“Rischio Vesuvio, zone e pericoli” di MalKo

vulcano buono foto MK

Ad analizzare con attenzione la nuova “scenografia” dell’area vesuviana, si capisce che non c’è stata alcuna rivoluzione copernicana su quello che già si sapeva a proposito del rischio Vesuvio e dei suoi fenomeni. La vera novità è l’introduzione della black line che ha delimitato, bisogna rilevare con grande assunzione di responsabilità, due confini ovvero due zone a diversa pericolosità:

R1 – si estende dal cono vulcanico fino alla linea nera. Il territorio così classificato è quello esposto ai temibili e distruttivi flussi piroclastici con annessa massiccia ricaduta di cenere, lapilli e bombe vulcaniche;

R2 – corona non circolare che si estende oltre la black line e fino ai confini amministrativi dei comuni periferici della nuova zona rossa. Quest’area è soggetta al fenomeno di ricaduta dei prodotti piroclastici in una quantità tale, che in alcuni punti può causare problemi statici alla tenuta dei tetti che potrebbero sprofondare sotto il peso dei materiali accumulati. Il sovraccarico sulle coperture potrebbe rendere le strutture particolarmente vulnerabili alle sollecitazioni sismiche.

Nella zona rossa (R1+R2), ai problemi già accennati in precedenza a proposito delle nubi ardenti, bisognerà  tenere in debito conto anche il problema di ripararsi il capo dai proietti e, a causa di ceneri e polveri in sospensione, affrontare le difficoltà di respirazione e di avanzamento a piedi tra gli ammassi di cenere e lapilli, perché  i motori e anche le apparecchiature elettriche ed elettroniche andrebbero molto probabilmente in tilt.

La pioggia di piroclastiti oltre il confine della R2, cioè in zona gialla (ZG), in figura non definita, pur in una quantità minore rispetto alla zona rossa, potrebbe creare comunque disagi anche di una certa importanza alla popolazione, in una misura però, dipendente dalla distanza dal vulcano e dalla posizione geografica che potrebbe essere in linea con i venti dominanti e sottovento al centro eruttivo.

zona_rossa_vesuvio R1 MK

La zona gialla comprende, stornando le municipalità passate in zona rossa, 89 comuni: 28 della provincia di Napoli; 40 della provincia di Avellino; 20 del salernitano e 1 della provincia di Benevento, esattamente Pannarano.

A nord del Vesuvio, al di là della zona rossa e comunque in zona gialla, abbiamo anche la zona blu, che si riconosce nella cosiddetta conca di Nola, composta da quattordici comuni esposti al rischio non trascurabile di inondazioni e alluvionamenti (ZB).

E’ possibile già da questi scenari proposti e relativa mappatura dei territori, procedere con delle riflessioni. Innanzitutto è del tutto evidente che alcuni comuni come quello di Portici, Ercolano e Torre del Greco, tanto per focalizzare l’attenzione sulla fascia costiera, a prescindere dal tipo di evento eruttivo, sia esso ad altissima, media o bassa frequenza di accadimento, rientrano comunque e pienamente nel settore a rischio principale (entro la black line).  Quindi, non c’è un solo angolo di questi comuni che possa ritenersi al sicuro dalle colate piroclastiche.  Queste cittadine poi, hanno dalla loro la caratteristica di essere strette tra mare e vulcano e di avere territori affollatissimi. Torre del greco a guardare le cifre ha più abitanti di Caserta. Le città di Portici ed Ercolano inoltre, annoverano ognuna quasi lo stesso numero di residenti di Avellino che è un capoluogo di provincia. Portici ha anche il record della densità abitativa che raggiunge le dodicimila unità a chilometro quadrato, costituendo un vero guinness da primato in Italia e piazzandosi tra i primi posti anche nella classifica Europea, seguita subito dopo da San Giorgio a Cremano.

