“Il fattore folla è già un pericolo” di MalKo

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All’indomani del terremoto di Lisbona del 1 novembre 1755, il filosofo Rousseau scrisse che non ci sarebbero state tante vittime se la gente non avesse accalcato le città rinunciando a vivere in un modo più semplice e meglio distribuito in termini di densità abitativa. Ducentocinquanta anni dopo il pensiero è fresco come una rosa… Aveva perfettamente ragione! I nostri pianificatori delle emergenze nei loro calcoli sulle misure di sicurezza devono o dovrebbero tenere in debito conto l’indice di affollamento. All’aumentare di quest’ultimo, infatti, il rischio lievita a volte anche in modo esponenziale.

Uno dei sistemi che ha lasciato aumentare a dismisura la densità abitativa è la diffusione dei grattacieli. Questi alti palazzi hanno la capacità di accogliere centinaia se non migliaia di persone su di una superficie molto ristretta. Lo sapevano bene i terroristi che l’11 settembre 2001 dirottarono alcuni aerei di linea lanciandoli contro le torri gemelle a New York. L’incendio che si sviluppò nel giro di poco tempo, indebolì le possenti strutture di acciaio e cemento che si sbriciolarono seppellendo 2752 persone, tra cui 343 Vigili del Fuoco.

L’affollamento lascia schizzare in alto qualsiasi indice di rischio. Che gli assembramenti facessero testo lo sapevano pure i sovversivi che diffusero il gas sarin nelle affollate gallerie metropolitane di Tokyo o come fecero altri attentatori nella metropolitana di Mosca o in quella di Madrid e Londra con gli esplosivi. Kamikaze si sono lasciati esplodere pure negli autobus, ai mercati e addirittura nel bel mezzo dei cortei funebri. Gli assembramenti insomma sono pericolosi, a prescindere dal motivo e dal luogo della concentrazione. Certamente i danni sono in una certa misura rapportati alla natura del pericolo  che può essere energeticamente rappresentato tanto da fattori naturali (terremoti, eruzioni) che da altri mortalmente  umani, quali le azioni criminali perpetrate con armi meccaniche (bombe), chimiche e anche batteriologiche. La cosa che deve essere chiara al lettore, però, è che anche in assenza di eventi dirompenti o di attentati, il pericolo (una certa energia) è già insita nella folla.

Quindi, che siano stadi, concerti, chiese o moschee  o altri luoghi di ritrovo non c’è differenza. La folla è un rischio potenziale che a volte si carica improvvisamente di atteggiamenti inconsulti che scatenano la micidiale miccia del panico. La moltitudine quando è sotto stress, di solito non ha sentimenti di pietà o logica di calcolo, per questo motivo fa veramente paura.

Il panico è un timore viscerale che sorge improvviso senza mediazione della riflessione e spesso contagia e coinvolge tutta la collettività in una sorta di psicosi comune scatenata magari da una notizia preoccupante, a prescindere da quanto sia vera, cosa tra l’altro che non è possibile verificare in quel  frangente. Quando il panico avvolge la folla, ressa calca e schiacciamenti dalle conseguenze gravissime, diventano allora e purtroppo una costante a qualsiasi latitudine e longitudine.

Lo schiacciamento all’interno della folla avviene per la reciproca compressione dei corpi in posizione verticale e in contatto tra loro o stipati contro muri, ringhiere e altri tipi di ostacoli che ne frenano l’avanzamento e la respirazione.

Nel 2001 in Pakistan, in un tempio nella zona del Punjab, 40 persone persero la vita nella calca generatasi per passare la sacra Porta del Paradiso. Nel 2001 alla Mecca perirono invece 35 persone sempre schiacciate dall’inarrestabile moltitudine. Nel 2002 in Bangladesh, molti poveri si assieparono già nella notte all’esterno di un edificio, dove all’indomani dovevano essere distribuiti abiti a scopo di beneficenza. All’apertura dei cancelli successe l’immancabile ressa e oltre 30 persone rimasero schiacciate. Nel 2004 nella valle di Mina (Arabia Saudita) persero la vita 244 pellegrini, ovviamente sempre a causa della ressa.  Nel 2005 a Bagdad, moltissimi devoti giunti in città per una festa religiosa si accalcarono in una moschea. Ci fu un iniziale attentato con un mortaio (7 morti). La folla fuggì via terrorizzata. Ad arte si sparse la voce che alcuni kamikaze erano mischiati ai fuggitivi. Il panico salì alle stelle e la ressa fu spaventosa con 953 morti e 815 feriti: si contarono alla fine cadaveri in una misura 136 volte superiore rispetto a quelli addebitabili al solo attentato iniziale.

Nel 2010 in un tempio indù a Kunda (India), si riunirono circa quindicimila persone per assistere a una cerimonia sacra tenuta da un guru locale. Chiusero i cancelli per interrompere l’inarrestabile flusso al tempio. Il serpentone di fedeli si trovò addossato alle inferriate con quelli in coda che spingevano. Caddero cancelli e muratura. L’incidente scatenò il panico che lasciò sul terreno oltre settanta morti come bilancio provvisorio e più di duecento furono i feriti. Sempre nel 2010 nel Mali, si tenne una funzione religiosa nella moschea di Timbuctu. Scoppiò anche lì la ressa che lasciò uno strascico di venticinque morti per schiacciamento. Nel 2006 i decessi sempre dovuti alla compressione della folla nei pressi della Mecca furono 345. Nel 1990 persero la vita per pressanti affollamenti 1426 fedeli. Nel 1994 i morti furono 270. Nel 1997 si contarono 343 vittime.  Nel 1998 i pellegrini che perirono calpestati o compressi dalla fiumana umana furono questa volta 119.

