Era dai tempi della grande Dinamo del Pallone d’Oro Blochin e del Colonnello Lobanovsky che in Ucraina non si respirava aria di festa. Si era a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80 e quella corazzata vinceva due Coppe delle Coppe e una Supercoppa Europea. Dall’ultimo trionfo sono passati 23 anni e ci ha pensato lo Shakhtar Donestsk a spezzare l’incantesimo, a ritmo di samba.
STRANA LA VITA: La squadra dei minatori, come è chiamata in patria, si aggiudica l’atto conclusivo della seconda manifestazione europea frantumando nel gioco ma non nel risultato il Werder Brema, giunto al Sukru Saracoglu col titolo di ammazza – italiane (nell’ordine Inter, Milan e Udinese), ma orfana del centrale della nazionale tedesca Mertesacker e soprattutto della sua stella Diego, fermato dal giudice sportivo per somma di ammonizioni. Forse non è un caso che entrambe le formazioni provengano dalla Champions League, “retrocesse” in UEFA per essere arrivate terze nei gironi di Inter (il Werder) e Barcellona (lo Shakhar). E per uno strano incrocio di destini, sulla panchina degli ucraini siede una vecchia conoscenza del calcio italiano: Mircea Lucescu, ormai da 5 anni stabile da queste parti e soprattutto di casa ad Istanbul, avendo allenato prima il Galatasaray e poi il Besiktas.
I MUSICANTI E LA SAMBA: Orfana del suo gioiello, il Werder si posiziona in campo con un molto rigido 4-4-2, che toglie spazio alla nota fantasia e spregiudicatezza alla formazione di Schaaf, con il giovane Ozil a fare da spalla al giustiziere del Milan Claudio Pizarro. A leggere la formazione dello Shakhtar, invece, si ha l’impressione di avere a che fare con una squadra capitata lì per sbaglio, ma che doveva trovarsi in finale di Copa Libertadores: ben 5 i brasiliani, seguiti da un rumeno, un polacco, un croato e soli 3 ucraini. I ritmi di inizio partita sono blandi, tipici di una partita di inizio estate, ma in evidente contrasto con la fresca serata turca. Bisogna attendere 15 minuti prima di vedere la prima emozione: Jadson vede Luiz Adriano tra 2 avversari, palla filtrante sul filo del fuorigioco e tiro immediato del brasiliano: Wiese impietrito e palla clamorosamente alle spalle della porta. Il Werder non si sforza più di tanto per poter impensierire l’estremo difensore ucraino Pyatov e così al 25’ è lo Shakhtar a passare in vantaggio: poco dietro il centrocampo, sulla sinistra, Chygrynskiy fa partire un passaggio rasoterra che supera 4 maglie biancoverdi e viene raccolto 40 metri più avanti da Luiz Adriano, che si beve in velocità Fritz e Prodl e con un delizioso pallonetto scavalca l’incolpevole Wiese in uscita. Vantaggio meritato per l’unica squadra che ha mostrato fino ad allora voglia di vincere.
PORTIERI CONTRO: La scoppola subita fa svegliare i tedeschi, che cominciano a costruire un po’ di gioco, come praticamente mai fatto fino a quel momento, anche se le azioni più pericolose sono sempre ad appannaggio degli arancioneri d’Ucraina, davvero ben messa in campo da Lucescu. La sua formazione gioca palesemente a memoria, con rapide sovrapposizioni, ottimo palleggio e notevole tecnica individuale, soprattutto dei brasiliani (da sottolineare l’ottima prova di Jadson, ottimo trequartista e di Ferdinandinho, un Gattuso dai piedi vellutati). Tutte le occasioni vengono neutralizzate da un eccellente Wiese e al 35’ accade quel che non ti aspetti: punizione dai 25 metri, ci va lo specialista Naldo (anch’egli brasiliano), che già contro l’Udinese ha fatto tremare la traversa. Rincorsa lunga, tiro potente che supera la barriera e si infrange contro i guantoni di Pyatov. Tutto normale, se non fosse per il fatto che, anziché andare di pugno, improvvisa un tentativo di bloccata: la palla gli scivola dalle mani e finisce alle sue spalle: Shakhtar – Werder 1 – 1 e tutto da rifare per la truppa dei minatori.
VERSO UN EPILOGO SCONTATO: È ancora lo Shakhtar padrone del campo, un po’ provato però dall’insicurezza del proprio portiere, che si ripropone successivamente in un altro paio di uscite a vuoto sui corner battuti dai tedeschi. Inizia il secondo tempo sulla stessa falsariga del primo, ma la stanchezza di una stagione molto lunga subentra nelle gambe dei 22 in campo e il ritmo cala notevolmente, con praticamente nessuna azione degna di nota. Si finisce così ad osservare una ripresa spezzettata dai cambi e dai falli, con annessi cartellini distribuiti dal signor Medina Cantalejo di Siviglia. Dopo 3 minuti di recupero, arriva il triplice fischio e si va ai supplementari.
ANCORA BRASILE: Al secondo cambio di campo, si osserva uno Shakhtar più impaurito, conscio che l’esperienza internazionale del Werder può giocare un ruolo molto importante in questo momento. Bastano però solo 7’ dall’inizio del primo tempo supplementare per mettere in chiaro le cose: il capitano Srna aggancia un pallone sulla destra e, lasciato colpevolmente libero dalla notoriamente allegra difesa tedesca, può mettere al centro un delizioso cross basso, che Jadson non deve far altro che scaraventare in rete, con Wiese non proprio impeccabile. A questo punto, chi si aspetta il forcing del Werder, può definirsi assolutamente deluso: ritmi ancora bassi, squadra palesemente senza idee e sulle gambe per la fatica. Solo negli ultimi minuti del secondo tempo supplementare, dopo che le due formazioni hanno completato i cambi, si vede un minimo sforzo per la ricerca del pareggio, con la squadra tedesca che cerca il suo unico terminale offensivo, Pizarro, senza fortuna e che, al 118’ si vede annullare giustamente una rete per un’evidente spinta su Kucher, che non può arrivare così sulla palla. È il giusto epilogo di una finale non eccezionale, ma illuminata dalle giocate dei brasiliani d’Ucraina ed è così che vogliamo ricordare la fine di questa competizione che tante gioie ha regalato all’Italia, con il volto felice di Srna che riceve dalle mani di Platini il trofeo e la gioia di un allenatore tanto bistrattato come Lucescu, che festeggia con la bandiera del suo Paese, la Romania, tra le mani, con la speranza che l’Europa League sia all’altezza di questo trofeo.
TABELLINO: SHAKHTAR DONETSK (4-2-3-1) – Pyatov; Srna, Kucher, Chygrynskiy, Rat; Lewandowski, Fernandinho; Ilsinho (dal 100′ Gai), Jadson (dal 112′ Duljaj), William; Luiz Adriano (dal 90′ Gladkiy).
Allenatore: Mircea Lucescu.
WERDER BREMA (4-4-2) – Wiese; Fritz, Prodl, Naldo, Boenisch; Niemeyer (dal 103′ Tziolis), Frings, Baumann, Ozil; Pizarro, Rosenberg (dal 78′ Hunt).
Allenatore: Thomas Schaaf.
Arbitro: Luis Medina Cantalejo (Spagna).
Marcatori: 25′ Luiz Adriano(S), 35′ Naldo(W), 97′ Jadson(S).
MIGLIORI IN CAMPO: Srna (S); Wiese (W)
PEGGIORI IN CAMPO: Pyatov (S); Ozil (W)
In carica...




















Segui Hyde Park su . . .