“Rischio Vesuvio: il problema è politico, istituzionale, giuridico o irrisolvibile?” di MalKo

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Due prefetti ebbero sul loro tavolo istituzionale la notizia che non c’era nessun piano di evacuazione per l’area vesuviana. L’appello invitava a preparare un piano di emergenza per surrogare quello di emergenza inesistente a fronte del rischio dettato dal Vesuvio e dalla sua insondabilità geologica. L’appello cadde nel vuoto… In quel periodo tra l’altro regnava Bertolaso, in tema di protezione civile, e nessuno aveva voglia di andargli a chiedere conto del piano d’emergenza tanto pubblicizzato ma molto inconcludente, quasi da operazione mediatica… Nulla di strano perché anche nelle sedi giudiziarie la notizia che settecentomila cittadini non hanno una tutela che li protegga dai flussi piroclastici non ha prodotto ancora un risultato tangibile. La corte europea di Strasburgo chiamata in causa dal persistere di una certa indifferenza istituzionale tutta italiana e che mina qualche principio universale, intanto studia il caso…

All’INGV formulammo alcune domande sul vulcano Marsili a proposito delle frane e del Marsili Project e del prefigurato rischio maremoto. I cortesi uffici dell’Ente istituzionale scientifico preannunciarono a più riprese una risposta mai giunta. Stessa domanda al Ministero dell’Ambiente i cui uffici invece tergiversarono invitando a inoltrare una mail all’ufficio stampa, perché sono loro bla…bla…bla. Poi si è scritto ad altre istituzioni competenti come la Regione Campania, per sapere qualcosa di preciso sui condoni e i ruderi da riattare e i motivi per i quali è stato consentito l’utilizzo dei fondi per la ricostruzione post terremoto dell’80 in zona rossa Vesuvio. Buio oltre la siepe… La domanda per capire altrove cosa succede in tema di abusivismo edilizio la girammo all’USGS che ci invitò a scrivere allo Yellowstone National Park, immenso parco americano che comprende l’omonima caldera vulcanica. L’interrogativo ha prodotto stupore con la precisazione che se intendevamo qualche capanno di caccia era molto poco probabile a causa del clima rigido.

Nella nostra caldera vulcanica dei Campi Flegrei invece, pare addirittura che sia molto serio il rischio che sui terreni di Bagnoli, sede del Deep Drilling Project, vengano costruiti migliaia di vani a uso residenziale grazie a una cordata di provvidenziali tutori imprenditori misti a intellettuali che vogliono rimarcare il loro impegno per Napoli e per il litorale flegreo…

Nel recente convegno sul rischio Vulcanico organizzata dall’ordine dei geologi il 14 ottobre 2014 a Napoli (Castel dell’Ovo), l’assessore regionale Prof. Edoardo Cosenza ebbe a spiegare alcuni punti del piano d’emergenza Vesuvio e delle strategie del piano di evacuazione a iniziare da alcuni concetti: << un’eruzione superiore a quella presa come evento massimo di riferimento ha un ritorno di 23.000 anni. I terremoti distruttivi invece, ogni 475 anni. Ergo, rinforziamo le case!>>. Un’altra novità importante da introdurre nei piani d’emergenza –  riferisce l’assessore –  è la necessità di organizzare un servizio capace di ripulire subito il fiume Sarno dalle ceneri eruttate dal Vesuvio perché altrimenti gli alvei ricoperti determinerebbero fenomeni alluvionali delle acque…

L’ineffabile assessore nel suo intervento ricamò chiacchiere assegnandosi alla fine un 110 con lode per tutte le iniziative messe in campo dal suo ufficio, puntando poi il dito contro il teppismo scientifico con manie di protagonismo che denigra e allarma con previsioni catastrofiche. Pensavamo di porre molte domande all’assessore nello spazio successivo dedicato al dibattito in sala così come previsto dai lavori.  Invece l’ingegnere Cosenza al termine del suo intervento andò via senza nessuna possibilità di contraddittorio… Avremmo voluto chiedergli conto sul cambio dei proclami, ovvero da: <<non un abitante in più in zona rossa a un non un metro cubo in più di cemento in zona rossa…>>. La differenza? Col secondo editto si recupera il cemento esistente reso antisismico con migliaia di abitanti al seguito…

Il Presidente Ugo Leone commissario straordinario del Parco Vesuvio, non ha avuto dubbi sul definire connivente con il rischio chi non si oppone alla cementificazione nella zona rossa Vesuvio, sia in senso colposo dovuto presumibilmente all’ignoranza, sia in senso doloso dovuto magari a un mero calcolo elettorale. Più chiaro di così…

Nel merito dei fondi europei, Cosenza riferisce che su 550 comuni solo 20 non hanno fatto domanda per ricevere soldi finalizzati alla redazione dei piani d’emergenza tra cui alcuni retti da commissari prefettizi. Questi 20 avranno i soldi per forza e d’ufficio perché anche quei cittadini hanno diritto alla sicurezza. Solo 61 comuni devono perfezionare la domanda di ammissione mentre i restanti possono già lavorare attingendo i fondi.

