“La caverna magica” di Marisa Attanasio

Ciao, amici!
Perdonate la lunga assenza, ma ho avuto un piccolo contrattempo. Volevo realizzare un’intervista strepitosa per saperne di più sugli amici tonni, solo che… ehm… sono stato trattenuto più del dovuto (come si vede dalle immagini!!) e così… beh, ho perso l’intervista. In compenso, però, ho una simpatica fiaba da raccontarvi. Ascoltate…
LA CAVERNA MAGICA
di Marisa Attanasio
C’era una volta in fondo al mare un’allegra famiglia di tonni. I piccoli amavano giocare agli esploratori e sguazzavano felici qua e là. Mamma Lea lasciava che si divertissero ma le sue condizioni erano chiare: MAI oltrepassare il relitto azzurro, incastrato tra gli spuntoni a strapiombo della Grande Roccia Grigia, che segnava il confine del villaggio e MAI avvicinarsi al vecchio Ventosa, un vecchio e grinzoso polpo dall’aria poco raccomandabile che viveva proprio nel relitto.
Da qualche tempo i piccoli tonni avevano saputo dell’esistenza di un luogo affascinante e misterioso: la caverna magica. Poco fuori dal villaggio oltre la Grande Roccia Grigia si estendeva, fitta e intricata, la Foresta Smeraldina, una cupa distesa di incolta vegetazione in cui nessuno osava inoltrarsi. Il calamaretto Rudy, amico dei piccoli tonni, aveva spesso sentito da suo nonno che, proprio nel mezzo della Foresta Smeraldina, ben celata dalla intricata vegetazione, c’era un luogo misterioso in cui viveva una creatura dagli incredibili poteri magici. Alcuni dicevano che era una orribile e perfida strega, altri giuravano invece che si trattava di una bellissima fata che proteggeva dal male tutti gli abitanti del mare.
I piccoli tonni fremevano dal desiderio di raggiungere la caverna magica ma, per farlo, avrebbero dovuto violare le due regole inviolabili stabilite dalla loro mamma.
“Una capatina fuori dal villaggio! Per una volta la mamma ci perdonerà”, borbottava Pelù, il piccolo temerario.
“D’accordo la capatina, ma il vecchio Ventosa?”, mormorava intimorito il suo fratellino Croco.
Lo spaventoso polpo terrorizzava i piccoli tonni. Terribili storie si raccontavano su di lui. Si diceva che con i suoi tentacoli avesse catturato centinaia di piccoli pesci, strappandoli alle pinne delle loro mamme per poi divorarli senza pietà.
Una mattina, giocando allegramente nei giardini del villaggio, il piccolo Pelù trovò un nascondiglio fra gli scogli con l’imboccatura simile ad una corona a tre punte.
“Ecco”, gridò, “ho trovato la dimora della regina dei mari! C’è il suo stemma”.
Un tonno di mezza età dall’aria distinta gli si avvicinò. “Sei un giovanotto davvero in gamba”, affermò con accento aristocratico. “Effettivamente la regina dei mari ha una corona a tre punte come stemma”.
“Conosci davvero la regina dei mari?”, domandò sbalordito il piccolo Pelù.
“Ma certo piccolo mio. Permettimi di presentarmi. Sono il capitano Bussola, esploratore ufficiale di Sua Maestà la regina dei mari”.
“Wow! Un esploratore vero!”, esclamò Pelù. Nel frattempo i suoi fratellini lo raggiunsero.
“Oh, ma quanti intrepidi giovanotti. Siete tutti piccoli esploratori?”, domandò l’elegante tonno, aggiustandosi il monocolo.
“Tu sei veramente un esploratore? Hai viaggiato in tutto il mondo?”, domandò uno.
“E’ bella la regina dei mari?”, domandò un altro.
“Quanto è grande il mare?”.
“E’ vero che in alcuni posti è buio pesto?”.
“Hai mai trovato un tesoro?”.
“Ehm, ehm”, tossì educatamente il capitano Bussola. “Non posso rispondere a tante domande tutte insieme!”.
“Per favore, raccontaci dei tuoi viaggi!”, lo pregò Pelù.
Il capitano consultò la sua preziosa cipolla. “Oh, sono spiacente ma è veramente tardi per me. Tra qualche minuto sarà servita la cena. Vi prego di scusarmi, ma… se vi fa piacere… potrò raccontarvi domani una delle mie avventure”.
“Oh sì, ti prego”, risposero in coro i piccoli tonni.
Il capitano Bussola mantenne la promessa. Ogni giorno tornava a trovare i piccoli esploratori che, raccolti intorno a lui, ascoltavano entusiasti le sue incredibili avventure. Quando lo sentirono parlare della caverna magica, i piccoli non seppero resistere.
“Ma allora esiste davvero!”, esultarono.
“Certamente! E’ un posto sinistro e pericoloso ma… se si è abili ed esperti…”.
“Tu sai arrivarci?”, s’interessò l’intrepido Pelù.
