si può fare con pozzi a bassissima profondità, che costano meno e pongono zero problemi legati al prelievo di fluidi per tempi molto lunghi. Chi sostiene che in un’area a rischio vulcanico non si può far nulla dice corbellerie; se esistono persone, insediamenti urbani, deve esistere un’economia; il problema è decidere quali siano le attività compatibili e quali non. Negli ultimi anni, si è fatto un gran chiasso perchè l’Ospedale del Mare, una nuova grande struttura sanitaria, è stata costruita appena fuori della zona rossa vesuviana. Ed alcuni ricercatori hanno tuonato contro questo ‘delitto’, che appare tale anche a molti cittadini; ma è ovviamente una bufala, perchè anche se fosse stato al centro della zona rossa (e l’Ospedale di Torre del Greco lo è) se in un’are ci sono persone ci devono essere anche ospedali: non è che se si abita in zona rossa non si ha il diritto ad essere curati. Dico tutto ciò per amor del vero, sottolineando però di nuovo che il CFDDP è prevalentemente un progetto di mitigazione del rischio vulcanico. Boschi sottolineava, per il Convegno di Poznan sulle energie alternative, i risvolti geotermici, non perchè fossero prioritari, ma perchè erano gli unici attinenti a quel contesto e comunque di grande rilevanza. Inoltre, sottolineo che l’INGV NON E’ l’organismo che predispone i piani di emergenza, bensì quello che ne definisce il contenuto scientifico. E però senza ricerca scientifica e monitoraggio qualunque piano di emergenza è una scatola vuota ed inutile. La politica del territorio, la decisione sull’edificabilità o meno, non è e non può spettare ad un Istituto scientifico, ma è compito della Politica. Non comprendere questo, e continuare a mischiare in un unico grande calderone compiti e responsabilità, è un atteggiamento tipico dell’Italia confusa ed incivile dei nostri tempi; l’Italia dove si immagina che, per risolvere i problemi, sia sufficiente che ciascuno gridi le proprie idee personali, le proprie paure e le proprie pretese sui mass-media, intesi ormai come facile e pericolosa evasine dalla Politica e dalla Responsabilità.

  2. Il Suo discorso certamente ha dei concetti condivisibili. Poi ci sono dei punti di vista che richiamano come similitudine le diatribe tra amici sulla politica: si può discutere per ore, e giorni e mesi, senza approdare ad alcun risultato chiarificante. Certamente i piani di urbanizzazione competono alla politica. Però, chi deve dare la chiave di lettura del territorio con i suoi rischi naturali al politico di turno che magari è avvocato, medico, veterinario, elettricista, ecc…? Chi deve dire al presidente della Regione Campania o al Sindaco di Napoli quali sono le conseguenze di certe politiche di urbanizzazione? Mi dica il nome, l’Ente,l’Istituzione, ecc… qualcuno dovrà pur “sporcarsi” le mani no?!Certo, a volte è controproducente…
    Quando ci sono elementi di forte timore tra la popolazione si ricorre alle istituzioni competenti. Voglio appena ricordarLe che nell’ultima crisi bradisismica qualcuno suggerì e argomentò la costruzione di Monterusciello (Pozzuoli) e lo svuotamento di una frazione. L’Osservatorio Vesuviano ha un potere che a volte esercita e a volte no…
    Lei sottovaluta l’ex sindaco di Napoli. Rosa Russo Iervolino scrisse al Dipartimento della Protezione Civile perché all’interno di tale struttura c’è la cosiddetta Commissione Grandi Rischi che viene interpellata ogni qualvolta sussiste una problematica di una certa rilevanza. Si scrivo al capo dipartimento. Il capo dipartimento se sussistono gli estremi gira la richiesta al presidente della commissione grandi rischi, che si attiva riunendo gli esperti del ramo, ed entro una settimana elabora una risposta al quesito in forma scritta. La commissione grandi rischi quindi non è l’INGV!!!
    La commissione grandi rischi ha vari settori di competenza, tra cui quello sismico, quello vulcanico e quello ambientale. Se oggi il sindaco De Magistris chiede al Dipartimento della Protezione Civile un parere circa il prosieguo delle trivellazioni a quote chilometriche nell’area flegrea, il Prefetto Gabrielli chiederà parere al presidente della commissione grandi rischi che, probabilmente, interpellerà l’INGV e l’Osservatorio Vesuviano quali centri di competenza, in un consesso di esperti però. Vivaddio ci sono altri undici luminari per il rischio sismico e altri dieci per quello vulcanico e altri dodici per quello ambientale. Tra l’altro, il Prof. Vincenzo Morra, dell’Università Federico II di Napoli, è referente in detta commissisone proprio per il rischio vulcanico. La richiesta di Rosa Russo Iervolino quindi, non era assurda. Anzi: logica e istituzionale.
    Certamente la scienza non fa i piani d’emergenza ma li condiziona fortemente attraverso gli scenari e le ipotesi di preallarme. Dire che sapremo cogliere tutti i segnali di un’eruzione del Vesuvio almeno un mese prima che la stessa si verifichi, ha un risvolto pratico ben preciso : non c’è bisogno di un piano d’emergenza! Tutto qui! Siamo a livello di bollino rosso autostradale…