Il Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, Giuseppe De Natale, contrariamente ad altre circostanze dibattimentali con previsioni eruttive contabili a mesi da passare alla politica, ha sostenuto questa volta che indicare data e ora di una ripresa eruttiva del Vesuvio, anche con tutti i precursori in corso che superano il punto di non ritorno è impresa difficilissima. De Natale ha poi chiarito che esiste uno strato di magma spesso tra 1 e 2 chilometri che si dirama dal Vesuvio ai Campi Flegrei a una profondità oscillante tra gli 8 e i 10 chilometri. Tra l’altro, ha aggiunto il direttore, sia al di sotto dei Campi Flegrei ma probabilmente anche al di sotto del Vesuvio, ci sono serbatoi di magma vecchi, più superficiali e più densi che sfuggono alle prospezioni sismiche. Trattandosi di magmi “rinsecchiti” ma caldissimi, potrebbero essere facilmente riattivabili dai magmi sottostanti. Gli studi attuali vertono su questa nuova e  interessante linea di ricerca.

Il Prof. Vincenzo Morra, Direttore DISTAR Università degli Studi di Napoli Federico II, nonché referente della Commissione Grandi Rischi per la parte vulcanica (CGR-RV), ha sottolineato una certa iperattività della commissione da lui presieduta che ha messo fine all’immobilismo preesistente. L’illustre coordinatore della grandi rischi vulcanica ha indicato una data in particolare a proposito del fare, esattamente il 14 dicembre 2012 in cui lui e il suo gruppo sono stati chiamati dal prefetto Franco Gabrielli per esprimere un parere sui Campi Flegrei. In quei frangenti, chiosa Morra, ci siamo assunti la responsabilità di suggerire al Dipartimento della Protezione Civile di passare, a proposito dei livelli di allerta, a uno stato di attenzione.

In verità dalla nostra rivista sollecitammo questa macroscopica necessità in un articolo datato 25 novembre del 2012.  Siamo stati un tantino geomanti …

Il Prof. Stefano Tinti dell’università di Bologna ha sottolineato che i piani d’emergenza a fronte del rischio Vesuvio è bene che tengano in debito conto anche il rischio tsunami a carico delle comunità rivierasche oggi molto più numerose del passato. Il problema maremoto infatti, è ben presente nelle zone tirreniche meridionali per fatti sismici ma anche vulcanici.

La dott. Chiara Cardaci del Dipartimento della Protezione Civile ha preso atto del rischio maremoto ed ha chiarito, continuando, che l’evacuazione della popolazione dalla zona rossa avverrà all’occorrenza in anticipo rispetto ai tempi eruttivi, anche con il rischio di un falso allarme.

Il dato che anche in questo convegno è emerso lampante, è la discrasia tra la necessità di ridurre il valore esposto in quest’area a rischio favorendo la delocalizzazione delle famiglie in luoghi più sicuri, e il cemento che non c’è verso di spingerlo e respingerlo fuori dalla zona rossa. Per essere riassuntivi, purché non si costruisca un nuovo palazzo sotto al Vesuvio si può riattare qualsiasi cosa, anche se a livello di pietrame preesistente. Il Governo centrale ha chiamato in causa la Corte Costituzionale soprattutto per valutare quella parte della legge regionale che riguarda l’apertura dei termini del condono al 31 dicembre 2015. Vogliamo ricordare alle amministrazioni comunali interessate, che secondo alcuni autorevoli pareri e sentenze del Consiglio di Stato, non è sufficiente una dichiarazione sostitutiva di atto notorio per provare l’epoca di anteriore realizzazione dell’opera rispetto a un vincolo ed ancora che il trascorrere del tempo non modifica il concetto di abuso e di demolizione.

In ultima analisi la Corte Costituzionale è l’unica che può calmierare l’audacia della Regione Campania che sembra spinta dall’ossessione cementizia. Dalla decisione di questo importantissimo organo dello Stato allora, capiremo probabilmente il futuro della zona rossa Vesuvio e della connotazione da dare al rischio vulcanico…

L’assessore Cosenza durante l’intervento prima citato, ha avuto a dire che la popolazione nell’area vesuviana è calata e sta calando. In realtà l’unico comune che lascia registrare una inversione di tendenza in termini di calo è quello di Portici, le cui caratteristiche territoriali sono da formicaio. Il motivo del calo è da ricercarsi probabilmente nelle politiche di informazione che sono state fatte negli anni passati sul rischio Vesuvio, e a una buona dose di invivibilità ordinaria dettata dal superaffollamento di tipo asiatico.

Non risulterà difficile per i lettori accedere alle tabelle dei siti specializzati. Si noterà allora, che in realtà c’è stato un calo demografico in termini di numero di abitanti nel vesuviano, ma non del numero di famiglie che invece è in aumento. In alcuni comuni come Terzigno e Boscoreale, il dato di crescita è addirittura su entrambi i fronti, grazie allo spiccato fenomeno dell’abusivismo edilizio che ha contraddistinto in negativo la storia di questi territori nell’ultimo trentennio.

Il problema del rischio Vesuvio allora, è un problema che attiene innanzitutto alla sensibilità della classe politica e a quella istituzionale poco pungolata da un’informazione non sempre puntuale e corretta.

Su tutte le questioni avrebbe dovuto prendere il sopravvento e svettare il buonsenso dei cittadini, che in alcuni casi hanno preferito accettare il compromesso dell’oggi, adeguandosi a un sistema che in cambio chiedeva solo il consenso elettorale. Non si è guardato, non si è capito, e si è rinunciato al diritto alla sicurezza, soprattutto in danno ai nostri figli e nipoti che erediteranno un territorio martoriato dal cemento e dalle discariche. La routine proseguirà tra imbonitori e business, fino a quando un giorno magari lontanissimo, un evento da cigno nero resetterà il sistema girando la clessidra del rischio vulcanico, che inizierà a scorrere daccapo, senza enfasi, granello dopo granello…

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