“Si capisce! Ho dovuto attraversare quell’antro stregato numerose volte e… Un momento, non starete pensando di raggiungerlo, vero?”, domandò, facendosi improvvisamente serio.
I piccoli tonni già immaginavano una strepitosa avventura e i loro occhi sognanti bastarono al capitano come risposta.
“Non riuscirete mai ad avvicinarvi alla caverna magica. Credetemi, non è posto per dei cuccioli!”.
“Ma noi non siamo cuccioli! Siamo grandi ormai e vogliamo essere dei veri esploratori”, si ribellò Pelù.
Il capitano li scrutò pensoso per qualche minuto. “Certo è un’impresa rischiosa ma… se mi assicurate che resterete tutti uniti dietro di me…”.
“Evviva! Ci accompagnerai, vero?”, esultarono i piccoli.
“Calma, calma! Dovrete seguire scrupolosamente tutte le mie indicazioni”, li ammonì severo.
“Faremo tutto quello che dirai”, lo assicurò Pelù.
I piccoli tonni seguirono eccitati il buon capitano che li guidava sicuro attraverso luoghi sconosciuti. Giunti ai confini del villaggio, capitan Bussola fece ben attenzione ad evitare il relitto azzurro. Fece cenno di tenere la bocca chiusa e si infilò in una fessura nella roccia. Il piccolo Croco, nuotando in tutta fretta, colpì con la coda alcuni sassolini che, scivolando sulla roccia, caddero tintinnando proprio sullo scafo del relitto azzurro. Terrorizzato, Croco si affrettò a scappare via. Superarono la Grande Roccia Grigia e virarono a est.
“Conosco una scorciatoia che ci porterà proprio davanti alla caverna magica”, annunciò l’esperto capitano.
Nuotarono ancora un bel po’ finché giunsero in un grande spazio aperto. La vegetazione era più rada e le rocce scendevano a picco dalla superficie agli abissi. Lì capitan Bussola si fermò.
“Io non vedo caverne qui”, mormorò Pelù.
“Oh sì che c’è! Guarda bene, piccoletto”, disse il capitano, in tono stranamente aspro. Fu allora che i piccoli tonni videro una grossa rete proprio davanti a loro.
“Questa sarebbe la caverna magica?”, domandò Pelù dubbioso.
“Ha, ha”, rise il capitano, con una risata da fare accapponare la pelle. “Poveri ingenui! Vi siete bevuti la storia della caverna magica, eh? Ebbene ecco la vostra caverna, una bella tonnara!”.
“Co-cos’è una tonnara?”, piagnucolò Pelù intimorito.
“E’ il posto dove gli umani attirano i tonni sciocchi come voi, per ucciderli e mangiarseli in salamoia”.
Capitan Bussola si avventò sui piccoli tonni che ormai piangevano disperatamente, spingendoli nella rete.
“Aiuto, aiutooooo”, gridavano i pesciolini terrorizzati.
Un rombo si udì all’improvviso. Un’insolita corrente d’aria spinse i piccoli tonni fuori dalla tonnara. Capitan Bussola osservava con occhi sgranati. Di colpo si sentì trascinare con forza come se una mano invisibile lo spingeva nella rete.
“Aiuto”, gridò il perfido capitano, ma le sue grida si persero nel mare e in un attimo fu risucchiato nella tonnara.
I piccoli tonni osservavano stupiti. Una creatura meravigliosa dai lunghi capelli blu, una coda d’argento e un viso incantevole comparve davanti a loro.
“Non abbiate paura piccolini. Il cattivo capitano non vi farà più alcun male. Io sono la fata del mare. Il buon Ventosa, custode della mia caverna, mi ha avvisato del pericolo che stavate correndo e sono venuta subito in vostro aiuto”.
Il vecchio Ventosa fece timidamente capolino da uno scoglio. “Ventosa è il custode della caverna magica?”, si meravigliò il piccolo Pelù.
La fata annuì con un sorriso. “Ventosa è da sempre il mio più fedele aiutante”.
Un roco colpo di tosse fu tutto ciò che il vecchio polpo seppe esprimere. Era vecchio e timido ma aveva un gran cuore.
I piccoli tonni si fecero introno al grosso polpo, si diedero le pinne e incominciarono un allegro girotondo.
“Ci dispiace di averti sempre considerato male, signor Ventosa, noi credevamo che tu mangiassi i cuccioli come noi”, si scusò timidamente Pelù.
“Non ti arrabbierai se ogni tanto ti chiamiamo nonnino?”, domandò il piccolo Croco.
Il vecchio Ventosa ebbe un sussulto, osservò emozionato i piccoli tonni che gli facevano festa e una lacrima di gioia brillò nei suoi grossi occhi.
Anche mamma Lea dovette cambiare opinione sul suo conto e da quel giorno il vecchio Ventosa diventò il beniamino di tutti i pesciolini.
(tratto da “C’era una volta”, A.A.V.V., Alberti &C. Editori, Monterchi – Arezzo, 2006)
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