Il fallimento dell’Italia ai mondiali sudafricani, eliminata con umiliante ultimo posto nel girone
Delusione, vergogna, stupore, tristezza. Gli aggettivi negativi si sprecano per la Nazionale di Calcio Italiana, eliminata già al primo turno del mondiale sudafricano, così come non accadeva dalla lontana edizione 1974 della Coppa Del Mondo, che si disputò in una Germania ancora divisa in Est ed Ovest. La stessa Germania, poi finalmente unificata, resasi appena quattro anni fa scenario delle “notti magiche” azzurre, quelle di Lippi abile e fortunato condottiero, di capitan Cannavaro muro insuperabile, di Fabio Grosso sorprendente eroe, e perché no della testata ai danni di Materazzi da parte di Zidane nella finalissima di Berlino, al cui cielo, dipinto di azzurro anziché del bleu francese, l’Italia ha sollevato per la quarta volta nella sua storia il trofeo più desiderato da ogni calciofilo che si rispetti, e non solo. Molti erano consapevoli che bissare quel trionfo,un pò ottenuto anche grazie alla (positiva) spinta emotiva data dallo scandalo Calciopoli,sarebbe stato difficile, ma nessuno si aspettava che il passaggio dalle “notti magiche” del 2006 alle “notti tragiche” di Sudafrica 2010, sarebbe stato così breve e doloroso per i tanti tifosi sparsi per la penisola, costretti a rimuovere anzitempo il tricolore dai propri balconi. Per una doccia più fredda delle serate invernali sudafricane, perché da una nazionale prestigiosa come quella italiana ci si aspetta, a ‘mo di minimo sindacale, quanto meno il superamento del girone eliminatorio. E invece la realtà ci ha mostrato un’Italia ultimissima nel Gruppo F, che comprendeva formazioni certo non imbattibili come il Paraguay, alla vigilia considerato l’avversario più “temibile” del raggruppamento, la Slovacchia, esordiente al mondiale, e la Nuova Zelanda, superpotenza nel rugby, ma a livelli semiprofessionistici nel calcio. Proprio contro i neozelandesi gli azzurri hanno compromesso seriamente la qualificazione: se infatti poteva essere messo in conto un pareggio (1-1) nella gara d’esordio coi paraguaiani, lo stesso non valeva per il match contro i kiwi, da vincere addirittura con molti gol di scarto, in modo da essere favoriti anche nella differenza reti. Aspettative disattese, visto che i nostri, manco fossero rimasti intimoriti dall’haka (la popolare danza maori che gli “All Blacks” della palla ovale, ma non quelli del calcio, inscenano prima dell’inizio delle partite), hanno lasciato strada spianata e il classico gol da raccontare ai nipotini a tale Shane Smeltz, onesto attaccante che gioca nel campionato australiano. A salvarci dall’onta di una clamorosa disfatta contro una delle squadre più deboli, se non la più debole delle 32 ammesse alla fase finale, solo un calcio di rigore, messo a segno da quel Vincenzo Iaquinta tra i protagonisti di Germania ’06, ma tra i tanti “non pervenuti” di questa spedizione azzurra, inspiegabilmente convocato dopo aver trascorso la stagione più in infermeria che sul campo, e preferito ad un Borriello decisamente più meritevole e brillante. Il misero punto ottenuto ha reso la sfida con la Slovacchia, che nelle previsioni doveva essere una piacevole passerella o poco più, un match da vincere a tutti i costi, da dentro o fuori, per il quale Lippi ha sì modificato l’assetto tattico passando alle tre punte, ma si è mostrato conservatore nella scelta degli uomini, affidandosi allo stesso undici balbettante dei primi due incontri, fatta eccezione dei fantasmi Marchisio e Gilardino, sostituiti rispettivamente da Gattuso e Di Natale. Tutti confidavano nelle prodezze del capocannoniere del nostro campionato, ed infatti una doppietta è arrivata: peccato sia stata quella della punta slovacca Vittek, cui troppo tardivamente si è tentato di ovviare con quella rimonta disperata negli ultimi dieci minuti,spinti anche da risorse lasciate colpevolmente in panchina come Fabio Quagliarella, schierato solo nella ripresa. L’umiliazione è compiuta: i Campioni del Mondo tornano prematuramente a casa, senza mai vincere e quindi con l’aggravante del “cucchiaio di legno”, ovvero il titolo simbolico attribuito nel rugby (attingo ancora termini da questo sport) alla squadra classificatasi ultima. Fin troppo facile trovare il primo colpevole di questo tracollo inaspettato: Marcello Lippi ha sbagliato molto, fin dalle convocazioni, decidendo testardamente di convocare il “blocco Juventus”, formato da ben 6 giocatori reduci da una stagione disastrosa con il club bianconero, tra i quali c’era anche quel Fabio Cannavaro capitano glorioso e plurititolato, ma che dall’alto delle sue 36 primavere non ha più l’esplosività ed il passo di qualche anno fa, tanto che nella prossima stagione chiuderà la carriera negli Emirati Arabi. Altrettanto contestabili alcune esclusioni illustri, come quella di Antonio Cassano, tenuto fuori dal giro azzurro solo per questioni (rancori?) personali del ct, così come nel caso di Fabrizio Miccoli, il quale se non fosse stato infortunato, non sarebbe comunque stato convocato. Discorso a parte per Mario Balotelli, il cui talento cristallino è indiscutibile, ma ha ancora molto da dimostrare per essere “da Nazionale”. E che dire di chi è stato convocato senza ricevere la giusta considerazione, a vantaggio di giocatori troppo avanti con l’età, o fuori ruolo, o fuori forma. Prima ho citato Quagliarella, tra l’altro voluto fortemente da Lippi quando tutti lo davano tra gli esclusi, ma vanno nominati anche Christian Maggio, valida alternativa a Zambrotta, e Leonardo Bonucci, difensore centrale da provare al fianco di Chiellini. A parziale discolpa di “Macello”, così come è stato ribattezzato dai tifosi il tecnico viareggino, si deve anche ammettere che questa disfatta sportiva è anche figlia di ciò che si vede nel nostro campionato, farcito di giocatori stranieri, più pronti a fornire buone prestazioni nell’immediato e talvolta più convenienti economicamente per i club, ma che al tempo stesso sbarrano la strada alla possibilità di emergere ai giovani italiani presenti nei vivai, impedendo così alla lunga il giusto ricambio generazionale nella rosa della Nazionale. Speriamo che la nuova regola federale, che abbassa il numero di extracomunitari tesserabili da due ad uno, possa creare un’inversione di tendenza, consentendo al nuovo ct Cesare Prandelli, al quale vanno i migliori auguri, di poter scegliere da un ventaglio più ampio di soluzioni.
In carica...




















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