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“Inter campione d’inverno, Milan primo degli “Umani”" di Antonio Borghese

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inter_1928Analisi del girone di andata della Serie A: Super Napoli, delusione Juve

La Serie A giunge al suo giro di boa: un’occasione, quella in cui “tutti hanno affrontato tutti” (o quasi, visto che restano da recuperare alcune partite del 17.mo turno), sempre propizia per fare il punto su quanto visto finora nel massimo campionato nostrano, tra solide conferme, gradite sorprese e immancabili deluse. L’Inter è nuovamente campione d’inverno, mantenendo salda una leadership che dura ormai dal 2006/07. La squadra cara, in tutti i sensi, al presidente Moratti ha il miglior attacco (Eto’o e Milito non hanno fatto rimpiangere Zlatan Ibrahimovic) e la miglior difesa del torneo in compagnia di Fiorentina e Bari. Magari i nerazzurri non esprimeranno il miglior calcio, ma ciò che li rende vincenti è proprio la capacità di portare a casa l’intera posta in palio anche in partite nelle quali non sono brillantissimi. Dietro l’Inter si sviluppa una classifica più affollata, nella zona medio-alta, di un’autostrada in pieno esodo di agosto, con il Milan eletto a primo, e molto probabilmente unico, antagonista della truppa di Josè Mourinho per la conquista dello scudetto. Otto punti, con un match in meno per i rossoneri, separano le due sponde del Naviglio, pronte a darsi battaglia faccia a faccia nella ormai imminente stracittadina del 24 gennaio. Non era facile per Leonardo raccogliere la pesante eredità di Carlo Ancelotti e rimettere insieme i cocci di un Milan rimasto orfano del calciatore simbolo degli ultimi anni, alias Ricardo Kakà, partito alla volta di Madrid. Eppure il giovane tecnico brasiliano non si è perso d’animo, neanche dopo un precampionato pessimo ed una campagna acquisti al risparmio, impostando una squadra che cerca sempre di essere votata all’attacco, trascinata da un Ronaldinho rigenerato dopo essere stato prelevato per le treccine quel viale del tramonto che non vuole imboccare neanche David Beckham, tornato a Milano nel mercato di gennaio per convincere Fabio Capello a convocarlo per i Mondiali sudafricani. Se “Leo” ride, lo stesso non si può dire del suo quasi coetaneo Ciro Ferrara, allenatore di una Juventus autentica delusione di questa prima parte di stagione nonostante i tanti miliardi spesi per colmare il gap con l’Inter e che sono serviti per portare all’ombra della Mole gente del calibro di Cannavaro, Grosso, Felipe Melo e Diego oltre a Caceres. Soprattutto i due brasiliani, per i quali sono stati investiti 50 milioni, hanno reso al di sotto delle aspettative, rendendosi controfigure dei giocatori visti all’opera con le maglie di Fiorentina e Werder Brema.  L’uscita dalla Champions League e quattro sconfitte nelle ultime sei gare di campionato non sono costate il posto a Ferrara, mentre in società c’è stato il ritorno, in veste di vicedirettore generale, di Roberto Bettega, chiamato al capezzale di una Vecchia Signora al momento più nera che bianca, staccata di 12 punti dalla capolista e raggiunta al terzo posto dal superlativo Napoli di Walter Mazzarri. Dall’arrivo del trainer toscano, ottava giornata contro il Bologna, i partenopei non hanno più conosciuto l’onta della sconfitta, raccogliendo ben 26 punti in 12 partite che rendono più realizzabile l’obiettivo del presidente De Laurentiis di tornare a calcare il palcoscenico europeo solo assaggiato due anni fa. L’ambizione Champions (o Europa League) degli azzurri dovrà però fare i conti con una lotta che definire serrata è dir poco e che vede ad una lunghezza di distanza la Roma,la quale con la “cura Ranieri”, subentrato al dimissionario Spalletti, è giunta a nove risultati utili consecutivi e si è ultimamente rinforzata con l’innesto in attacco di Luca Toni, mentre a due lunghezze troviamo la Fiorentina, anch’essa con una partita da recuperare (proprio contro il Milan), sempre costante nei risultati nonostante le tante energie profuse in Champions, ed il Palermo: Delio Rossi non avrà parlato di scudetto come fatto dal suo predecessore Zenga, ma dal suo avvento Miccoli e soci hanno ottenuto un cospicuo bottino di tredici punti in sei gare. Come detto, però, la zona medio-alta è affollatissima e può mutare da una giornata all’altra, per cui potranno dire la loro per un posto in Europa anche Parma e Bari, neopromosse che proveranno a ripetere lo stupefacente girone d’andata disputato, senza dimenticare il Cagliari e le due genovesi, con queste ultime che hanno evidenziato alti e bassi nel proprio rendimento. Destinato ad una tranquilla salvezza il Chievo, è con il Livorno dal peggior attacco del torneo (appena 13 segnature nonostante il ritorno al “Picchi” del bomber Cristiano Lucarelli) che si apre la zona retrocessione, sabbie mobili dalle quali dovrebbero tirarsi fuori abbastanza agevolmente Lazio ed Udinese, la quale ha divorziato dal tecnico Pasquale Marino (rimpiazzato da De Biasi) e si affida ai gol del capocannoniere Antonio Di Natale. Oltre ai labronici, le altre compagini coinvolte nella battaglia per la permanenza in massima serie sono Bologna, Catania, Atalanta e Siena, con una curiosità: tutte hanno già operato un cambio dell’allenatore, due nel caso di bergamaschi e senesi. Curiosità che va ad aggiungersi ai tanti spunti, allo spettacolo, alle emozioni ed ovviamente ai gol offerti da questa prima fetta di campionato, aspettando un girone di ritorno scoppiettante e con verdetti ancora tutti da scrivere.

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