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“Spesso scrivere fa rima con amare” di Emilia Sensale

1 commento

scrivereRicordo nitidamente il terrore che provai durante i primi tempi della cosiddetta Scuola Elementare, quando seppi che m’avrebbero insegnato a scrivere in corsivo. La grafia irta di mia madre sulle liste della spesa mi atterriva tanto da chiedere ai miei educatori, incontrati casualmente per strada in estate o nelle vacanze natalizie, se fosse difficile e addirittura pericoloso scrivere in corsivo e se, abbandonando l’abitudine dello stampatello, non avessi “perso il senso delle cose”. Rammento la loro risata, dovuta all’ingenuità delle mie parole, mentre mi rassicuravano ed affermavano che scrivere in corsivo non implicava dimenticare l’uso del mio amato stampatello. Persi la prima lezione, nella quale la maestra introdusse il concetto di alfabeto corsivo ed insegnò come tracciare la lettera “A” in maiuscolo ed in minuscolo… ed io ipotizzai che la mia carriera scolastica fosse stata irrimediabilmente compromessa. Guardando con i miei attuali occhi di ventunenne la bambina che sono stata e che non sapeva come la vita riservasse piacevoli e sgradite sorprese, mi rendo teneramente conto dell’ingenuità che accompagnò la mia prima vera preoccupazione: credevo di non riuscire a scrivere “come i grandi”, invece la scrittura è diventata la fedele compagna della mia vita!
Durante i primi tempi del mio apprendimento ho dimostrato grande forza di volontà e passione per lo studio, ottenendo eccellenti risultati; provavo uno sfrenato interesse per la Matematica, i numeri mi affascinavano a tal punto da supporre che m’avrebbero accompagnato per il resto della mia esistenza. Notai, tuttavia, una deliziosa propensione alla lettura di novelle ed una tendenza a trovare le inedite rime delle parole, mentre mi divertivo ad inventare storie e personaggi per i compiti in classe. Alle cosiddette Scuole Medie, avvenne la mia conversione: mi resi conto che il mio corpo stesse subendo dei cambiamenti e scoprii che i tenui sentimenti provati nell’intimità della mia infanzia potessero concretizzarsi transitoriamente in una persona, donandomi emozioni nuove ed un batticuore sconosciuto. Compresi, felicemente oppure tristemente, cosa significasse la delusione, la gioia, l’appagamento, l’innamoramento, la trepidazione… e parallelamente alle mie esperienze, si accentuava in me il presentimento che i numeri appartenessero a un linguaggio universale ma freddo alla luce delle mie nuove esigenze, mentre il rifugio del mondo letterario si presentava sempre più caldo ed accogliente. Ad undici anni scrissi, usufruendo del computer a casa, il mio primo lungo racconto ed a tredici composi la mia prima poesia, scribacchiata sulla pagina di un libro a scuola.
La scrittura è diventata la mia più grande passione e, nel tempo, un’amabile fonte di soddisfazioni: ho vinto, ad esempio, tanti concorsi letterari che mi hanno permesso di viaggiare in Italia ed in Europa e di conoscere persone squisite, molte delle quali collegate all’odierna cultura letteraria. Ho conquistato onorificenze (targhe, medaglie, diplomi…) e tuttora pubblico articoli e miei componimenti su giornali e riviste, eppure i riconoscimenti sono complementari rispetto alla mia gratitudine nei confronti di questa propensione, che io ho sempre considerato un miracolo…. Molte persone mi hanno domandato come scrivessi, ma qualsiasi mia risposta era vana quando mi chiedevano perché scrivessi e riuscivo solo a sorridere quando mi interpellavano per sapere cosa si provasse scrivendo. Inizialmente mi appellavo sinceramente alla mia fede religiosa e credevo che la mia attitudine fosse un innato dono divino, mi sono resa conto che scrivere significasse possedere congenitamente un’abilità, la quale nel tempo mostra il bisogno di esprimersi, invitando a sviluppare una personale tecnica, e acquista un valore soggettivo. In seguito, ho maturato la convinzione che scrivere invitasse autore e lettore a un meraviglioso viaggio tra le parole ed i sentimenti, ad un’avventura che non si conclude col limite della punteggiatura ma è infinita poiché permette alla fantasia di inoltrarsi nei nostri ricordi e nell’emotività, nell’originalità della storia raccontata in poesia ed in prosa.
In conclusione, che cosa prova un autore quando scrive? Ritengo che ogni scrittore possegga una tecnica connaturata, ma quest’ultima entra in gioco solo in un secondo tempo perché il vero motore che avvia ed accompagna il meccanismo della scrittura è l’ispirazione: essa è autentica espressione del genio, è fervore che appare trascendente quando visita l’anima subitaneamente oppure immanente in un oggetto/evento/individuo al suo manifestarsi. Lo stimolo dell’ispirazione, spesso fuggente, sembra pulsare nel petto assieme al battito del cuore e graziosamente attanaglia la mente, illuminandola; il poeta, allora, usufruisce degli occhi dell’anima per guardare e descrivere l’universo, che sembra dettargli i suoi segreti, mentre il prosatore partorisce dal proprio sangue, attraverso le dita, i protagonisti della sua storia ed offre a loro la vita: i personaggi, generati nella danza della fantasia o intrisi lievemente nell’inventiva, sembrano muoversi sul foglio ed il loro respiro tormenta nel sonno l’autore se vengono trascurati, cercano di contorcersi dentro il cuore senza tregua. Quando, invisibile o riconoscibile, compare il punto che stabilisce il finale della narrazione, la passione dello scrittore e l’interesse del lettore si appagano pacatamente per un attimo, poi l’estasi supera il confine d’ogni interpunzione e prosegue il summenzionato viaggio tra le parole e i sentimenti. Dopotutto, la scrittura è un vero universo nel cosmo, è un affascinante strumento di comunicazione che mi ha permesso di descrivere la mia esperienza, di vivere, di commuovermi, più di tutto mi ha insegnato ad amare: quando, infatti, con la complicità dell’ispirazione trascrivo su carta divine percezioni, apprendo il significato di fiducia perché mi affido totalmente alle emozioni, di unicità perché non voglio distrarmi rivolgendo l’attenzione ad altre cose, di rispetto perché comprendo e apprezzo la natura della mia passione…. Soprattutto, comporre mi consente di apprendere il significato di fedeltà: sono stata sempre ligia nei confronti del mio amato stampatello… ed esso mi accompagna sempre quando scrivo.

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  1. michele says:

    …hai ragione su molte cose,se non su tutte:ti capisco.è lo stesso anche per me…peccato per scelte fatte in passato che mi hanno portato a descrivere l’infinito con i numeri e non con le parole.
    Da piccolo sognavo di scrivere per gli altri,ora scrivo per me…per fermare quell’attimo o per rileggere le mie emozioni in versi che nessuno conoscerà mai.Eppure mi fa stare bene.
    Cmq tutto qst è giusto per farti i complimenti per il tuo articolo e ringraziarti per l’emozioni che hai saputo regalarmi…grazie!

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