“Rischio Vesuvio: twitter ai paesi vesuviani…” di MalKo

Vesuvio_salfonso_MalKo

Gli impulsi che avete dato all’edilizia residenziale dimostrano una eccessiva sicurezza sul fatto che il vulcano Vesuvio mantenga il suo stato di quiescenza per moltissimo tempo ancora. Certamente è un auspicio condivisibile da tutti, ma è altrettanto certo che sono passati oltre settanta anni dall’ultima eruzione (1944) che l’ardente monte ha consegnato alla storia: può significare molto o niente.

Il vulcano rimugina ai margini della litosfera la sua condizione imperscrutabile di vulcano a condotto chiuso, con una calma solenne, e non è dato ad alcuno il privilegio di sapere quando la stizza coglierà il monte e in che misura.

I cittadini che amministrate dovrebbero essere già informati che l’eruzione di riferimento su cui si basano i piani di emergenza e quelli di evacuazione ancora da stilare, sono incentrati su un evento sub pliniano dall’indice di esplosività vulcanica VEI 4. Lo hanno stabilito alcuni matematici del pericolo operando calcoli su basi statistiche. Generalmente i piani d’emergenza si tarano sull’evento massimo conosciuto che nel nostro caso corrisponde alla famosa eruzione pliniana di Pompei. La differenza tra un’eruzione VEI 4 (sub pliniana) e VEI 5 (pliniana), riguarda sicuramente l’intensità dei fenomeni e l’altezza della colonna eruttiva e con essa i territori su cui si spalmerebbero gli effetti più deleteri dell’eruzione.

Nel caso dovesse manifestarsi una eruzione pliniana, evento che solo la politica può escludere ma non la scienza, le inarrestabili colate piroclastiche scorrerebbero ben oltre la linea nera Gurioli che erroneamente la si interpreta come una sorta di limite di pericolo, soprattutto perché si è omesso di aggiungere che tale segmento asimmetrico è indicativo solo per eruzioni di media intensità.

Il dato statistico eruttivo che capeggia come preambolo nella incompiuta pianificazione d’emergenza, con molta scaltrezza è diventato deterministico interpretativo, tant’è che grazie a un arzigogolo giuri-politico, nei territori di Poggiomarino e Scafati si rilasciano ancora licenze edilizie, mentre al contiguo comune di Boscoreale o a quello di Pompei  posti alla stessa distanza dal cratere, tale possibilità cementizia è assolutamente preclusa per gli effetti della legge regionale 21/2003, che vieta l’edilizia residenziale nelle zone ad alto rischio vulcanico. Quest’ultima definizione dovrebbe valere solo per i territori o le porzioni comunali circoscritte dalla linea nera Gurioli.

Il comune di Boscoreale ebbe ad opporsi a questa evidente sperequazione interpretativa della legge regionale 21/2003 innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) che gli diede ragione. La Regione Campania si oppose alla favorevole sentenza ricorrendo al Consiglio di Stato che ha annullato il precedente giudizio con motivazioni incomprensibili che richiamano tra l’altro principi di prudenza.

ZONE COMUNI_mALKO

 

Il principio di precauzione non si capisce bene perché debba valere per la municipalità di Boscoreale e non per quelle di Poggiomarino e Scafati. La foglia di fico dietro cui si nasconde questa ipocrita differenziazione è dettata dalla introduzione della zona rossa 2 (figura in basso) contornata da una linea verde.

zona rossa 1 e 2 corrette_MalKo

 

Dove termina la linea nera Gurioli infatti, secondo gli esperti cessa il rischio colate piroclastiche in seno ad eruzione di media intensità, ma ad est il problema statisticamente continua con la caduta massiccia di cenere e lapillo: una fenomenologia considerata pericolosa fino ai margini della linea verde e anche se in modo crescente per qualsiasi tipo di eruzione. Da questo punto di vista e a dirla tutta, non si capisce l’immunità di Striano… Il piano di emergenza prevede per la zona rossa 2 una evacuazione mirata con eruzione in corso e solo dalle zone poste sottovento lungo l’asse dei venti predominanti. In siffatte condizioni la respirazione potrebbe essere problematica, ma anche il transito dei veicoli che oltre a slittare sui materiali incoerenti potrebbero arrestarsi per occlusione dei filtri dell’aria in una innaturale notte vulcanica a causa della visibilità che risulterebbe particolarmente ridotta. Condizioni che si raggiungerebbero nel giro di ore e non di giorni…

zona_rossa_BN_MalKo

 

Con l’incremento dei depositi piroclastici poi, incomincerebbero a sprofondare tettoie e con l’aggravio del peso i solai meno resistenti e a seguire quelli non progettati per sostenere pesi accidentali come il carico da neve. Tra l’altro il problema della pioggia di cenere e di lapilli si presenterebbe già con eruzioni di tipo stromboliane (VEI3) …

Il grande problema è che il vostro territorio, egregi comuni, potrebbe essere travolto anche dalle nubi ardenti e non solo dalla pioggia di materiali incoerenti vulcanici. La linea nera Gurioli come dicevamo, è un limite indicativo d’invasione dei flussi piroclastici (VEI 4), e comunque non può considerarsi per le molteplici variabili in gioco un confine assoluto, una sorta di steccato oltre il quale si è certamente al sicuro anche a fronte di eruzioni mediamente intense. In caso di eruzioni pliniane invece, purtroppo i flussi roventi (circa 500°C.)  percorrerebbero distanze ben oltre la linea nera Gurioli; e ad est in particolare, bisognerebbe aggiungere, sommare e affrontare contemporaneamente  pure il martellio e l’accumulo di cenere e lapilli senza escludere problematiche di ordine alluvionale dettati dai corsi d’acqua colmati e sbarrati dai materiali piroclastici.

Con quale criterio allora rilasciate licenze edilizie?  Qualcuno, rifletta: con questi presupposti il documento di proprietà è innanzitutto un documento di rischio con lo stemma della repubblica…Tra un po’ di anni anche la buona novella statistica abbandonerà questi territori, lasciando una grave ipoteca sul futuro dei giovani, che si chiederanno chi sono stati i padri costruendi...

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