Senza entrare nella paccottiglia di studi accademici sulla viabilità che trovano scarsi riscontri pratici, da notare che in caso di emergenza vulcanica i cittadini di Portici e quelli di Ercolano, dovranno allontanarsi dal vesuviano in contemporanea e attraverso un unico casello disponibile per l’ingresso sull’autostrada A3 Napoli-Salerno. Fino a un anno fa ne erano due e indipendenti.  Immaginate quindi due città come Avellino che imboccano una rotatoria attraverso una carreggiata a due corsie a doppio senso di circolazione con tutta l’adrenalina disponibile in circolo nel corpo …perché in questi casi non contano i tre giorni a disposizione come recitano e assicurano i previsori, ci si muoverà contando i minuti nella gara del chi fa prima a mettersi in salvo.

svincolo PORTICI3Il Prefetto Pasquale Manzo, commissario prefettizio di Portici, potrebbe farsi promotore di un appello verso i vertici di Autostrade Meridionali, acchè lascino usufruibile per i soli fini di emergenza il vecchio casello d’ingresso A3 in direzione Napoli, se non già eliminato. Sarebbe un grande passo in avanti verso l’exit strategy dall’agglomerato ultra urbanizzato in favore di una popolazione stipata come sardine.

Altri comuni ancora sono tagliuzzati dalla linea nera con differenziazione del pericolo nello stesso ambito comunale; succede principalmente a Somma Vesuviana, Sant’Anastasia, Boscoreale, Pompei e Torre Annunziata.

Napoli, Scafati, Poggiomarino,Palma Campania, San Gennaro Vesuviano e Nola invece, in via del tutto eccezionale e con placet regionale, possono rimaneggiare la linea rossa, cioè spostarla dai confini amministrativi…passarsela sul capo e  riportarla addirittura a  ridosso della black line.  Entro il 31 marzo2013 queste amministrazioni new entry per chiedere la riperimetrazione della zona rossa dovranno dimostrare di avere tetti rinforzati o a spiovente nei settori indicati a rischio di accumulo dei prodotti eruttati. Dovranno pure presentare un piano di evacuazione zonale per far scavalcare a un po’ di residenti la linea nera e rossa così modificata. Almeno così ci è sembrato di capire dall’escamotage tutto politico e poco tecnico messo in campo dagli esperti riuniti in conclave.

Che succederà se non saranno dimostrati e rispettate entro tale data le due clausole per la ridefinizione della linea rossa? L’Ing. Edoardo Cosenza consentirà a questi comuni lo spostamento della perimetrazione sulla parola? E i cittadini che hanno i tetti resistenti o a spiovente in zona R2, che dovranno fare con precisione: spostarsi un po’ più lontano in caso di eruzione o andare via dall’area vulcanica? Lo sapremo presto… Intanto e per inciso, dai cassetti del dipartimento della protezione civile ancora non salta fuori il piano d’emergenza Vesuvio che tutti cercano ma nessuno trova.

Nella conta dei problemi bisogna annoverare pure quattordici comuni dell’hinterland partenopeo, a iniziare da Nola e Acerra chedovrebbero organizzarsi soprattutto in termini di prevenzione, per adeguare il loro territorio al rischio non solo di precipitazioni piroclastiche, ma anche a quello di alluvionamento, per le copiose piogge che potrebbero scatenarsi in seno all’eruzione, con possibili formazioni di torrenti di fango. Narrano le cronache, che nel corso dell’eruzione del 1631 (EMA), in quel di Marigliano, Cicciano e Cisterna, le acque dilagarono oltre i tre metri d’altezza…non senza danno per la vita umana.

Tra le curiosità di questa mappatura risalta il comune di Nola, che dalla sua ha la caratteristica di presentare un territorio flagellabile da tutti e quattro i rischi legati alle fenomenologie eruttive del Vesuvio. Infatti, i suoli comunali si dividono e si classificano in termini di rischio in zone R1, R2, Zona Giallae Zona Blu. Quest’ultima, nota nella nota, con il “vulcano buono” (centro commerciale in foto d’apertura), che pare segni la massima depressione della fossa nolana.

La nostra impressione è sempre la stessa, cioè che si voglia quadrare il cerchio dell’edilizia e del piano casa regionale, trascurando le regole della sicurezza viste come un freno allo sviluppo e non come una forma di tutela per l’imponderabile. Il problema che si pongono taluni amministratori è solo quello di non far trasparire il loro bisogno viscerale di cemento, seguendo alcune regole: <<non bisogna dare l’impressione di sottostimare il pericolo vulcanico, perché a tratti torna utile e fa tanto fashion. …>>.

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