Come declinare la dolce collera del nostro attuale viver tra smarrimenti, solitudini, ed effimeri slanci vitali, nel linguaggio musicale, non rincorrendo i modelli nell’immaginario pop e cercando piuttosto e senza sosta una valida alternativa a quelli che “mangiano plastica davanti alla tv”?
Alessio Calivi, al suo progetto d’esordio come solista, sembra aver trovato una delle migliori vie possibili, incamminandosi, nella rivendicata quasi totale autarchia creativa e produttiva (Alessio stesso è autore dei testi e delle musiche, canta e suona da solo chitarra basso e synth), verso la fattura di un album debitore tanto del gran lavoro svolto in studio quanto della vita vissuta, fino all’esperienza dei limiti, dal suo autore.
Il suo Forme e Stati si presenta come l’espressione di un Io non allineato, in rivolta contro sé stesso e contro le ragioni (la Ragione) del mondo, in cerca d’appigli tra chi possiede la tentazione di di stupirsi ancora, al di là della freddezza e degli sguardi spenti. È il compimento d’un viaggio di ricerca dentro e fuori di sé (dai tanti possibili ruoli del sé), aperto con una title-track che dichiara e denuncia con evidenza la vicinanza al sound caro ad Afterhours e dintorni, ma presto in grado di lasciar spazio ad un percorso molto più complesso e stratificato, fatto di indagine timbrica imperniata soprattutto sul protagonismo di una voce multiforme e capace di larghe variazioni d’intensità, in grado di evolversi anche nel corso d’una stessa traccia.
Passando per le inevitabili tappe di trasformazione (l’indignazione di Urlo nel bosco e la fragile delicatezza di Inganno autentico), Alessio macina passi e meningi – esemplificativa Ho scoperto una strada deserta, interludio interamente strumentale che si situa dalle parti del migliore post rock (Sonic Youth per tutti) – tra malinconie d’un “futuro passato” (la splendida THC, forse nel suo sorprendente andamento, il brano più originale e intenso) e lucida, strategica e non passiva disillusione (Ad una certa distanza), scegliendo una circolarità non pacificata ma deformata, con l’ultimo brano che riprende nel titolo il punto di partenza ma che alle lotte intestine e ai giochi di ruolo ora preferisce la quiete embrionale di chi sa d’aver cercato a lungo, d’esser sopravvissuto a tante prove e d’aver la voglia di riposare, sempre pronto tuttavia a sperimentare, se è il caso, tra le dolorose forme della volontà e gli appassionati stati dell’anima, persino l’insoddisfazione.
Titolo: FORME E STATI
Artista: ALESSIO CALIVI
Anno di uscita: 2009
In carica...




















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