“L’ombra del pioppo” di Maria Tosa
Sono passati trent’anni eppure io ti vedo là, seduto all’ombra del pioppo in quelle domeniche d’estate.
Uomo semplice hai frantumato l’esistenza tra paure e coraggio, hai vissuto disperdendo sudori nella polvere della tua terra.
Assimilando le cose essenziali della vita, alimentando i valori, nutrendoli come fossero figli.
Fermo su quella sedia viaggiavi per il mondo scorrendo le pagine di quel giornale.
Ti soffermavi sulle cose che leggevi, le assaporavi come fossero elisir che dissetano l’anima.
Ogni tanto alzavi lo sguardo e lo lasciavi vagare oltre l’orizzonte.
Dove volavi in quei momenti, papà?
Non sapevi che un giorno non avresti più visto, che i tuoi occhi pieni di tramonti infuocati regalati per anni dalle linee dello stesso orizzonte, si sarebbero spenti su un grigio uniforme fatto di ombre.
Penso questo mentre spingo la tua sedia a rotelle lungo questo corridoio in penombra, osservo le porte, ognuna si apre su un tormento diverso, eppur cosi uguale.
Dalla finestra in fondo filtra la luce, in lontananza si scorgono profili di colline dove hai consumato la vita.
Stiamo in silenzio, solo le ruote cigolano piano mentre una lacrima rotola sulle mie guance, senza che tu la possa vedere.
Godiamo della presenza reciproca, senza parlare, rapiti dai nostri pensieri.
Chiudo gli occhi un attimo per respingere altre lacrime e ti rivedo là, seduto all’ombra del pioppo.
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In carica...
E’ quando l’intimità del pensiero prende soppravvento che escono le cose migliori. Un racconto che rivela più di quanto nella realtà ci sia scritto. Mi torna alla mente una canzone del mio cantante preferito: Guccini. Non parla della stessa cosa, ma l’immagine finale riporta alla mente quei paesaggi: Il vecchio e il bambino.
Prosegui Maria…ci sono ancora tanti paesaggi da raccontare ;)