  3. Lei ha le idee molto confuse. E’ chiaro, e l’ho detto, che l’INGV dà le linee scientifiche per i piani di emergenza. E Lei forse crede che l’INGV non dica alle Istituzioni competenti che i Campi Flegrei, o il Vesuvio, sono aree ad altissimo rischio? Oppure che in molte aree sismiche d’Italia è assolutamente necessario che gli edifici rispettino le norme antisismiche? Pensa che l’INGV abbia interesse a cementificare in maniera selvaggia il territorio nazionale? E’ fuori strada, è la solita polemica da bar. Noi mettiamo puntualmente al corrente le Istituzioni preposte delle condizioni necessarie per minimizzare i rischi; e ci prendiamo in pieno le nostre responsabilità; ed io, in particolare, me ne sono prese molte e non sempre in maniera indolore. Chiaramente, queste cose le diciamo alle autorità competenti, non le scriviamo sui giornali per smania di protagonismo. Per quanto riguarda Iervolino, il suo comportamento nel 2010 fu a dir poco futile. Lei si sbaglia di nuovo sugli assetti Istituzionali: la Commissione Grandi Rischi NON E’ una propaggine della Protezione Civile, bensì la più alta Commissione del Ministero degli Interni per la gestione delle emergenze nazionali. Se I’ex-sindaco si fosse rivolto alla Commissione Grandi Rischi, avrebbe mostrato di avere gli ‘attributi’: gli avrebbero certamente riso in faccia per averli disturbati per un pozzo da 500 metri, ma questa è un’altra storia. In ogni caso, come Sindaco di Napoli aveva il Dovere, prima di ogni altra azione, di rivolgersi all’Istituzione preposta sul territorio chiedendo chiarimenti. Dopodichè, se le nostre spiegazioni non l’avessero convinta, avrebbe dovuto vestire i panni di massima autorità locale di Protezione Civile, e fermare (in maniera ufficiale, con un ordine scritto rivolto a noi) il Progetto, avvertendo contemporaneamente il Ministero dell’Interno che avrebbe attivato la Grandi Rischi. Qualunque altro comportamento in un caso simile è soltanto ‘cialtroneria politica all’Italiana’. La verità è che Lei, come molti di noi Italiani, ha purtroppo le Istituzioni che si merita.
    Continuo con una nota, perchè mi rendo conto da questi blog che la cosa va chiarita: non esiste un Piano di Emergenza senza conoscenza scientifica. La Ricerca vulcanologica NON E’ un diversivo rispetto al Piano di Emergenza, ma ne E’ IL PRESUPPOSTO ESSENZIALE, la ‘conditio sine qua non’. Qualcuno evidentemente pensa che basti sguinzagliare esercito e protezione civile per mettere in sicurezza i cittadini da un’eruzione vulcanica; non è vero. Uno dei motivi per cui non è ancora stato varato un Piano di Emergenza per l’area flegrea è proprio la difficoltà nel proporre uno scenario scientificamente fondato (e condiviso) e che rappresenti un evento di più alta probabilità come prossima eruzione. Per il Vesuvio, esistevano dei modelli vulcanologici (tra l’altro molto contestati, e proprio da chi oggi invoca sui giornali il Piano per l’area flegrea) che suggerivano la scelta di un’eruzione sub-pliniana. Per i Campi Flegrei un tale modello non esiste, ed in più, al contrario del Vesuvio, la localizzazione della bocca eruttiva è estremamente incerta. Questo non vuol dire che non si possa varare oggi stesso un Piano di Emergenza; ma significa che inevitabilmente quel Piano (come accade anche oggi per il Piano Vesuvio, che pure è molto meno aleatorio) attirerà molte critiche dei ‘benpensanti’, che non mancheranno di sottolineare l’arbitrarietà di certe scelte. Per questo motivo non esistono ‘surrogati’ politici o di Protezione Civile alla ricerca scientifica; per questo motivo esistono progetti vulcanologici ambiziosi come il CFDDP, ed altri ancora più importanti ed ambiziosi si dovranno ipotizzare. Per la sicurezza di milioni di persone, bisogna utilizzare i metodi scientifici più potenti e diretti, anche se più costosi. C’è un vecchio proverbio cinese che dice: Quando il dito indica la Luna, l’imbecille guarda il dito. Noi abbiamo aree ad altissimo rischio vulcanico (la Luna); con molta pazienza e fatica, e con il massimo consenso scientifico internazionale, troviamo dei metodi per mitigarlo (il Dito); e qualcuno () si strappa i capelli perchè, dice, ‘non si sfruculea il vulcano che dorme’, è la ricerca scientifica ad essere pericolosa. Ma il vulcano, purtroppo, non dorme affatto. Faccia una cosa, se è così convinto che le nostre attività non servono a mitigare il rischio ma solo a ‘sfruculiare il vulcano’ con rischio di eruzione, chieda Lei l’intervento della Commissione Grandi Rischi; vedo che conosce anche il nome del referente per il RIschio Vulcanico, quindi può darsi che Le diano retta. Così almeno mettiamo un punto su questa storia e scopriremo se siamo noi dei delinquenti oppure altri dei ciarlatani.