Queste sciagure non sono un problema dell’Africa o dell’Asia. Anche allo stadio luogo di ritrovo e di folla si può morire. Parliamo ad esempio del civilissimo Belgio. All’Heysel, gli hooligans nel corso di una partita caricarono i tifosi italiani generando un parapiglia drammatico che cagionò trentanove morti e seicento feriti. A Glasgow in Scozia nel 1971, allo Ibrox Stadium, per la solita ressa morirono 66 persone per asfissia da compressione. Nel 1999 a Minsk in Bielorussia, durante un concerto migliaia di giovani si accalcarono verso il sottopassaggio della metropolitana per ripararsi da un temporale: 54 persone morirono schiacciate. Nel 2006 a Manila nelle Filippine, davanti allo stadio Pasig si ammassarono molte persone per accaparrarsi biglietti utili per partecipare a una trasmissione televisiva a premi. Pare che qualcuno gridò bomba! Morirono 73 persone schiacciate o calpestate dalla folla. Alla Love parade (2010) di Duisburg (Germania), nella calca morirono 19 ragazzi. Nel mese di ottobre 2013, in India su un ponte vicino al tempio di Ratangarh, hanno perso la vita 110 persone schiacciate in una ressa inconsulta scatenatasi per occupare le migliori posizioni all’interno del luogo di culto. In Costa D’Avorio a dicembre 2012, per festeggiare il capodanno si sono contate 60 persone schiacciate dalla folla sgomitante per assistere allo spettacolo dei fuochi d’artificio da buona posizione.

Che l’agente offendente sia di origine umana o naturale non cambia poi il risultato che in termini di danni è sempre altissimo quando in gioco ci sono le folle e soprattutto quelle da record. La formula che riguarda sinteticamente e genericamente il rischio è quella nota:

                  RISCHIO = PERICOLO X VALORE ESPOSTO

Il rischio in questo caso sussiste solo quando i due fattori, pericolo e valore esposto, abbiano un valore diverso da zero. Per valore esposto s’intende il numero di essere umani su cui potrebbe abbattersi il pericolo. Il pericolo di solito è rappresentato da una forma energetica termica o meccanica o anche un agente chimico,batteriologico o radiologico. Quello che si vuole dimostrare è che anche in assenza di un pericolo esterno, il valore esposto ha in se un potenziale elemento di pericolo interno, perché le folle incontrollate hanno energia meccanica sufficiente a mietere vittime. La parte di folla stretta a un muro, una ringhiera o altro elemento non elastico, subisce una forza finale (schiacciamento) che potrebbe superare le centinaia di chilogrammi lineari. La respirazione sarebbe a questo punto impossibile perchè ai toraci non sarebbe più consentito l’espansione. Stessa sorte ricadrebbe sulle persone che cadono al suolo e che sarebbero calpestate con superfici di contatto inferiore e quindi danni maggiormente profondi anche in termini di trauma e di respirazione.

Secondo questa tesi, la formula del rischio andrebbe allora riscritta in tutti i casi in cui si formino folle:

         RISCHIO = PERICOLO X PERICOLO/VALORE ESPOSTO

Nei manuali dei vigili del fuoco già in ambiente chiuso viene dato un significato agli assembramenti maggiori di 25 unità, prestabilendo il senso dell’apertura delle porte verso l’esterno, e così via con altre misure di prevenzione con numeri di persone superiori alla cifra indicata.

Non abbiamo però un indice limite di affollamento per le aree urbane. Dovrebbero pensarci gli architetti nella formulazione analitica della città ideale rapportata alle caratteristiche territoriali. Potrebbe essere un tema da tesi di laurea: lanciamo la proposta. Ovviamente con il nostro discorso sulle folle volevamo accedere a un certo livello discorsivo per introdurre il problema delle aree molto urbanizzate ricadenti tra l’altro in ambiti a rischio come quello vulcanico. Ai nostri lettori non sarà sfuggito il dato per niente rassicurante della densità abitativa che si registra in alcuni comuni della zona rossa caratterizzata dal rischio Vesuvio, tra cui quelli di Portici e San Giorgio a Cremano. Rispettivamente il primo e terzo comune italiano per densità abitativa con numeri che superano largamente gli undicimila abitanti per chilometro quadrato con ottimi piazzamenti anche in ambito europeo. In questa zona geografica però, col vulcano a rischio formazione nubi ardenti, più che di folla è il caso di dire che siamo di fronte a una vera autentica follia…

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  1. 06 gennaio 2014 – Tragedia nella moschea cinese Xiji, nella regione autonoma di Ningsia. Si contano 14 morti quale bilancio della ressa creatasi all’ora di pranzo durante la distribuzione di cibo.

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