  4. Il Ministero dell’Interno non c’entra niente con la commissione grandi rischi che è un organo consultivo del dipartimento della protezione civile.
    E’ ovvio che la definizione e i limiti del pericolo debbano essere stabiliti dall’autorità scientifica, che sarà sempre tale (autorità), soprattutto se non allaccia dipendenze e se non rifugge dai confronti. I monopoli, anche in termini di èlite scientifica, non servono a nessuno.
    Per quanto riguarda l’operato a proposito dell’edilizia spinta e sul ruolo istituzionale di taluni, mi viene in mente una battuta del grandissimo Procuratore della Repubblica Agostino Cordova quando parlò a Napoli di “divise di latta”. La morale era sostanzialmente che molti hanno ruoli e competenze sufficienti per fare qualcosa ma aspettano che siano le procure a muoversi…
    Gli scenari prospettati per il Vesuvio sono veramente interessanti e racchiudono tesi istituzionali e altre solo pubblicate; tutte dignitosissime e plausibili e fino a prova contraria. Per i Campi Flegrei condivido la complessità. E ovvio che prima di redigere un piano d’emergenza occorre definire il pericolo in tutta la sua gravità. E’ una premessa indispensabile. Non ho mai detto il contrario e gli organi scientifici come il Suo hanno appunto questo importantissimo compito.
    Il sindaco Iervolino non poteva rivolgersi all’Osservatorio Vesuviano per sapere se l’Osservatorio Vesuviano stava operando nei limiti del rischio consentito.
    Per quanto riguarda il deep drilling a quattromila metri, dire che non succede niente ha lo stesso indice di affidabilità se si dice il contrario.
    Per quanto riguarda invece l’invito a scrivere alla commissione grandi rischi, lo farò senz’altro, (la lettera sarà pubblicata) anche se dubito che accetteranno il quesito posto da un semplice cittadino e non dall’autorità locale di protezione civile.

Submit your comment

Please enter your name

Your name is required

Please enter a valid email address

An email address is required

Please enter your message

Hyde Park © 2017 All Rights Reserved

http://www.rivistahydepark.org

Theme by Marco Savarese

Powered by Marco Savarese